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Una storia di Chelinde

Il sacrificio per gli Dei

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Pubblicato il 05 gennaio 2018 in Fantasy

Tags: fantasy malinconico oneshot storiabreve

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Ti guardi allo specchio, non credevi che avresti mai dovuto indossare questo abito. Che avresti mai avuto qualcuno a truccarti in questo modo. Che mai nessuno ti avrebbe agghindato i capelli in questa crocchia complicata.

Riesci a sentire la folla fuori che parla, che cammina, che vive questo avvenimento per l’ennesima volta.

Ogni anno una persona viene mandata in una grotta come sacrificio per gli Dei; e chissà come mai le scelte ricadono quasi sempre su voi orfani.

Non sei mai stata particolarmente religiosa, ti sei sempre chiesta: quali diamine di Dei impongono un sacrificio a chi li segue? Perché poi… se sono immortali, se davvero si nutrono solamente del tempo che scorre, che se ne fanno della carne umana? Non gli poteva andare bene una gallina qualunque?

Trasali quando nel silenzio della stanza vuota in cui ti trovi si fanno largo dei colpi al vetro. Ti volti verso la finestra velocemente ritrovandoti ad osservare il volto di Marco. Sospiri di sollievo e forzi un sorriso andando velocemente verso la finestra aprendola cercando di fare meno rumore possibile.

“Che ci fai qui?”

Gli chiedi immediatamente. Il cuore che ti galoppa nel petto nel timore di essere sorpresa a parlare con lui. Non dovrebbe essere qui, lo sai bene, i sacrifici non devono avere contatti nelle due ore precedenti al rito.

“Volevo farti una visita”

“Sai che è contro le regole”

“Beh, cosa possono farti di peggio che sacrificarti agli Dei?”

Rimani un attimo sorpresa da quella domanda retorica. Sbatti veloce le palpebre e ci pensi un po’ su, quindi scrolli le spalle: in effetti non ha tutto i torti.

“Muoviti, entra”.

Lui ti sorride ridacchiando appena e, issandosi sulle braccia, riesce a sedersi sullo stipite della finestra per poi entrare definitivamente nella stanza.

La chiudi subito evitando che altra aria gelida entri.

“Scappiamo”. Dice all’improvviso il ragazzo.

“Cosa?”.

“Scappiamo. Cosa ci fai ancora qui? La finestra non è chiusa a chiave, togliti quei dannati tacchi ed andiamocene prima che ti rinchiudano in quelle stupide grotte”. Parla con la voce concitata, lo sguardo serio e gli occhi puntati verso di te. “Non ha senso che tu resti qui, possiamo andarcene, trovare un altro luogo e vivere lì”.

“Sì certo, e tu verresti come me?”. Gli chiedi, le braccia che si incrociano al petto.

“Ovviamente!”.

“Non è vero, tu qui hai una famiglia, un futuro, delle prospettive. Io chi sono? L’ennesimo nessuno scappato fuori da un ventre che lo ha ripudiato”. Ti appoggi al muro, quasi in cerca di un punto solido, hai bisogno di un appiglio reale o rischi di perdere la testa e seguire l’assurda proposta di Marco. Solo gli Dei sanno quanto ne hai voglia, il tuo desiderio di continuare a vivere. “Quali sono le mie prospettive? Nessuno vuole un’orfana a lavorare nelle loro case, abbiamo la reputazione di rubare, di tradire, infondo, se ci hanno abbandonato ci deve essere un motivo, no?”.

Marco ti guarda, ti osserva, le labbra leggermente socchiuse, gli occhi sgranati davanti alle tue parole, non capisce, non ci arriva. Come può capirlo? Lui ha una famiglia grande, importante, lui ha un futuro davanti, tu no.

“Non dire idiozie!” Riesce infine a sbottare facendo qualche passo in avanti, verso di te. “Quando sei stata abbandonata eri talmente piccola che non potevi aver nessun crimine sulle spalle, nessuno di voi ha mai commesso qualcosa di sbagliato siete solo stati… sfortunati”.

Ridi, ridi di gusto, quelle parole sono così vere che fanno male.

“Io lo so, ma loro, quelle persone là fuori, le stesse che oggi mi accompagneranno alla grotta, loro no, loro non lo sanno; e se lo sanno fanno finta di niente perché è più comodo così”.

“Ma se scappiamo, se andiamo in un altro villaggio potremmo riiniziare dall’inizio, nessuno saprebbe chi sei, nessuno lo scoprirebbe mai!”

Nella sua voce ora c’è un misto di disperazione e di rabbia, non vuole vederti fare la fine del ragazzino che l’anno scorso è stato costretto a fare ciò che farai tu oggi, o della bambina di appena sette anni dell’anno prima.

“Ci troverebbero… mi troverebbero. Inoltre tu non potresti comunque venire con me. Tu hai un ruolo qui, un compito. Devi succedere a tuo padre come lui ha preso il posto di tuo nonno, è così che funziona”. La tua mano si posa delicatamente sulla sua guancia, emana un tempore che ti fa immediatamente rilassare, gli sorridi e lui appoggia la sua guancia sul tuo palmo. Sta crescendo, sotto i polpastrelli puoi percepire un accenno di peluria: ormai è quasi un uomo. Sospiri appena e socchiudi gli occhi. “Quindi che senso avrebbe che io scappassi da sola per andare in un altro luogo senza di te?”.

Marco ti guarda e con un gesto veloce ti afferra la mano che prima accarezzava la sua guancia. Incrocia le vostre dita e ti sorride appena, la voce appena incrinata.

“Io ti seguirei. Non mi interessa niente della mia famiglia, di ciò che dovrei ereditare. Voglio stare con te e basta, non mi interessa dove, non mi interessa come, mi basti tu”.

“Sai che non è così. Sai che non puoi. Sai che ci cercherebbero, che ci troverebbero. Che io verrei uccisa in un modo o nell’altro e che probabilmente sarebbe un’altra la persona che verrebbe spedita nelle cave come omaggio agli Dei. Una persona che sarebbe potuta vivere, almeno per un altro anno, e così avremmo due morti invece che uno solo”.

Lo guardi con una tranquillità e con una dolcezza incredibile. Ti sei arresa ormai e questo lui l’ha capito, sa che non può fare niente per farti cambiare idea, che ormai ti sei abituata all’idea che questi siano i tuoi ultimi momenti sulla terra. Vedi i suoi occhi diventare lucidi, riempirsi di lacrime e questa è l’unica cosa che ti fa stringere il cuore in una morsa d’acciaio.

“Come puoi chiedermi di non provare nemmeno? Come puoi chiedermi di rinunciare ad ogni possibilità di avere una vita con te?”

“Non abbiamo comunque mai avuto nessuna possibilità di vivere insieme, neanche un po’.”

La sua fronte si poggia sulla tua, lo vedi chiudere gli occhi mentre le sue palpebre fremono cercando di contenere le lacrime, le labbra si stringono tra di loro talmente tanto da diventare bianche.

“Ma io voglio vivere con te…”.

Quella frase, quel tono rassegnato, tremante e carico di tristezza ti fa restare senza fiato, le lacrime arrivano ad affollare anche i tuoi di occhi. “Ed io avrei voluto poter vivere con te.” Rispondi semplicemente contemplando il suo volto che viene rigato da lente lacrime che gli scorrono sul volto delineandogli la linea del volto, degli zigomi arrivando fino alle labbra. “Mi dispiace tanto… forse non era semplicemente destino.”

Sai che questa frase è tutt’altro che consolatoria, ma non puoi dirgli altro e con il pollice ti sbrighi ad asciugare le sue lacrime.

Quando rialzi lo sguardo ti ritrovi nuovamente i suoi occhi verdi che ti fissano intensamente. Ti sforzi di sorridere nonostante in questo momento avresti voglia di darti all’ennesimo pianto liberatorio, ma non puoi o dovranno rifarti il trucco, la cerimonia verrebbe posticipata di qualche ora e l’agonia si allungherebbe. Cerchi quindi di ricacciare indietro le lacrime mentre lasci che lui ti avvolga tra le sue braccia. Senti il calore del suo corpo ed il profumo, il suo profumo che ti inebria sempre di più.

Chiudi gli occhi e lasci che sia il vostro abbraccio a dire tutte le parole che non possono essere dette ad alta voce, tutti quei sogni che avete fatto sulla vostra ipotetica vita insieme, entrambi consapevoli che era inutile fare progetti per voi.

Lo senti tremare, forse ha ripreso a piangere.

“Ti amo”.

Sussurra tremante prima di staccarsi da te quel tanto che basta per poterti guardare in volto.

“Ti amo anche io”.

Rispondi senza alcuna esitazione e le vostre labbra tremanti si incontrano per un’ultima volta.

*

C’è più gente ti quanta ti aspettassi. Vero che ogni anno c’è un’affluenza importante a questa cerimonia, ma ti pare che questa volta ve ne sia ancora di più, o forse è perché ti ritrovi a camminarvi esattamente al centro che ti appare più grande.

Davanti a te si trovano due Manae, le sacerdotesse dedicate al culto del Dio del Fuoco. Una divinità dallo spirito estremamente vivace e passionale.

Una da una parte ed una dall’altra si trovano invece le Manae della Dea dell’Acqua. Una donna estremamente calma che si può trasformare in una delle forze più spietate se fatta arrabbiare.

Dietro di te le due della Dea dell’Aria, una ragazzina dai tratti molto bambineschi e dal carattere volubile.

Infine, una ad aprire il convoglio ed una a chiuderlo si trovano le Manae del Dio della Terra, la Divinità più calma ed equilibrata delle tre, colui che cerca di gestire le altre e di mantenere la calma e l’equilibrio sulla terra. Probabilmente senza di lui il Fuoco e l’Acqua avrebbero già iniziato a farsi la guerra da un pezzo, mentre l’Aria si sarebbe limitata ad andare qua e là a fare marachelle. Se il mondo aveva ancora il suo perfetto equilibrio c’era solo lui da ringraziare.

Cammini con la testa alta, guardi i volti di persone conosciute e sconosciute, persone che sono state più o meno buone con te, qualcuno ha negli occhi una compassione che non tenta neanche di mascherare, altri il disprezzo per un’orfanella qualunque, alcuni invece sono semplicemente eccitati per quella cerimonia tanto sfarzosa.

Poco dopo l’inizio del tuo cammino incontri il volto di Marco. Vi guardate per un lungo attimo, nei suoi occhi leggi una tristezza senza fine, così ti limiti a fargli la faccia buffa che ti riesce meglio in modo da provocargli uno sbuffo divertito che per un attimo rallegra il suo sguardo. È molto probabile che le Manae ti abbiano guardato male, ma a te non interessa, almeno puoi dire che l’ultima volta che l’hai visto stava ridendo. Questo è abbastanza.

Quando il convoglio esce dalla cittadina rimanete sole ad attraversare la pianura che precede le cave. Il tuo cuore batte più forte ad ogni passo in avanti che fai, i tuoi occhi si spostano veloci da un punto all’altro cercando di catturare più immagini possibili di quell’erba verde, cerchi di ignorare il vento freddo che, entrandoti sotto i vestiti ti fa gelare le ossa; ti chiedi se quella non è l’ultima burla della Dea dell’Aria.

Forse hai sbagliato a non scappare. Certo, ti avrebbero sicuramente trovata, ti avrebbero accusato di aver irretito un ragazzo di buona famiglia. Marco ti avrebbe difesa, sai che lo avrebbe fatto, quindi loro ti avrebbero accusata di essere una strega e di avergli fatto un sortilegio. Saresti morta bruciata tra atroci sofferenze ed un altro sarebbe stato scelto al posto tuo.

C’era però anche la possibilità che riusciste a scappare e che non vi trovassero, che avreste iniziato una nuova vita insieme e chissà, magari avreste anche avuto dei figli. Certo, qualcun altro sarebbe stato sacrificato al tuo posto, ma almeno voi avreste potuto vivere il vostro sogno di una vita insieme.

Non lo saprai mai ed al momento ti resta molto meno doloroso pensare alla prima ipotesi, quella del fallimento della fuga.

Magari gli Dei saranno più clementi e ti daranno una morte più indolore di quella di essere bruciata viva.

Il convoglio si ferma. Siete arrivati.

Le grotte sono immense, hanno un che di inquietante. Nel mezzo a quella pianura verde che in estate diventa un campo di fiori magnifico, quelle caverne sono nere, buie, profonde e portatrici di morte.

Le Manae ti si mettono intorno formando un cerchio ed iniziano a recitare delle preghiere in coro, le loro voci si sovrappongono, ognuna prega il suo Dio cosicché tu non riesci a capire una singola parola di ciò che stanno dicendo.

“È il momento”.

Ti dice una delle Manae dell’Acqua, il tono della voce dolce, è un peccato che non riesci a vederle il volto per via di quell’orribile cappuccio che le copre, come alle sue colleghe, il volto non permettendo agli altri di scoprirne le fattezze.

Ad ogni modo giureresti che sia giovane, non troppo più grande di te, venti, forse venticinque anni.

A quel punto le sacerdotesse aprono il cerchio e vanno a stendersi formando una linea retta esattamente dietro di te, creando una sorta di ipotetico muro che dovrebbe dividere il mondo dei vivi da quello degli spiriti. Si tratta di un muro umano che non puoi più superare, non si torna indietro.

Le guardi un’ultima volta soffermandoti un momento in più verso quella Manae che si era rivolta a te in modo dolce, le sorridi appena, quindi ti volti ed inizi a camminare a passi lenti ma eleganti verso le grotte. La testa alta, la schiena eretta ed il volto fiero. Quelle donne non devono scorgere il terrore che ti scorre nelle vene. Ti guardi un po’ attorno, come alla ricerca di una fuga veloce, hai paura, una paura matta, non vuoi morire, non ancora ma tutto intorno a te è pianura, non faresti in tempo a scappare che le sei sacerdotesse ti salterebbero subito addosso.

Ti fermi proprio all’entrata ed indugi un attimo, dentro è buio, non riesci a vedere niente, non hai una torcia, una candela, dovrai procedere al buio. Chiudi gli occhi e rivolgi un’ultima preghiera agli Dei, chissà che magari non sia proprio questo il momento di diventare religiosi.

“Vi prego, proteggete Marco e non fategli fare cavolate. Donategli una vita felice, una moglie che lo ami e dei figli sani, coraggiosi e buoni come lui”.

Riapri gli occhi e ti decidi ad entrare.

*

La mano appoggiata alla parete umida della grotta non fa altro che scivolare, non riesci davvero a vedere niente, neanche le tue stesse mani, la luce dell’entrata della grotta è ormai un ricordo lontano. Forse non ci sono Dei che dimorano in questa grotta, forse per secoli sono stati mandati qui uomini e donne di ogni età che non sono stati presi dagli Dei come sacrificio ma che si sono semplicemente persi in questo dedalo umido, puzzolente e buio.

Continui a camminare in avanti, tornarne in dietro sarebbe inutile, la sacerdotesse non se ne vanno via prima di quattro giorni, per essere sicure che i sacrifici non scappino. Sia mai che gli Dei non abbiano accontentato il loro capriccio per quell’anno.

Sei davvero destinata a morire così? Di fame e di sete? Esisterà un’uscita alternativa a quella dalla quale sei entrata? Un modo per fuggire, per scappare da questo labirinto?

Alla paura sta lentamente prendendo il posto la rabbia dettata dalla stanchezza. I tacchi li hai ormai abbandonati da tempo, troppo scomodi per camminarci. La crocchia complicata ha sicuramente perso buona parte della propria bellezza in favore di un aggroviglio di capelli ed il tuo bellissimo vestito deve essere strappato in almeno un paio di parti.

[strack]

Okay, facciamo tre punti.

Inciampi contro una pietra e ti ritrovi distesa in quel pavimento freddo ed umido, alzi il volto lasciandoti andare ad un’imprecazione masticata tra i denti mentre cerchi di rimetterti a sedere massaggiandoti il piede dolorante.

“Ehi, quello che hai detto non è per niente carino sai?”.

I tuoi occhi si sgranano ed il cuore ti perde un battito mentre inizi a guardarti intorno.

È una voce femminile, molto infantile, non credi di averla mai sentita prima.

“Chi è? Chi sei?”.

“Uuuh, il sacrificio di quest’anno è molto scortese, non ti hanno insegnato a parlare con rispetto ai tuoi Dei?”

Una folata di vento ti investe in pieno togliendoti il respiro. Chiudi gli occhi e ti porti le braccia a coprirti il volto.

Così non vale, tu non riesci a vedere niente, non puoi difenderti.

“Non sapevo chi fosse, è così buio che non riesco a vedere nulla”.

“Questa non è una scusa. Non è certo colpa nostra se sei caduta”.

Ma è colpa vostra se sono qui. Questo pensiero però riesci a tenerlo chiuso nella mente senza dargli fiato.

“Lasciala in pace poveretta” questa voce invece è maschile e molto più pacata. “Non vedi che è già abbastanza disorientata di suo?”

“Ma ci ha offesi!”

Ribatte la vocetta odiosa della Dea dell’Aria.

Tendi l’orecchio mentre senti dei passi farsi sempre più vicino a te, alzi lo sguardo nella futile speranza di riuscire a scorgere qualcosa, niente, ovviamente, sono il buio più profondo.

“Vieni, ti aiuto a rialzarti”.

Una mano gentile afferra la tua aiutandoti a tornare in piedi.

“Vi ringrazio”.

“D’ora in poi ti guideremo noi, mi spiace, ma per la luce dovremo attendere la nostra destinazione”.

Annuisci appena. Non hai la più pallida idea di chi ti stia tenendo per mano e di chi si stia rivolgendo a te con tanta gentilezza.

Senti del vento che si alza alla tua sinistra spostandosi veloce in avanti e senti l’uomo al tuo fianco ridacchiare.

“Lasciala stare, è una ragazza un po’ vivace, deve ancora crescere”.

“Oh certo, avrà solo… quanti? Duemila anni?”

Domandi retorica alzando un sopracciglio prima di renderti conto di aver nuovamente offeso un Dio e, per giunta, accanto ad un altro. Ti aspetti una punizione o almeno un rimprovero, invece senti solo una risata divertita in risposta al tuo commento.

“Beh, per noi Dei il tempo passa in maniera leggermente diversa rispetto a voi, quindi sì, duemila anni sono pochi, corrisponderebbe all’incirca alla vostra adolescenza”.

Ti spiega tranquillo prima di invitarti a procedere conducendoti per mano.

Camminate completamente al buio, tanto che arrivi a chiederti come faccia ad orientarsi in maniera così tranquilla.

Dopo quello che ti pare un tempo interminabile, durante il quale inizi a chiederti se non si sia perso anche lui –perché gli Dei possono perdersi?- davanti ai tuo occhi inizia ad apparire una lucetta flebile, ancora lontana. Un sorriso ti si stampa sul volto e ti ritrovi ad accelerare il passo tuo malgrado.

La luce ti investe in pieno e ti ritrovi a socchiudere gli occhi per cercare di abituartici. Li riapri lentamente trovandoti davanti ad un immenso spazio circolare all’interno della grotta, illuminato da tantissimi fuochi volanti. Ci sono delle casette in lego, molte, moltissime, dai colori più sgargianti, una è rosa confetto, sembra una delle case in legno che vendeva un negozio di giocattoli per bambini sulla via per tornare all’orfanotrofio due anni fa.

Una invece è completamente bianca, ma ai lati della porta si trovano delle piantine che, nonostante l’assenza di luce solare, riescono comunque a crescere.

Nel mentre che osservi quel meraviglioso paesaggio, ecco che una nuova folata di vento ti colpisce il volto, questa volta però in maniera più gentile, sobbalzi mentre chi ti ha condotta fino a lì ti lascia la mano e si allontana da te raggiungendo gli altri.

Quando ti volti hai il quadro completo, i quattro Dei riuniti insieme, il Dio del Fuoco che da una pacca sulla spalla a quello della Terra –che deve essere colui che ti ha condotta fino a lì- e la Dea dell’Acqua che gli rivolge un flebile sorriso. La bambina ti guarda con ancora un accenno di rabbia dato il vostro “battibecco” di prima.

“Benvenuta nella nostra dimora”.

Il Dio del Fuoco ti sorride prima di avvicinarsi a te e tenderti la mano, la pelle nera come l’ebano ed i capelli rossi, ti sorride. Gliela stringi con un po’ di timore.

“Martina”.

La voce ti esce in un sussurro flebile, niente cognome, tu non ce l’hai.

“Benvenuta tra di noi, spero che ti troverai bene qui”.

Risponde lasciandoti la mano e facendo per allontanarsi.

“Momento… quindi… non mi… uccidete?”

Tutti scoppiano un una fragorosa risata e ti ritrovi a domandarti quale sia la ragione, cosa tu abbia detto di tanto divertente, ti sembrava una domanda normale, sei arrivata qui come sacrificio.

“Nono tranquilla, non abbiamo mai ucciso nessuno dei nostri sacrifici”.

Sul tuo volto si dev’essere dipinta un’espressione confusa, perché è la volta della Dea dell’Acqua, dalla palle bianca ed i capelli turchesi, di prendere la parola.

“La prima volta che abbiamo chiesto un sacrificio, come avete deciso deliberatamente di chiamarlo, noi volevamo solo un po’ di compagnia. Per il bene del mondo dobbiamo rimanere vicini tra di noi così da mantenere l’equilibrio. Vivere in questa grotta ci è sembrata la soluzione ideale, eravamo vicini e lontani da occhi indiscreti. Suppongo tu sappia che un tempo vivevamo in mezzo a voi uomini finché uno di voi si è sentito così intelligente e furbo da pensare di poterci sfruttare come meglio credeva. Ovviamente ha fallito, ma noi abbiamo imparato la lezione e ci siamo rintanati qui, lontani ma allo stesso tempo vicini a voi”.

“Solo che dopo un secolo ci siamo annoiati” la interrompe pendendo la parola la Dea dell’Aria iniziando a fluttuarti intorno con eleganza. “E quindi abbiamo chiesto un dono a voi uomini, una persona per farci compagnia. Voi l’avete presa come la richiesta di un sacrificio e ci avete mandato Ettore, un giovane forte e molto divertente. Ci ha tenuto compagnia, ma dopo due o tre anni ha iniziato a soffrire di solitudine, gli mancava un umano al suo fianco, così ne abbiamo chiesto un altro ed un altro. Dopo tre anni che lo chiedevamo avete iniziato a mandarci un sacrificio ogni anno in questo giorno. Non abbiamo mai capito il perché.

“Abbiamo provato a contattarvi, a dirvi di smettere di mandarci persone, ne avevamo abbastanza e loro non si sentivano più sole, ma le Manae avevano iniziato a corrompersi, a diventare sacerdotesse solo per i beni materiali e non ci sentivano più. Così abbiamo provato a mandarvi un sacrificio indietro che vi spiegasse la situazione ma voi l’avete uccisa. Si chiamava Luisa ed aveva solo quindici anni. Avete detto che era scappata, che era una strega e che mentiva. L’avete bruciata viva e ci avete mandato un altro sacrificio.

“Passato un altro secolo abbiamo trovato una Manae che non si era venduta al desiderio del denaro e del potere. Le abbiamo parlato chiedendole di smettere di mandarci persone, non perché ci deste fastidio, ma perché sradicarvi dalle vostre famiglie vi causava molto dolore. Lei ha provato a parlare con le altre, con il popolo. Era una delle mie Manae, era molto carina, ma anche lei l’avete bollata come strega e l’avete fatta annegare nel lago cristallino che da allora-”

“è diventato il lago nero”.

La interrompi mentre la tua mente riesce a collegare secoli di racconti e di storia. La Dea dell’Aria pare non offendersi per quell’interruzione ed annuisce appena.

“Da allora abbiamo smesso di provare a contattarvi ed abbiamo lasciato che continuaste a mandarci sacrifici. La cosa più terribile è quando ci mandate i bambini”.

Con una mano indica la casa rosa che avevi adocchiato poc’anzi.

“È la casa di Camilla” si intromette il Dio della terra. “La bambina che ci avete mandato due anni fa. Quando arrivate qui cerchiamo di accontentare ogni vostro desiderio per rendere meno doloroso il distacco. Lei aveva chiesto una casa come quella, solo dopo abbiamo capito che intendeva per giocarci con le bambole” ridacchiò imbarazzato. “Da allora vive lì da sola, se vuoi puoi andare a vivere con lei, potreste farvi compagnia”.

Annuisci appena abbassando lo sguardo.

“Voi… per tutti questi anni avete preso le persone che vi mandavamo e li avete accolti realizzando i loro desideri?”

“All’incirca” risponde il Dio del Fuoco. “Vi permettiamo di vivere una vita completa, esattamente come avreste fatto fuori da queste grotte. Vi permettiamo di vivere quella vita che vi hanno tolto la possibilità di costruirvi”.

A quel punto il Dio della Terra ti sorride e ti fa segno di seguirlo. “Vieni, ti faccio fare un giro”.

Camminate per quelle casette una più deliziosa dell’altra. Molte persone ti passano accanto sorridendoti e salutandoti, il Dio della Terra ti spiega che presto farai la conoscenza di tutti. Un bambino ridacchia additandoti per lo stato in cui sei ridotta, quella scampagnata nella grotta ti ha distrutto più di mezzo vestito e non vuoi sapere come ti si sono ridotti i capelli ed il trucco; non che in realtà ti interessi molto, quello, al momento, è decisamente l’ultimo dei tuoi problemi.

Il Dio della Terra ha la pelle leggermente scura ed i capelli verdi, ma hai sentito dire che variano in base alle stagioni. Avrai tempo per scoprirlo, tutta la vita più o meno.

“A riguardo di quella preghiera di poc’anzi…” inizia il Dio guardandoti di sottecchi, tu sobbalzi appena, sorpresa da quelle parole e fermando il tuo passo.

“Tu… voi… mi avete sentita?”.

Chiedi balbettando appena, le guance leggermente arrossite per l’imbarazzo. Lui sorride ed annuisce appena “È questo ciò che gli Dei devono fare no? Ascoltare le preghiere di chi crede in loro”.

“Beh, sì, quello e creare un mondo utopico sotterraneo dove tutti vivono la loro vita in pace e serenità”.

Alla tua battuta ridacchia appena. “Già, hai ragione”. Fa una breve pausa e riprende il discorso precedentemente interrotto. “So cosa è accaduto tra te e Marco, noi Dei vi osserviamo, soprattutto quando scopriamo chi ci verrà mandato in sacrificio, cerchiamo di informarci su di voi, scoprire quante più cose possibile per farvi sentire a casa. Per questo la casa con Luisa, so che quando l’hai vista pronta per il sacrificio avresti voluto fare qualcosa per lei, ora ne hai l’opportunità. Tu e Marco sareste stati una bella coppia. Non capisco perché da voi le unioni abbiano così tante restrizioni.”

“Beh, siete stati voi Dei ad imporci di non sposarci tra caste inferiori… no?”

Non ne sei più certa ad essere sincera.

Il Dio sospira e scuote la testa. “No, non siamo stati noi, ci sono state messe in bocca parole che non abbiamo mai detto, idee che non ci sono mai appartenute solo per un semplice gioco di potere”.

Annuisci appena, infondo molte cose della vostra religione avevano poco senso. Quella di professare l’amore ma di proibirlo tra caste inferiori ne è solo un esempio.

“Ad ogni modo, se tu volessi, la Dea dell’Acqua ha una Manae realmente fedele, potremmo provare a metterci in contatto con lei e chiedere che l’anno prossimo ci mandi in sacrificio Marco, così potreste stare insieme”.

Ti fermi e sgrani gli occhi.

“Ne avreste davvero la possibilità?”

Sei sicura che il tuo volto si sia illuminato poiché lui ti sorride con tenerezza ed annuisce appena. “Ma certo, tanto un sacrificio per un sacrificio. Potreste vivere qui insieme, felici”.

Il pensiero di poter avere finalmente quel futuro che hai tanto sognato ed agognato ti rende euforica, ma poi ricordi. Lui ha una vita, una famiglia, persone che lo amano e responsabilità alle quali deve sottostare, non è giusto che tu lo privi di tutto ciò solo per stare con te. Sai benissimo che vivere insieme era un desiderio condiviso da entrambi, ma con che coraggio lo costringeresti a vivere chiuso in una grotta per sempre? Senza più la possibilità di vedere il sole, di fare il bagno al mare, di camminare per le strade di quella città che vi ha visto crescere….

Il sorriso ti muore sul volto e scuoti appena la testa.

“No, non posso chiedergli questo sacrificio. Lui ha persone che lo amano anche fuori di qui, e con il vostro aiuto troverà una moglie che possa dargli la vita che merita, libero, fuori da qui.” Lo guardi diritto negli occhi. “Non metto in dubbio che qui potremmo avere una vita felice, quella che abbiamo sempre desiderato, ma con che coraggio posso chiedergli di rinunciare a tutto per me? Solo per me?”

“Ma lui lo farebbe!”

Ribatte con convinzione il Dio e tu ti ritrovi a sorridere amaramente.

“Lo so, è per questo che non posso chiederglielo”.

*

“Allora?”

La Dea dell’Aria, la ragazzina bianca latte dai capelli argentati, si avvicina al Dio della terra svolazzandogli a pochi centimetri di distanza dal volto rimanendo a testa in giù, l’espressione curiosa.

“Ha detto di no. Non vuole costringerlo a rinunciare a tutto solo per lei.”

La Dea dell’Acqua alza un sopracciglio buttando una carta e facendo grugnire di frustrazione il Dio del Fuoco che, a quanto pare, sta perdendo per l’ennesima volta. “Non li capirò mai questi umani. Possono vivere felici qui ed insieme, perché non sfruttare la cosa?”

“Credo voglia lasciargli la possibilità di vivere a pieno la vita che gli spetta di diritto, libero e fuori di qui”. Ribatte con tranquillità il Dio dai capelli verdi lasciandosi cadere sulla poltrona.

“Peccato, loro mi piacevano, erano la mia OTP preferita, sarebbe stato carino vederli diventare canon”.

Sbuffa l’argentea andando a sbirciare le carte dell’acqua mandando così suggerimenti al Dio del fuoco.

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