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Una storia di Chrisma

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Lei non

Pubblicato il 13 aprile 2017

No.

Non siete uguali, tu e lei.

Amico, non lo siete mai stati e mai lo sarete. E questo non per quei motivi che insieme abbiamo sempre giustificato, come la diversità di specie, di pensiero...

Tu sei tu e lei è lei.

Tu con le tue paranoie, lei con le sue distrazioni, con le paure che non ti dice, che non provi, che però non le servono.

Lei è sicura, tu no, perché lavori con una fantasia che ormai è finita per marcire in un mosto vecchio, che nessuno potrà più trasformare in vino rosso.

Ed è quella tua fantasia, forse, ad averti condannato a quella vita infelice, succube delle mosse altrui, che studi come un maestro di scacchi.

Lei no. Perché lei prende tutto come viene, vive alla giornata, ottiene il massimo e se ne va.

Ti ha trattato più volte come una puttana, eh? Lanciandoti quei quattro spicci sul volto sporco e ridendo di te.

Zerbino.

Tu, non lei, perché lei fa quello che vuole. Tanto sa che tu sarai lì, ad aspettarla. A perdonare ogni timido errore che commette, e che le consenti di fare.

Perché glielo consenti, coglione, lei si sente in diritto di chiederti scusa per la millesima volta.

È fatta così, tu no.

Tu calcoli ogni attimo d'infinito, pianifichi quei momenti alla perfezione e ti rendi succube dei programmi, che lei segue divertita.

Ma poi ti sei chiesto mai se lei sa chi sei?

Che persona sei, intendo.

E non quando siete nella stessa stanza, ma quando lei si è appena alzata i collant e ti ha lasciato su quel letto sfatto, sfatto.

Lei sa che sei quel ragazzo che pensa al cielo sopra le nuvole, quando piove?

Che immagina il calore del sole, nei freddi giorni d'inverno, quando è lontana e ti lascia da solo a lottare contro la vita?

No, sai che non lo sa.

Ti usa, amico.

Sei solo un portafogli che le offre la cena quando non ha di meglio da fare. Sei solo un cazzo dritto, quando ha fame.

Un cazzo dritto come tanti altri cazzi dritti.

Sei il suo parco giochi, il suo frigorifero con lo spuntino di mezzanotte.

Sei l'assorbente che le tiene gli slip puliti dal veleno che emette.

E tu aspetti il tuo turno, sapendo che prima o poi i tuoi sforzi verranno premiati.

Oh, cielo, almeno lo speri.

Là dove vivi la vita è dura.

E tu, quel peso che Atlante ti ha lanciato, vorresti soltanto poggiarlo sulle spalle di qualcun altro, per goderti un respiro d'aria fresca, a pulirti i polmoni dalla merda che fumi tutti i giorni.

Amico mio, non lo sapevi che i fardelli non si cedono; al limite si condividono.

E lei non è tipo che condivide, lo hai capito molto bene.

A lei non interessa chi sei, stupido.

A lei non interessa da dove vieni né come ci sei arrivato, perché sa che prima o poi, quando deciderà che sarai di troppo, ci dovrai tornare.

Non ti ci affezionare, amico, perché lei non lo ha fatto.

E ciò ti pone come la preda di uno squalo affamato.

Di una tigre nascosta nella foresta.

Vulnerabile, perché a te interessa della sua giornata, del suo lavoro.

A te interessa cosa mangia, cosa indossa, chi vede.

Tu vuoi sapere chi è quell'altro, con cui ha preso quel caffè, quella volta.

O forse no.

Forse non lo vuoi sapere.

Forse vuoi crogiolarti nella misera convinzione, forse mutata anch'essa in speranza, che prima o poi s'interessi a ciò che vedi, a cioè che dici.

A ciò che pensi.

Tu scrivi, leggi, a lei non importa cosa, perché a lei non importa e basta.

Sei solo un altro strass sulla sua borsetta, amico, non aspettarti di diventare il ciondolo che balla tra i suoi seni perché non succederà.

Non arriverai mai dove vorresti, con lei. Sei tu tra le sue mani, non il contrario.

Non dimenticarlo mai.

Comincia a volerti bene, amico mio.

Perché lei non te ne vuole.

E se non sei tu il primo ad amarti, beh, sarai destinato a rimanere senz'amore.

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