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Una storia di LuigiMaiello

Tutte le storie che ti voglio raccontare

e tutte quelle che scriveremo insieme

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Pubblicato il 19 ottobre 2017 in Storie d’amore

Tags: amore ispirazione occhi raccolta storie

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"Scriverò una storia guardando nei tuoi occhi,

tanto grandi che,

se li guardo da vicino,

vedo mondi lontani".

A volte si vive pensando solo al necessario, con lo sguardo che si trascina nel vento.

Ora il vento forte si è fermato, ma ha liberato tante storie che ti voglio raccontare.

Alcune le ho solo immaginate, altre le ho viste davvero e, forse, ricordo solo di averle pensate. Te le rivelo, per non dimenticarle.

Comincio, come cominciano le favole:

Ci sono dei bambini a Porta Nolana, che ogni giorno giocano a calcio.

A loro basta poco per stare bene: lo spazio per correre e un pallone da calciare. Loro sudano, litigano e si divertono, perché le strade e i quartieri sono tutti uguali, ma, forse, solo in quel pezzo di strada loro giocano ancora. Anche i bambini sono tutti uguali, e là, come altrove, se segnano un gol gioiscono, e, se cadono, piangono.

Io li guardo da lontano perché vado sempre di fretta, ma forse un giorno mi fermerò a giocare con loro.

Ora però devo raccontarti anche qualche storia triste, perché il mondo che osservo non è sempre bello.

C’erano due pazzi che si amavano,

e che dormivano in un’automobile abbandonata in una strada poco lontano da casa mia. Un giorno qualcuno ha chiamato la polizia e l’auto è stata spostata e messa non so dove. Ora i due pazzi girano per le strade senza meta: lui beve e la picchia; lei aspettava un bambino, ora grida: "Io teng' sulo a te".

C'è poi un onesto lavoratore che ogni giorno esce da casa per guadagnare qualche soldo. Ha lo sguardo triste e un pensiero fisso: suo figlio morto per overdose. Quel giorno il figlio non si era fatto, ma morì nel tentativo di nascondere la droga ai carabinieri che erano entrati nella sua stanza. I carabinieri lo trovarono con la bocca piena di schiuma bianca; poco dopo entrò anche il padre.

E poi c'è una favola moderna: un uomo condannato a morte, che esprime il suo ultimo desiderio: scrivere una lettera alla madre per chiedere il suo perdono.

Ora però provo a farti sorridere, ma io non sono molto bravo in questo.

Se ti dicessi che ogni mattina incontravo una ragazza al bar prima di salire in ufficio?

All’inizio ci scambiavamo solo un sorriso, poi dopo qualche mese le dissi “Ciao” e lei rispose "Ciao". Dopo qualche caffè aggiunsi anche “Come stai?” e la sua risposta era sempre la stessa “Tutto ok, a te?” - e io - "Anche a me". Poi presi coraggio, le chiesi anche che lavoro facesse. Ora parliamo tutti i giorni. So anche che è fidanzata.

Poi ti racconterò qualche storia che ho letto dai libri, come quella di un uomo innamorato della grande fortuna che aveva avuto, ma odiato da tutti proprio per questo. E la prima ad odiarlo era proprio sua figlia. [1]

Oppure ti spiegherò, con parole non mie, che:

“Il mondo non è un insieme di cose, ma è un insieme di eventi. La differenza tra cose e eventi è che le cose permangono nel tempo. Gli eventi hanno durata limitata. Un prototipo di una “cosa” è un sasso: possiamo chiederci dove sarà domani. Mentre un bacio è un “evento”. Non ha senso chiedersi dove sia andato il bacio domani. Il mondo è fatto di reti di baci, non di sassi”. [2]

E poi ti parlerò di me.

Di quanto mi piaccia restare da solo con i miei pensieri appena posso e di quando, a volte, non sono dell’umore più adatto a descrivere la bellezza del mondo.

Oppure di quanto sia stato strano per me, tornare all’università dopo qualche anno e sedermi dall’altra parte della cattedra.

L'idea che dei ragazzi di vent’anni mi sembrassero piccoli mi ha sorpreso, perché ricordo bene che alla loro età, io mi sentivo già grande. E anche per loro, sarà lo stesso.

Ti racconterò quella strana sensazione e non so se a guidarmi sarà l'entusiasmo di un bambino o la malinconia di un adulto. O forse il mio sarà solo un pensiero di mezzo.

Ma forse le mie storie non sono granché. Non racconto incontri d'amore in paesi di guerra, nè amori ai tempi del colera. Forse non è un argomento che prediligo, ma non è per orgoglio e pregiudizio.

Però posso pur sempre raccontarti qualcosa che ti sorprenderà: come quello che è accaduto pochi giorni fa, quando due stelle si sono urtate e dal loro scontro è nato dell’oro; oppure il fatto che io e te, anche se siamo vicini, viviamo tempi diversi, ma, davanti a un’emozione, ci fermiamo insieme.

Il punto è che faccio sempre più confusione tra realtà e finzione e a questo punto potrei girare per ore senza trovare un pensiero chiarificatore. Forse dovrei correre da te per fare tutte le cose che ci siamo detti solo nei messaggi, ma poi guarderei nei tuoi occhi e lì mi perderei.

O forse, nei tuoi occhi, io mi salverei.

Come nasce l'ispirazione per una storia? Ne parleremo la settimana prossima in un articolo scritto a più mani e, in seguito, con uno scrittore che collabora con la Scuola Holden e il Salone del libro di Torino, a cui potrete rivolgere le vostre domande e curiosità.

[1] Philip Roth, Pastorale americana (1997)

[2] Carlo Rovelli, L'ordine del tempo (2017)

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