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Una storia di Accolla

Inutili considerazioni

Tra me e tutti

Pubblicato il 20 ottobre 2017 in Viaggi

Tags: pensieri inutili giornata leggerezze banalit

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Che poi la felicità, così come la tristezza, è un mezzo. Il trasporto pubblico per raggiungere un entità più elevata, ma che, al contempo, a noi è sconosciuta. Viviamo nell'incompletezza della nostra esistenza, nell'insoddisfazione perpetua che agita il formularsi di paradossi. La tristezza è necessaria per comprendere le doti della felicità, e viceversa. Non posso conoscere la sete e dissetarmi, se prima non provo la sofferenza della mancanza.

“Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore”. Dissero

Questa è filosofia. La realtà è che io sono distinguibilmente felice.

Per esempio quando frullo la banana con il gelato e il latto e alla fine aggiungo nutella e caco in polvere in cima al bicchiere.

Sono felice, fino a che non finisce.

Poi, potrei ripeterlo all'infinito, ma non lo faccio.

Scelte.

Quando discuti così animatamente con la tua compagna da non ricordarti più il motivo della discussione, se per la biancheria sporca sul letto o perché non vi amate più.

Saltellare sulle grate e temere davvero per la propria vita.

Lavoravo in un posto carino, poco fuori Roma. iniziai con un periodo di formazione, poi mi fecero il contratto.

Collaborazione occasionale, citava il foglio. Io andavo tutti i giorni dalle 9:00 alle 17:00, il sabato e la domenica di abituale ozio.

Sarebbe come definire il matrimonio una relazione occasionale.

Io andavo tutti i giorni, e sarei potuto rimanere solo se non avessi rispettato le condizioni sottoscritte nello stesso contratto.

Un po' come se in quel matrimonio il prete dicesse: "Siete venuti a celebrare il Matrimonio senza alcuna costrizione, in piena libertà e consapevoli del significato della vostra decisione?".

E gli sposi: "Sì".

"Siete disposti, seguendo la via del Matrimonio, ad amarvi e a onorarvi l’un l'altro per tutta la vita?".

Gli sposi: "Sì".

"Siete disposti ad accogliere con amore i figli che Dio vorrà donarvi e a educarli secondo la legge di Cristo e della sua Chiesa?".

"Sì".

"Siete disposti a non rispettare nessuna di queste promesse per poter, nella gioia e nella serenità, continuare ad amarvi?".

E insieme: "Si!".

Come quando leggi un libro e non ti piace, ma sei alla trentesima pagina e sembra troppo azzardato un giudizio. Infatti è un pregiudizio. E questo non si accetta.

Allora lo leggi tutto e quando fai il resoconto la risposta non cambia: non ti è piaciuto.

Questo è un giudizio. E si accetta.

Potrebbe sembrare stupido usare del tempo per ottenere ciò che già sapevi intuitivamente. Potrebbe se non fosse che è l'unico modo per non fidarsi troppo del proprio giudizio, che di solito è il peggiore. Quanto meno che conosca.

Non capisco chi riesce a fare la cacca in 2 minuti, compresa di pulita e bidet.

Ho sempre pensato che non siano umani. Poi ho conosciuto la mia compagna, che fa esattamente così.

Il mio pensiero a riguardo è rimasto lo stesso.

Pensare a quanti batteri ci sono nelle tasche dopo una giornata di influenza.

E' il primo del mese e ieri mi è scaduto l'abbonamento dell'ATAC.

La scaletta è banale, ma emblematica:

Scendere di casa senza lucidità. Sono le 7:30 del mattino e la prontezza non esiste in nessun mio gesto o pensiero.

Salire sull'autobus e iniziare a leggere, come tutti i giorni.

Aspettare di arrivare a destinazione. Semplice.

Passano poche fermate, salgono i controllori e tu, che non hai più 20 anni e lo scatto felino per balzare giù, rimani imbalsamato, nell'attesa che arrivi il tuo momento. Imbarazzo, rabbia e consapevolezza che oggi è il primo del mese e tu non hai rinnovato l'abbonamento.

Ora sei lucido. Un sollievo.

Consegni i documenti, un po' stizzito, e ti rimetti a leggere.

Arriva la tua fermata e non scendi. Guardi fuori e pensi ad una stronzata che solo uno che non ha un cazzo da fare può solo permettersi di pensare. Che io abbia un lavoro è una verità, ma noiosa.

Passo tutto il giorno sui mezzi, alle tre del pomeriggio torno a casa.

Volevo legittimare la mia non curanza e godere del privilegio di non dover fare il biglietto nemmeno dopo l''ora e mezza in cui perde la validità.

La verità è che non ho più incontrato alcun controllore. Quindi non so se tutto questo, alla fine, avrebbe potuto valere un'altra multa oppure no.

Mi sono sentito comunque un fico, e un fuori legge.

La mia compagna, invece, ha usato la parola coglione per esprimere il mio gesto.

Sarà.

I sondaggi via e-mail a cui non ho mai risposto.

Quando trovi la posizione nel letto e inizia pruderti qualcosa, di solito lontano dalle mani.

Stare seduto sul gabinetto fino a che le gambe non incominciano a formicolare. Alzarsi, rischiare di cadere e poi sdraiarsi sul letto in preda ai dolori atroci dell'ago puntura.

Alzarsi e lamentarsi con qualsiasi persona capiti sotto tiro.

Ricordarsi le cose quando ormai non servono più. E anche quando servono.

Calpestare la cacca e pensare che porti fortuna, passare sotto una scala e pensare il contrario.

Lasciarsi andare nelle situazioni e svenire sul pavimento.

Farsi castelli in aria, e pagarci l'IMU.

Muoversi come un ladro in casa propria quando il parroco suona il campanello per la benedizione. Poi la tua compagna fa cadere il telecomando e il prete risuona.

Per non passare da maleducato in tutto il paese allora apri. Solo per non sfigurare al cospetto delle anziane del piccolo paese. Solo per questo.

Allora apro, dopo aver sistemato il salotto, ovviamente, e subisco la predica.

Non credo nella chiesa. Nemmeno in Dio.

E ricordarsi che nella tua città nessuno ti conosce perchè ti sei appena traferito.

Quando dici una cosa e vieni frainteso, e litighi. Quando dici un cosa e viene fraintesa e non litighi.

E poi quando va tutto secondo i piani.

L'ascensore all'ultimo piano, la vescica gonfia ed imprecare

Giornata lavorativa ordinaria: stacco alle 17:00, arrivo in stazione più o meno alle 17:15 ed aspetto fino alle 17:36. Arriva il treno, salgo aspetto scendo, vado alla fermata dell'autobus salgo aspetto scendo, casa.

Giornata lavorativa consueta: stacco alle 17:25, corro per non perdere il treno fino alla stazione. Sudo, impreco.

Arrivo, guardo il tabellone ed il treno è in ritardo. Sempre. Sempre quando corro, mai quando cammino.

Così provo a cambiare approccio: stacco alle 17:00, corro fino alla stazione. Sudo, ma non impreco. Arrivo alle 17:10, guardo il tabellone e il treno è puntuale. Impreco.

Stacco alle 17:25, cammino fino alla stazione, arrivo alle 17:40, guardo il tabellone e il treno è già passato. Non sudo, ma impreco.

Sono queste le sciagure che più mi innervosiscono. Quelle stupide e senza soluzione.

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