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Una storia di Tyr93

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Aiutiamo Fabio a prendere il Volo

Rispondo alla prima domanda...

Pubblicato il 14 febbraio 2017

“Niente insegna a scrivere bene quanto leggere cattivi scrittori”. (Paul Léautaud)

Qualche settimana fa ricordo di esser stato molto giù di corda: non avevo la benché minima idea sul come continuare il mio romanzo, cercavo solamente (un po’ come faccio anche ora) di bombardarmi di stimoli e di vagare per la mia città in attesa dell’idea giusta, del lampo di genio. Ho un terribile difetto: non riesco mai a raggiungere un obiettivo percepito da me come l’obiettivo principale, almeno, non prima che questo passi in secondo piano. Le responsabilità e le pressioni mi bloccano; sono un eterno Peter Pan.

Nessuna idea per il romanzo, ma qualcosa comunque si stava facendo largo per fissarsi nella mia mente, sgomitando tra idee, immagini e preconcetti, aveva già messo il cartello: “Proprietà privata – io da qui non mi sposto!”. Era un sentimento, il più comune tra gli esseri umani: l’invidia.

Immaginatevi, se siete uomini, una sgarzigliona tentatrice postata su uno scranno; questa è l’invidia per voi. Mentre se siete donne, dovreste immaginare uno sciame d’api travestite da donne meretrici intente a fregarvi il marito; ecco cosa dovrebbe essere per voi l’invidia. Per me l’invidia è un’amante alla quale non posso rinunciare, un peccato che mi ripete che la carne è debole, un peccato che comunque farà bene, come l’alcol che per un istante anestetizza.

Cosa suscitò un sentimento tanto complicato? Il mio passaggio davanti a una libreria a Milano e la vista di un qualcosa di scatologico: l’ultimo libro di Volo. Ho iniziato a leggerlo, mi aveva anche illuso di poter essere interessante, ma il buon Fabio, si capisce dalla trentesima pagina fino alla fine del “libro”, ha esemplarmente trovato un modo per fare un casting di ghostwriter senza nemmeno spendere un centesimo, taccagno. Ha sicuramente scopato più di me, e per lui San Valentino non è un problema. Ma ancora oggi c’è chi si bagna con le mie parole, altre che un domani lo faranno per dei fogli colorati ma che farò con le parole, con le opere vere, non solo con il nome.

Vorresti che rispondessimo alle domande che ti facesti tu un tempo da ragazzo? Ok, risponderò a questa: la prima del tuo libro. Poi mi fermo. Magari più avanti scriverò un’altra risposta a un’altra domanda…

Un libro scatologico...
"Una cosa che non ho ancora fatto ma che di sicuro un giorno farò..............................................................................................................................................................."

Farò il tuo ghostwriter, ma dovrai pagarmi profumatamente.

BUON SAN VALENTINO.

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