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Una storia di Ivanbavuso74

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No… Titanic no!

Ma siamo davvero sicuri che l’uomo e la donna siano la metà perfetta l’uno dell’altra?

Pubblicato il 14 gennaio 2017

Si può essere felici anche solo con una card della Pay Tv infilata nel decoder. È incredibile come una piccola tessera può metterti di buon umore dopo una giornata di merda. Stasera lo sono. Sono a mille perché dopo mesi ho caricato il credito. E la mia squadra si gioca gli ottavi di finale di Champions contro il Galatasaray. Non una passeggiata ma quasi.

Sì, sono felice: gli addobbi natalizi, lei dalle amiche, io sul divano davanti alla Tv.

Soprattutto lei dalle amiche.

E invece no.

C’è qualcuno che s’incazza con la serratura. Ci traffica vicino come se dovesse provare tutte le chiavi di San Pietro.

Non dirmi che…

«Ciao Amore. Stefania ci ha dato buca, ha avuto dei problemi con la madre e… E allora niente, sono tornata a casa. Sei contento?»

«Mmh… Non potrei esserlo più di così!»

Lei non sembra cogliere l’ironia nella mia voce. Non capisco mai se è davvero così, se è realmente incapace di afferrare le sfumature o se mi prende per il culo ogni volta.

Ad ogni modo la partita sta per iniziare.

Lei s’infila in bagno, poi esce e va in camera.

Il fischio dell’arbitro mette in moto i muscoli di ventidue giocatori e fa salire l’adrenalina di migliaia di tifosi allo stadio.

La sento girovagare di là del muro mentre Lui gestisce con eleganza un pallone a centrocampo. Ci basta un pareggio. Solo un pareggio. Quest’anno non ce n’è per nessuno!

«Coccole e film?»

«Cosa?»

«Dai ci spariamo un bel film abbracciati, che ne dici?»

Non dico proprio niente. Porca puttana lo vedi anche tu che sto guardando la partita, cosa c’è da dire?

«Guarda cos’ho trovato?»

Mi mostra un dvd. Titanic, quello con Di Caprio e la Winslet. Soprattutto la Winslet.

«Lo metto?»

«Se proprio devi…»

Deve… Lo so che deve… Non può farne a meno… Lo fa.

Accende il lettore e c’infila il disco. Per stasera addio Champions. Non le dico niente, conviviamo da un anno e siamo ancora nella fase Niagara: quella in cui, in seduta di “gabinetto”, lasciamo scorrere l’acqua nel lavello.

E comunque contro i turchi dovrebbe essere quasi una passeggiata. Spero.

«Che bello. Sono proprio contenta!»

Mi abbraccia come se fossi un peluche da comodino.

«Anch’io» le sussurrò.

La voce di Celine Dion si smarca dagli accordi di un violino e fa irruzione nella stanza.

Ho l’impressione d’essere precipitato in un vasetto di melassa. Le note di un flauto mi spolverano addosso ancora un po’ di zucchero.

Every night in my dreams

I see you, I feel you

That is how I know you go on

C’è Rose da vecchia che racconta qualcosa. C’è il relitto sul fondo dell’oceano. C’è un medaglione. Il film va avanti così. Le immagini mi rimbalzano sulla retina e scivolano dalla memoria come saponette su un campo di hockey.

Mi ridesto un poco al momento dell’imbarco.

«In questo film Leonardo Di Caprio è proprio un gran figo.»

Annuisco: «Forse un po’ slavato».

«Slavato? Ma va’… Sei solo invidioso.»

«Invidioso? Allora non mi conosci baby» fingo di scherzare.

Invece sono invidioso eccome. Chi non lo sarebbe. Di Caprio è bello, ricco e ha recitato in Genitori in blue jeans. Io sono in sovrappeso e ogni volta che consulto il mio conto in banca in rete salta la connessione perché Internet si mette a piangere. Ho una donna che amo, ma che rompe i coglioni.

«Lei è pazzo!»

«Non è l’unica a dirlo, ma… con tutto il rispetto che merita, signorina, non sono io quello appeso alla prua di una nave. Per favore, avanti, allunghi la mano. Non vorrà commettere una simile sciocchezza. Mi chiamo Jack Dawoson.»

«Rose Dewitt Bukater.»

«Dio… che stronzata!»

«Come?»

«Non ho detto niente tesoro.»

«Non è vero hai farfugliato qualcosa, hai detto “che stronzata!”. T’ho sentito sai!»

«Dicevo per dire… È che mi sembra davvero una stronzata… Insomma ci sono due che se ne stanno lì appesi a far finta di volare. Un attimo prima lei stava per farsi un bel tuffo e poi arriva l’amore della sua vita, il suo principe azzurro. E sappiamo entrambi come finisce per il principe.»

Mi guarda allibita. Vorrebbe mandarmi a cagare, ma non ci riesce. Non subito.

«Ma va’ a cagare! È una scena bellissima. Una delle scene più belle mai girate a Hollywood.»

«Non credo siano messi così male a Hollywood.»

«Se prima avevo solo un sospetto ora ne ho la certezza.»

«Di che cosa?»

«Che non capisci un cazzo!»

Ok taccio. Lasciamo perdere e continuiamo a sorbirci sto sciroppo.

«Dove la porto signorina?»

«Su una stella.»

«Hmm!! Mi sento male.»

«Ma vaffanculo! Sei veramente un idiota.»

«Ma vaffanculo tu. Mi sento male davvero. Dev’essere stato il pollo che mi hai lasciato nel frigo e che ti ha mandato tua madre per avvelenarmi.»

«Mi madre dice di spararti… Dove stai andando adesso?»

«In bagno. Posso o devo chiedere un’autorizzazione?»

«Va’ dove vuoi, stronzo! Dopotutto contribuisci anche tu all’affitto.»

Mi sciacquo la faccia con un getto d’acqua gelata. Dall’altra parte dello specchio un altro me mi lancia un’occhiata di compassione. Sembra sinceramente dispiaciuto.

«Che hai da guardare?» gli dico.

L’altro me continua a fissarmi muto.

«Dove stai andando? Cosa? Da lui? Per fare la puttana di un topo di fogna?»

«Preferisco essere la sua puttana piuttosto che tua moglie.»

Il Titanic sta ormai per essere inghiottito per sempre dalle onde. L’equipaggio e i passeggeri sono in preda al panico. L’orchestra continua a suonare. Ma che ti suoni dico io!

Jack è rimasto imprigionato in una cabina, legato con un paio di manette a un tubo di ferro, l’acqua sta invadendo velocemente la stanza. Stavolta è Rose a salvargli la vita.

Sbadiglio mentre la gente precipita nell’Atlantico da altezze vertiginose. Corpi di uomini e donne si sfracellano contro i parapetti. Urla disperate duettano con il lamento sommesso e metallico della nave che affonda.

Lei s’è messa sulla sponda opposta del divano.

Eccola la scena madre. Non riuscirà a trattenere le lacrime, per fortuna che mi sono messo in tasca un paio di Kleenex. Forse riesco a fare pace.

«Non dire addio… Non ancora, mi hai capito?»

«Ho tanto freddo!»

«Senti, Rose, tu te la caverai, andrai avanti con la tua vita: avrai molti bambini e li vedrai crescere. Morirai quando sarai vecchia, al calduccio, nel tuo letto: non qui, non stanotte, non così…»

La guardo ha gli occhi umidi. Continuo a pensare che il film sia un’esagerazione romantica. Continuo a sentirmi male. Jack se ne sta andando. È ridotto come un bastoncino di pesce surgelato. Solo una mano sbuca a pelo dell’acqua, poi più nulla. Rose è sulla scialuppa, l’unica a essere tornata indietro a prenderla.

Le allungo il primo dei fazzoletti di carta. Lei lo agguanta senza dire una parola. Mi rendo conto, da come si stanno mettendo le cose, che avrei dovuto procurarmene una scorta.

Ormai s’è lasciata andare, il fiume ha rotto gli argini. Ciò che resta del Kleenex di prima è solo una poltiglia fradicia di secrezioni e lacrime. Le porgo anche il secondo fazzoletto, lei lo prende e mi riconsegna una pallina umida e compressa.

Che schifo! Penso, ma non lo dico.

«È tutto ok?»

Lei annuisce.

«Sei sicura?»

Annuisce ancora.

«Facciamo pace?»

Questa volta scuote la testa.

Santo Dio però...

«E dai non possiamo mica litigare per colpa d’un film.»

«Non è per colpa del film, ma per colpa tua. Sei così… cinico…. insopportabile!»

«Ma mi ami no? Se fossi diverso. Se fossi pieno d’attenzioni per ogni cazzata che ti riguarda e che dovrei notare all’istante come un’illuminazione sulla via per Damasco, se non mi lamentassi tutte le volte che mi porti all’Ikea, se tutte le volte che c’è da fare la cosa giusta la facessi… Sii sincera, mi ameresti lo stesso?»

«Non lo so.»

«Be’… diciamo che come risposta è già qualcosa.»

Ora sorride. Ha ancora gli occhi rossi e un pezzo di kleenex che le pende da un labbro. Ma è bella, più della Winslet. Accorciamo le distanze e ci abbracciamo. Questa volta l’iceberg è stato evitato.

La capanna non è crollata sui due cuori. Siamo diversi, su questo non ci piove, ma che importanza ha? Però il Galatasaray ha vinto. Nessuna passeggiata per la mia squadra. Cazzo! Ok c’è ancora il campionato. Soprattutto il campionato.

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