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Una storia di MarcellaAltiero

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Sensi di colpa

La doppia vita di una moglie

Pubblicato il 07 marzo 2017

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Il grande dilemma: <<Dire la verità a mio marito oppure sdoppiarsi, simulare...?

Non sono un'adorabile fedele, ma una moglie bugiarda. Se devo guardarlo in viso, abbasso gli occhi o li giro da una parte. C'è qualcosa che mi incute soggezione. Tutto quello che ha raggiunto l'ha pagato di tasca sua, impegnandosi duramente. E poi abbiamo in comune un bagaglio di fatiche e di ricordi. Sono molto stanca...

Tenere in piedi una doppia vita richiede notevoli sforzi di coordinamento, soprattutto comporta un forte carico di tensione . Quella della doppiogiochista è una vita movimentata ,per la quale occorrono molte energie fisiche e psichiche. E' una vita da pendolare, di sotterfugi, una situazione che dilata i rimorsi, nonostante tutte le scuse per autoconvincersi che è morale tutto ciò che rende felici.

A mio marito voglio bene profondamente, ma non ne sono più innamorata. Quando si tratta di parlare di "noi", reclama una moglie, poi ammutolisce, risponde a monosillabi, cerca di sgattaiolare dalla porta. E così finisce per dire sempre le stesse cose, con pause sempre più lunghe. Io resto costantemente sulle mie posizioni, ma lui pretende sempre e solo, rifiutando ogni dialogo, ogni chiarezza. Apparentemente mi tratta in modo gentile, ma ignora i miei bisogni più profondi. E' stupito che io sia triste, a dispetto di tutto quello quanto mi fornisce sul piano materiale. Mi ha dato infatti molte cose, è vero, ma non si è mai interessato a quello che io dico, sento, vivo. La nostra è una coppia fredda, chiusa in un igloo. Non ci riconsosciamo nella realtà di matrimonio. Manca la volontà di trasformarsi, viviamo in una abulica simbiosi con molte cose negative: guardiamo senza vedere, vediamo senza reagire, reagiamo senza voler modificare. La convivenza, con le sue insidie, le sue delusioni, le sue usure porta all'indifferenza, alla glacizione dei sentimenti. La quotidianità, con la sua routine, banalità o egoismo devasta l'amore... Spesso certe scelte del cuore portano al tradimento della carne. E il tradimento è sovente un punto di non ritorno nella vita di una coppia... Sono innamorata del mio amante e continuo a tradire mio marito. Molte lo fanno perchè "tutte lo fanno", ma poi quando si tratta di pagarne il prezzo il "lo fanno tutte" non va più bene perchè ognuno paga da solo per sè.

Il ruolo di moglie è per me come un vestito che si mette e si toglie a seconda delle occasioni. Mi sento ambigua, mi sembra di rubare a entrambi qualcosa...Per quanto riguarda mio marito io non sono una donna alla portata del suo desiderio. Lui mi vorrebbe "spontanea". Le mie offerte sono invece a richiesta. Il mio è un voler bene di pietà e compassione che lo umilia.

Devo dirlo a mio marito? La sua reazione saerebbe fonte di conflitti e di ulteriori sofferenze...Meglio di no. Meglio una pietosa bugia che una verità che ferisce . Dio ciò che fa male all'altro è meglio tacere. Ma su questo argomento le mie idee sono confuse, contorte e contraddittorie. Non sono cose in cui si possa spaccare un cappello in quattro, non è un teorema matematico. O forse la risposta la si conosce subito, soltanto non fa comodo darsela perchè si ha paura di ammetterla...>>

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Due

- E se ti tradissi? – mio marito non se l’aspettava.

Seguendo il suo solito sistema (o forse il suo carattere naturale?) lasciò che la frase vibrasse nell’aria, per poi iniziare a scendere, molle, attraversando l’etere come un fazzolettino di carta; che scivolasse. Giù, pian piano, attraversando la “pianura” di bicchieri in cristallo, posate di peltro pesante, tovaglioli plissettati con maestria… fino a che, dopo aver tentennato sul bordo del tondo, si lasciasse finalmente andare, suicidandosi dal bordo, per sparire per sempre dal nostro anniversario. Ma quella frase sembrava dura a morire; difficile da ignorare, forse perchè era suffragata da una mia espressione che lo deludeva, meglio: deludeva il suo desiderio di far finta di nulla.Rimase li, sospesa tra noi, invisibile agli altri ospiti del ristorante, in attesa che decidessimo cosa farne. Come trattare l’argomento spinoso.

Abbozzò un risolino di circostanza; si grattò sotto il lobo, tipico. Poi, dopo aver dato uno sguardo intorno (come odiavo quel suo ingessato conformismo) si decise a dire qualcosa.Lo conoscevo: avrebbe fatto di tutto per sfuggire a quella conversazione, non tanto per l’argomento, quanto per il luogo e l’assoluta inopportunità di quella affermazione, eppure, io avevo scelto quel posto, quel momento, con malevola maestria. Era l’anniversario del nostro matrimonio; lui con i suoi silenzi e con il suo falso buonismo aveva voluto “festeggiare”; solo noi due, nel locale di tendenza ad assaggiare le profferte dello Chef stellato.Tutto qui. Tutto convenzionale… e questo, probabilmente, avrebbe dovuto rendermi felice? Potere sparlare il giorno dopo con le colleghe, o il sabato, a casa dei miei, avrebbe dovuto soddisfare la mia libido? Facendo passare in secondo piano il fatto che, da oltre un’ora, ce ne stavamo seduti, a mangiare contemplando il nulla, a fingere di essere insieme, soli e vuoti, in una sala fragorosa e illuminata.

- Ma che dici? – disse, e trovò il coraggio di guardare nella mia direzione, - In che senso?

- In che senso si tradisce? Ci sono vari modi?

- No… ecco, magari sì. – Disagio. – Voglio dire cosa vuoi dire: che avresti intenzione di tradirmi, oppure che… ecco, che già succede? – e qui mi accorsi che la frase lo aveva, in qualche modo, colpito.

Avevo mirato, avevo sparato e, probabilmente, avevo colpito l’obiettivo… ma adesso? Come avrei potuto sostenere il resto della conversazione? Che posizione avrei preso? Il gioco poteva diventare molto pericoloso e, in qualche modo, definitivo.

- Lascia perdere, - dissi subito, - ne parliamo a casa.

Non sapevo dove volevo arrivare; lui era così monotono eppure, non mi sentivo veramente pronta a spezzare il nostro legame.

Volevo che capisse; volevo che sentisse, che soffrisse per la mia scelta: la risposta al suo borghese senso delle convenzioni.

Così, all’improvviso, decisi, nonostante fosse un gioco pericoloso, decisi! Gli avrei raccontato parte della mia esperienza con “l’altro”, fingendo di narrargli i miei sogni… desideri segreti, che forse lui, avrebbe dovuto pur decidersi a interpretare.

E in fretta!

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Avevo vagheggiato per anni un uomo ideale, un amante affettuoso con il quale sarebbe stato bello parlare a lungo dopo avere fatto l'amore , con cui sarebbe stato bello stabilire un'intensa intimità di cuore dopo quella di sesso... invece mi sono presa un marito che ha le labbra sottili come la bocca di un salvadanaio... faccio solo parte delle sue abitudini e niente più! Perchè sto ancora insieme a lui?- mi ripetevo... Sebbene forte in me fosse il desiderio di fargli capire la situazione, avevo paura di rimanere da sola, perchè avevo provato cosa significava stare male e non avere alcuno che mi portasse un bicchiere d'acqua... per una sorta di "assicurazione sulla vecchiaia" !

Malgrado tutto, non potevo continuare a vivere questo stato tormentato. La mia casa con lui era una prigione e mi sentivo all'inferno!

Così cominciai a narrargli l'esperienza col mio amante, fingendo di parlare di lui. Speravo, in quel caso, che avrebbe intuito e avrebbe preso lui una decisione...o quella di salvare il salvabile o quella di mollarmi definitivamente.

<< Mi piacerebbe a volte cominciare tutto da capo con te, che tu fossi un estraneo... magari un nuovo collega di lavoro. Sarebbe bello flirtare davanti al distributore di caffè ogni mattina, lanciarci sguardi d'intesa e pensarci durante tutta la notte... Tra un caffè e l'altro prenderesti il coraggio di invitarmi ad uscire...e poi...mezz'ora prima dell'appuntamento decideresti di chiamarmi per disdire! Ti direi che non avrebbe importanza ma mi sentirei morire dentro per l'occasione mancata... Quindi il giorno seguente deciderei di irrompere nel tuo ufficio, piena di desiderio, e tu, facendomi accomodare davanti alla scrivania, ti avvicineresti a me, cominceresti a baciare il mio collo compiacente...io mi lascerei andare e mi abbandonerei alle emozioni, alle fantasie tanto pensate e idealizzate su di te per lunghi mesi ... e finalmente sarei tua! Capisci cosa intendo?

Sappi, mio caro, che io non desidero altro che passione, ho bisogno di emozioni forti! Voglio vivere una fantasia senza limiti nè regole, che mi porti a fare l'amore col mio uomo dappertutto e in tutti i modi possibili. Voglio che lui abbia un costante desiderio di me, voglio percepire il potere del suo sguardo, il suo tono di voce melodioso, voglio che faccia emergere tutti i desideri più reconditi... Solo così mi sentirei davvero donna...Capisci a cosa alludo?>>

Ma poi, proprio mentre stavo parlando a mio marito, ripensando alle scappatelle che mi concedevo costantemente, ho cominciato a rifelttere tra me e me :"Ma sono realmente innamorata del mio amante, come avevo creduto fino a quel momento? O la mia era soltanto voglia di fuggire dalla noia e di colmare i miei vuoti? E la mia eccitazione derivava da lui o dal fatto di sapere che quei momenti erano esclusivi e non avrebbero comportato vincoli e responsabilità?"

Mi resi conto, dopo tanto tempo, che probabilmente non amavo nè mio marito nè il mio amante...

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Mentre parlavo a mio marito, dunque, finalmente l'illuminazione : avevo sempre pensato fin da bambina, di dover avere un coniuge o anche dei figli per essere come tutti gli altri, quando in realtà questo non è mai stato il mio desiderio; spesso la diffidenza e la paura di essere delusi è in contraddizione con quello che pensavo fosse il "mio" dovere.

Per me la pressione sociale e familiare è stata così forte da essermi inventata una vita amorosa nascosta per non essere giudicata "senza cuore" o "invalida in amore".

Ma adesso basta! Credo che la cosa più gusta, anzichè girarci intorno e cercare di salvare l'insalvabile, sia chiedere il divorzio. E' meglio per me e soprattutto per mio marito, che non mi merita.

Lascerò anche il mio amante, che desidero solo come via d'uscita ai miei doveri quotidiani di moglie.

Se voglio veramente vivere una relazione amorosa devo liberarmi dalle costrizioni e dall'obbligo di soggiacere a dei vincoli considerati vitali (cui mi attacco per paura di qualsiasi frustrazione o delusione) per scoprire e assaporare la libertà creativa del desiderio: desiderio di vero amore, desiderio dell'altro e desiderio di protezione.Finalmente ho capito che non ho bisogno di seguire uno schema d'amore illusorio. Non voglio più correre in una fuga che non mi porta comunque a modificare la mia situazione.

Confesso che non riesco a trattenere le lacrime dalla paura che l'idea mi provoca, e ci vuole coraggio per lasciare tutto e rimanere da sola, ma so che questo è il male minore. La mia vita è un inferno e devo per forza lasciarla verso un cambiamento radicale. Non posso pensare agli schemi e convenzioni sociali e familiari. Devo pensare a me!

Da oggi riparto dalla mia persona per ricominciare tutto da capo; mi prenderò tutto il tempo per riappropriarmi di me stessa e della mia vita: riposarmi, leggere, ascoltare la musica, mangiare un vero pasto, fare un bagno caldo, guardare un film per intero, fare una passeggiata...ascoltare i miei bisogni più veri e profondi.

<<Addio caro, ti lascio libero verso la vita vera...>>

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