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Una storia di FrancescoFrancica

Questa storia è presente nel magazine Musica & Parole

È solo desolazione giovanile

14 agosto 1971

187 visualizzazioni

Pubblicato il 13 luglio 2018 in Recensioni

Tags: musica storia rock

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Cosa è il rock? E' probabilmente un modo di sentire gorgogliare le emozioni nella pancia quando metti a bollire quella deliziosa malinconia del blues al fuoco della rabbia e della nuova consapevolezza che alla fine degli anni sessanta scalpitava nei cuori dei ragazzi.

Lo sapevano bene Roger Daltrey, Pete Townshend, John Entwistle e Keith Moon che dal 1964 non solo si erano messi in testa di far nascere nella vecchia Londra lo storico gruppo degli Who ma erano pronti a cambiarle tutte le regole del gioco. Certo tutti i grandi ci misero del loro: le interpretazioni del blues sotto le sapienti mani di Keith Richards, la psichedelia di Roger Waters, la rivoluzione beat e la british invasion di Jhon Lennon &co ed ecco che il rock, quando si ubriaca di vertigini stupefacenti, prende altri lineamenti ed assume altre forme.

Forse fu proprio nel 1971 che la cosa si fece davvero stravolgente. Non erano passati nemmeno 10 anni dalla fondazione della band ed erano già un fenomeno mondiale, Eddie Vedder dei Pearl Jam su Rolling Stone li definisce come probabilmente il più grande gruppo dal vivo di sempre con le bennate roteanti di Pete, le chitarre sfasciate a fine concerto, le minacce di morte "al prossimo stronzo figlio di puttana che attraverserà nuovamente questo palco" e altri cliché da gruppo di dannati.

L'arte però è una cosa che va aldilà dello spettacolo e questi quattro scalmanati il genio musicale lo avevano stampato nel DNA, specialmente Pete Townshend che all'epoca era impegnato nella realizzazione di un'opera rock che non vedrà mai i natali dal titolo Lifehouse ma che contribuì alla realizzazione del loro più importante LP: Who's Next pilastro della musica del XX secolo e osannato da critica e pubblico. La rivoluzione è nella traccia di apertura dell'album. Il titolo non ha nulla a che vedere con il testo si tratta della fusione dei cognomi di Terry Riley, compositore minimalista virtuoso del synth e di di tutte le tastiere in genere e Meher Baba un maestro spirituale indiano che votò la sua esistenza al prossimo. Il testo racconta di un ragazzo che si è "dovuto fare da sé" e che ha dovuto lavorare per vivere non ha bisogno di lottare per provare che ha ragione, né ha bisogno di essere perdonato. Alla fine insieme a Sally (che probabilmente è la sua ragazza) viaggerà per raggiungere "the happy ones", ovvero coloro che sono felici. Fin qui la novità sta nei contenuti, per la prima volta si affrontano problematiche giovanili e la cosa aprirà un filone.

La struttura della canzone però fa saltare tutte le convenzioni: un lungo e incalzante intro di mezzo minuto in cui il sintetizzatore trasforma un arpeggio in una sorta di assolo che resisterà per quasi tutta la durata del pezzo il filo conduttore su cui ritornello e strofa, non poi così riconoscibili, si alterneranno in una costruzione molto simile. l'intro è chiuso dagli accordi di tastiera prima, batteria poi e basso e voce che alla fine della strofa danno spazio alla chitarra. La regina del rock, che in questo pezzo arriva solo dopo 16 battute,circa ad un minuto e mezzo dall'inizio della canzone, entrando in sordina e facendo il verso alla tastiera e al basso è relegata ad una figura di secondo piano. Dopo tre minuti ed oltre si entra in un altro mondo, il progressive la fa da padrone il sintetizzatore che sembra scomparso in mezzo alle grandi riprese di batteria e chitarra riappare facendo ballare un violino che nasce dall'assolo di chitarra e accompagna alla chiusura improvvisa del pezzo, qualcosa che lascia l'ascoltatore con un carico di adrenalina da smaltire ed il fiato spezzato in gola.

Lo schema della canzone a cui tutti erano abituati non esiste più, saltano tutte le convenzioni, cerchi una chitarra che esegua assoli e ci trovi un basso o un violino, il ritornello è un urlo a squarciagola e un fill di batteria, non ci sono sicurezze, non ci sono certezze è un futuro da riscrivere...


Ma tu

Non piangere

Non alzare gli occhi

È solo desolazione giovanile,

It's only teenage wasteland.


Baba O'Riley - Who's Next - The Who

14 agosto 1971 Decca Records

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