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Una storia di P3PP4R10

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La cultura digitale, la molteplicità, l’agilità del web pt 2

Dal cut-up di Burroughs alle App, dalla fatica del futuro a Distrust That Particular Flavor di William Gibson

Pubblicato il 24 novembre 2015

Il tema che abbiamo trattato in questo saggio, per comodità suddiviso in due parti, è il legame che unisce la società digitale, il mondo delle app e dei giochi e la scrittura creativa contemporanea. Sono alcuni aspetti che stanno caratterizzando il vivere odierno e che ci offrono la possibilità di moltiplicare le esperienze attraverso una continua frammentazione in questa società liquida. (Cliccate qui per leggere la prima parte)

Molto spesso mi capita di scrivere per lavoro articoli dai contenuti irrilevanti come i browser games o il bingo online, oppure aggiornamenti sulla Salernitana Calcio, solo per infilarci dentro un link che rimanda a siti di scommesse sportive o di gioco digitale come 888 o Pokerstars.it.

In questo saggio vorrei però parlare di un aspetto che in pochi hanno trattato e che certo non ha ancora scatenato autori e dibattiti seri e che riguarda l’utilizzo degli screenshot come elemento di comunicazione e di testimonianza multimediale. Immaginate, ad esempio, cosa sarebbe successo a degli sperimentatori come i beatnick à la Jack Kerouac o ancora meglio William S. Burroughs, se avessero scoperto questo affascinante strumento di comunicazione?

Pensiamo per un attimo a quella particolare e sofisticata tecnica di scrittura conosciuta come “cut-up”, sperimentata in musica da artisti del calibro di David Bowie, Thom Yorke dei Radiohead, e David Byrne. Bene, cosa sarebbe accaduto se William Burroughs avesse scoperto, per uno strano scherzo del destino, l’uso degli screenshot mentre stava sperimentando il suo personale metodo di scrittura cut-up?

Che cos’è il cut up?

William S. Bourroughs, considerato uno degli artisti più importanti e innovativi del ventesimo secolo.

La tecnica letteraria del cut-up utilizzata da Burroughs consiste nel tagliare testi scritti, suoi o di altri autori, riducendoli a frammenti di parole o brevissime frasi, in seguito raccolti, mescolati e ricomposti casualmente in un nuovo testo, che nonostante la mancanza di senso logico e sintassi riesce sempre e comunque ad assumere un significato, oppure no. A Lewis Carrol, Tristan Tzara, F.T. Marinetti, Gertrude Stein, si devono i primi esperimenti letterari con la tecnica del cut-up.

Burroughs, archetipo del moderno narratore, usava collezionare nel suo taccuino, note, citazioni, ritagli di giornale, istantanee e altri “spunti”, ovvero tutto quello che lo avrebbe ispirato e condotto al lavoro definitivo. Come in una sorta di proto-Tumblr possiamo scorgere le prime iterazioni della tecnica del cut-up, che costituiranno poi The Nova Trilogy: ovvero, The Soft Machine, The Ticket That Exploded e Nova Express.

Una tecnica di scrittura scomposta e sbriciolata come un salame di cioccolato che deve essere riposto in frigo per assumere nuovamente una sembianza fisica, solida e stabile. Per William Burroughs la finalità della scrittura è quella di sfuggire alla tirannia delle parole attraverso un processo di riscrittura, per la quale è necessario saccheggiare il lavoro degli altri. E voi non sapete quanto sia vitale per un web writer fare propria questa lezione burroughsiana di re-immaginare, senza riciclare, come avevo già detto anche qui.

Internet oggi

Oggi internet è la tecnologia con la crescita più rapida della storia. Nel 1993 gli utenti nel mondo erano circa 2 milioni; nel 2002, in meno di dieci anni, si stima fossero arrivati a 580 milioni; di questi 580 milioni, 166 negli Stati Uniti, 414 negli altri paesi complessivamente. Sono dati ufficiali che servono da stima per capire la diffusione e la capillarità di questo fenomeno, che ha stabilito una nuova rivoluzione digitale con rilevanza epocale. Per i nativi digitali essere online è qualcosa di naturale e fisiologico, mentre per le generazioni precedenti c’è ancora un gap e uno scarto da colmare.

In questo contesto si inserisce un nuovo linguaggio digitale, che è quello legato al mondo delle app. Secondo i più recenti dati in Italia nel 2014 ne sono state scaricate oltre un miliardo. E’ una prassi ormai molto diffusa navigare tramite smartphone con una internet promo. Una volta stabilito questo dato però scatta la corsa ai giochi più belli, divertenti e innovativi. Scatta anche la corsa alle app più utili e importanti da scaricare e da tenere sempre pronte per l’utilizzo.

Prendiamo una app come quella di William Hill, che serve per poter scommettere online da dispositivi mobili, e che si differenzia dalle tradizionali applicazioni, sia per il tipo di supporto che andiamo ad utilizzare, sia per come viene concepita e sviluppata. Senza entrare troppo nel tecnico, ma restando nel campo teorico e divulgativo, la app è solo un software semplificato che toglie il superfluo e vi consente di far “girare” sul vostro smartphone lo stesso programma o sito in versione ridotta rispetto alla versione pc.

Torno brevemente a Calvino: leggerezza, rapidità, esattezza e molteplicità. Il tutto, qui, viene già descritto in modo esaustivo nel nome: applicazione, attraverso la sua abbreviazione. Questo potrebbe essere percepito come una facilitazione del nome completo "applicazione" per dare l'idea di un qualcosa di semplice e piccolo, smart, dunque.

Prendendo come esempio positivo questa tecnologia, così come lo stile di vita odierno, allontanandoci quindi dalle visioni plumbee e distopiche dei vari Gibson, Dick o se preferite Orwell, il sistema di comunicazione globale vigente ci dà la possibilità di conoscere, e fino ad un certo punto, di scoprire e comunicare rapidamente anche con persone che sono distanti la distanza di interi continenti, senza però sentire in modo così netta questa lontananza.

Le app sono per l’appunto uno degli aspetti più interessanti del web, che assieme alla libera informazione, costituiscono uno dei mattoni su cui si poggia il pensiero comunitario delle nuove generazioni.

Attualmente scaricare e utilizzare una app è una grande comodità e una sicurezza che ci aiuta a vivere meglio e a risolvere alcune situazione e contingenze che altrimenti richiederebbero molto tempo e sforzo. Immaginiamo l’uomo come al massimo della sua scala evolutiva e ricordiamo le parole dell’AD Google Eric Schmidt, che profeticamente ha annunciato la fine di Internet e del web per come lo conosciamo attualmente. Quando ci sarà la nuova rivoluzione digitale e cosa cambierà non è facile stabilire. Forse torneremo a fare le operazioni di calcolo a mente o a penna come profetizzava lo scrittore Isaac Asimov in un suo pregevole racconto intitolato “Nove volte sette”.

William Gibson, lo scrittore "canadese" considerato il maggior esponente del   filone cyberpunk.

Mi è capitato di recente, tra le mani, un interessante e corposo articolo, edito dal blog Wired, che consiglio a tutti, e che potete trovare qui. Si tratta di una recensione piena di digressioni, ed ecco perché così ricca e interessante, sul volume "Distrust That Particular Flavor", libro-inventario di William Gibson in cui spicca un seminale articolo dove l’autore canadese paragona Singapore a una Disneyland, in cui vige la pena di morte. Apparso nel 1993, il pezzo di Gibson ha spinto il governo di Singapore a vietare per anni la vendita e la distribuzione della testata di Rossetto e Kelly. Volevo partire proprio da questo spunto per dire la mia su un argomento che mi interessa da vicino: come le app e gli smartphone possono spesso rivelarsi armi di distruzione, ma soprattutto di distrazione di massa.

Qui torna attuale il concetto di molteplicità che avevo citato nella prima parte di questo saggio, attraverso le “Lezioni Americane” di Calvino. Ancora di più però quello che conta oggi è questa frammentarietà delle notizie, e del modo in cui stiamo fruendo di informazioni e di strumenti di svago come tablet, pc e mobile.

La fatica del futuro

Per fatica del futuro possiamo intendere la nostra più totale incapacità di parlare di un Futuro. In particolare, i cosiddetti nativi digitali, che finora avevo evitato di tirare troppo in ballo, per ovvi motivi anagrafici, non hanno ben presente cosa voglia dire il termine futuro. In sostanza essi vivono in una sorta di Adesso digitale, in un qui ed ora infinito, in uno stato di atemporalità perpetua resa possibile dalla nostra sempre più efficiente memoria protesica collettiva. Il problema però è legato alla consapevolezza, che da sempre è stato il perno su cui ha ruotato il pensiero dell’uomo Moderno.

Secondo alcuni pensatori, è quasi impossibile comprendere davvero la cultura in cui viviamo. Molto più semplice e immediato è appartenere, condividere e vivere in funzione della tecnologia. Questo comporta ovviamente enormi sacrifici, e la fatica del futuro che come un fardello di platoniana memoria dobbiamo portarci dietro per conservare un retaggio di ciò che siamo stati e che volevamo essere. Una delle condizioni a mio avviso più faticose è legata al concetto di frammentarietà e di disunione, che attraverso le comunità digitali, native e non stiamo sperimentando sulla nostra pelle. La mancanza di empatia potrebbe essere un campanello d’allarme con cui fare i conti molto presto.

"Sospetto che una delle cose che i nostri pronipoti faticheranno a comprendere del nostro presente è come abbiamo potuto gestire tutte queste differenti apparecchiature invece di usare macchine tuttofare. I loro frigoriferi svolgeranno la funzione di assistenti personali e i bauli delle auto saranno utilizzabili come congelatori. I computer finiranno incorporati in tutti gli oggetti di uso quotidiano. Si diffonderanno a tutti i livelli, come vasellina calda. Le interfacce davvero evolute sono trasparenti, così trasparenti da diventare invisibili." (Up the line di William Gibson)

Dario Greco

Un meme ispirato a Lezioni Americane di Italo Calvino.

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