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Una storia di Antonella

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Rosso tramonto

Ad un passo dalla fine

Pubblicato il 25 agosto 2017

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Mille voci corrono su e giù per il corridoio di quel terzo piano, là dove la tua mano tentò di afferrarmi per un braccio, per non lasciarmi andare via. La gente continuò per giorni e giorni ad inseguirti. Volevano sapere. Capire cosa fosse mai successo quel pomeriggio strano. Un lungo, lungo silenzio dopo quel "NO" urlato. I passi veloci. Un braccio proteso, sicuro di potermi prendere, fermare la corsa folle su per le scale. "NO". Non hai fatto in tempo. Ti sei accasciato sul primo gradino. Tu crollavi. Neanche questo è riuscito a fermare la mia voglia di raggiungere il terrazzo e salire su quel cornicione. E adesso ero lì. Le sirene dell'ambulanza si avvicinavano veloci. Anche la polizia accorse veloce al mio capezzale. Una voce metallica attirò la mia attenzione: "Laura, Laura, riesci a sentirmi?". Si, si che ti sentivo! Sentivo ogni tua parola. Sentivo ogni attimo di vita che perdeva senso ad ogni tua frase. Un piccolo movimento del piede e avrei perso l'equilibrio. A quel punto avrei cominciato a fluttuare leggera nell'aria rarefatta di quel tramonto rosso fuoco che mi accecava. Quanto può essere così scandalosamente seducente un tramonto di fine autunno! Involontariamente presi fiato e i miei polmoni si riempirono di aria. Adesso ero pronta per lasciarmi andare. Ma la tua voce ritornò a chiamarmi. "Laura, so che mi senti. Qualunque cosa sia successo, puoi venirne fuori". Avrei voluto tanto guardarti in faccia per dirti che... <Tu non sai proprio niente di me. Tu non sai niente di niente. Hai solo studiato un centinaio di libri di psicologia e ti sei laureato con il massimo dei voti; hai trovato lavoro presso la Polizia di Stato e adesso intervieni con tutto il tuo scibile, a districare menti nel bel mezzo di una serata d'autunno ad un passo dalla fine. Cosa pensi di sapere di me? Niente, non sai niente.> "Laura adesso vengo su e tu mi aspetterai. ... Laura. Tu mi aspetterai."

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No, non ti aspetterò. Non voglio aspettarti. Perchè mai dovrei farlo? Tu non hai mai aspettato me, non mi hai mai dato la possibilità di raggiungerti, tu che sei sempre stato un passo davanti a me, mai a fianco. Perchè dovrei aspettarti ora che per una volta sono io ad averti lasciato indietro?

Guardo la luce del tramonto e la mezza sfera di sole che è ancora visibile. Non mi importa se mi fa male agli occhi, tanto tra poco non mi serviranno più. Fisso davanti a me i riflessi che disegnano pennellate di colore sulle nuvole e nel cielo e che mutano ad ogni secondo che passa e sono finalmente felice.

Peccato non avere con me la mia macchina fotografica. Avrei scattato la solita quantità industriale di fotografie ammaliata dai riflessi che avvolgono tutto quanto mi sta intorno. A me è sempre piaciuto fotografare il tramonto e non è un caso che io abbia scelto questo momento per tuffarmi fuori dal mondo: un tuffo nell'infinita bellezza del colore del mio momento preferito della giornata.

Che bello che è il caldo arancio che si stria di blu scuro man mano che il sole corre a nascondersi sempre di più nella magnifica distesa blu del mare.

Tra poco il cielo diventerà sempre più scuro ed io mi lascerò scivolare leggera nell'aria perchè voglio abbandonare questo mondo lanciandomi nel rosso, proprio prima che tutti i riflessi si dileguino, proprio nel momento che amo di più: quello in cui la piccola striscia di luce residua sparisce all'orizzonte. Chissà se esiste il raggio verde? Mi piacerebbe vederlo e farmi portare via dall'attimo in cui si paleserà.

Non sento più la tua voce che mi chiama. Lo so che stai salendo, ma ormai è questione di attimi, non ce la farai a raggiungermi.

Questa volta sarò io a non farmi raggiungere.

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Laura, Laura! Sento la tua voce sempre più disperata e lontana, straziata, Anima che non hai saputo ascoltarmi. Non correre, non t'affannare, sei lontano. Sento il calore. Quello del mio cuore che batte dentro di me, colmo ormai di disperazione per averti perso per sempre. Ricordo le rose profumate di rosso splendore che stringevi tra le mani, quando ti ho incontrato la prima volta, al tramonto, sulla spiaggia. Quella dove adoravo sedermi ad aspettare che gli astri scomparissero ad uno, ad uno, lentamente, come i miei pensieri. Fino a quando non sei comparso tu, con il tuo profumo. Improvviso come una tempesta, hai rapito la mia anima gettandomi senza capire tra le tue braccia, inerme, come incantata.

Ora provo la stessa sensazione di vertigine, mista a stupore inebriante, come questi colori che sfumano all'orizzonte, lontani e che ci condannano a non stare vicini.

Muore il sole all'orizzonte. Si spegne lentamente, come i miei occhi.

Mentre le stelle si accendono in lontananza tirandosi dietro l'oscurità.

E il tempo non esiste. Si ferma mentre sparisce.

Nulla nel silenzio.

Il vuoto dei pensieri ha preso il posto dell'aria leggera che mi circonda.

Pace, solo calma attraversa la mia anima. Una sensazione di bellezza che solo dentro si può sentire, mentre il mondo fuori continua ad esistere.

Attimi eterni che sembrano non finire, ma che lenti sfumano tra mille colori caldi. Che sanno dare sensazioni diverse, cambiando e fondendosi impercettibilmente, come noi in questi anni.

1

Lasciamo che il tempo porti con se i ricordi vissuti tra mille domande, mille perché. I no, i ma, i se!

Quelli che negli anni hanno forgiato la nostra tenacia, la pazienza, i nostri pensieri più profondi...

Quelli chiusi dentro l'uscio della nostra famiglia, quella che solo il cuore sa dare, combattiamo una battaglia contro l'indifferenza che uccide più delle parole che ora non servono. Che, a volte, non ci sorreggono ma distruggono, facendo apparire tutto facile, quello che invece è un peso difficile da sopportare.

Un giorno mi hai detto... "I tuoi occhi mi avranno"

La tua sofferenza mi aiuta a sopportare questa esistenza.

Questo muro di silenzio, separa la tua bellezza dalla mia interna tristezza.

La tua anima ora per me è segreta, il tuo silenzio impenetrabile, senza meta.

Le tue parole sgorgano dentro il mio silenzio, sprofondando nel mare dei tuoi occhi, come l'infinito che riempie le mie speranze, i miei sogni, aspettando l'eternità che fonda i nostri mondi.

Vestiti dei tuoi sorrisi e riempine ancora il mondo, che si giri a rispondere con un battito di felicità e la mia mente sia il giogo della tua anima!

Non c'è un solo motivo preciso, non una serie sovrapposta di cose!

Non scatta all'improvviso, nè si spegne senza una ragione apparente!

Laura, mi senti? Una vita è una vita!

E, intanto la vita ti esplode dentro!

tutto quello che è il passato è trascritto indelebile nella mente...

E sarà la luce del giorno che darà al mare il suo calore, infinitamente immmenso, come l'amore tuo per la vita!

E, Laura, mi aspetterai? Io ti aspetterò!

1

L'urlo di quel tramonto giungeva di sbieco alla sua mente confusa. Laura era tutto in quel momento: paura, rassegnazione, morte e rinascita.

La carne puzzava di vita e a quel puzzo ci era abituata, così come al dolore e alla sua lancinante trafittura sotto il cuore.

Strizzava gli occhi, contava i metri che avrebbero potuto separarla dall'asfalto: un letto di pece che, in fondo, non desiderava.

Laura e la circonvoluzione delle parole: evadevano a tratti, altre si rifugiavano in nicchie di luce, altre sfilacciavano i lembi di lucidità riconducendola al passato, ai ricordi, agli strappi che si erano susseguiti.

Uno strappo... Puff! Male!

Due strappi... Puff! Puff! Malissimo!

Tre strappi... Puff! Puff! Puff! E... Via!

Ma da chi? Da dove?

Nel ritmo sincopato di una possibile rinascita si accalcava il desiderio di farla finita.

Spegnersi! Tacere per sempre il segreto che si portava dentro!

L'indifferenza degli sguardi era l'uscio oltre cui non faceva tentativi, indietreggiava con riverenza in fondo all'abisso di ogni singola paura espansa.

Gli occhi di Paolo, ad esempio!

Avevano indugiato sulle sue nudità, avevano attribuito aggettivi e bellezza alla sua magrezza, avevano oltrepassato ogni limite. Poi, restii, si erano ritirati come un lampione che si stufa di far luce e si arrende al buio.

Li aveva lasciati entrare, le erano rimasti dentro, in ogni centimetro di pelle, in ogni anfratto da godere.

-I tuoi occhi mi avranno...- Sì, glielo aveva sussurrato incauta, in un momento di debolezza. E non avevano smesso di cercare... Non ad un'ora qualunque, ma nell'attimo in cui si erano fusi riconoscendosi e rubandosi.

Rise, rise, rise isterica, inebriata, disperata nel volger inquieto di una pericolosa solitudine.

Solasolasolasolamaledettamentesolasolasolasola...

L'eco ripetuto del rossotramonto, del vuoto che la succhiava, delle labbra semiaperte a pronunciare invano il suo nome...

Paolopaolopaolopaolo+Lauralauralauralaura...

Si struggeva menzionando un abbinamento che adesso strideva, come una corda malmessa di violino e stranamente arpeggiante.

-I tuoi occhi mi mangeranno...

Sì, e stava avvenendo... Sangue e carne e passione... Passione, carne... Sangue e rosso vivo...

Una lama fendente le vene dei polsi...

E goccegocegocce a tingere l'aranciosole...

-I tuoi occhi mi saluteranno...

Ultimo pensiero. E poi il volo!

1

Sì, Paolo, l'amore è quella stretta che t'accarezza il cuore trasformandolo. Ci si svuota e ci si riempie di continuo, riversandosi l'uno nell'altra.

Davvero sei convinto che sia accaduto a entrambi?

Davvero riesci ad udire ancora la musica dei miei sogni frantumati?

Davvero i tuoi occhi mi contemplano per quella che sono? Un'infelice a vita!

È la definizione che mi hanno affibbiato sin da piccola. E io morivo già allora al tramontar del sole, confondendomi col suo languente calore.

Foglia volgente al suolo piroettando tristezza.

Mattino inestinguibile dentro in cerca di un attimo di sole.

Credimi, io non sono l'etichetta con cui mi vuoi allacciare.

Non ci si aggancia se non si è capaci di fare silenzio.

Comincio ad amare le non parole, le sillabe tronche e storte, il mormorio dei muri, delle pietre, degli alberi in ombra, rilasciando il veleno che sgomita in ogni interstizio pur di rovesciarsi.

Ma io non posso, non posso, capisci?

Erano le maledizioni delle vecchie sedute nei vicoli stretti, erano le spume di mare e di vento a seminare condanne, erano gli squallidi slang dei clan a organizzare i minuti di ognuno.

-Laura, all'angolo ti aspetta... Sii compiacente... - Mazzette su mazzette a spaccarmi il cuore e l'adolescenza e cosce spalancate ad accogliere mondi vitrei e incolore.

Oppure

-Laura, devi tacere. Non vedi, non senti, non parli... Ricorda!-

E il rombo del buio generava fantasmi nelle mie fantasie irrisolte.

Strappistrappistrappistrappi e...

Rammendirammendirammendirammendi

Puff! Puff! Puff! Puff! Malemalissimomalissimissimo!

Giro giro tondo

quant'è strano il mondo

gira la terra

e tu ti trovi giù...

Mi divertivo a giocare con le filastrocche, filastroccavo e distruggevo il gioco che non possedevo. Ad essere felice non bastava il tempo. E il mare mugghiava pesantemente articolando il mio dolore.

Paolo, com'è che mi guardi adesso? E i tuoi occhi che colore hanno?

Il grigioverde della piattezza?

O la trasparenza di chi vuol raccogliere senza cogliere?

Mi hai avuto come gli altri, ma il cuore era chiuso. Si-gil-la-to!

E dimmichenonhoragione!

E dimmiperchèdovreirestare!

Edimmiadessochemiamiancora!

Sssshhhhhhhh!

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