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Una storia di LuigiMaiello

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Che cos’è la felicità?

Alla ricerca di una definizione comune.

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Pubblicato il 16 ottobre 2017 in Spiritualità

Tags: dirittodiesserefelici emozioni felicit storiacollaborativa

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Ognuno di noi sa riconoscere i momenti in cui è felice da quando non lo è.

Siamo felici quando siamo sereni,

ma l’intensità del nostro essere felici varia a seconda del numero e della forza delle emozioni positive che sperimentiamo.

Tutti infatti, in misura più o meno accentuata, proviamo emozioni, ma non tutti le comunichiamo allo stesso modo. Alcuni cercano di tenerle per sé, ma anche in quei casi c’è sempre una reazione inconscia che le trasmetterà all’esterno. Altri le condividono parlando o scrivendo di esse, mentre alcuni riescono perfino ad immortalarle nelle opere d'arte.

“La felicità è reale solo se condivisa”

Siamo nell’era della condivisione e tutti vogliamo riscoprire relazioni ed esperienze semplici, che ci fanno ri-stabilire anche un contatto originario con il mondo circostante e con la natura.

Chi è felice sorride spesso,

è quello il segnale inconfondibile e universalmente riconosciuto della gioia.

Le persone felici si sentono più libere e spontanee,

e, in un circolo che si autoalimenta, sono più felici perché hanno più rapporti sociali.

La ricerca della felicità è il vero obiettivo della nostra società, addirittura un diritto universale secondo la Dichiarazione di indipendenza americana, ma è anche una dimensione che varia da persona a persona, così come le modalità di percepirla e dimostrarla.

La domanda a questo punto è: “Cosa succede dentro e fuori di noi quando siamo felici?”

Forse ognuno sa cos’è la felicità, fino a quando non gli viene chiesto di darne una definizione. Oppure no.

“Ho deciso di essere felice perché fa bene alla mia salute. ” Voltaire

Innanzitutto distinguerei la gioia dalla felicità: gioia é un momento di contentezza, di piacere, mentre felicità è uno stato d'animo positivo di chi ritiene soddisfatti tutti i propri desideri.

La nozione di felicità intesa come condizione (più o meno stabile) di soddisfazione totale, occupa un posto di rilievo nelle dottrine morali dell'antichità classica, tanto è vero che si usa indicarle come dottrine etiche eudemonistiche (dal greco eudaimonìa) solitamente tradotto come "felicità". Il termine non solo indica gioia ma l'accettazione del diverso e la tranquillità con gli altri.

Questo é quanto si puo' leggere, in breve, sull'argomento.

“Siate felici, agite nella felicità, sentitevi felici, senza alcuna ragione particolare.” Socrate

Il mio parere personale, formatosi in tanti decenni di vana ricerca della stessa, in periodi in cui ho potuto affermare con cognizione di causa che la felicità non esiste, in giorni e giorni sospesi tra la gioia e qualche altra cosa a cui non so dare un'esatta definizione. é che la felicità é una condizione assolutamente soggettiva, condizione che non sarà mai stabile né definita o definitiva.

La felicità è un attimo di amore assoluto, di sintonia perfetta con la natura, di appartenenza all'Universo, di scoperta di sé, di accettazione del tutto.

“Le persone più felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto, ma coloro che traggono il meglio da ciò che hanno.” Khalil Gibran

Le definizioni non mi piacciono. Ancor meno definire cosa sia la felicità.

"definire" (ant. diffinire) v. tr. [dal lat. definire «limitare», der. di finis «confine»] (io definisco, tu definisci, ecc.). – 1. Determinare fissando i limiti

(cit. http://www.treccani.it/vocabolario/definire/)

Non mi piacciono i confini, i limiti, il definito.

Eppure, quando penso alla felicità, subito la mia mente comincia a selezionare fotogrammi di vita vissuta. In ogni immagine c'è sempre un luogo, un incontro, una risata, un momento condiviso, un abbraccio, un bacio, una carezza. Sono fotogrammi ben definiti. Perchè la felicità sei tu quando vivi a pieno il tuo presente. Non importa se chiuso dentro ad una stanza o davanti ad un tramonto spettacolare. Quando lo spazio ed il tempo non hanno più valore e tu sei al centro di tutto, allora sei felice. Perchè la felicità è tutta dentro il nostro essere noi stessi nudi.

E non c'è niente di più bello che essere se stessi, pienamente se stessi e viversi a pieno, respirare, emozionarsi, stringersi forte e sapere che oggi è sempre un bel luogo dove vivere.

ah...felicita'...su quale treno della notte viaggerai lo so...che passerai...ma come sempre in fretta non ti fermi mai

https://www.youtube.com/watch?v=2xko3oDvHUQ

La Felicità. Mi siedo davanti a uno specchio e mi rivolgo questa domanda così insidiosa.

"Cos'è la Felicità?" Mi sento rispondere da me stessa "Vorrai dire, cos'era la Felicità"

Mi sorrido. Questa è una domanda molto più semplice. Vediamo...

"La Felicità era vederlo sorridere e perdersi in quello sguardo profondo come l'oceano.

Felicità era attendere quelle telefonate e pregustarle in un attimo mentre quel nome compariva sul display del telefono e l'inconfondibile suoneria rallegrava la stanza.

Felicità era scendere da quel treno con il cuore impazzito nel petto dal desiderio di rivederlo anche se erano trascorsi soltanto pochi giorni dall'ultima uscita insieme"

Annuisco e, per assurdo, riaffiora in me quella sensazione ora perduta.

"Felicità era essere in due, Noi due. La Felicità era sfogliare insieme i fumetti all'edicola, era saperlo finalmente accanto a me. Era parlare per ore senza riprendere fiato, era scriversi finchè gli occhi non si chiudevano e lo smartphone cadeva sul cuscino alle due di notte. La Felicità era ciò che non è più poichè lui non è più"

Ok, bene, ho ricordato abbastanza. La malinconia ora è più forte.

E, allora, mi chiedo: "Cos'è, adesso, la Felicità? Cos'è la Felicità quando la fonte della Felicità non è più?"

Sospiro e trovo una risposta. "Adesso è fotografare con la mia reflex, immortalare i paesaggi che amo. Ora è viaggiare senza meta, è sentirmi libera e senza catene."

Viaggio e libertà.

Mi sorrido ancora.

La Felicità è Libertà.

Essere felici è sicuramente un fine a cui si tende, pur sapendo che non si potrà mai esserlo definitivamente. Si può essere felici per un avvenimento, un incontro fortuito con una persona eccezionale che ci ha colpito e riempito di emozioni che non ci aspettavamo, ma quando tutto questo si conclude, ritorniamo allo stato d'animo precedente d'attesa, pur se mitigato dall'esperienza vissuta. Ci resta la nostalgia, e questa non è certo felicità. Il ricordo, specialmente di un'esperienza che ci ha resi felici, ci confonde. Ci fa credere di esserlo, felici. La felicità ci conforta solo nell'attimo in cui viviamo l'esperienza felice, che ci soddisfa, ci fa assaporare la vita in modo diverso dal solito. La felicità è come la ricorsa che ci permette il salto, perché mentre si salta già pensiamo a come metteremo i piedi all'arrivo. La nostra abitudine al tempo che passa, alla delimitazione degli spazi e quindi degli eventi che nascono e finiscono ci portano inevitabilmente a considerare che tutto sia effimero. Viviamo d'attimi che ci rendono felici, che spesso vogliamo che siano tali, quasi siano un merito al nostro darci da fare. Aristotele mi pare abbia detto che si può affermare di essere stati felici solo l'ultimo giorno della nostra vita, guardala a ritroso, tirando le somme degli eventi attraverso cui siamo passati. Questo riguarda ovviamente qualsiasi emozione ci tocchi. Tuttavia credo sia importante il come si affronti la vita. Il famoso bicchiere mezzo pieno piuttosto che mezzo vuoto. Fare in modo, cioè, che tutti quegli attimi che ci hanno fatto assaporare quella emozione così eccitante ci rimangano dentro il più possbile, che diventino lente attraverso cui giudicare tutte le altre situazioni che incontrimo nella nostra vita.

<div>Il cammino verso la felicità, spesso, è complicato.</div>

<div>Basta distrarsi anche un secondo e non la vedi più o almeno la intravedi con la coda nell'occhio e la speranza di trovarne ancora più avanti non ti fa fermare e non ti fa tornare indietro.</div>

<div>La delusione di non ritrovarne ancora ti fa abbassare lo sguardo, lasciandoti sconsolata, ma eccola sfuggire ancora una volta. </div>

Uffà!!! Oggi non è giornata, oppure vado troppo veloce, ho la sensazione che rallentando il viaggio riuscirò a scorgere il mio momento di felicità, fatto, semplicemente, di consapevolezza nell'averla riconosciuta, lasciando ai miei occhi quella lucidità che fa molto bene alla mia anima.

Credo che sia felicità tutto ciò che rifugge da grandi definizioni.

Svegliarsi al mattino e spalancare gli occhi sulla bellezza, filtrare le nuvole e indovinarvi l'azzurro, leggere il buio e accostarvi luce.

Sentirsi in cammino sempre, non verso un orizzonte qualunque, ma verso il più bello dei mondi che si possa costruire, arricciando il naso, inarcando le sopracciglia per lo stupore, tendendo i palmi per abbracciare, allungando i passi per saltare.

Lasciarsi scivolare negli altri, per caso o no, per piantarvi speranza e andare da chi ha bisogno per più di una manciata di minuti.

Siamo disegni che devono ondeggiare per imparare l'amore sillabando la vita con un ritmo tutto personale.

Il contagio della felicità non avviene mimandola, ma accompagnandola all'uscio del cuore con delicatezza, sfiatando sorrisi dappertutto.

Ho centrato negli occhi il tempo delle relazioni e delle differenze, abituandomi al piacere di sentirmi libera dentro dopo la tristezza di ogni cicatrice.

È la capacità di riempirci che ci fa somigliare alla domenica, quando all'alba il silenzio è più di una coperta e ci alleggerisce spiegandoci il cielo come un desiderio.

Che accada prima o dopo, l'importante è che ci provochi, nudi, la felicità, smontando le chiacchiere: il capolavoro di ogni inizio ci rende "più amati"!

"... Iniziai a guardare indietro, al mio passato e giunsi alla conclusione che fino a quel momento la felicità certo non mi era mai appartenuta e ancora non mi apparteneva, perché non sapevo vederla, non sapevo averla e come l’amore infondo non sapevo dargli una definizione, non sapevo spiegare cosa fosse, ma il motivo era davvero solo perché credevo di non averla mai conosciuta? Tutte quelle domande che mi ponevo fecero vacillare la mia convinzione, iniziai a dubitare delle mie stesse idee. Cominciai a chiedermi se fosse possibile essere felici senza saperlo, se a volte non siamo in grado di capire che lo stato d’animo che stiamo vivendo sia felicità. La ragione mi suggeriva che era impossibile vivere qualcosa di cui non si è coscienti, eppure c’era chi affermava che non solo ciò che possiamo vedere esiste. Probabilmente, allora, la felicità è solo troppo breve per riconoscerla, per permetterci di accorgerci di viverla, semplicemente troppo fugace tanto che la nostra mente, forse, non riesce ad afferrarla, perché quando la nostra ragione è lì, pronta ad analizzare, la felicità ormai è già svanita. Eppure, pensavo, esistono i ricordi, dovremmo ricordarla, perché allora qualcuno non ci riesce? Forse perché non l’ha mai provata? Tornai al punto di partenza. Mi fornivo da sola tesi ed antitesi, senza riuscire a venirne a capo, quando alla fine pensai che, come i più sostengono, la felicità davvero è solo uno stato mentale, proiezione di un pensiero positivo, semplice volontà. Allora io, forse, non avevo mai avuto la volontà o la perdevo troppo facilmente, ma ero decisa, decisa a smettere di chiedermi cosa fosse la felicità, magari solo così avrei potuto davvero sentirla dentro di me."

- Tratto da "Intro"-

Anni fa ero una ragazza con tanti sogni e la voglia di scoprire la vita. Un giorno qualcuno mi chiese se ero felice. Non risposi. Credevo di esserlo: avevo una vita da costruire, ero innamorata, ma non sapevo nulla della felicità. Era un concetto così difficile da capire, una faccenda così seria che sconcertava, ma di una cosa fui certa in quel momento: se la felicità era da qualche parte l’avrei cercata con tutte le forze. E poi l’ho anche trovata e ho vissuto momenti irripetibili, solo che non so se era davvero la felicità o uno stato di benessere transitorio. L’ho ritrovata a volte nella voglia di scoprire cosa nuove o nell’emozione di vivere situazioni esaltanti e anche se non riesco ad arginare gli anni che passano non smetterò mai di cercarla, la felicità, e di inseguirla quando gioca con me a nascondino. Ed è la continua ricerca, il moto perpetuo che rende tutto affascinante e che a volte mi rende felice, se la felicità fosse uno stato definito e continuo finirebbe con l’essere una noia mortale.

Desiderare di essere felici è un'utopia. Questo è uno dei motivi per cui, nella vita, si vivono momenti in cui lo sto d'animo viaggia come su un ottovolante. Ansie, preoccupazioni, darammi. Sono i percorsi "ignoti" che affrontiamo passo passo, senza tuttavia poter prevedere che potessero accadere

La felicità è un sensazione improvvisa, un attimo: avviene qualcosa di speciale per cui, d'improvviso, il cuore esulta, palpita impazzito, sembra voler uscire dalla sua postazione, non lo controlli.

Rare sono le occasioni che si presentano, capaci di farti sentire così bene e non le puoi programmare. Impossibile decidere di sentirsi così, se non accade l'imprevisto. Potrebbe essere l'amore, uno sguardo. Un incontro casuale, che ti suscita l'emozione. Un cucciolo festoso o una panoramica sul mare che ti mozza il fiato. Qui la vita ha decisamente un'altra prospettiva. In quei momenti ti senti Wondewoman, nulla ti si può negare, hai i superpoteri. la durata di questo stato d'animo è limitata, per quanto tu ci metta il massimo dell'impegno, piano piano si trasforma in abitudine e l'entusiasmo si placa, l'euforia sfuma.

Questo spiega perché la ricerca della felicità è inesauribile: perché va vissuta come un evento unico e prezioso. Un sentimento positivo simile, lo condividi con chi ami di più, ma viene definito gioia, armonia o tranquillità, ma è tutt'altra cosa.

Dovremmo imparare a cogliere l'attimo, perchè è solo quello il momento in cui la felicità ci possiede totalmente e, più che raro, è veramente irripetibile.

Ma a questo punto la questione diventa un’altra e più complessa: si può essere felici, mentre gli altri sono infelici?

E qui entra in scena l'essere se stessi! E, si.

C'è... C'è, chi è felice quando gli altri non lo sono, si dice che gode delle disgarzie altrui, ne conosco parecchi che insistono quando sei nelle maggiori difficoltà e ti aiutano, sì, ma a finire a fondo e ne sono veramente felici da festeggiare, da guadagnarci.

Chi, con certosina macchinazione arriva a giocare con la mente dei più deboli e finchè non ottiene quello che ha programmato non si ferma!

Chi non guarda dove va, attento a notizie false e cose insignificanti a cui da valore più della famiglia, della bellezza del creato, dei figli, della vita.

E c'è chi invece è felice con quel poco che ha, non cerca nulla di più che essere in pace, con se stesso, nonostante tante avversità, tocca il fondo e si rialza, sempre, abbacchiato, distrutto, ma nonostante tutto ancora vivo.

Chi cerca di avere figli ma si trova davanti a un bivio, la propri vita o dare alla luce una nuova vita ed' è felice di scegliere la seconda.

Chi ha conosciuto null'altro che fame, distruzione, violenza, negazione della propria identità, prende e parte senza meta attraversando a piedi mari e monti senza chiedere altro che un pezzo di pane e di libertà.

Chi incontri sotto un ponte, sopra una panchina, per terra ricoperto da cartoni, nelle sale di attesa degli aeroporti, sotto i portici delle grandi gallerie davanti a negozi di ogni genere, di cose che non potrà mai permettersi, ma felici di essere se stesso, senza distinzione di chi gli passa davanti o accanto, senza invidiare o rubare un tozzo di pane, che non trovi invece buttato in un cassonetto.

Chi, senza lavoro, senza casa, senza la famiglia vicina si accontenta che gli altri siano felici e la sua felicità è pace...

"La mente in se stessa alberga, e in sé può trasformare nel ciel l'inferno e nell'inferno il cielo".

Credo che questa splendida massima di John Milton sintetizzi adeguatamente la mia personale concezione di felicità. L'uomo essendo per natura un animale sociale, inevitabilmente interagisce e viene influenzato dai suoi simili in ogni suo aspetto dell'esistenza e i suoi stati d'animo non sono altro che il risultato delle sue relazioni con gli altri individui. La solitudine, aspetto sempre più ostracizzato e guardato con diffidenza in un mondo in cui la parola social si accosta ad ogni ambiente, viene considerata un'impossibile fonte di felicità. Il raggiungimento dei propri personali obiettivi e la ricerca del senso più profondo della vita sono indissolubilmente legati agli altri; questo perchè è impossibile essere pienamente felici da soli, proprio per il fatto che siamo animali sociali. In passato credevo, come molti, che il tortuoso sentiero che conduce alla felicità fosse latricato di una sola pietra: l'Amore; ero convinto che solo trovandolo avrei potuto realizzare e dare un senso compiuto alle mie giornate, le quali erano quindi votate alla ricerca di questo in ogni modo possibile. Nonostante ripetute delusioni passate, vedevo il mio obiettivo sempre più fattibile: ero certo che prima o poi sarebbe arrivato qualcuno a dare una svolta alla mia vita. Mentre conducevo questa ricerca pieno di speranza sembravo aver dimenticato tutte le bellezze che avevo attorno a me; amici e famiglia passavano lentamente in secondo piano. Incosciamente avevo associato il concetto di felicità all'Amore, senza il quale non avrei mai potuto essere soddisfatto e avrei vissuto sempre in un limbo di attesa sempre più angosciosa.

Con il passare dei mesi, colpa delle circostanze relativamente limitate di una piccola realtà dove vivo ma soprattutto di un atteggiamento eccesivamente idealizzato da parte mia, collezionavo delusioni costanti. Talvolta era una buca ad un appuntamento, altre volte uno schietto "no" ad uccidere i miei sogni. Pensavo di essere caduto in un profondo baratro dal quale fosse impossibile uscire, succube di una realtà destinata ad essere per sempre triste.

Una sera andai a cena con un amico, il quale si era recentemente fidanzato dopo aver vissuto un periodo identico a quello che vivevo io; lo invidiavo molto, vedevo in lui la vita che io non avevo e che ero certo non avrei mai avuto. Dopo avergli spiegato la mia situazione mi disse delle semplici parole che non dimenticherò mai: "La felicità è già intorno a te, smetti di cercarla e la troverai".

Inizialmente faticavo a comprendere cosa volesse dire, ancora schiavo della mia idea contorta di felicità. Mi spiegò che essa si trovava dentro di me, scorreva nella mia famiglia e nelle mie amicizie e che l'avrei trovata semplicemente cambiando il mio modo di vedere le cose, senza nessun pregiudizio e con la convinzione di essere felice.

Quelle parole mi aprirono gli occhi. Cercavo disperatamente qualcosa che avevo già nel mio mondo, alla mia portata. L'illusione svaniva instantaneamente, mentre assaporai dopo molto tempo quello che passa sotto il nome di felicità.

In base alla mia personale esperienza, la felicità non si trova in un'auto nuova, in un viaggio ai confini del mondo o necessariamente in un'altra persona, ma vive semplicemente nel quotidiano di ognuno di noi. Basta smettere di cercarla e aprire gli occhi su ciò che si ha vicino senza trasformare il cielo che ognuno di noi ha in un inferno di ricerca senza sosta.

E' Felicità quando incontri te stessa e non ti disgusti.E' Felicità quando nonostante tutto e tutti sei coerente.E' Felicità qundo ti basta, e ti sazia, e non hai altri desideri all'infuori di quello di gustarti quel momento nella sua interezza.E' Felicità quando abbracci una canzone e cerchi il modo per non dimenticare qull'emozione... perché non importa morire se solo tu potessi portare per sempre con te qull'istante.

Mi frullano in testa tante definizioni di grandi Autori, tutte vere, per carità. E poi adoro leggere chi ha saputo mettere insieme le parole e darle in pasto al mondo, magari per sempre. Non tutti abbiamo gli stessi mezzi culturali per esprimerci, e definire è assai complicato. Ma le emozioni sono uguali per tutti. Chi sa leggerle, potrebbe passeggiare per strada, tra le storie della gente e darne infinite di definizioni. Ognuno è felice in uno specifico momento. Un traguardo tagliato. Una sorpresa. Una rassegnazione superata. Un amore, nato, ritrovato, sperato, sognato. Una malattia sconfitta. Una promozione. Un percorso finito. Gli occhi definiscono più delle parole. E per quello che ne so, direi che la felicità è un attimo, ha infinite sfumature e le emozioni sono la chiave per definirla.

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