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Una storia di Nikolay

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Saluti con la pala? Elezioni!

"Ciao caro, ma tu a chi voti?"

Pubblicato il 26 novembre 2017

"Onestà, futuro e libertà: vota Esposito!".

Così sta scritto sul manifesto. Sta azzeccato dove di solito mettono quelli dei defunti. Menomale che ultimamente sta morendo poca gente, così ci sta più spazio per metterli in sequenza. Muri interi impregnati di carta, che per una parte è buono: facciamo la città più colorata.

Mi so' avvicinato per curiosità, volevo vedere se a quello tutto sorridente là dentro lo conoscevo. A primo impatto non mi pare, eppure sta faccia a bello guaglione l'avrò già vista.

Niente, non mi viene proprio.

Poi si avvicina un signore anzianotto, forse giunto sul posto per vedere sta settimana nel circoletto della briscola chi è passato a miglior vita. Ma noto che non pone attenzione sulle scritte in bianco e nero, bensì verso quelle che pure io stavo leggendo.

"Lo conosco a questo qua", mi dice, toccandomi due, tre volte sulla spalla, e muovendo la mandibola in maniera esagerata.

"Ah si? Ma è del paese? Perché l'ho visto nei paraggi qualche volta in passato, sono sicuro, eppure non mi viene in mente chi è...".

"Abita due vicoletti più avanti".

"Niente di meno? Io sto sempre in zona, eppure non lo vedo in giro da un po'".

"Tiene i domiciliari da scontare fino a fine mese. Si è fatto due anni dentro, e uno di domiciliari. Ma tanto le votazioni stanno fra un mese e mezzo, è tutto apposto". Gli occhi per un attimo mi escono dalle orbite.

"E scusate, ma a uno così gli permettono di mettersi nelle elezioni?", mi esce spontaneo.

"Uagliò tu perché sei giovine assai e non ti ricordi, ma alle comunali di quattro anni fa quello pure si mise in mezzo".

"No avete ragione, non ricordo. Embè, che fece?".

"Non diventò sindaco per una decina di voti. Che sfortuna, eh? Ci ha voluto riprovare quest'anno".

"Sfortuna? E non è meglio così?".

"A me mi è dispiaciuto assai perché io e mia moglie l'avevamo votato. Pure i figli miei...".

"Vabbè giustamente uno certe cose non le può sapere, poi si rende conto dopo...e quest'anno invece a chi votate?".

"Sempre a lui!", mi fa tossendo, con quel movimento di mandibola sempre più assiduo.

"Ma come? Un'altra volta? Dopo quello che ha fatto?".

"A pensarci bene, non so se mi conviene...".

"Eh, ci pensate pure".

"Non so se mi conviene perché quello quando mi portò la spesa ci mise dentro pure i dolci e i pezzi di formaggio. Il problema è che io tengo un poco di colesterolo, giovinò, e pure una puntella di diabete", mi risponde ancora, facendo pure il cenno con la mano, unendo pollice ed indice ed abbassando le altre dita.

"Allora io glielo spiegai pure, ma quello mi disse che non lo sapeva e aveva speso comunque cinquanta euro. Perciò mi pigliai le buste e mi so' stato zitto. Ma quest'anno no eh, mica mi faccio fare fesso. Mi faccio dare direttamente i soldi e me li spendo a modo mio, almeno sicuro che rimango contento. Mo' non mi dire niente che tengo che fare, mi aspettano per scala quaranta nel circoletto, buone cose giovine", e se ne va a passo relativamente svelto, considerando l'età.

Rimango fisso a guardarlo mentre si allontana, e non mi riesco a capacitare. Prendo la via di casa, afflitto sempre dallo stesso pensiero: su chi la devo mettere sta crocetta quando vado là dietro, con il pezzo di carta in mano?

Fortuna che c'è tempo per ragionarci su.

Anche se, in un ambiente così, farti n'idea giusta è veramente complicato.

Votare il vecchio sindaco, che dopo manco un anno si è dimesso, mi pare 'na stupidaggine. Votare uno fuori paese neanche è logico, visto che non sa i problemi veri che teniamo qua. E quel montato del figlio del medico curante che sta in piazza, quello non me la conta giusta, e la laurea mi sa che se le comprata pure, figuriamoci se può comandare il paesello.

Penso che alla fine mi accoderò ad una di quelle listi di giovani messe in fondo a tutto, che pigliano i voti solo dai parenti, ma almeno quando le cose faranno schifo non potrò rimproverare me stesso ripetendomi: "Quello sta là peché l'hai votato tu, delinquente!".

Mentre cammino sul marciapiede, un macchinone si affianca ed interrompe la mia riflessione. "Ciao caro!".

Mi giro dall'altra parte, forse c'è qualcuno. Invece parla con me.

"Prego dite, ma ci conosciamo?".

"Come no, non ti ricordi? Mio padre fa l'impiegato nell'Asl dietro i quattro palazzi".

"Ah si, dimmi tutto".

L'avrò visto, ad occhio e croce, giusto un paio di volte.

"Niente, per caso ti serve un lavoro?".

"A chi non servirebbe, di questi tempi..."

"Allora stai parlando con la persona giusta. Se papà piglia il posto di consigliere, sistema a parecchi di loro. Ti garantisco che mille euro al mese nessuno te li leva. Tanto che ti costa, devi solo votare...".

La proposta mi pare pure interessante, ma la fregatura ci sta sempre, devi solo capire bene dove.

"E in che partito si è candidato?"

"Onestà, futuro e libertà. Il candidato sindaco è un certo Esposito...".

"Quello ai domiciliari?".

"Esattamente. Vabbè ma è una cosa vecchia, mo' ha messo la capa a posto, stai tranquillo. Allora che fai, accetti?".

"Ci penserò, poi ti faccio sapere...".

"Va bene carissimo, a risentirci", poi fa una sgommata esagerata e scompare dopo due secondi. Già mi ci vedo alle urne, con quello mi dà la carta in mano piena di simboletti, linee, colori, che se la guardi per più di cinque secondi ti sale la febbre. Crocetta bella calcata su "Gioventù e speranza", che se ci pensi solo quella ci è rimasta.

Dieci voti su venti mila abitanti e tutti a casa, ci proviamo di nuovo fra quattro anni. Perché tanto mo' così funziona.

A lamentarci che la sera non si accendono manco i lampioni sul corso, siamo buoni tutti quanti. Quando però ci sta occasione di cambiare qualcosa, sembra che non ce ne fotte niente. E allora ce lo meritiamo di stare al buio, in tutti i sensi.

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