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Una storia di IvanBerardi

Questa storia è presente nel magazine Un'allegra battaglia per i diritti di tutti

Ogni nuvola ha una fodera d'argento 3

Un'allegra battaglia per i diritti di tutti.

Pubblicato il 24 dicembre 2017 in Altro

Tags: diritty gay lesbiche lgbt religione

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Questo racconto è frutto dell'immaginazione dell'autore. Ogni riferimento a persone realmente esistenti e fatti realmente accaduti è puramente casuale.

Ciao, ecco il terzo capitolo con riassunto dei precedenti. Per chi volesse, invece, questo è il link...

http://www.intertwine.it/it/read/wY4pFbU9

Riassunto capitoli precedenti.

Tre amiche: Leonarda, Giovanna e Stefania, stanno per aprire un bar (la Topolina) dedicato ad una clientela prevalentemente lesbica. La mattina dell’inaugurazione scoprono che l’associazione: “Le Vedette della fede” ha in programma per quella sera stessa una manifestazione a sorpresa contro l’apertura del locale. Il notaio Egildo Belluomo, coordinatore delle Vedette è determinato a rovinare l’inaugurazione. Contemporaneamente...

3 Bello Amore

Sergio era sveglio da poco. L'allarme programmato per le 7.00 aveva interrotto un sonno leggero in cui sogni e realtà si rincorrevano fastidiosamente. Quella notte aveva finito di lavorare tardi ma gli era stato permesso di dormire in una delle piccole stanze di servizio che l'hotel lasciava disponibili in caso di bisogno. Ed oggi era uno di quelli infatti, ai nuovi ospiti che ieri avevano invaso la reception, se ne sarebbero aggiunti molti di più e, provenendo per la maggior parte dall'estero, per una settimana o poco più avrebbero reso Brescia e di conseguenza il centralissimo Hotel Fidelis (*****) davvero INTERNATIONAL. C'era giusto il tempo per fare la doccia ed una colazione veloce prima di una nuova, lunga giornata alla reception. Se l'idea in sé fosse stata abbastanza per fargli pensare con assonnata nostalgia al letto che aveva appena abbandonato, Sergio poteva quantomeno consolarsi concentrandosi sui nuovi arrivi: già ieri non aveva mancato di apprezzarne alcuni che avevano inconsapevolmente contribuito a rendere il lavoro più allettante .

A 34 anni e, come diceva sua mamma parlando di lui con le amiche -di bella presenza-, Sergio non aveva mai fatto molta fatica a procurarsi incontri casuali, più difficile si era dimostrato trasformarli in qualcosa di concreto. Sì, c'erano state due o tre storie un po' più serie, ma il principe azzurro era ancora nascosto in quel castello nella foresta incantata, probabilmente bello e addormentato o, quantomeno, addormentato. Poi erano arrivati i due terribili fratelli gemelli ‘Grindr e Tinder’, anche lì, dopo mesi di giochetti, messaggini, una foto qua, una foto là e un paio d'incontri, l'ebrezza della novità si era esaurita e Sergio aveva cominciato a dubitare seriamente che il famoso ‘...e vissero per sempre felici e contenti’ potesse un giorno essere attribuito alla sua vita romantica.

Con la doccia e la colazione alle spalle, Sergio si sentì preparato ad affrontare il nuovo giorno, con l'aggiunto beneficio che l'indomani sarebbe stato di riposo e quella sera avrebbe incontrato il resto degli amici per l'inaugurazione della Topolina.

Stava attraversando il cortile interno dell'hotel, meravigliandosi al vento freddo che soffiava sugli ippocastani facendone turbinare i petali, quando il cellulare squillò.

«Ciao Gio, che fai sveglia così presto? Ti manco?», rispose ironicamente; sorpreso nel vedere il nome dell'amica comparire sullo schermo così presto in mattinata.

«Si guarda, tantissimo, come alla mosca manca lo stronzo, non vedevo l'ora di svegliarmi questa mattina per sentire la tua voce!», ribatté Giovanna animatamente con la solita familiarità che si permetteva con Sergio. «Scherzi a parte, sta succedendo di tutto», e così Giovanna riportò concisamente la notizia del presidio programmato dalle Vedette fuori dalla Topolina.

«Cazzo! E poi dici che qui non succede mai niente! Ok, io sono alla reception in un attimo, ma appena ho la pausa faccio un giro di chiamate. Finisco alle cinque e poi vengo subito lì. Avete già messo qualcosa su Facebook?», chiese Sergio galvanizzato dalle notizie.

«Stiamo pensando di formare un gruppo, nel frattempo ho già messaggiato un po' di persone, e associazioni, dai allora ci vediamo poi. Buon lavoro bello e lascia stare gli ospiti, mi raccomando!», lo salutò Giovanna pensando a come il giorno precedente si erano divertiti aggiudicando discretamente dei punteggi ai nuovi ospiti. Le donne francesi e gli uomini tedeschi stavano dando un'ottima performance!

«Non è colpa mia se sono irresistibile...dai che devo andare. Ciao bella, a dopo.» Concluse frettolosamente Sergio.

Dopo molti anni passati a Parigi e Londra, Sergio era tornato a Brescia ("Tu sei fuori!" era stata la reazione generale), perché come dicono gli inglesi: puoi portare un bresciano fuori da Brescia, ma non puoi portare Brescia fuori da un bresciano. Per la verità la maggior parte degli inglesi non sapeva neppure dove Brescia fosse, ma come modo di dire si poteva applicare a tutto.

Avendo fatto esperienza nei grandi Hotel di queste città non gli era stato difficile trovare lavoro presso la reception del Fidelis dove, tra gli altri, venne ad affiancare Giovanna. I due avevano subito instaurato un'amicizia profonda che calzava come un paio di pantofole comode dopo una camminata lunga con gli scarponi stretti. Leonarda spesso diceva, tra il serio ed il faceto: «Mamma mia, guardate che io sarò in prima fila per il bouquet!». E non era la sola a pensarlo; ma no:

«Guarda che a me l'uccello piace troppo», «E io sono una cultrice della topolina!», rispondevano solitamente i due amici ridendo, così affossando ogni speculazione.

La prima ora dietro il banco della reception trascorse velocemente, ospiti giapponesi, tedeschi e americani si alternavano agli italiani facilmente distinguibili per il generoso uso di occhiali da sole e maglioncini annodati attorno alla vita o sulle spalle.

Sergio stava velocemente controllando il registro arrivi quando, alzando gli occhi, con il sorriso pronto ad accogliere i prossimi ospiti si trovò di fronte un uomo all'incirca della sua stessa età.

Mr. Hoskins, questo il nome dell'ospite in questione, aveva infatti 36 anni, lavorava per la BBC e faceva parte di una piccola troupe televisiva che seguiva uno chef italiano residente a Londra, famosissimo dall'altro lato della Manica, ma sconosciuto nello Stivale. La produzione aveva deciso di fare tappa a Brescia così che la Mille Miglia potesse fare da sfondo alle delizie ‘Made in Italy’ che lo Chef, Antonio Tonnolini, avrebbe cucinato difronte alle telecamere.

Sergio si accertò che il suo sorriso riuscisse a trasmettere tutto l’entusiasmo che vi aveva iniettato: Mr Hoskins rientrava infatti in quella categoria precedentemente menzionata di uomini che aiutavano a rendere il lavoro più allettante. Capelli castano chiari, corti e mossi, occhi blue incorniciati da occhiali dalla montatura nera, un'ombra di barba, altezza media ed un fisico asciutto percepibile sotto i contorni della maglietta rossa, facevano di Mr Hoskins un candidato ideale al titolo di Principe Azzurro.

E Mr Hoskins sorrise.

Sebbene questi parlasse italiano (ragion per cui era stato scelto per ‘The Italian experience; with Antonio Tonnolini’) la conversazione che seguì fu per la maggior parte in inglese. Vennero eseguite le formalità per distribuire le tre camere alla troupe che consisteva di 6 persone i cui passaporti Mr Hoskins, Luke come venne presto stabilito, presentò a Sergio indicando un gruppetto che si trovava nel foyer dell'albergo. Tra di loro un signore di mezz'età occupato a firmare autografi ai turisti inglesi che ovviamente avevano riconosciuto il famoso chef.

Fu con una certa reticenza che Sergio si accorse di aver esaurito tutte le possibili opzioni per prolungare la presenza di Mr Hoskins e, rattristato, concluse «... and please don't hesitate to let me know if there is anything I can do to help you with your stay in Brescia and at the Hotel Fidelis»

«Grazi mile, e` stato tropo gentile, Sergio.» Rispose Luke con un italiano spezzato avendo letto il nome sulla spilla con le bandierine inglese, francese e tedesca.

Se Sergio avesse potuto, sarebbe velocemente sprofondato dietro al banco cercando di nascondere il proprio imbarazzo, ma così come stavano le cose si limitò ad un molto professionale «Il piacere è tutto mio!», che non era poi così lontano dalla realtà.

È ormai un fatto saputo che il cosiddetto gay radar, cioè la capacità di percepire a livello subconscio l'orientamento sessuale di un nostro interlocutore, sia una realtà scientificamente accettata. O forse no. Comunque, in alcuni è un'arte talmente sviluppata che basta una sillaba soffiata, un movimento accennato o uno sguardo rubato per classificare un individuo come etero/gay/non so e non mi interessa. Altri non riuscirebbero a farsene un'idea neppure se la persona in discussione fosse capitata, per caso, di notte, per una passeggiata tra i cespugli del Castello o ad ammirare il paesaggio della Zona Industriale. Per altri ancora è un qualcosa più effimero, impalpabile, un sesto senso. Sergio apparteneva a quest'ultima categoria, ma una cosa era certa: esattamente in quel momento, sul suo gay radar, Mr Hoskins non solo era un punto palpitante, ma questi, con un bip bip bip, come nei film, stava puntando dritto verso il suo cuore.

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