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Una storia di AntonioCarbone

Questa storia è presente nel magazine Storie di uno Psiconauta poco equipaggiato

Finalmente terra!

Storia di un naufragio

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Pubblicato il 18 maggio 2018 in Avventura

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A maggio il mare sembra più tranquillo, tranne per le piogge improvvise che dissetano la terra e rinfrescano le foglie appena spuntate sugli alberi dopo l’ inverno, sembra che il corso naturale della stagione prosegua senza intoppi e la mia navigazione sento che questa volta prenderà una svolta! Il cielo di notte è limpido e il mare si avvolge in un manto stellato che mi fa compagnia durante tutte queste notti passate a cercare un angolo di terra ferma.

Gli astri tracciano sempre una strada, a volte basta alzare un po’ lo sguardo per trovare una soluzione, una via. Dopo 15 giorni di viaggio, al sorgere di un tiepido sole primaverile si scorgeva l’ ombra di una striscia di terra non troppo lontana, dopo tutti quei giorni di noia passati a cercare qualcosa senza sapere esattamente cosa, con la sola compagnia del mare e del cielo, quella striscia di terra aveva riacceso dentro di me la speranza e la curiosità necessaria per proseguire il mio viaggio.

Remando in quella direzione, nella speranza di non esser in preda a qualche allucinazione o miraggio, puntavo con la prua l’ isola e lentamente mi ci avvicinavo, appariva ai miei occhi sempre più grande e pareva palesarsi la consapevolezza che si trattasse di ben altro di un allucinazione.

Non ricordo precisamente gli istanti successivi allo sbarco, appena arrivato avrò perso conoscenza e la stanchezza provocata dall’ insonnia e dalla fatica aveva preso il sopravvento e sfiancato il mio corpo costringendomi a dormire per molto tempo. Al mio risveglio sento il sole battere sulla pelle e un piccolo insetto camminarmi sulla gamba sinistra, mi alzo di contraccolpo e realizzo di essere arrivato finalmente sulla terra ferma. Un’ energia improvvisa mi prende, la sensazione di essere rinato in un luogo completamente nuovo mi trasforma in un bambino che corre sulla sabbia per esplorare questo posto che non avevo mai visto prima. Ogni sorso d’ acqua, ogni morso di cibo, ogni scintilla del fuoco acceso di notte destava meraviglia e curiosità. A volte mi capita di fermarmi a riflettere sulle ragioni che mi hanno spinto a lasciare quella terra di plastica, cemento, gas e luci a basso consumo e a partire senza nessuna destinazione per un viaggio privo di qualsiasi certezza, e ritrovo tutta la mia motivazione nel rendermi conto di essere di nuovo capace di meravigliarmi per le piccole cose. Non esiste nessuna vita senza rischio, e il rischio che avrei corso a rimanere lì tra voi sarebbe stato quello di non distinguere più il vero dal falso, perché è questa la fine che si fa nel vivere in un mondo fatto di artifici e finzione: vi deruba della vostra personalità e vi trasforma in ingranaggi di un sistema senza che siate capaci di rendervene conto, rigettando le emozioni in un vaso di pandora e ingrigendo la realtà, in un mondo così non ci si può meravigliare più di nulla e la quotidianità diventa una prigione. Io ho scelto di partire e di correre altri rischi, pur di rimanere autentico e di ritrovare, almeno in parte, me stesso. Al massimo sarei affogato o morto di fame, ma sul piatto della bilancia l’ idea non mi sembrava troppo malvagia e quindi eccomi qua a guardare il fuoco danzare, accovacciato come un bambino perso nelle fantasie di una fiaba.

Ho ascoltato me stesso, il battito del mio cuore, e le parole di Herman Melville quando scriveva che ogni uomo che si vede perso segue la direzione del mare e arriva sempre da qualche parte.

Quel giorno io arrivai lì, su quella striscia di terra che mi faceva sentire l’ uomo più ricco del mondo, di nuovo libero di prendere in mano la mia vita, di rimanere incantato a guardare alle stelle, di meravigliarmi delle bellezze di questo mondo, di essere felice veramente…almeno per un po’.

Illustrazione #HG
Illustrazione #HG

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