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Una storia di Rosa_Piagge

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La panchina dei ricordi

Pubblicato il 20 luglio 2017

Arrivo al parco, mi siedo sulla solita panchina e apro il mio libro.

Come ogni giorno, alla stessa ora, mi dedico un po’ alla lettura nella pausa pranzo mentre mangio un panino.

E’ una bella giornata, c’è il sole e gente che passeggia.

Accanto a me si siede un anziano, che pare avere le mie medesime abitudini giornaliere.

Lo riconosco, non è la prima volta che lo vedo.

Continuo la mia lettura, anche se l’aria afflitta di quell’uomo mi fa un po’ pena.

«Sa, vengo qui da anni, tutti i giorni, alla stessa ora, per non dimenticare. Mia moglie è morta da tempo ormai ma non riesco a rassegnarmi alla sua assenza».

Visibilmente imbarazzato balbetto qualcosa.

«Mi dispiace…».

«No non deve dispiacersi, non poteva saperlo e poi è piacevole scambiare quattro chiacchiere con qualcuno, quando non si ha nessuno con cui farlo».

«Non ha figli, nipoti, parenti?».

«Sì certo ma alla mia età sono solo un peso. Nessuno ha voglia di occuparsi di un povero vecchio».

Abbassa lo sguardo.

Quelle parole mi gelano.

«Dunque ora, è completamente solo, nessuno si occupa di lei?».

Quell’ometto triste, attira la mia attenzione.

«Non amo chiedere aiuto, né supplicare qualcuno, ho imparato a cavarmela da solo. Prima c’era Elsa, mia moglie, lei non mi lasciava mai, neanche per un minuto, poi se n’è andata per sempre e la mia vita non è stata più la stessa».

«Sì ma i figli, parenti, hanno l’obbligo di…».

Non mi fa finire la frase.

«Non devono esserci obblighi, le cose vanno fatte con amore, altrimenti non hanno alcun senso!».

Rifletto per qualche istante.

Il povero anziano seduto accanto a me, ha ragione.

Qualunque cosa fatta in modo forzato non lascia niente e non è d’aiuto.

«Se ha piacere, posso farle compagnia io, aiutarla quando occorre e le garantisco che per me non è affatto un peso, anzi, è un modo per arricchire me stesso».

Quelle parole uscite così di getto, stupiscono anche me.

Lui mi guarda con una scintilla nello sguardo, quasi commosso.

Due estranei che il caso ha deciso di fare incontrare.

«Mi piacerebbe, certo!».

Il suo desiderio di sentirsi importante per qualcuno mi intenerisce.

La mia pausa è finita e sono anche in ritardo ma non importa.

Sono una persona diversa, arricchita da nuovi sentimenti che non pensavo di possedere.

Mi sento più felice.

«Non ci siamo nemmeno presentati. Io sono Bruno, piacere!».

Lui mi sorride riconoscente.

«Il piacere è mio. Il mio nome è Tommaso. Oggi con lei mi sono sentito di nuovo vivo e non un peso. Grazie!».

«Devo proprio andare ma l’aspetto qui domani alla solita ora!».

Gli lascio il mio biglietto da visita.

Grazie a lui, anch’io non sono più lo stesso.

Sicuramente più ricco dentro.

© Rosa Piagge

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