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Una storia di LuigiMaiello

"Io non sono razzista, però..."

Conversazioni paradossali nel treno del mattino.

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Pubblicato il 27 settembre 2016 in Altro

Tags: cronachediviaggio diaridellacircumvesuviana iononsonorazzistaper luimai pregiudizi

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"Io non sono razzista però..."

L'inizio di una conversazione spesso è questo, seguito in molti casi anche dal rafforzativo "per l'amor di Dio". Il problema sorge subito dopo, quando viene aggiunto quel "però".

È in quel preciso istante che inizia un altro discorso, che non ha niente a che fare con la premessa iniziale: "Io non sono razzista". Inizia un mondo, possiamo dirlo, fatto di razzismo, appunto.

Dimenticavo, la scena è di stamattina. Sono in treno come tutti i giorni per andare a lavoro.

La signora subito dopo la sua premessa iniziale, comincia a lamentarsi di tante cose: "gli immigrati, il lavoro rubato agli italiani, i 35 euro, ... ". Sono discorsi ripetuti e ripetitivi, così mi giro dall'altro lato, ché stamattina mi scoccio pure di sentirli. Tanto sono sempre gli stessi.

La signora riscontra molti consensi, anche perché si esprime bene in italiano, poi è vestita come si deve e ha i capelli in ordine, “appena fatti” (o al massimo sono di ieri).

È insieme a un’amica, che però è più silenziosa e al massimo annuisce, mentre le altre persone del vagone partecipano alla discussione, tutte prese dal suo sermone. Lei prende fiducia, inizia anche a gesticolare.

La signora però non è esperta di treni, non conosce il mitico “treno nuovo” della Circumvesuviana, e soprattutto non ha mai provato le sue brusche frenate. Il treno frena all’improvviso, come è solito fare, e così lei si ritrova a terra. Per fortuna non si fa niente, è una caduta quasi da fermo: buffa e imbarazzante, come il suo discorso. Si rialza subito:

“Non mi sono fatta niente, tranquilli! Però questi treni!”

Dopo poco arriviamo alla stazione e qui la signora si rivolge a una persona vicina a lei, con cui ha preso confidenza durante il tragitto, tanta confidenza da rivelarle a bassa voce (ma non troppo bassa altrimenti io non avrei potuto sentire):

“Signò, a dire il vero mi fa male un po’ il culo”.

Io sento tutto, vorrei sorridere, ma non lo faccio. In fondo:

"Io non volevo di certo che la signora si facesse male, però…"

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