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Una storia di PaoloCasarini

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3

L'ultimo fuoco

o La notte in cui finì

Pubblicato il 06 dicembre 2016

Pensare che potesse essere finito non era affatto semplice. Giacevamo lì, a terra, stesi sotto il peso delle nostre vicende che lentamente si spegnevano le fuoco che ci riscaldava. Nel cielo, la luna si muoveva silenziosa verso occidente, per lo più ignorandoci o facendo finta di non vederci. La ricordo bene, la luna, in quella notte; non smise un secondo di illuminarci, finché fummo svegli.

“Guardate le stelle” disse qualcuno.

“Le guardiamo” disse qualcun altro con fare sommesso.

“È l’ultima sera” disse un’altra voce ancora.

“L’ultima delle ultime” ricordo bene di aver detto. Era finita. In qualche modo, non era neppure cominciata, non si poteva neppure dire avessimo fatto realmente qualcosa di grande. Ma noi lo credevamo. Io, per lo meno, posso dire di averlo creduto. Eravamo stati invincibili, immortali, mentre ora ascoltavamo silenziosi il crepitio del fuoco che ci salutava per l’ultima volta.

“È strano, non trovate?” sentii dire.

“È sempre strano”.

“Ma questa volta lo è di più. È finita, forse?”

Ricordo che sospirai. “Forse no, ma è possibile. Non sarà più come prima”.

“Saremo sempre noi, insomma. O sbaglio?”

“Certo che lo saremo”.

Tutti sapevamo, però, che mentivamo a noi stessi. Io prima di tutti, ero conscio di essere forse quello a cui sarebbe più mancata quella grande avventura che mi aveva portato tanto e che ora voleva privarmi di ogni cosa.

“Forse è meglio così, sapete? Forse è meglio andarsene.”

“Era ora” disse qualcuno, e ancora il cuore mi si strozza in gola.

“Si, forse era ora” disse un altro in tono più pacato, con rammarico, quasi con rassegnazione. “Ogni cosa deve finire.”

“Ne siamo sicuri?”

“Non lo so.” No, nessuno lo sapeva. Noi avevamo vissuto per l’eternità! Noi eravamo grandi! Non potevamo farci sconfiggere!

“Ma che dite, che dite” fece una voce. “Non si può star qui per sempre. È solo un altro passo.”

“Eppure non vorrei andarmene.”

“Nessuno lo vuole davvero, o almeno questo ti pare. Ma è meglio andare ora, finché abbiamo qualcosa di buono da ricordare.”

Non furono spese altre parole davanti all’ultimo fuoco, e a uno a uno ci addormentammo sotto il cielo stellato. Negli anni che vennero, uno dopo l’altro ce ne andammo senza lasciar traccia né voce, ma ancora oggi, nelle notti di luna, ricordo la notte in cui tutto finì. E no, nessuno rimase lo stesso, da allora.

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