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Una storia di Massimo.ferraris

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Naso a fragola

(rosa)

Pubblicato il 03 marzo 2017

Più la guardavo e più mi rendevo conto che era bellissima. Luana Capelli, classe quinta C, i capelli castani raccolti in una coda di cavallo che quando camminava sembrava danzare al ritmo dei suoi passi, due occhi da cerbiatta che nelle poche occasioni che si posavano su di me avevano l'effetto di un pugno allo stomaco.

Mancavano due mesi alla fine dell'anno scolastico, i più impegnativi e pieni di scadenze, tra compitini e i gruppi di studio la mia vita sociale si era ridotta a zero. Lei invece sembrava non accusare la tensione palpabile, che era scesa tra noi compagni di scuola. Oltre che bella era pure brillante e con una memoria capace di ricordare tutto al primo colpo.

-Ho la sindrome ipertimesica- mi disse un giorno.

-Cioè?- non capivo in che lingua stesse parlando. Cioè, sapevo che sindrome non è mai una cosa bella, mio cugino ad esempio aveva quella di Asperger, un problema grosso che ne limitava l'interazione sociale. Quindi pensai che pur essendo così estroversa, il tarlo della malattia potesse essere un problema.

-Mi dispiace- dissi, in tono consolatorio. Lei si mise a ridere.

-Guarda che sono sana come un pesce! Ho solo una memoria eccezionale-.

-Beh, questo lo so-.

-Bene, allora risolto l'arcano- e si allontanò. Non volevo fare la figura dell'ignorante, così una volta tornato al mio posto sbirciai su internet il significato della parola arcano. Non potevo competere, nonostante fossi un bel ragazzo e un paio di compagne avessero mire su di me.

Mio padre era sempre stato dell'idea che le donne vanno cercate fuori dall'ambiente in cui si vive; lui ad esempio lavorava in un ufficio amministrativo, dove la percentuale di uomini era trenta contro settanta, un vero vivaio di prede, che dopo la morte di mamma avrebbe potuto sfruttare. Sembra brutto usare questo termine, ma lo faccio solo per rendere l'idea. Si era trovato ad uscire con Maria, la panettiera sotto casa, storia che dura tutt'ora con mio immenso piacere, dopo aver combattuto contro le ossessive attenzioni di Marisa, sua collega nonché superiore.

Ma aveva resistito, era riuscito ad ottenere un altro incarico, allontanandosi.

Luana però era qualcosa di diverso, vuoi per l'età che differenziava me e mio padre, vuoi per l'effetto straccio che praticava sul sottoscritto. Sono ed ero uno a cui piace parlare, interagire con gli altri e la maggior parte degli amici mi considera essenziale in compagnia, ma davanti a Luana riuscivo a malapena a biascicare due parole in croce. Condividevo con lei l'aula sin dalla prima media, l'avevo vista crescere, trasformarsi e diventare il fiore che in quel momento continuava ad ossessionarmi. Era uscita con un paio di ragazzi, ma per non compromettere gli studi aveva troncato ogni relazione o tentativo da parte di altri ragazzi ostinati. Quando si metteva in testa qualcosa difficilmente cambiava idea.

Mancava una settimana alla data del suo compleanno, ero l'unico che lo sapesse e mai in passato avevo osato regalarle qualcosa. Quella era l'ultima occasione, prima che la vita separasse i nostri cammini. Ma era un problema, cosa regalare ad una ragazza che aveva praticamente tutto?

Le ragazze amano i gioielli, i cellulari, i bei vestiti, ma forse quelli erano solo stereotipi banali inculcati da secoli di trasformazione. Fiori, sarei andato sul sicuro, ma avevo intenzione di stupirla. Presi coraggio e l'affrontai, mal che andava mi avrebbe ignorato, in fondo ci ero abituato. Quando mi avvicinai era l'intervallo, lei da sola e senza nessuno intorno, era appoggiata al davanzale della finestra e guardava fuori.

-Ciao- le dissi, come se non ci vedessimo da mesi.

-Paolo, che vuoi?- non lo espresse in modo acido o scocciato, la sua era una semplice domanda.

-Una mia amica... cioè una ragazza... una che conosco, insomma- mi stavo impappinando ancora prima di iniziare. -Ecco, dovrei farle un regalo-.

-La tua ragazza?- mi chiese, esprimendo stupore. La cosa mi infastidì, pensava forse che nessuna potesse starmi dietro?

-No- risposi stizzito, per poi cambiare tono. - Ho solo bisogno di un consiglio. Non conosco bene i suoi gusti e non gradirei essere banale, quindi vorrei comprarle qualcosa che la stupisca ed allo stesso tempo non mi costi una fortuna-.

-Un regalo speciale, insomma-.

-Si, esatto- pendevo dalle sue labbra, mentre lei tornò a guardare dalla finestra, pensierosa.

-C'è una cosa che farebbe felice ogni ragazza, una cosa che è difficile da trovare, ma che fa sempre centro: un naso a fragola-.

Ecco, l'aveva detto, mi aveva svelato il dono perfetto. Le sorrisi, non ragionando su quella cosa bizzarra e mi allontanai. Internet di sicuro mi sarebbe venuto in aiuto. Chissà su Amazon quanti ne avrei trovati, di tutte le fogge e i colori. Mi venne l'istinto di abbracciarla, ma mi trattenni, limitandomi ad una pacca sulla spalla. Corsi via euforico, pensando allo stupore che avrei letto sul suo viso una volta aperto il pacco. Sentivo già il sapore delle sue labbra, il calore di un abbraccio. Mi chiusi in bagno e digitai "naso a fragola" su Google. Nessun risultato, le uniche ricerche mi rimandavano a rimedi contro la couperose e i punti neri. Riprovai su Yahoo! e Virgilio, infine pensai a qualcosa di proibito e mi azzardai a navigare il deep web, ma nulla.

Cosa diavolo era questo oggetto misterioso? Eppure avevo capito benissimo e lei sembrava seria quando me lo aveva proposto. Il giorno dopo ero una larva, dopo aver passato buona parte della notte in ricerche. Mi restava solo una possibilità, e cioè chiederlo alle due compagne che mi lanciavano segnali precisi; sapevo di stare agendo male, in vita mia avevo sempre odiato quelli che si approfittano delle occasioni, ma Luana era il sole e tutto era permesso.

Quando lo chiesi loro, in separata sede, ebbi la stessa risposta: risate. Passai dallo stupore alla rabbia, quindi alla frustrazione.

Marco era mio compagno di banco, usciva con una ragazza da quasi un anno, perciò poteva essermi d'aiuto.

-Mi sa che ti ha preso per il culo- fu il suo commento. Forse era vero, ma non potevo pensare di deludere Luana.

-Eppure non scherzava, me ne sarei accorto-.

-Come tutti sanno da una vita che perdi le bave per lei. Sveglia Paolo, un regalo vale l'altro, basta che ti fai avanti-.

Non avevo una sorella, magari sarebbe stato più facile, nemmeno cugine della mia età; l'unica parente era la sorella di papà, una cinquantenne fissata con i film cult degli anni settanta. La scartai prima di subito.

Decisi di soprassedere, in fondo se Luana non si era accorta di me sino ad allora significava che proprio non le interessavo. Ma come avevano fatto gli altri ad uscire con lei?

Provai a chiederlo a Mattia, l'ultimo della lista, che si era visto mettere da parte per colpa dell'esame di maturità. Abitava nel mio stesso palazzo e ci eravamo sempre trovati simpatici. Lo fermai al ritorno a casa.

-Sai cos'è un naso a fragola?- gli domandai a bruciapelo.

-Cazzo stai dicendo?- mi guardò come se fossi un idiota.

-Vuoi dirmi che Luana non te ne ha mai parlato?-.

-Che c'entra lei?- si mise sulla difensiva.

-E' sua opinione che un naso a fragola sia il regalo che fa impazzire ogni ragazza- spiegai. -Me l'ha detto due giorni fa e non riesco a togliermelo dalla testa. Tu che la conosci, magari sai dirmi di più-.

-Luana è strana- ammise, -bella da morire, ma lunatica. Poi ha quel... problema della memoria che le impedisce di dimenticare. Mai cercare di convincerla di qualcosa: se l'ha vissuta se la ricorda, punto. Ti giuro che non ne ho mai sentito parlare, per me hai capito male-.

Anche lui, la solita solfa, possibile che dovevano prendermi per scemo?

-Non avrò la sindrome ipertimesica ma la mia memoria funziona bene. Tu invece, mi sembri diverso da lei: come diavolo hai fatto ad uscirci?- lo guardai dritto negli occhi.

-E' stata lei a chiedermelo, ha detto che aveva voglia di avere un fidanzato- fece spallucce. -E' durata un po', poi mi ha lasciato con un messaggio. Non ha voluto dare spiegazioni, ma penso che quella sua malattia la renda davvero instabile. Non dirmi che ci vuoi provare! Per me non ci sono problemi: non ho più intenzione di frequentarla- e mi lasciò nel portone, sparendo.

Rimuginai a lungo su quelle parole, Luana mi appariva diversa da come la pensavo. Mattia la considerava una squilibrata, ma io che la frequentavo, anche se solo in classe da quasi otto anni, non riuscivo a vederla così. Lei gestiva tutto, sceglieva pure i fidanzati chiedendo loro di uscire. Ma con me non l'aveva mai fatto.

La sera andai a sbirciare su facebook, in fondo avevo la sua amicizia, ma non avevo mai pensato di spiare i post e le foto. Dopo mezz'ora mi resi conto che Luana era una ragazza come tante altre, senza nessun torbido segreto. Digitai naso a fragola, in cerca di gruppi, ma zero su zero. Era esasperante non riuscire a trovare nulla, stava alienandomi l'esistenza e ormai mancavano pochi giorni al compleanno. Decisi che dovevo cadere nel banale per non rischiare di far passare l'ultima possibilità a mani vuote, così indirizzai gli sforzi sulla moda e la cosmesi. La scelta cadde su un cofanetto della Pupa, un regalo banale, lo sapevo bene, ma dettato dalla mancanza totale di idee.

Il giorno prima del compleanno prelevai cinquanta euro dalla cassetta sotto il letto e partii in direzione della profumeria; mi sentivo strano, assolutamente insoddisfatto, e già sapevo che avrebbe accettato, ma nulla più. Non sarei riuscito a stupirla, non le avrei presentato il naso a fragola, non mi avrebbe scelto come fidanzato. Attraversai la strada e salutai la vicina nella lavanderia a gettoni, poi sporsi la testa all'interno della panetteria per salutare Maria, quindi allungai il passo superando il negozio di frutta e verdura. Ma qualcosa mi fece bloccare: in vetrina una cassetta di cestini di grosse fragole troneggiava. Le guardai, trovandole meravigliose, ma la mia non era golosità, solo curiosità.

Non so perchè ma mi trovai all'interno.

-Voglio quella!- esclamai a Tiziana, la proprietaria.

-Solo una, Paolo?- annuii deciso, puntando il dito su una fragola enorme che sembrava finta tanto era bella. -Allora te la regalo, prendila-.

La afferrai, ringraziando Tiziana e me ne andai. Il cofanetto della Pupa era già scomparso dai miei pensieri, un'altra idea aveva preso forma. Entrai in cartoleria e spesi quell'unico euro che avrebbe reso il regalo per Luana perfetto.

La mattina dopo arrivai in classe come al solito, in puntuale ritardo e mi sorbii la lamentela del prof di italiano. Non mi importava, quella giornata sarebbe stata epica. Guardai mille volte l'orologio in attesa della campanella della ricreazione e quando la sentii suonare corsi in bagno. In tasca avevo tutto l'occorrente. Ci misi poco e quando tornai in corridoio un boato di risate accompagnò la mia presenza. Non mi importava, la mia attenzione era tutta rivolta a Luana, appoggiata come qualche giorno prima al davanzale. Lo schiamazzo la fece voltare nella mia direzione e quando i nostri occhi si incontrarono capii che ero riuscito a farle il regalo che aspettava.

-Scemo!- i ragazzi mi stavano canzonando, ma io non mi curavo di loro, la mia meta era solo Luana. Le fui vicino in pochi passi, lei sorridente ed io pervaso da un inizio di imbarazzo. Forse avevo osato troppo.

-Naso a fragola- disse, mentre le voci iniziavano a calmarsi.

-Si, visto che l'ho trovato- sapevo di essere ridicolo; avevo fissato la grossa fragola in cui avevo ricavato l'incavo per il naso con due elastici che si bloccavano dietro le orecchie.

-Sei magnifico- sussurrò. -Quello che cercavo...-.

Non la lasciai finire, sapevo che lei dettava regole sue in amore, ma io non volevo essere uno dei tanti.

-Tocca a me- mi avvicinai ancora di più. -Ho trovato il regalo perfetto, ti ho stupito, quindi la partita la conduco io- lei si fece rossa in viso, era la prima volta che succedeva. -Vuoi uscire con me?-.

-Si- rispose semplicemente, e in quella parola raccolsi tutto il calore di un amore che stava sbocciando, insieme alla certezza di essere riuscito a stupirla. La baciai, schiacciando il mio naso a fragola contro il suo, e ne sentii il sapore, mentre dietro di noi le voci tornavano a salire, ma questa volta per esprimere gioia.

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