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Una storia di sugarkane

Questa storia è presente nel magazine Le canzoni fanno male

Amanti di valore

Una canzone un po' datata (ispirato al brano "Amanti di valore")

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Pubblicato il 29 maggio 2018 in Storie d’amore

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Erano sdraiati, uno accanto all’altra, in un grande letto coperto da lenzuola bianche. Lei lo guardava respirare lentamente, osservando la perfezione di quel profilo contro luce rispetto ai primi raggi dell'alba, i suoi capelli ricci spettinati che si muovevano sulla sua fronte … E poi le sue labbra, che avrebbe voluto continuare a baciare per sempre. La giovane donna non parlava, preferiva il suono del silenzio e lo studio di ogni singolo dettaglio della figura che riposava lì accanto, piuttosto che il rumore inutile delle parole. Tutto ciò che i suoi occhi potevano vedere era meraviglioso, anche la sigaretta che l’uomo stava fumando con un braccio fuori dal letto.

- Guarda, sta arrivando l’alba!- disse lui, voltando la testa verso la finestra. Il loro tempo insieme stava giungendo al termine: sapevano entrambi che, una volta fuori da quella stanza, sarebbe finito una volta per tutte.

- Non sarebbe potuta essere notte per sempre, d’altronde … - sospirò lei.

- Purtroppo. Secondo te, tornerà ancora?

- Cosa?- gli domandò, incerta.

- Un’occasione per stare insieme.- le rispose facendo un respiro profondo. Non sapeva cos’altro dire: quella notte era stata un’eccezione, avevano rischiato ed annullato altri impegni per essere loro due da soli, lontani dalle opinioni della gente; ma ora che potevano vedere il tempo scorrere via, i due amanti non avevano altra scelta che accettare la triste verità. La stanza buia era illuminata soltanto da alcuni raggi di sole che facevano capolino dalle persiane chiuse, gli uccelli cinguettavano fuori dalla finestra. Il momento peggiore della notte era giunto, alla fine, ma loro non volevano proprio svegliarsi da quel sogno. L’uomo abbracciò la sua amata, ancora seduti sul grande letto, guardandole gli occhi colore dell’ambra ancora una volta, forse l’ultima così da vicino.

- Ti voglio con me. – le sussurrò in un orecchio, mentre le baciava il collo.

- … Ma non puoi! – La donna conosceva bene il peso di quelle parole: non avrebbe potuto averla con sé nella stessa misura in cui lei non avrebbe potuto averlo accanto; era la più grande delusione di quella relazione.

- Perché diavolo non posso?

- Perché entrambi abbiamo altre due vite … E questo è solo un sogno.

In ogni momento della sua vita, lei era sempre molto razionale e pragmatica: nessun amore o situazione avrebbe potuto farle perdere la testa e anche quella notte aveva lasciato libertà al cervello piuttosto che al cuore; la giovane donna sapeva che quelle parole lo avrebbero ferito nei sentimenti, proprio dove lei voleva: qualsiasi cosa fosse successa, sarebbe stata per l’ultima volta. Lui la stava ancora guardando nei suoi occhi profondi, si chiedeva cosa ci nascondesse dentro – nel profondo di quell’oceano. La baciò fingendo che niente sarebbe cambiato e che il mondo si sarebbe fermato improvvisamente.

- Io vado. – gli disse lei, con la voce tremate che cercava di calmare le emozioni. – Ci siamo dati tutto quello che avevamo, no?

L’uomo annuì con il capo e le si spostò accanto: la guardava rivestirsi, mentre respirava ancora il suo profumo dolce e riviveva gli ultimi ricordi nella propria mente.

- Ti accompagno a casa, se ti va. – le domandò abbottonandosi la camicia azzurra. La giovane donna scosse la testa, era già pronta ad andare via. Una volta fuori dalla porta, l’intera storia sarebbe giunta ad una fine; non si sarebbero mai più visti né sentiti: avrebbero dovuto vivere come se nulla fosse successo, come se loro non fossero mai esistiti.

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