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Una storia di Misterend

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Sfogo

L'uomo non è fatto per pagare le tasse

Pubblicato il 03 giugno 2017

Film, libri, videogiochi, storie, sogni d'avventura, persino un apocalisse, un paesaggio desolato, un mondo devastato, nuovo, da ricostruire e riscoprire, sarebbe grato a noi che viviamo sopra il nastro trasportatore. La natura umana è colma di spirito d'avventura, di libertà, ma il denaro, il cancro dell'umanità, il materialismo, ha fatto si che le staccionate della monotonia venissero costruite intorno a noi. L'uomo non è fatto per pagare le tasse, ne per alzarsi ogni giorno alle 8 per andare negli uffici, nelle fabbriche, a scuola, per fare azioni, guadagnare denaro, per cosa? Un giorno moriremo. Tutti moriremo, e tutto svanirà. Quello che siamo stati, quello che abbiamo fatto e quello che faremo, non ha importanza. Immaginate un pop corn che per sbaglio cade in una padella di olio bollente, e che la sua percezione fosse più rallentata, rispetto a noi che lo vediamo cadere. In tutto il suo tempo, nella sua percezione, il pop corn pensa a come potrà guadagnare di più, pensa ai suoi problemi, ma per noi che lo guardiamo ci sembra assurdo che pensi a tutto questo, tanto fra un secondo verrà disintegrato, precipitando nella pentola dell'olio. Perché ci siamo costruiti tutto questo? La natura umana deve sempre dare un senso a tutto, facendo soffrire altre vite, per raggiungere cosa? Abbiamo basato le nostre vite su schemi, regole, fogli da firmare. Nei nostri tempi, ormai, sembra tutto così schedato, finto, non si ha mai quella sensazione di avventura, di realtà. Mi sento come se, ogni volta che guardo quelle famiglie in vacanza in qualche posto, fosse tutta una gita fittizia, plastificata. Chi non vorrebbe addormentarsi la notte e svegliarsi in mondo nuovo, pieno di avventure, senza routine inutili, e senza pensare che tutto questo sforzo, sia in qualche modo ripagato in una vita successiva, con il "riposo eterno", o con chissà quale altro premio divino.

Ogni notte, spero che i miei occhi non rivedino questo mondo, che si risveglino in un altro posto, o che non si risveglino proprio. Sto minuti pregando questa cosa, perché la fuori e quì dentro mi aspetta una vita che non posso più sopportare. Odio me stesso, e non sopporto la mia vita attuale, piena di vuotezze, monotonia, e senso di insoddisfazione, come se sentissi un vicolo cieco, senza speranza, come se da un momento all'altro essa dovesse distruggersi da un momento all'altro, facendomi cadere nel pozzo tanto da me temuto. Non so neanche perché sto dicendo tutto questo a persone che non conosco, che forse non leggeranno quello che ho scritto, ritenendomi insignificante, inutile, e frignone.

Per me la vita è una sola, e non bisogna viverla riducendo la propria schiena, il proprio corpo, e la propria mente ad un mucchio di cenere spenta.

Chiamatelo come qualcosa di adolescenziale, o semplicemente un capriccio, la voglia di non lavorare, ma io lo definisco solamente uno sfogo.

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