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Una storia di Intertwine

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Intervista all'autrice Angela Aniello

Pubblicato il 30 marzo 2017

Angela Aniello è una delle autrici che da maggior tempo scrive su Intertwine. Le sue sono storie e poesie che spesso trattano temi sociali importanti: il femminicidio, il caporalato nei campi, il bullismo, ogni forma di violenza, il mondo della disabilità.

"In ogni gomito buio bisogna aprire un pertugio e non bisogna tacere: ci sono realtà da denunciare e su cui soffermarsi. Tutto concorre a ad aumentare la sensibilità.

Non sopporto l’indifferenza!"

Per questo abbiamo deciso di premiarla con questa intervista, oltre che per il terzo posto nella nostra classifica mensile di febbraio.

:: Ciao Angela ormai è da un po’ che scrivi su Intertwine, un ricordo particolare che ti lega alla nostra piattaforma?

Ricordo in modo particolare il momento in cui Daniele Moretti mi ha contattato per scrivere su Intertwine. All’inizio ero scettica, perché non avevo mai scritto su una piattaforma. Poi però sono contenta di aver accettato il suo invito perché credo che le nostre vite e le nostre penne si siano intrecciate abbastanza. La bellezza del confronto e della ricchezza di stimoli credo sia un bellissimo inizio per far sì che le parole scivolino dal cuore al foglio con naturalezza, sì che le storie tessano trame interessanti.

Ho scritto tanto con voi, articoli, storie, brick in storie altrui, poesie e ogni volta è come spalancare una finestra su un orizzonte multicolore.

È questa la sensazione che mi regala l’idea dell’intreccio:

un orizzonte dentro l’altro scava nuovi mondi,

un orizzonte insieme all’altro allarga il cielo.

E s’impara a condividersi un po’ di più.

:: Raccontaci qualcosa di te al di là del lato prettamente autoriale. Cosa fai nella vita? Hai dei progetti che porti avanti?

Sono un’insegnante contenta e innamorata del suo lavoro, una mamma e una moglie felice e scrivo da sempre, perché credo che sulla barca della vita per mantenermi in equilibrio devo mescolare parole e anima, per sentirmi completa. Vivo a Bitonto, una città che sta vivendo da alcuni anni una rinascita culturale interessante. Faccio parte di un Circolo di Lettori e leggo e recensisco molti libri. Scrivo su diversi blog e collaboro con giornali locali.

Ho già pubblicato un racconto, un libro di poesie, racconti e poesie su diverse antologie e in vari e-book. Ho scritto prefazioni e quarte di copertina ad alcuni libri e a breve dovrebbe uscire il mio primo romanzo con la casa editrice Les Flaneurs.

Spero di continuare a fare sempre meglio perché sono convinta che ogni sogno debba essere lanciato, bisogna crederci però!

"Mi piace svegliarmi presto e sentire il rumore delle parole dentro:

è il mio mondo che fa capolino come un raggio di sole illuminandomi".

:: Passiamo al lato pratico della scrittura. A cosa non puoi rinunciare mentre scrivi? E qual è il momento della giornata in cui preferisci scrivere?

Mentre scrivo non posso rinunciare al silenzio, assomiglia a uno specchio per me e ha senza dubbio l’odore inconfondibile dell’alba. Mi piace svegliarmi presto e sentire il rumore delle parole dentro: è il mio mondo che fa capolino come un raggio di sole illuminandomi. Spesso anche di notte, se fatico a prendere sonno, un fiume di idee e pensieri mi invade e vengon fuori poesie, racconti, incipit che incuriosiscono anche me, perché poi ogni storia non sai dove ti conduce e ti trascina con forza.

Devo tanto al silenzio che riesco a crearmi intorno: mi aiuta a riflettere, a mettermi in cammino ogni giorno, a ricrearmi a partire dalla felicità che è un bocciolo pronto a fiorire.

:: Hai mai dedicato una poesia o un racconto a qualcuno?

In ogni racconto o poesia c’è un riferimento a qualcuno. Gli altri sono rivelazione di me e questo è meraviglioso! Su Intertwine ultimamente ho pubblicato “L’odore del cielo”, che ho dedicato a mio padre. Per varie vicissitudini non c’è stato nella mia vita, ma più cresco e più mi accorgo che non è mai andato via. Come ogni bellissimo soffio ha fatto molto rumore dentro ed è per questo che sono così avida di scrivere. A volte le parole mi restituiscono il passato, il presente e mi aiutano a ipotizzare il futuro, fosse anche come un sogno.

Credo molto nella capacità di ognuno di noi di rendere azzurro anche il dolore, azzurra anche l’assenza. Si diventa pieni per istinto e per necessità. Non ci si improvvisa guerrieri, è la vita che dà le giuste armi per combattere e mettere ali su ogni cicatrice, così come afferma anche la Merini, poetessa che adoro.

:: Hai un genere e uno scrittore preferito? Ultimo libro letto?

Leggo tanto, non mi fermo a un solo genere e ogni libro mi lascia dentro semi da spargere intorno.

Saffo e Merini per la poesia, Clara Sanchez, Gramellini, ma anche tanti autori locali che ho scoperto grazie al Circolo dei Lettori del mio caro amico Gianluca Rossiello: Francesca Palumbo, Tommy Dibari, Gabriella Genisi.

Vi parlo degli ultimi due libri letti: “Portare la vita in salvo” di Vito Calabrese e “L’arte di essere fragili” di Alessandro D’Avenia.

Vito Calabrese, psicologo e psicoterapeuta barese cui hanno ammazzato la moglie Paola, psichiatra, ci insegna che, oltre la curva della morte, essenziale è non farsi smagliare dal buio e restare lanterne, sì da buttar fuori la tristezza e adottare le parole in maniera diversa, continuando a far trasalire gli occhi e il cuore ed evitando di perdersi in un sole spento.

Alessandro D’Avenia ci racconta che l’arte del rapimento e dello stupore è quella che ci consente di aggiungere ogni giorno un filo al nostro vagare sì che la felicità non è il punto d’arrivo ma di partenza. Insieme a Leopardi si comincia a fondare il cuore sulle stelle e ad accorciare la distanza dai sogni, perché la vita è una scia luminosa che deve penetrarci lo sguardo indirizzandolo alla bellezza.

"Entrambi sfilacciano il cuore per poi ricomporlo in un incastro perfetto nella sua imperfezione".

:: Da cosa trai maggiormente ispirazione per le tue storie?

Dalla vita di ogni giorno, dagli smarrimenti, dalla bellezza che ho intorno, da quello stupore che inseguo e che trovo, dal desiderio di raccontare ogni sfumatura, sì che nulla sia tralasciato. In ogni gomito buio bisogna aprire un pertugio e non bisogna tacere: ci sono realtà da denunciare e su cui soffermarsi. Il bullismo, il caporalato, ogni forma di violenza, il mondo della disabilità. Tutto concorre a ad aumentare la sensibilità. Non sopporto l’indifferenza!

:: Sei un’insegnante, come pensi che la scrittura (anche digitale) possa servire a formare tanti giovani studenti?

Credo che la scrittura digitale possa essere per gli studenti un ottimo trampolino di lancio, una sorta di allenamento a cercarsi, a scoprire dentro di sé il bisogno di comunicare, di mettere fuori desideri, speranze, le proprie idee e di avere un pubblico di lettori più vasto.

La possibilità di confrontarsi con altri, di inserirsi in altre storie, di arricchire il lessico è sicuramente uno stimolo a mettersi in gioco totalmente.

Ogni volta che mi capita di scorgere belle penne, invito sempre a non desistere, a sperimentare nuove strade, a partecipare a concorsi per mettersi alla prova.

:: Un motivo per cui le persone dovrebbero raccontare una storia?

Perché ognuno di noi ha un silenzio accartocciato dentro: basta dargli la parola perché non avvizzisca come foglia d’autunno ma si faccia primavera sempre. Il tempo che scorre in ogni sillaba è un trampolino di bellezza.

:: Quale sarà il tema della tua prossima storia/poesia?

Ancora non lo so. Tutto accade all’improvviso e si fa idea.

L’importante è prendere il cuore e spalmarlo su un foglio per sentirlo vivere.

Io ci provo e mi entusiasmo ogni volta.

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