scrivi

Una storia di lisa1949

2

Un giorno nuovo

scrivendo versi

Pubblicato il 09 novembre 2017

Quando perdiamo il controllo delle emozioni, è l’animo che tradisce, non riusciamo a farlo tacere: scalpita. Contenerle diventa impossibile, ma temiamo il parere degli altri, il confronto, la delusione.

Rinchiudersi dentro le ipocrisie dettate da scarsa capacità emotiva altrui perché il mondo giudica? Che importa, bisogna vivere ogni attimo della nostra vita, come sentiamo, rispettando le idee di ognuno.

Appena il cuore si mette in moto, qualunque cosa potrà accadere domani, bisogna appagarlo subito di quella trepidazione che lo nutre.

La luce del giorno, accendeva le facciate dei palazzi, si stava risvegliando la città. L’alba offriva colori chiari e netti, lasciando alle sue spalle, una notte colma di domande disperse nel buio.

Elena appena socchiusi gli occhi, si alzò a respirare dalla finestra l’aria tersa e fresca del mattino.

«Devo darmi da fare, è ora», si disse.

Alloggiava in un monolocale mansardato, da cui poteva godere la suggestiva vista della città.

Scese i quattro gradini dell’androne e si trovò fuori, in strada. La notte, annientata dalle prime luci dell’alba, assumeva un fascino indescrivibile.

I vetri delle palazzine, riflettevano i primi bagliori, diffondendo tutt’intorno come un magico barlume misterioso. Elena infilò la chiave e aprì la portiera della sua vecchia Panda blu. Inspirando a pieni polmoni, la sua mente sembrò più lucida, tutto fu chiaro. I dubbi e le incertezze, erano svaniti come d’incanto. I raggi del sole s’infilavano con invadenza nell’abitacolo. Elena strinse gli occhi che cominciavano a lacrimare. Cinquant’anni o poco più, portati splendidamente.

Dentro tutta l’energia, la vitalità e la voglia di conoscere, di emozionarsi. Quella mattina le luci parevano invitarla a prendere una decisione. «Sei ancora giovane» si disse.

«Perché dovresti porti dei limiti?»

Scriveva poesie Elena. Un animo sensibile, le piaceva fermare le sue emozioni, lasciandole scorrere dalla tastiera al foglio bianco. Iniziò a navigare su internet, per carpire qualche informazione in più. Scarsa esperienza in fatto di informatica, affrontò non poche difficoltà, davanti al portatile che la figlia le aveva regalato. «Mamma, sei una donna in gamba, sono certa che saprai cavartela!»

Le aveva detto leggendo troppe perplessità stampate sul volto. Dovette darle ragione.

Testarda, mise tutto l’impegno possibile per non sfigurare. Pochi mesi prima, raccolto un notevole numero di liriche, cominciò a prendere nota su Internet delle e-mail di Editori che fossero interessati a valutare e pubblicare poesie. Ne spedì qualcuna.

Non lavorava Elena, da molti anni. Per accudire l’ex marito e la figlia, si era licenziata dalla profumeria che gestiva, essendo i titolari anziani. Una mansione che le consentiva di comunicare con persone diverse. Le era sufficiente per vivere, un piccolo lascito ereditato dai nonni. Le mancava molto il lavoro.

Toccò, infatti, l’orlo della depressione. Solitudine interiore e assoluta impossibilità di condividere le sue sensazioni liberamente, di interagire. Il traffico nel frattempo si era “acceso” come la luce del sole che ormai, alto e molto meno invadente, non la infastidiva più. «Signora Elena? Sono la segretaria di Edoardo B. della DV Editrice.» Ascoltava col fiato sospeso.«La faccio parlare con il responsabile!» Telefonata, che un paio di mesi prima, le aveva stravolto l’esistenza. Pensò fosse uno scherzo. Stentava a dare un senso alle parole che le giungevano all’auricolare.

Attratta da una voce maschile, calda e sensuale, ascoltava incredula. «Elena, voglio complimentarmi per i contenuti che ho letto, molto profondi!» Nonostante fosse al telefono, cominciò a percepire insolite vampate di calore.

Si sentì a disagio. «Lei è molto gentile, sono felice le siano piaciute!»

Buttò lì, a caso. «Dovremmo parlarne, decidere una pubblicazione, stilare i particolari del contratto» proseguì con determinazione. Domandandole poi se sarebbe stata disposta a incontrarlo a Roma. «Ci penserò: non è a portata di mano, ma Frecciarossa riduce le distanze!» replicò, soddisfatta per quella battuta spontanea.

«La chiamerò al più presto Elena, arrivederci!» promise lui.

Nulla di concreto nella telefonata. Non un accenno a clausole contrattuali. Credibile? La classica “bufala” per carpirle denaro? «Maledette rotatorie … ti bloccano! Basta un imbranato, non passi più!» Si stava innervosendo.

Mano a mano le tornavano alla mente i dettagli e cresceva la sua titubanza. Eppure le era sembrato tutto così chiaro, al suo risveglio! Aurora, la figlia, le aveva detto di non preoccuparsi. Se fosse stato necessario, l’avrebbe accompagnata.

Le parve ridicolo, era abbastanza matura per presentarsi da sola. Parcheggiata la vettura nel posteggio adiacente, salì sul treno in preda all’agitazione.

Scelse di sedere vicino al finestrino, ripassando nella mente il suo progetto per controllare l’emozione.

«Hai una voce stupenda!» Le aveva sussurrato Edoardo con tono confidenziale.

«Mi leggi qualche verso?» Panico.

Oddio, quale scegliere? Per non apparire infantile preferì, impostando al meglio la voce, una lirica ispirata all’amore, alla passione. Vi si buttò capofitto, senza riflettere.

«Meravigliosa! la tua voce è calda come una carezza!» Le giunse inaspettato il complimento, appena pronunciati i primi versi. Il tono, pacato e seducente, l’aveva scossa.

Ebbe la sensazione di percepire addosso, i sospiri del suo interlocutore. Essere investita dal calore emanato dal suo corpo.

Si rese conto di aver fatto una scelta inopportuna. Non riusciva più a connettere.

Il cuore prese a pulsarle all’impazzata. Un’esplosione dei sensi. Edoardo, successivamente, l’aveva chiamata più volte.

Il loro dialogo divenne sempre più confidenziale e intimo. Scoprì anche che fosse più giovane di lei, tanto da metterla a disagio. «Lasciami andare, non sono la donna per te!» Lo supplicò un giorno.

«L’emozione non ha tempo!» replicò l’uomo.

Si era invaghito di lei, ossessionato dal desiderio di conoscere una donna tanto diversa, da sensibilizzare le sue corde emotive, travolgendolo.

Elena provava la stessa curiosità, si era lasciata sopraffare dalla situazione,investita da nuove sensazioni.

La fantasia di Elena non conosceva freni, l’immaginazione volava. Infatuata, aveva smarrito il senso della realtà, ormai. Niente scambio di fotografie, preferendo la sorpresa dell’incontro. Possibile sentirsi travolti da un sentimento così forte, causato dalla sensibilità d’animo? Attrazione, illusione? Bisogno di attenzioni. Scese dal treno pervasa dall’ansia.

Immersa tra la folla, lo sguardo intento a cercare Edoardo. Un tonfo al cuore! Si riconobbero all’istante, fedeli alla loro stessa creativa immaginazione. L’abbraccio liberatorio nacque spontaneo. I volti aperti a un sorriso eloquente. Liberi, senza porsi inutili domande. Si avviarono tenendosi a braccetto, avventurandosi verso l’ignoto. Domani avrebbero guardato in faccia la realtà, forse. Ora godevano la percezione di iniziare insieme un nuovo cammino, fatto di luce, almeno sino al calar delle ombre della notte, vivendo a pieno la loro emozione, senza sciocche inibizioni o ipocrisie. Come gli albori di quel mattino che, annientando il buio delle tenebre, avevano dato vita a un giorno nuovo.

Inizia a far sentire la tua voce attraverso le tue storie. Iscriviti, è gratis.

Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×

Ops, c'è stato un errore. Riprova più tardi.

×

Sicuro che sia questa l'email?

×

Email non valida

×