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Una storia di MariaProcentese

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Speranza (in) attesa

Pubblicato il 09 maggio 2017

Ci sono rumori che fanno male, rumori che riesci a sentire solo tu! Rumori sordi, rumori che restano dentro e, come un fischio del treno, ti risvegliano da un'attesa inconsapevole.

Quel fischio che ti fa accorgere quanto fredda sia quella panchina sulla quale sei seduta. Ti trovi davanti un treno che sulle rotaie cerca di fermarsi. Pensi, sorridendo, a quante volte, stridendo, hai voluto fermare quella corsa che non ti ha portato da nessuna parte mentre vivevi. Rallenti, ti fermi e apri le porte, lasci entrare ed uscire tutti. Regali un biglietto per un viaggio nella tua vita. Mentre gli altri si accomodano tu lucidi vetri per permettere di guardare fuori e imbottisci sedili per rendere comodo il viaggio. Tu resti ancora su quella panchina a guardare chi entra e chi esce.

Il fischio, stavolta del capo stazione, ti desta e ti fa rimettere in moto. Valigie lasciate sulla banchina. Gente che se ne fotte e attraversa la linea gialla mettendo a rischio la propria vita solo per scrutare chi c'è dentro o chi guida. Rumori che diventano eco la quale risuona tutte le volte che vuole. E pensi che certo sulla panchina non si è proprio soli, c'è la tua musica che per qualcuno diventa rumore, ci sono i tuoi ricordi. Ci sei tu che ultimamente mi vieni in mente. Tu ti siedi accanto a me: mi guardi col tuo classico sorriso, quello che ti fa la fossetta sulla guancia destra, i tuoi occhi dolci. Mi dici che aspetti anche tu un treno.

Chiudo gli occhi e avrei sperato tu fossi lì per me, per recuperare il tempo perso perché, in fondo, me la merito un'altra possibilità. Mi parli, mi chiedi cosa abbia fatto tutto questo tempo, aspetti una risposta contorta e confusa come me perché tu sai che non so raccontarmi. Non so farlo nemmeno per dirti che ti voglio bene. Il tuo tono sempre dolce, ti dico che sono cambiate molte cose e che le mie scelte non ti sarebbero piaciute.

Ti chiedo scusa perchè, maledetta la mia strafottenza, non c'ho creduto a quello che mi hanno detto e maledetto il mio essere così terrorizzata dall'essere invadente che sono sparita dalla tua vita quando avevi un'altra vita. I tuoi figli fantastici! Tua figlia bella quanto te. Reclini la testa e azzardi ancora quel sorriso. La tua pacatezza mi infastidisce. Perche tu non lo sai quanto male ci sto.

Ci fissiamo senza parlare, tu vorresti prendermi per mano e portarmi su quella che per te è la giusta via, tu che ti affidi al tuo dio io che al tuo dio urlerei tante cose, mi nascondo dietro il mio sorriso che sfoggia tutta la mia arroganza, la mia strafottenza, la mia pseudo sicurezza.Le voci della gente intorno mi fanno illudere tu mi stia dicendo che ti sono mancata, che resto sempre quella che stimavi. E invece non sento nulla! Dove cazzo è finito il mio rumore dentro? MI serve ora a coprire il mio silenzio e i miei rimpianti. Mi chiedi perché non parlo. Non riesco, da dove inizio?

Il treno riparte, qualcuno annuncia la partenza di qualcosa che non torna più. Il treno sulle rotaie fa rumore ed è in questo momento che urlo tutto ciò+ che ho dentro tanto non mi sentirai: mi manchi!!! Mi spiace non aver creduto a quelli, perchè sarei corsa da te, mi spiace essermi lasciata scorrere il tempo addosso credendo tu fossi sempre lì.

. Mi manchi, mi vieni in mente in questo momento come in ogni attimo, in mezzo alla gente, quando rido, ma mi giro e non ci sei. Ti chiedo cosa hai provato, se hai sempre saputo che io ti adoravo. Dovevo crederci!!!! Non ci ho creduto!!!! Dove sei? Non andare via!!! Davvero ti sei seduta ora accanto a me? Perché fa così male? Non lo sai e non lo so. Questa panchina è fredda!! Senti come è fredda??? Siediti, un momento, fammi ancora incrociare il tuo sguardo. Dammi tempo di chiederti scusa! Non riesco a perdonarmi nulla. Sali per te il biglietto è gratis, ti ci prendo in braccio che sicuramente sei più leggera del mio senso di colpa. Scegli il posto, vieni con me, ti porto con me. Resta con me. Giuro non andrò più via se mi vorrai, scegli tu la strada, tu le fermate e tu il percorso. Rincorro quel treno, lo fermo, mi fanno male le mani, non riesco a trattenerlo, riesco a trattenere le lacrime però. Mi fermo, stremata cado in ginocchio, nemmeno un filo di fiato ma ormai non mi serve piu. Tanto nessuno sa quanto mi manchi perchè la mancanza, l'assenza, la morte non fa rumore.

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