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Una storia di Marilena

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IL LABIRINTO DI URIAN

1 ° parte di "IL POTERE DI  DRASHILIANT"

Pubblicato il 12 novembre 2017

Il cacciatore

Tra gli alberi spogli la nebbia si dissolve al tocco della luce del gelido mattino. La neve ghiacciata ricopre il terreno lasciando aperte delle bocche da cui si alzano tronchi scuri e cespugli rinsecchiti.

Il bosco è sinistramente silenzioso, teso ad ascoltare il minimo rumore si nasconda tra i suoi alberi.

Nel bianco innevato movimenti calibrati, quasi del tutto silenziosi, lasciano impronte. Sopra di esso un maestoso lupo argentato si muove con attenzione, annusando l’aria. Il suo fiato disegna nell’aria l’intensità del respiro. I suoi sensi avvertono il pericolo, ma i suoi occhi non riescono a distinguerlo.

Il silenzio diventa simile ad una lastra sottilissima di vetro che il lupo teme di rompere col più piccolo rumore. Poi il sibilo di una freccia lo infrange. Il lupo fa appena in tempo a vederla arrivare, quando un intenso bruciore gli squarcia il petto. Il suo disperato richiamo di aiuto, un ululato acuto, lento e sofferente gli spacca il cuore e la vita.

L’animale cade a terra morto. I suoi occhi vitrei vedono specchiarsi, non molto lontano, la sagoma scura di un uomo, che compare da dietro un grosso albero.

La figura interamente rivestita di fitte pellicce, anche il volto completamente nascosto sotto di esse è ormai sopra di lui. Si inginocchia tenendo in mano un coltello e mentre l’avvicina alla carcassa si ferma perché percepisce che qualcosa nell’aria sta cambiando. Una nebbia densa e grigiastra si sta sollevando intorno a lui formando un anello che lo chiude al suo interno. Intanto all’interno di quella massa innaturale si definiscono delle figure, che si avvicinano e prendono sempre più consistenza. Avanza minaccioso anche un coro di ringhi minacciosi. Il cacciatore viene circondato da un numeroso branco di enormi lupi argentati. Il loro ringhio si attenua. Una figura femminile singolare apre il cerchio fermandosi a poca distanza dal cacciatore.

E’ Emderafin, la donna lupo, lo spirito protettore dei lupi della foresta. La sua alta figura è ricoperta in gran parte da lungo pelo argentato. Il suo pallido volto scarno, incorniciato da lunghi e folti capelli, limitati in alto da un arco argenteo di filigrana, lascia spazio ad enormi occhi grigio-azzurro. Le labbra scure contrastano con l’aspetto diafano, così come le unghie dei suoi arti, simili ad artigli.

Si avvicina anche lei al corpo inerte del lupo. I suoi passi raggiungono il rosso del sangue che macchia il biancore della neve. La sagoma scura cerca di muoversi rigida e a carponi in mezzo ai lupi che non gli lasciano uscita. Intanto Emderafin si china sul lupo accarezzandolo affettuosamente per un ultimo saluto. Anche le sue lacrime accarezzano il caro amico. Poi il suo ululato si alza seguito da quello dei suoi compagni. All’improvviso si scaraventa velocemente sull’assassino, brandendolo al collo con una mano e sollevandolo da terra come fosse un vecchio straccio. Un ringhio le scopre i lunghi canini. Con l’altra mano scopre il volto pronta ad afferrarlo e affondarci le zanne, ma si blocca quando vede il viso di un ragazzo che la fissa con gli occhi sgranati.

- Ho bisogno di soldi per curare mio padre gravemente malato!

La sua espressione parla senza cercare approvazione. Lei lo avvicina al suo sguardo.

- Lui era il padre della maggior parte dei lupi che vedi qua!

La sua voce suona gutturale e spaventosa continua a parlare.

- Fino ad ora hai curato tuo padre uccidendo lupi?

L’espressione del ragazzo conferma la domanda di Emderafin.

- Braccare, uccidere, arricchirvi attraverso la sofferenza degli altri. Da sempre voi umani non fate altro che distruggere e sterminare qualsiasi cosa vi capiti sotto gli occhi. Come ti chiami?

- Rediger.

La sua voce è appena un sussurro. La donna lo scuote vicino al suo orecchio.

- Mi chiamo Rediger.

- Bene Rediger! Il tuo peccato più grande è di essere nato umano. Leggo il terrore nei tuoi occhi e nel tuo odore.

Lo annusa con falsa adorazione su e giù per il collo, lentamente. Rediger non le stacca gli occhi spalancati dalla bocca. Improvvisamente quelle fauci addentano la sua carne, facendolo urlare dal dolore, senza che riesca a divincolarsi. Lei lo allontana dalle sue labbra grondanti di sangue.

- Non ti preoccupare, non voglio ucciderti. Voglio fare di peggio. Da ora in poi sarai un lupo. Il tuo manto sarà di un bel nero lucente, lungo e morbido, desiderabile da accarezzare e da indossare. Ti costringerà a muoverti nell’oscurità per non farti avvistare. Ti condanno a vivere solo e braccato. Poi ci penseranno i tuoi simili ad ucciderti.

Lo sbatte con violenza a terra. Il ragazzo inizia a sentire una dolorosa metamorfosi lacerargli i tessuti con nuove sporgenze, deformandone il volto, l’addome e gli arti. Il suo corpo si piega come argilla lavorata da mani invisibili. Le sue urla strazianti si trasformano in breve in ululati. Infine il suo corpo si veste di lungo pelo nero. Diventato lupo, Rediger, accasciato a terra, con le orecchie basse e la folta coda tra le gambe, osserva incredulo, sempre con occhi sgranati l’essere che gli ha inflitto tormento.

Anche la creatura magica, metà donna e metà lupo, l’osserva seria.

Dopodiché si volta. I suoi lunghi capelli argentati le ricadono lungo le spalle nell’atto di raccogliere tra le sue braccia il corpo ciondolante dell’animale ucciso. Infine si allontana con passo elegante, circondata dai lupi che si chiudono intorno a lei.

Lo ammonisce con un ultimo avvertimento.

- Sparisci per sempre dalla mia vista!

Così la nebbia si dissolve lentamente e con lei anche Rediger sparisce nel nulla.

La nuova vita di Rediger

Fuggiasco e maledetto Rediger sopravvive. Sono passati due inverni dalla sua trasformazione. A valle la neve schiude un nuovo risveglio sotto di se. Nascosto in mezzo ad alcune sporgenze rocciose, tra la neve e i rigagnoli del terreno, le sue zampe stanche cercano terreno su cui non affondare.

Più grande, più forte e più maturo, Rediger scruta il riflesso di un maestoso lupo corvino mentre si sofferma a sorseggiare dell’acqua. Al posto delle lacrime ormai brucia solo il tormento. Spogliato della sua identità di uomo, senza più l’affetto e la protezione della sua famiglia, ha perso valore tra quelli che una volta erano i suoi simili. Adesso è semplicemente diventato della preziosa materia di scambio. Purtroppo lui non è nemmeno un vero lupo: ora è semplicemente Rediger. Le sue nuove sembianze hanno dato nuova vita anche ai suoi pensieri e alle sue convinzioni. Vede il genero umano per quello che gli aveva accennato la donna lupo: esseri che non hanno alcun rispetto per nessun altra cosa che non appartenga al loro clan. Ora che non è uno di loro, non più protetto dietro gli spessi teli che gli stessi usano per nascondere le loro vigliaccherie, vede cosa succede dietro molte quinte.

Nella notte, spia bande di uomini spietati che uccidono e saccheggiano intere famiglie, per entrare il mattino stesso, ancora sudici del sangue versato, in nuove città, carichi di preziosità, per sfamare l’avidità della giornata.

Molti uomini associano il senso di potere alla violenza che usano per ottenere ciò che vogliono, che ottengono con qualunque mezzo sfruttando la debolezza altrui: soprattutto quella delle donne, dei bambini, degli animali resi schiavi, anime senza voce, uccisi ogni giorno dalla violenza ingiustificata dei loro padroni.

Non bastano nemmeno le frequenti guerre a attenuare la loro natura brutale.

E poi la caccia spietata, il bracconaggio. E lui al centro di questa spietata persecuzione. Si chiede che senso abbia continuare a fuggire per vivere nascosto, nel continuo terrore di finire ucciso e con nessun’altra prospettiva davanti a se.

Alla luce del giorno, tra il candore della neve, il suo manto nero, mosso dalla brezza e simile ad uno spicchio di notte, ritorna a cercare protezione nell’oscurità di una insenatura rocciosa. Aspetterà la notte per mettersi alla ricerca di cibo nelle boscaglie a fondo valle.

La notte arriva e muovendosi nell'ombra dei cespugli viene scoperto e costretto ad una lunga ed estenuante fuga. Nonostante la scrupolosa attenzione usata quella notte per celare i suoi spostamenti, Rediger finisce sotto la mira di due nuovi inseguitori che lo feriscono di striscio ad una spalla. Intanto le luci del mattino si aprono di fronte a lui, nella sua folle corsa verso la salvezza nella boscaglia. I due uomini riescono a trovare i suoi passi grazie alle tracce che il sangue della ferita lascia ogni tanto al suo passaggio. La boscaglia ora è finita. Il lupo si ferma dietro agli ultimi cespugli. Davanti a se un’enorme siepe molto alta che forma una parete verde molto lunga. Dove deve andare? A destra o sinistra? E’ uguale. Scrutando meglio la siepe, fitta e profonda, scorge una incavatura abbastanza profonda in cui nascondersi un attimo e leccare via il sangue quel poco di sangue che gli incrosta la ferita.

La raggiunge e si raggomitola al suo interno. Il suo acuto udito avverte l’avvicinarsi dei persecutori ancora lontani. Poi una cosa strana: all’interno della siepe i rami si muovono silenziosamente, chiudendo la fessura da cui Rediger è entrato e prima che l’animale riesca a fuggire lo costringono invece a retrocedere, per poi aprirgli un varco all’interno del corridoio di un labirinto.

Dopo un primo attimo di smarrimento, il lupo fiuta nell’aria una nuova speranza di sopravvivenza e così inizia a correre tra i passaggi di quella che diverrà la sua nuova dimora, il labirinto vivente, l’unico posto dove Rediger ritorna a sentirsi di nuovo al sicuro.

Il suo giaciglio torna ad essere un comodo letto su cui si materializzano dei vassoi con diversi bocconi di carne. Nessuna voce o presenza ad allarmarlo, solo quella del labirinto che continua a prendersi cura di lui fino a quando un pomeriggio avverte lo scalpitio di alcuni cavalli, le richieste di aiuto di un uomo al di fuori del labirinto e poi arriva lei, la donna della pietra che s’illumina, un’altra pericolosa creatura magica.

La creazione di Urian

Nella piccola valle verdeggiante la brezza scompiglia allegramente le verdi e pesanti fronde degli alberi secolari che si alzano fitti. Osservandoli dalla cima di una delle alture che la circondano, la foresta sembrerebbe un morbido tappeto di macchie variopinte di verde.

Più in là, immerso con discrezione nella foresta, si estende il grande labirinto rettangolare.

Le sue alte e lunghe siepi lussureggianti disegnano angoli perfetti.

Il suo ingresso è preceduto da un grande arco di pietra di un bianco singolare, luminoso ed iridescente, sostenuto da due eleganti colonne, alte e solide, anch’esse bianche e cangianti, finemente decorate con motivi floreali. Floridi rampicanti si avvinghiano su di esse. Sopra di esse, un arco. Nella sua parte centrale, si nota l’incisione di una frase che il verde risparmia con la sua irruenza. La scritta recita: “La tua anima sceglie il percorso del tuo destino”.

Alcuni viandanti la interpretano come un avvertimento, altri come un consiglio. Tra le colonne, un viale realizzato con la stessa pietra dell’arco accompagna al varco tra le verdi barriere.

Alcuni credono si tratti di una leggenda quella che racconta che il labirinto sia stato creato con pazienza da un uomo che dedicò l’intera esistenza a prendersene cura, ma non lo è.

Quando decise di lanciarsi nell’impresa, Urian era ancora un giovane uomo, un tipo solitario dal fisico imponente. Il suo aspetto era sempre poco curato, i capelli e la barba scuri erano incolti e il suoi occhi cristallini erano quelli di un folle visionario. Non si conosceva nulla di lui, ne da dove arrivasse, ma fu lui a trasformare parte di quella estesa terra incolta, circondata dalla boscaglia e da una corolla di verdi e morbide colline, in un meraviglioso labirinto che nascondeva al suo interno preziosi giardini fioriti, orti generosi, fontane che creavano sorprendenti giochi d’acqua e ombrosi antri ricavati sotto profumati rampicanti in cui andare a cercare riposo e riparo. Il suo lavoro fu un impresa epica che gli costò moltissimi anni di dura fatica, progettazione, ingegno e dedizione. Erbacce estirpate, terra dissodata, fertilizzata e seminata, massi trascinati sopra carri dai luoghi più assurdamente irraggiungibili intorno alla valle per poi essere tagliati, sovrapposti, incastrati o scolpiti per creare strutture in varie aree del labirinto. Coltivò cespugli di ogni genere e colore, piante e fiori dai colori e profumi esuberanti e alberi che col passare dei secoli divennero colossali. In alcuni spazi ampi e lunghi, raggiungili attraverso pochi passaggi realizzò sistemi di canalizzazione alimentati da pompe idrauliche che irrigavano ogni angolo della sua paradisiaca creazione, che poi riuscì a potenziare trasformandole in congegni simili a carillon per creare fantasie d’acqua con getti di tutti i generi e diversi accoglienti ripari, che utilizzava a seconda della stagione in corso. Alla fine, invecchiato ed consumato dalla fatica, osservando il suo lavoro dalla cima di un’altura poco distante, Urian si sentì completamente appagato ed euforico nell’aver creato, da solo, qualcosa che andava ben oltre l’immaginazione comune e che si sentì di definire un santuario della natura.

Il labirinto si trasformò presto nel luogo prediletto da molte creature magiche che ne fecero la propria dimora e lo resero magico.

Furono loro ad erigere l’arco che precede l’ingresso al fine di proteggere il labirinto dall’Oscurità con un incantesimo di protezione.

Con loro arrivò anche la splendida maga Milian. Urian si invaghì immediatamente di quell’essere delicato e diafano, dei suoi sottili occhi grigi, i lineamenti fini e i movimenti eleganti, mentre l’osservava annodarsi i lunghi capelli albini per raccoglierli in una grossa treccia. Grazie a lei l’uomo riacquistò nuovo vigore.

Milian era una potente creatura della Luce. Il suo aspetto giovane e innocente non lasciava immaginare quanto fossero antiche e illimitate la sua magia e la sua conoscenza.

Milian, all’epoca, era perseguitata dalla potente e malvagia servitrice dell’Oscurità, la maga Orsla, sua acerrima nemica, che riusciva a percepire il suo grande potere ovunque lei andasse e qualunque incantesimo di protezione utilizzasse. Allora Milian, compì il più grande sacrificio: decise di liberarsene confinandolo in una gemma bianca e nascondendolo in un luogo segreto del labirinto affinché non cadesse nelle avide mani di Orsla e non mettesse in pericolo il mondo.

Dopo mille anni, la stella Shiliant si stava riavvicinando e avrebbe nuovamente alimentato il suo potere per un altro millennio. Milian avrebbe utilizzato la stella per inglobarlo nella Gemma Bianca ed offuscarne la presenza all'interno del labirinto.

Così fece pur sapendo che rinunciando al suo potere sarebbe diventata umana. Fu felicemente ricompensata vivendo il resto dei suoi giorni con l’uomo che creò quel luogo favoloso.

Il labirinto si trasformò in una trappola mortale per tutte le anime oscure grazie all’ ultimo incantesimo che Milian incise sulla pietra bianca dell’arco posto all’ingresso e nel potere della Luce che racchiuse nelle sue colonne prima di rinunciare alla sua magia.

Orsla non riuscì in alcun modo a raggiungere e a distruggere il potere della Luce e così sparì nel nulla. Il labirinto diventò una fortezza impenetrabile.

Gli anni passarono serenamente e alla morte di Urian e di Milian il labirinto continuò ad avere un aspetto curato ed a prosperare al suo interno.

Si dice che lo spirito di Urian fosse rimasto ancorato al labirinto, diventando la sua anima e che fosse lui a prendersene cura.

Ormai le creature magiche hanno abbandonato il labirinto, ma la magia continua ad operare tenendo viva la sua vegetazione, contenendo la crescita delle siepi e mantenendone le forme geometricamente ben disegnate.

Tra breve tempo si chiuderà un ciclo di mille anni da quando Milian affidò il suo tesoro al labirinto. Quel giorno il labirinto, il sole e la stella Shiliant si allineeranno e quest’ultima raggiungerà, con la sua luce, la Gemma Bianca donandole nuovo potere.

Nonostante sia passato molto tempo, Orsla e i suoi seguaci non hanno dimenticato che il labirinto protegge al suo interno la Gemma Bianca, la pietra magica capace di generare un enorme potere. Questo oggettorappresenta una sorta santo Graal della magia bianca, ma anche qualcosa da tenere lontano dalla stregoneria oscura. Tuttora tutti coloro che tentano di raggiungerla non fanno più ritorno, risucchiati dall’oscurità della terra.

Non è perfettamente chiaro come agisca, ma esiste una altra pietra bianca simile, anche lei con poteri magici, all’interno del medaglione di una collana, chiamato Drashiliant entrambi forgiati con un metallo sconosciuto che sembra provenire dalla lontana Shiliant. La si può ammirare al collo di alcune splendide e sagge donne. Il gioiello, che accompagna la sua prescelta per tutta la sua vita, scompare ogni volta che la sua proprietaria muore per materializzarsi subito dopo sul collo di una nuova eletta. Si dice che le anime delle sue indossatrici vengano accompagnate dalla Luce al Labirinto di Urian dove trovano pace e gratitudine.

Nel brusio della foresta, appare tra alcuni cespugli adiacenti alle pareti del labirinto, un enorme lupo nero che si muove furtivo in cerca di un nascondiglio. Dietro di lui si sentono due cacciatori che parlano tra di loro.

- Non è lontano! Dividiamoci. Ricordati che la sua pelliccia vale moltissimo oro.

Intanto il lupo si rannicchia sotto un’incavatura tra le radici della siepe. Le fronde degli arbusti prendono vita: si muovono dall’interno aprendosi intorno al lupo e risucchiandolo subito dopo. L’animale scompare tra le foglie. Inutilmente i due uomini continuano a cercarlo per molto tempo.

Il rifugio segreto di Laindhen

Passano poche settimane dalla scomparsa, apparentemente insignificante, di quell’animale.

Non molto distante dalla foresta, il castello di Valle Frondosa arde come un gigantesco rogo. Lingue di fuoco divorano l’aria anche attraverso le fessure laterali. I tetti scompaiono tra le fiamme.

All’interno delle sue mura, attraversando la città si distinguono le urla generali dei superstiti che cercano la fuga verso la porta principale. Intanto i soldati continuano a difendere la città assediata. Tra di essi un gruppo ristretto di cavalieri a cavallo si fa strada lasciandosi velocemente alle spalle le mura. In mezzo a loro spiccano Giltar, il Signore del castello al fianco di sua figlia Laindhen , una ragazza esile dai lunghi capelli chiari e la maga Sidlina, una donna con un lungo mantello carminio che le copre la testa.

Ad un certo punto il gruppo si divide. Quattro uomini e la giovane Laindhen deviano su un altro percorso. Il resto fugge ancora dritto davanti a se. Tutti sanno perfettamente dove andare. I cinque devono raggiungere al più presto il Labirinto di Urian. Soltanto lì, Laindhen sarà al sicuro.

Finalmente Giltar e il suo seguito raggiungono il labirinto. Davanti a loro il luminoso arco di pietra apre l’ingresso. I visitatori scendono da cavallo e si guardano intorno con affanno e preoccupazione.

Laindhen si sistema la lunga veste grigia, intrisa di sudore, che le impaccia i passi.

Poi la vista dell’ingresso, nel suo bianco luminoso ed iridescente, le toglie il fiato. Sembra contenere luminose sfumature cangianti, che fluttuano all’interno del suo involucro.

Continuando a percorrere la sua superficie, i suoi occhi color smeraldo si soffermano, ipnotizzati, sulle parole dell’arco prima di attraversarlo. Le legge ad alta voce: “La tua anima sceglie il sentiero del tuo destino”, dopodiché segue gli altri attraversandolo.

Insieme si avvicinano all’entrata tra le alte siepi, scrutando speranzosi la sua brillante vegetazione. Argus, il più anziano dei cavalieri parla.

- Dobbiamo affidare la nostra speranza al labirinto come ci ha indicato Sidlina. Avanti miei uomini, inginocchiamoci, deponiamo a terra le nostre spade e poi invochiamo la sua protezione affinché prenda in custodia Laindhen!

Così fanno e il labirinto a sua volta risponde con delicatezza.

Le fronde diventano più vivide, un’aurea di luce le illumina e l’ingresso apre maggiormente il passaggio. Il labirinto ha accolto la loro richiesta. Anche la pietra bianca del medaglione

che Laindhen porta al collo per un momento si illumina, ma nessuno se ne accorge.

I cavalieri si congedano dalla loro giovane signora con un abbraccio.

- Non temere, ritorneremo quando avremo riportato la pace nel regno e ti riporteremo a casa, al castello. Adesso raggiungeremo tuo padre dal re Froyndit per rafforzare le nostre truppe che ci serviranno a scacciare gli assediatori. Sidlina sta raggiungendo il Cerchio Sacro per chiedere agli dei più energia alla sua magia e appena sarà il momento arriverà da te. Qui sei al sicuro. Il labirinto si prenderà cura di te. Tutti noi ti terremo nel nostro cuore.

Rumori di zoccoli e voci si avvicinano. Laindhen deve congedarsi. Gli abbracci devono terminare e lei allontanarsi dai suoi uomini valorosi per permettere loro di fuggire.

Varca il labirinto e scompare.

Argus, salendo a cavallo fa’ un’ultima richiesta al labirinto.

- Proteggi anche noi!

Dopodiché anche i cavalieri scompaiono in lontananza a cavallo dei loro destrieri.

Quando Laindhen entra nel lungo viale disegnato dalle alte siepi, spaventata ed incredula per la violenza che si è abbattuta su di lei, sui suoi cari e sulla sua gente, violente visioni le serrano il respiro senza lasciarle tregua, facendola cadere a terra con le braccia avanti. Una farfalla dal singolare aspetto metallico e dai colori delicati le si poggia lieve su una mano per poi riprendere il volo. I suoi occhi la seguono sollevarsi e volare di fronte a lei. Il corridoio da cui è entrata è scomparso. Al suo posto si è aperto un grande giardino variopinto, disegnato da siepi colorate ed aiuole profumate, dipinte dai colori sgargianti dei fiori. Le fronde di alcuni magnifici alberi giganteschi muovono un po' di ombra sopra di lei. In un angolo trova un comodo giaciglio accanto ad un tavolo bandito con delizioso cibo e vino con cui annebbia gli infelici pensieri, che per fortuna scemano completamente man mano che si addormenta.

Appena Laindhen si sveglia si è già resa conto quel luogo è magicamente vivo e che lì dentro tutto si trasforma secondo quelle che sono le sue necessità e i suoi stati d’animo. Adesso a pochi metri da lei c’è una larga e profonda vasca strapiena di acqua fumante e profumata che la invita ad immergersi. Il suono di due sandali risuona a terra e una veste si posa dolcemente sopra di essi. Il delicato corpo della ragazza si immerge lentamente nell’acqua scendendo i gradini sommersi, uno dopo l’altro. Alla fine con una piccola spinta s’immerge completamente per riaffiorare, qualche secondo dopo, solo con il viso dai lineamenti gentili. Dei petali colorati galleggiano girandole intorno. Mentre l’acqua l’accarezza, per incantesimo i suoi tormenti si dissolvono tra le trasparenti increspature e al loro posto compaiono nuove visioni: vede piccole creature alate che svolazzano e altre che passeggiano tra gli spazi del giardino e del labirinto. Nello stesso momento in cui le compaiono queste immagini la pietra della sua collana si illumina per poi spegnersi quando le visioni scompaiono. Laindhen sente nascere una nuova consapevolezza.

Quando esce trova, con sorpresa, accanto a diversi teli per asciugarsi, la sua veste magicamente ripulita e i sandali allineati sotto il giaciglio che l’aveva accolta per riposare.

Si riveste, avvolge i capelli gocciolanti in un piccolo telo, dopodiché si mette a passeggiare, pensierosa, tra le siepi profumate dei corridoi che cambiano continuamente sfumature passando dal verde, al rosso e poi al viola, diventando anche azzurrine e poi gialle o rosa, sempre lavorate magnificamente, alzandosi e abbassandosi e formando tante forme geometriche, circolari o spigolose in quel magico labirinto.

Al calar del sole, viene sorpresa dalla magnifica visione degli stravaganti giochi d’acqua che si alzano ad intermittenza e dagli arcobaleni tra le molteplici fontane che si sviluppano, serpeggianti, in un vasto viale che si apre, per caso, davanti ai suoi occhi scintillanti di meraviglia.

Anche all’imbrunire accade un'altra magia: il suo cammino s’illumina con un chiarore che si propaga attorno a lei.

Ad un certo punto, sfinita dal pensare e dall’esplorare, desidera solo dormire. Un enorme letto a baldacchino appare girando un angolo. Ai suoi lati la luce crepuscolare viene alimentata dalla luce bianca di alcune torce sostenute da basamenti di ferro simili a dei viticci che s'innalzano a coppa per contenere la luce.

Il labirinto vuole farle capire che l’ha accolta con benevolenza, come farebbero il calore e il conforto di una madre. In qualche modo le parla in modo silenzioso e lei ricambia con i suoi sorrisi.

Laindhen non ha mai conosciuto sua madre. Di lei hanno sempre raccontato quanto fosse bella, gentile e saggia e che l’abbia lasciata al mondo come un regalo, tra le sofferenze del parto che la uccise. Alla sua morte sparì misteriosamente la collana che portava al collo.

Una strega sconosciuta, che avvertiva da tempo la sua presenza, riuscì ad insinuarsi di

nascosto nelle stanze della defunta dove cercò la collana per giorni. Sidlina, la maga al servizio di suo padre, si accorse della sinistra presenza e con un incantesimo l’allontanò per sempre dal castello, ma tacque sempre sull'accaduto. Quell’essere oscuro cercava Drashiliant. Quando finalmente la strega sparì senza aver trovato nulla, ricomparve di nuovo la collana, al collo della piccola Laindhen, splendendo come una piccola stella. Era anche la prima volta che la collana appariva su una persona così giovane. La sua luce svanì presto. In seguito venne detto alla bambina che la collana era un dono di sua madre e d’allora restò sempre su di lei. Sidlina non le svelò mai il nome e la natura magica di Drashiliant affinché il anche il suo potere rimanesse celato. Lo fece per tenere Laindhen e il medaglione al sicuro dall’Oscurità, almeno fino al ritorno della stella Shiliant.

E’ notte e la luna veste con la sua luce diafana i contorni di tutto ciò incontra nel labirinto. Tra le siepi, che delimitano il giardino dove riposa Laindhen, qualcosa si muove nervosamente. La ragazza si sveglia avvertendo il rumore che si prolunga non molto lontano da lei, tra alcune siepi. La pietra bianca si illumina e due inquietanti bottoni luminosi si accendono nell’oscurità tra le siepi che aprono un passaggio. Una sagoma nera si definisce tra il velato chiarore della notte e poi fugge nascondendosi in chissà quale luogo lontano del labirinto. Ad un certo punto si sente un ululato. Laindhen ora sa di non essere l’unica ospite del labirinto.

Incontro nella notte

La notte è un po' troppo illuminata dalla luna. Rediger, nonostante il cuore ancora sanguinante di rabbia e di paura nei confronti degli umani, spinto dalla curiosità, cerca di scoprire chi si è intrufolato nel labirinto. Silenzioso ed attento si mette a cercare, fiutando, l’odore inconfondibile degli umani tra i vari passaggi, fino ad arrivare ad un giardino, dove vede poco lontano un letto a baldacchino illuminato ai lati da delle torce. Dal giaciglio si solleva a sedere una figura femminile che guarda nella sua direzione. Poi al collo di questa s’illumina qualcosa e così riesce e vedere sopra di esso il volto di una ragazza. Nello stesso momento Rediger avverte una strana energia attraversargli il corpo, non è una cattiva sensazione, ma la paura di un nuovo sortilegio gli esplode dentro e così fugge via, verso il posto più arcano che trova nel labirinto. Quando, finalmente si sente al sicuro, con un lungo ululato, sfoga la sua disperazione.

Laindhen si tocca il medaglione. E’ la prima volta che lo vede illuminarsi e si chiede se l’abbia fatto per avvertirla della presenza pericolosa del lupo, mentre facendosi spazio attraverso la razionalità, qualcosa le suggerisce che non era il pericolo che voleva mostrarle, ma semplicemente il lupo.

Intanto una voce incorporea le sussurra di seguirlo.

-Trova il lupo e digli chi sei! Sarà il tuo più fedele amico!

Così la ragazza si alza ed entra nel passaggio preso dall’animale ed affidandosi all’intuito, si mette a sua volta, lei stessa alla ricerca di quella misteriosa presenza tra i corridoi che nella luce della luna appaiono tutti uguali.

- Ciao, mi chiamo Laindhen, non devi avere paura di me!

Lo chiama per attirarne l’attenzione e poi inizia a parlare interrottamente, parlandogli di se, del motivo della sua presenza e poi della vita la sua vita, delle persone che conosce e della città da cui arriva.

Rediger ascolta quella voce piacevole avvicinarsi mentre lo ipnotizza con le sue storie. Qualcuno che si interessa a lui per cercarne la vicinanza, la fiducia, il contatto e l’approvazione con genuino bisogno. Sente l’odore di Laindhen intorno a se, il suo fiuto se ne abitua senza scansarlo, ma non la vede ed intanto cammina. Poi la voce s’interrompe.

Laindhen scorge l’ombra del lupo avanzare e subito si appiattisce nell’oscurità di una alcova. Improvvisamente realizza la potenza di una sagoma nera che avanza diventando sempre più imponente e il suo cuore accelera il ritmo. Pazza idiota, si dice. Vede il lupo passarle di fianco. Un ramoscello che si spezza sotto il suo peso tradisce il suo nascondiglio. Quando il lupo si volta per scrutare nel buio, un strillo soffocato lo assale e subito le sue fauci controbattono ringhiando.

- Sono Laindhen. Ti prego di non farmi del male. Voglio solo capire chi o cosa sei!

La ragazza, lentamente, esce dall’oscurità e la luce lunare illumina la sua figura. Rediger pensa che si tratti di un angelo e così ritira dentro le zanne, ma la luce della pietra ritorna a splendere.

Allora Rediger pensa ad un inganno e si lancia contro la ragazza.

Il volto terrorizzato della ragazza lo fissa, mentre cerca di schiacciarsi il più possibile contro le piante dietro la schiena, come ad implorarle ad aprirsi dietro di sé.

Un muro di verdi rampicanti si erge rapido a proteggerla dall’attacco.

- Scusami, sono stata una sciocca! La tua presenza così maestosa mi ha spaventata.

Il lupo si schianta a terra e resta con le orecchie tese ad ascoltare i passi di lei che si allontanano. Intanto un’altra piacevole scossa genera una nuova ondata di vigore al suo corpo. Concepisce che è opera del medaglione. Poi pensa alla giovane dai lunghi capelli chiari, alla sua figura esile ed incurvata, ai suoi lineamenti delicati nonostante la smorfia di paura, ai suoi occhi ingenui. Allora il suo sguardo si arcua come se sorridesse compiaciuto.

Laindhen dopo l’incontro con il lupo ritorna al suo letto nel giardino. E’ certa che almeno per quella notte non ci saranno nuovi avvicinamenti. In ogni caso, il labirinto provvederà a proteggerla, come ha appena fatto.

La notte giunge al termine ed anche alla luce del sole tutto continua ad apparire tranquillo. La ragazza si sveglia mentre i veli del baldacchino le accarezzano leggeri le spalle. Accanto al letto un tavolino con frutta, biscotti ed un infuso per la colazione. Si guarda attorno per scorgere il lupo. Prima di scendere dal letto prende in mano alcuni acini di uva e poi inizia a gironzolare, ma un latrato la blocca immediatamente.

- E’ il lupo! Il lupo è in pericolo!

Inizia a correre tra i passaggi articolati del labirinto, cercando di raggiungere quei guaiti.

- Labirinto aprimi la strada!

Il labirinto si concede ancora una volta alle sue richieste. Pareti di rampicanti si ritirano, lunghi rami che si arrampicano gli uni sugli altri si slegano e le radici aprono varchi e così Laindhen attraversa i nuovi percorsi che si aprono davanti a lei.

Raggiunge l’animale che si dimena dentro un enorme cespuglio di rovi secchi.

- Aiutami Labirinto! Leva il corpo del lupo dai rovi, presto!

Con gesti fluidi, il labirinto insinua lunghe braccia tra le spine che incastrano il corpo dell’animale sofferente. Anche la ragazza si da fare cercando di aprire un varco. Dei rami riescono a lacerarle la pelle attraverso le vesti, ma non sente nulla, se non l’urgenza di allontanare il lupo da quel posto per soccorrerlo.

Rediger viene liberato e posato delicatamente sul terreno. Ora è sdraiato su un fianco mentre cerca di strapparsi a morsi una grossa spina che gli attraversa la zampa destra anteriore. L’intrusione di Laindhen non lo distrae dal dolore procurato delle lacerazioni soprattutto da quella alla zampa dalla quale riesce a togliere l'estremità di una scheggia, fino a quando lei non gli è sopra. A quel punto tenta di sollevarsi per scappare.

Lei si china e lo trattiene con le mani rassicurandolo con delle carezze.

- No, no, no, no! Rimani tranquillo, sono qui solo per aiutarti. Non ti farò del male, puoi fidarti.

Finalmente la tensione di Rediger diminuisce.

- Adesso solleverò la zampa. Resta così, bravo. E’ una spina. Una parte sei riuscito a rosicchiarla, ma la vedo ancora conficcata sotto i polpastrelli.

Appoggia con delicatezza la zampa a terra. Rediger si lascia cullare dalla voce rassicurante che sa come rivolgersi a lui.

- Ascolta, dev’essere estratta e la ferita pulita e medicata prima che s’infetti. Ti chiedo un attimo di pazienza. Farà male solo un attimo. Poi tutto passerà, te lo prometto. D’accordo?

Per un attimo Rediger la fissa accondiscendente, poi ritorna a fissare, ansimante, il vuoto. Solo adesso si accorge delle ferite sul viso e sulle braccia dell’altra.

Lei, intanto, si china ancora una volta su di lui afferrandogli la zampa incrostata di sangue e con decisione sfila la scheggia dall’arto che l’animale, guaendo, ritrae subito dalla presa della ragazza.

Così il lupo si alza fulmineo inoltrandosi, ancora una volta, tra i corridoi più nascosti del labirinto. La pietra del medaglione s’illumina ancora. Laindhen la sfiora con una mano, l’altra trattiene tra le dita la scheggia insanguinata.

Un altro ospite

Passano giorni e il lupo non si scorge da nessuna parte. All’inizio Laindhen ritorna a parlare ad alta voce, chiamandolo, parlando per fargli sentire la sua presenza e poi cercandolo preoccupata, ma senza risultato. Chiede al labirinto di aiutarla a rintracciarlo e lui percepisce la sua pena, ne rispetta il suo sentimento con silenziosa accondiscendenza, ma questa volta non può fare nulla, Rediger non vuole essere trovato. Lei interpreta la sua inerzia come segno di morte dell’animale. Inizia a camminare cupa in mezzo ai viali che si aprono senza fine, uno dopo l’altro, alcuni stretti, altri larghi, altri lunghi e altri ancora corti, senza portare da nessuna parte. Alla fine diventano tutti uguali ed infiniti. Le tornano improvvisamente le parole scritte all’ingresso del labirinto avevano colpito particolarmente la sua attenzione: “La tua anima decide il sentiero del tuo destino”, ma il lupo che percorso aveva deciso di seguire? Quello che lo aveva condotto alla sua morte? Perché adesso, camminando senza meta, la pietra del suo medaglione ricomincia a splendere? Continua a camminare sollevandolo per osservarlo meglio.

Davanti a lei appare un ragazzo: ne vede i lunghi capelli neri che scendono irruenti appena sotto le spalle nude. Anche la cinta rimane scoperta sopra delle braghe nere. E’ appoggiato ad una colonna bassa. La sua pelle chiara porta ovunque segni irregolari di ferite recenti. Sembra osservarsi con sorpresa le mani, le braccia e poi le gambe. Si passa le mani sul viso, sul petto e sulle braccia. Sembra che si accarezzi come per percepire il piacere che gli dà toccare quella morbida superficie, oppure per sentirne l’autenticità.

Si sta soffermando sulla mano destra, ferita anch’essa, quando con la coda dell’occhio scorge Laindhen. Lei intanto si avvicina salutandolo con un tono cortese e pacato.

- Ciao, mi chiamo Laindhen! Stavo cercando un grosso lupo nero ferito, che ho soccorso due giorni fa, quando ad un tratto mi ritrovo qui davanti a te, con piacevole sorpresa.

Laindhen lo guarda: è bello, ma poi si blocca imbarazzata dallo sguardo sgranato dello sconosciuto. I suoi occhi scuri la fissano sotto una lunga frangia scompigliata. Il suo aspetto è poco curato, sporco. La giovane prosegue la conversazione.

- Insomma, pensavo che il labirinto ospitasse soltanto me e quella scura creatura. Come ti chiami? Posso esserti d’aiuto? C’è ancora qualcun altro oltre a noi?

Il ragazzo si schiarisce la voce e poi risponde.

- Non c’è nessun’altro, siamo solo noi.

Si scosta dalla pietra e se ne va via, camminando velocemente e trascinando un po’ una gamba.

- Il lupo che cerchi sta bene!

Con queste parole Rediger scompare attraverso le siepi senza lasciare traccia di se e Laindhen si ritrova ancora una volta sola e confusa.

Marionette manovrate dall’Oscurità

E’ arrivata una nuova alba ed in mezzo alle mura del castello di Valle Frondosa. Semidistrutto dalle fiamme ed ancora fumante, si erge simile ad un vecchio piegato su se stesso, nudo e ferito, sopra lo sguardo indifferente dei mercenari di Delirico, che si vedono camminare rapidi e nervosi, tra le macerie e le mura annerite dal fumo, violando, anche con la loro presenza, gli spazi del castello. Stanno cercando la collana con la pietra bianca.

Filamenti di fumo si muovono alzandosi, pacati ed innocui, per poi disperdersi nell’aria. L’incendio si è esaurito e finalmente anche l’odore acre che è rimasto inizia a dare respiro ai polmoni.

In città tutti coloro che non sono riusciti a fuggire sono stati ammassati nello spazio sotterraneo di una locanda utilizzato come deposito. La grande stanza è buia e la poca illuminazione arriva da lunghe e basse aperture poste in alto, che si aprono verso un piccolo cortiletto perennemente in ombra. Poco alla volta, tutti verranno portati in quel cortiletto, adiacente ai sotterranei, per essere interrogati anche sotto tortura. In questo spazio angusto, un uomo alto oltre misura e corpulento, reso ancora più massiccio dall’armatura di cuoio sul busto e dal mantello di panno pesante sulle spalle si muove camminando con calma. Le sue braccia possenti e scoperte sono piene di tatuaggi e cicatrici, come pure il volto, solcato da una spessa cicatrice sullo zigomo e sopracciglio destro. Dei tatuaggi neri disegnano scure fiamme sulle guance ed intorno ai suoi occhi neri e spietati. Delirico, ora al servizio della Signora Oscura, davanti ad un uomo seduto con le mani legate dietro la sedia, sanguinante e semisvenuto, conduce gli interrogatori in quel piccolo spazio aperto dove i prigionieri possono sentirne gli echi atroci.

Un tempo era un comandante dell’esercito del re Froyndl, ma la sua natura forte e famelica andava oltre questa carica, priva di vera gratificazione, data come si sarebbe dato un osso ad un cane affamato, di fronte alla vista succulenta di un arrosto di montone. Mandato a combattere ai margini del regno, e anche oltre, per arricchire i forzieri Froyndl e dei suoi protetti, mentre i suoi uomini cadevano in battaglia e il suo corpo si riempiva di solchi e cicatrici, arrabbiato ed accecato dal risentimento, ambiva a raggiungere sempre più successo, potere e ricchezza.

Guerriero, nato da una famiglia di guerrieri selvaggi delle Terre del Nord, era cresciuto tra le privazioni di una terra che non donava nulla, imparando presto a combattere per garantirsi ciò di cui aveva bisogno e successivamente ciò di cui aveva desiderio. Ancora bambino, magro, due occhi neri che spiccavano in mezzo ai capelli dorati, abbandonato alla morte del padre morto combattendo, allontanato dalla madre che non poté più accudirlo e consolarlo mentre fu costretta a diventare la donna di un altro uomo, in solitudine, tra uomini rudi e inospitali, in mezzo al freddo degli inverni, con la fame che gli attanagliava sempre lo stomaco, crebbe forte nello spirito e nella resistenza fisica.

La sua forza e risentimento sono il risultato generato dalla debolezza di un bambino dimenticato. In fondo che cos’è anche lui se non una vittima di questa società dove la vita non é un diritto ma un privilegio che va conquistato lottando per la sopravvivenza?

Poi arrivò lei, Orsla, quella che le sembrava una donna affascinante. Lo sedusse all’inizio con la sua bellezza esotica e i suoi grandi occhi viola, i lunghi capelli neri e la sua voce suadente. Le sue carezzevoli parole di comprensione s’insinuavano dentro di lui accrescendo, prima il suo risentimento e la sua rabbia e poi alimentando desideri di vendetta e di potere. Poco dopo Delirico scoprì la magia della donna, quel magnifico potere di manipolare la materia, lo spazio, il tempo e che ipnotizzava la sua fantasia, mentre la strega gli sussurrava che l'avrebbe messo a sua disposizione e mai si accorse che anche questo altro non era che un tozzo di pane, di fronte ad un ricco banchetto, che un’altra mente manipolatrice gli concedeva in cambio dei suoi servigi.

Il fumo ancora presente sopra il castello inizia a cambiare direzione, muovendosi sinuoso e lento, convergendo in un punto, dietro le spalle di Delirico, diventando nero e denso fino ad assumere una forma più compatta e una sembianza umana.

- La pietra non è più qui e nemmeno quella maledetta maga che me l’ha portata via anni fa’! Lo dimostra il fatto che ora posso muovermi liberamente nel castello.

Una voce profonda ed incorporea arriva da una lunga figura nera femminile, i contorni non definiti, un lungo vestito aderente. Questa sagoma scura si sposta passando di fianco a Delirico, verso l’uomo sulla sedia. Questo solleva lo sguardo e pieno di terrore fissa gli occhi infuocati di un mostro fissarsi sui suoi e in men che meno lei ritorna ad essere un lungo denso fumo che avvolge nelle sue spire l’uomo, ne assapora la paura che inebria i suoi sensi e poi lo uccide, divorandogli la sua forza vitale. Il prigioniero cade in avanti senza vita.

Orsla riprende le sembianze di prima, una forma senza materia, costituita da pura energia nera, possente, distruttrice. Il suo corpo non esiste più da parecchi anni: è stato divorato a causa della sua avidità, che continua a volersi nutrire, senza tregua, del potere della magia nera, mentre l’oscurità, celata dietro questo potere, nel frattempo si nutre a sua volta di lei, della sua carne, delle sue ossa e infine della sua anima, rendendola una marionetta manovrata dai fili invisibili di una rabbiosa avidità. I suoi occhi rossastri, dalle iridi fiammeggianti, manifestano la sua oscura natura.

Adesso fiammeggiano più che mai. Osrla vuole distruggere la Gemma Bianca di Milian prima che si rinvigorisca di nuova energia. La stella Shiliant che servirà a questo scopo è ormai vicina. Drashiliant è l’unica fonte per arrivare a lei nel labirinto, ma dove sarà finita? Perché non riesce a fiutarne la presenza da nessuna parte?

La strega indugia nei suoi piani malvagi: "Quale incantesimo aveva utilizzato quella maledetta maga bianca che l’allontanò dal castello per nasconderlo? Che possa marcire sotto le mie mani. La distruggerò e con lei la magia di Milian ed infine tutta la luce di questo mondo. Io, l’oscurità, regnerò sovrana."

Nel frattempo arriva una donna, scortata da due mercenari, a prendere il posto dell’uomo riverso sulla sedia. Mentre i due uomini ne sollevano il corpo, gli occhi del cadavere, ancora terrorizzati, fissano il vuoto. La donna li scorge e poi vede Orsla, avida ed affamata sopra di lei.

- Non fatemi del male! So cosa cercate, ma non è qui! La collana è sempre stata al collo di Laindhen, la figlia di Giltar, il signore del nostro castello.

- Oh, finalmente una signora che mi piace! Prego accomodati e continua! Ti chiami?

Il tono pacato di Delirico non nasconde la sua aggressività. La donna, spaventata, prosegue evitando di aprire gli occhi.

- Mi chiamo Nires e lavoro alle dipendenze di Giltar occupandomi di tenere pulita ed in ordine le stanze e la biancheria di sua figlia Milian. Ero lì quando avete assalito il castello.

- Bene ed allora dopo che cosa è successo?

- Sono arrivati correndo Giltar, il comandante delle guardie e la maga Sidlina dicendo che bisognava portare Laindhen al Labirinto, mentre lei sarebbe andata a caricare il suo potere al Cerchio Sacro. Invece Giltar sarebbe dovuto correre dall’imperatore per informarlo di quello che stava per succedere.

- E cosa sarebbe dovuto succedere?

- Non hanno aggiunto altro! Lo giuro!

- Bene, in questo caso il tuo lavoro con me è terminato! Adesso è tuo turno, Orsla!

Nires apre gli occhi per vedere cosa succede. Vede la figura della strega espandersi, diventando fumo denso che striscia a terra fino ai suoi piedi. Paralizzata dalla paura non riesce a muoversi, intanto il fumo inizia a fluttuarle addosso inglobandola fino alla testa. Subito dopo il suo corpo si accascia per terra, mentre sopra di lei si ricompone Oslra, ancora una volta appagata dalla paura di un mortale. Si rivolge a Delirico.

- Non c’è tempo da perdere! Convoca i tuoi tre uomini più capaci e mandali da me nel pomeriggio! Adesso forgerò con la mia magia dei potenti talismani che darò loro per mandarli a cercare la collana con la pietra bianca nel labirinto senza venirne inghiottiti! Nel momento che partiranno io resterò qui dove userò la mia magia per mantenere vivo l’incantesimo dei talismani il più a lungo possibile e seguirò a distanza i tuoi uomini. La magia di Milian li annienterà appena riconoscerà la mia. E’ indispensabili che siano veloci ed abili. Appena avranno in mano la pietra, io me ne impossesserò: raggiungerò la gemma bianca nel labirinto e la distruggerò per sempre. Invece tu e il tuo esercito aspetterete l’imperatore, fuori dal labirinto. Và! Io, intanto, creerò i talismani con la mia magia!

Nel primo pomeriggio tre uomini dall’aspetto poco raccomandabile sono di fronte a Oslra, nel cortiletto, mentre consegna ad ognuno di loro un talismano.

- Questi talismani servono ad occultare la vostra presenza e la mia magia al labirinto. Il loro potere non durerà molto. Siate veloci e soprattutto siate capaci nella vostra impresa. Non potrete ritornare vivi se non portandomi il medaglione che una ragazza di nome Laindhen porta al collo nel labirinto. Il vostro successo verrà lautamente ricompensato. Io sarò qui a vegliare su di voi con la mia magia! Partite immediatamente!

Scontro tra vecchie conoscenze

I tre mercenari cavalcano interrottamente come pazzi per tre giorni senza riuscire a trovare il labirinto poiché un incantesimo cerca di disorientarli. Oslra riesce a contrastarlo con la sua magia. Ormai spossati dall’estenuante cavalcata non desiderano altro che terminare la loro missione per ritornare alle loro baldorie, quando finalmente raggiungono il labirinto.

Lasciati liberi i cavalli davanti all’ingresso, attraversano l’arco che precede l’entrata. La scritta incisa sull’arco sopra le loro teste vuole apparire minacciosa come le loro intenzioni. Si fermano un attimo prima di varcare l’accesso. Poi, serrate le mascelle e sguainate le armi si avviano al suo interno con passo deciso e veloce, separandosi alle prime diramazioni e procedendo in tre direzioni diverse. Il labirinto riesce a percepire la loro presenza ma non ad individuarla, però mette in guardia gli sconosciuti indesiderati incupendo il fogliame.

I corridoi appaiono loro subito lunghi, stretti e alti. Inoltre sono stranamente rigidi. La magia di Oslra ha effetto ancora una volta. Riesce a limitare la capacità del labirinto di individuare e di aggredire gli intrusi. La sua capacità di muoversi, di mutare gli spazi è stata arginata ai soli piccoli movimenti di un fruscio.

Gli uomini si muovono silenziosi, strisciando spesso con le braccia e le armi il fogliame che si spezza al loro passaggio.

Il sole del pomeriggio inizia ad avvicinarsi alla linea dell’orizzonte. Tra le siepi del labirinto, il medaglione di Laindhen non smette di splendere e nella sua mente delle voci, simili ad echi, non smettono di chiamarla:

- Sveglia i tuoi sensi Laindhen! È quasi ora! Shiliant è ormai vicina! Corri a cercare la gemma di Milian! Tu sei la prescelta! Laindhen usa Drashiliant, devi seguire il tuo istinto!

Mentre cammina a tentoni, visioni di scene e di persone che non appartengono ai suoi ricordi le scorrono nitide davanti agli occhi, mentre parole incomprensibili si ripetono senza sosta.

La ragazza si avvicina ad uno specchio d’acqua e si china a raccogliere in un palmo un po’ d’acqua per bagnarsi il volto e il collo. Intanto una voce soave la chiama:

- Laindhen, sono Milian la custode della Gemma Bianca! Il potere della gemma è in pericolo, devi risvegliarlo e prenderlo in custodia! Drashiliant ti condurrà a lui!

Attraverso le increspature dell’acqua vede il riflesso della donna bionda del sogno che l’osserva con espressione tesa. Si volta per scoprire chi è la donna alle sue spalle. Non c’è nessuno.

Il labirinto avverte qualcosa, Laindhen lo percepisce attraverso il fruscio innaturale del fogliame diventato inspiegabilmente scuro, inoltre non c’è vento. Anche lei si rende conto che c’è qualcosa di cupo nell’aria.

Qualcuno l’attira a se afferrandola per un braccio e parlandole sottovoce. E’ ritornato il ragazzo misterioso.

- Laindhen sei in pericolo! Qualcuno si è inoltrato nel labirinto senza il suo permesso, in cerca di te e della gemma di Milian. Il labirinto mi ha messo all’erta! Vieni con me, non ci devono trovare!

Laindhen gli risponde stizzita, anche lei sottovoce.

- Chi sei e perché mi eviti?

- Mi chiamo Rediger e cerco di evitarti perché la tua magia mi ricorda la creatura che mi ha maledetto!

- Io non ho alcun potere!

- Sei sicura?

All’improvviso compaiono, davanti ai loro occhi, due tizi terrificanti con lunghi pugnali in mano. Il loro sguardo si fissa prima sul medaglione luminoso di Laindhen e poi su entrambi i ragazzi che si lanciano in una fuga tra le siepi. Il labirinto non riesce ad aiutare i suoi protetti. I corridoi sembrano essere diventati improvvisamente trappole da cui scappare. Purtroppo Laindhen, non aiutata nei movimenti dal suo vestito, finisce per inciampare cadendo a terra. Rediger, sopra di lei inizia a ringhiare a squarciagola. Intanto sopraggiunge l’ultimo dei tre. Ad un certo punto qualcosa di inquietante blocca i loro passi. Anche Laindhen ancora a terra scorge uno strano movimento sopra di lei. Rediger si sta trasformando nell'enorme lupo nero lanciandosi, subito dopo, addosso ai tre aguzzini, ferendoli con graffi e morsi. I suoi attacchi furiosi e veloci riescono a farli arretrare dalla ragazza che nel frattempo si è rialzata e fissa con occhi sgranati il lupo mentre viene ferito da un colpo di lama alle costole e che, guaendo dolorante, continua la sua battaglia accecato dalla rabbia. Riesce ad uccidere l’uomo che l’ha ferito lacerandogli la gola, ma nel frattempo il secondo approfitta della sua distrazione per affondargli un nuovo colpo all’addome e il terzo riesce a raggiungere con un tocco il medaglione di Laindhen, che reagisce urlando.

- Nooo!

Orsla compare all’improvviso, gigantesca ed oscura come mai prima d’ora e come farebbe una grossa tigre affamata, pronta da tempo ad avventarsi sulla preda, si getta su Laindhen per divorarla ed impadronirsi di Drashiliant. Per fortuna dal nulla sopraggiunge Sidlina, che con la sua magia riesce a scaraventare la strega lontano dal collo della ragazza. Orsla, furiosa, l’aggredisce cercando di schiacciarla con la sua oscurità, ma la maga riesce a tenerle testa facilmente.

Osrla incita l’ultimo uomo ad appropriarsi del medaglione, ma lui non riesce a vederlo perché dall’oggetto parte una luce accecante. Finalmente la stella Shiliant è allineata al sole e al labirinto e il potere di Milian si sta risvegliando. Laindhen, in uno stato ipnotico, viene sollevata da terra e portata davanti alla siepe che custodisce la gemma magica. Una matassa di tralci si sbroglia ritraendosi fino a aprire un alcova che custodisce uno scrigno di legno finemente intarsiato, che si apre. Al suo interno risplende una pietra simile a quella che Laindhen porta sul suo pendente e altrettanto luminosa. Entrambe le pietre si sollevano dolcemente mentre quella dello scrigno si avvicina a Drashiliant andando a posarvisi specularmente e fondendosi ad esso.

Il potere di Milian è stato riportato alla luce attraverso Laindhen, la nuova custode del potere della Luce.

I talismani di Osrla si sbriciolano e lei viene risucchiata lontano, al di fuori del labirinto; invece dalla terra tremante emergono enormi e forti radici, che, come fauci, afferrano i tre mercenari di Delirico trascinandoli nelle profondità.

Laindhen si risveglia dal suo stato di trans e si volta a cercare il lupo che giace morente. Correndo lo raggiunge per abbracciarlo, cercando di trattenere a se la sua debole vita. Il lupo sembra arrendersi alla sua fine e il suo corpo ciondola inerte e sanguinante tra le braccia della ragazza per poi riprendere nuovamente sembianze umane.

Drashiliant esplode di nuova luce e il suo caldo bagliore avvolge i due giovani.

Con grande emozione di Laindhen, le dita del ragazzo tradiscono la sua apparente resa e i suoi polmoni ritornano a muoversi con uno spasmo. Rediger le parla con flebile fiato.

- Non ti preoccupare, non sono morto e nemmeno il lupo in cui sono costretto a trasformarmi. Non so come, ma la vicinanza al tuo medaglione riesce a ridarmi il mio aspetto umano.

Silina si avvicina ai due e si china rivolgendosi a Rediger.

- Ragazzo, Drashilint ti ha concesso una nuova vita stendendo su di te il potere della Luce. A quanto pare anche tu avrai un ruolo fondamentale nel combattere l’Oscurità.

Laindhen lo conforta con un nuovo abbraccio.

- Avrai tempo di raccontarmi la tua storia, ma adesso non pensare a nulla! Io e Sidlina ci prenderemo cura di te e se potremo ti sottrarremo alla maledizione del lupo.

Nel frattempo la linea dell’orizzonte si spegne con le ultime luci del giorno. l'esercito di Froyndl avanza verso il labirinto da dove la luce di Drashiliant innalza un altissimo fascio di luce nel cielo. Tra diversi uomini a cavallo, si scorgono Giltar, padre di Laindhen e signore di Valle Frondosa e Argus, comandante delle sue guardie, che vengono a riprendersi Laindhen e Sidlina. Rediger si unirà a loro ed insieme difenderanno la Luce da Osrla e Delirico che nel frattempo fuggono nell'oscurità.

Ma quella dell’eterna lotta tra la Luce e l’Oscurità è un’altra storia

(Questa è la

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