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Una storia di martinadeicas

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Lo sport che unisce, al di là delle bandiere.

La maratona dei mulini a vento

...perchè nella vita e nello sport l'importante è salvarsi a vicenda!

Pubblicato il 10 gennaio 2018 in Altro

Tags: sport disability

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Andrea e Joy marciano affiancati, mentre le foglie secche danzano allegre sopra le grate d’aerazione della mensa, conferendo alla scena un solenne tocco donchisciottesco. Che poi Sancho Panza sia abbronzato e Ronzinante abbia le ruote al posto degli zoccoli sono dettagli indegni di nota, perché anche il parcheggio di un ospizio può trasformarsi in una vasta pianura, se solo si apre il cuore e si chiudono gli occhi.

Joy sorride agitato: domani si confronteranno con l’asfalto vero, nel paese vestito a festa per la maratona e per la prima volta correrà incontro, anzichè via, da qualcosa. Nella sua terra infatti i piedi non si mettono uno davanti all’altro per diletto, ma per questioni di primaria importanza, come acchiappare le capre che scappano dal recinto o sfuggire ai miliziani, agli argini che saltano come cavallette impazzite e ai campi che sprofondano nella carestia...

Nemmeno Andrea è un tipo sportivo, eppure prima dell’incidente correva sempre: in macchina, sul lavoro, nelle relazioni. Aveva fretta di chiudere i vecchi capitoli per scriverne di nuovi. Utilizzava un inchiostro amaro, diluito in un'intricata scala di grigi, mentre gli altri colori appassivano sulla tavolozza: il rosso del semaforo per esempio. Era bastato un secondo, e quel piede, premuto sull’acceleratore anziché sul freno, si era pietrificato per sempre. Andrea non poteva più correre o almeno così pensava, fino a quando, durante la riabilitazione, aveva incontrato Joy o meglio lo aveva visto correre in giardino, con la divisa da inserviente ancora addosso, come un animale selvatico in gabbia, e gli aveva consigliato di partecipare alla maratona cittadina. Mai avrebbe pensato che l’altro lo avrebbe preso tanto sul serio da iscrivere entrambi. Eppure, anche se ci sono voluti mesi di rimbrotti e musi lunghi ora sono lì, alla griglia di partenza, pronti a correre non più per dimenticare, ma per ricordare che nello sport, come nella vita, quello che conta davvero è salvarsi a vicenda, anche quando le nostre ali si impigliano nelle pesanti ruote di una carrozzella.

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