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Una storia di OrnellaStocco

Sempre più lontano

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Pubblicato il 01 giugno 2018 in Storie d’amore

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Le dita tamburellano ritmicamente sul tavolo. Un rumore che riecheggia nonostante il locale sia affollato di gente variopinta e allegra per l'happy hour.

Arriva una giovane donna con un grembiule nero annodato in vita. Corto.

Sembra non indossi altro.

Tiene in una mano un piccolo block notes, nell'altra una biro.

-Salve...due prosecchi, patatine, olive. Grazie.

Enrica mi scruta mentre osservo la ragazza con il corto grembiule che non mi osserva affatto. Cerco di interrompere il mio sguardo curioso. Guardo Enrica. Guardo la ragazza che se ne sta andando offrendomi una panoramica lato b. Bel culo. Con un certo peccaminoso rammarico noto che indossa la gonna. Corta. Più corta del già corto grembiulino.

-Marco! Quando avrai finto di scoparti la cameriera fammi un cenno che smetto di dormire.

-Non la sto scopando.

-Ma avresti molta voglia di farlo.

-No.

-Sì.

-Ok, sì, mi scoperei la cameriera, mi scoperei tutte le donne che sono nel locale, anche quello, quel bel moro, guardarlo Enrica, mi farei pure lui...e sai cosa ti dico? Ne avrei tutto il diritto visto che tu, mogliettina mia, sono mesi che mi mandi in bianco. Sono mesi che noi due non facciamo sesso!

-Ex moglie, Marco. Siamo separati. Scusa esco un attimo.

-Dove vai?

-Telefonata.

La domanda sorge spontanea. A chi?

Sono ancora geloso. Cazzo! Sono ancora geloso di mia moglie.

La cameriera bionda è tornata. Anche Enrica che è castana ma ha dei riflessi dorati che la fanno sembrare quasi bionda. Sembra più giovane. E anche più bella. Marco se la vorrebbe scopare, sopra al bancone, in mezzo alle gente, per terra. Un tempo erano stati felici. Facevano l'amore tutti i giorni. Anche due volte al giorno. In tre anni erano nati Tobia e Lucrezia.

-Enrica, io ho ancora voglia di te…piccola, perché siamo qui?

-Per i bambini, per i nostri figli. Tobia ha problemi a scuola, la maestra ha voluto parlarmi. E non chiamarmi piccola.

-Una volta ti piaceva da morire, lo dicevo mentre ti mordicchiavo un orecchio e tu mi rispondevi sono la tua piccola…

-Marco! Smettila, il tempo è trascorso, forse non te ne sei accorto e comunque siamo qui per i bambini.

-Ecco a voi...patatine, olive, prosecco. Buona serata.

Bel culo.

- Ah sì i bambini, scusami...ad ogni modo Tobia è in prima elementare, che problemi vuoi che abbia un bambino di sei anni, avrà la compagna di banco che lo molesta, ahahah dai Enrica, tutti noi abbiamo avuto problemi a scuola e nessuno è mai morto, che io sappia...amore, stai tranquilla...

-Non chiamarmi amore. Buono il prosecco.

-Perché?

-Cosa perché.

-Non ti dovrei più chiamare amore.

-Perché da quasi un anno non lo sono più. Perché tu mi tradivi con tutte quelle che ti capitavano a tiro. Perché sei un irresponsabile che crede di vivere scrivendo un romanzo ogni tre anni. Perché sei uno che sogna cose impossibili e perché se non fosse per il mio lavoro io e i bambini dormiremmo sotto un ponte. Ecco perché!

-A proposito, dove sono i bambini?

-Sono da mia madre, ovviamente, visto che la tua ha sempre mille cose da fare e sembra che i suoi nipoti siano stati procreati per renderle la vita impossibile!

-Non parlare male di mia madre per favore.

-Non parlo male, è la realtà, ogni volta che le chiedo se può tenere i bambini mi risponde che ha un impegno. Ma quanti impegni ha! E’ in pensione, è vedova, vive sola. Ma che caspita di impegni può avere? Che me lo dica chiaramente, almeno mi risparmio le telefonate e i continui rifiuti. E’ umiliante. Marco...che cosa stai facendo?

-Non vedi? Sto prendendo appunti.

-Io ti sto parlando dei nostri figli, di tua madre e tu prendi appunti? Non ci posso credere!

-Mi è venuta in mente una frase, la devo scrivere altrimenti la dimentico, non credo sia una cosa grave. O sì? Ti sei mangiata tutte le patatine, ingrasserai.

Si strinse nelle spalle. Marco aveva ragione, aveva messo qualche chilo. Era ingrassata e lui se ne era accorto.

Enrica con il gomito sul tavolino poggiò il mento sulla mano chiusa.

-Vedi? Non sei cambiato e non cambierai mai. Ho sempre la stessa sensazione di quando eravamo assieme: ti parlo e non mi ascolti. Mi guardi ma sembra che i tuoi pensieri attraversino gli oceani. Sei lontano Marco. Sempre più lontano…

-Non è vero, vieni qui…

Marco le accarezzò dolcemente il viso. Le prese una mano.

- Usciamo, qui dentro c’è troppa confusione…Enrica, torniamo ad essere io e te, non riesco a stare senza di noi, ho trovato un lavoro serio presso un editore, continuerò a scrivere perché mi piace ma avrò uno stipendio fisso. Ti prego.

-E...Laura che dice? Sarà felice della tua prestigiosa occupazione!

-Ci siamo lasciati. Anzi, io l’ho lasciata. Io voglio te. E tu, con Giorgio come va? Non ti sta rendendo felice, lo vedo dal tuo sguardo, i tuoi occhi per me sono pagine aperte che solo io so leggere…

- Bene, sì, con Giorgio va bene, noi non ci siamo lasciati. Marco, sono incinta.

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