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Una storia di GianmarcoAurigemma

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Il Piccolo Principe è morto

L'abbiamo ucciso noi

Pubblicato il 19 novembre 2017

CAPITOLO 1: L'INIZIO DEL VIAGGIO

Il giorno del grande viaggio è arrivato, fin da quand’ero bambino aspettavo questo momento. Mio nonno mi ha sempre raccontato quanto fosse bello librarsi in volo, e ora potrò ripercorrere i suoi passi. Quando ero piccolo per addormentarmi, il nonno mi diceva tutto sulle sue incredibili avventure. Lui parlava sempre del magico incontro con il piccolo abitante dell’asteroide B 612 e di come gli ha cambiato la vita. Dice sempre di essere grato alla sfortuna, che quel giorno gli fece rompere l’aeroplano e fu costretto ad un atterraggio di emergenza nel deserto del Sahara. Senza dubbio quella è la mia storia preferita. Dalla scomparsa del Piccolo Principe, è andato alla ricerca di persone come lui, di un suo successore, senza riuscire a trovarlo. Finalmente, partirò alla ricerca del nuovo Piccolo Principe. Ora che lui è troppo anziano per continuare a viaggiare, toccherà a me prendere i comandi del suo aeroplano e continuare la ricerca.

Al momento della partenza il nonno mi consegna il suo diario dicendomi :

<<In questo diario troverai tutto ciò che ti sarà utile per il tuo viaggio, soprattutto una lista di possibili Piccoli Principi che ho individuato durante la mia ricerca>>

<<Ti ringrazio>> Rispondo

<<Lo custodirò come se fosse la cosa più importante del mondo. Però…>>

<<Che c’è? Hai paura?>>

<<No, assolutamente. Non ho paura di viaggiare, sono più che pronto. Però non credo di saper riconoscere il nuovo Piccolo Principe>>

<<Tranquillo figliolo, il Piccolo Principe era un ragazzino spinto da un incredibile curiosità, che non si fermava dinanzi a niente e portava sempre avanti le sue idee. In ogni caso, credo che se dovessi trovarlo, non avresti problemi a riconoscerlo. Ho grande fiducia in te e so che non mi deluderai>>

<<Grazie nonno, ora vado. Sono pronto!>>

CAPITOLO 2: IL TEMPO DI RICHARD

Il primo nome sulla lista è quello di Richard Sanders, un ragazzino statunitense di buona famiglia. Mio nonno l’ha tenuto d’occhio per poco tempo, ma non si può escludere nessuno in una ricerca così importante, chissà che non sia proprio lui il nuovo Piccolo Principe. Atterro vicino alla villa di Richard e mi arrampico fino al secondo piano, dove c’è la sua camera. Lo trovo seduto a terra che parla con suo padre. <<Dai papà ti prego, solo una partita>>

<<Lo sai che non posso, ne abbiamo parlato mille volte, devo lavorare>>

<<Possibile che tu non abbia 15 minuti da dedicarmi? Per una sola partita>>

<<Piccolo mio, papà è un uomo serio, devo lavorare. Non posso perdere tempo per giocare alla Playstation>>

<<Ma lavori sempre, quindi per una volta che non lo fai cosa cambia? Non stiamo mai insieme>>

<<Non ho tempo per stare con te, quando sarai grande mi ringrazierai. Vedi tutto quello che c’è intorno? Questa bella villa, il giardino, tutti i tuoi giochi e tutti i tuoi bei vestiti. Se mi fossi fermato a giocare ora non avremmo niente di tutto questo, ho pagato tutto con i soldi che ho guadagnato col duro lavoro, gli uomini d’affari fanno così. Anzi, so che sei piccolo e ti piace giocare, ma dovresti dedicarti alle cose più serie, come lo studio>>

<<Ma mi scoccio di andare sempre a scuola e studiare tutto il tempo, è noioso>>

<<Lo so, ma se ti piace tutto quello che hai intorno, lo devi fare. Così che anche i tu potrai fare un lavoro importante e i tuoi figli avranno tutte le cose belle che hai tu>>

<<Hai ragione papà, ora smetto di giocare e inizio a fare i compiti. Così sarò anche io serio come te>>

Scendo dalla finestra con la consapevolezza di non aver trovato il nuovo Piccolo Principe, lui avrebbe reagito in modo sicuramente diverso. Forse è vero, i figli di Richard avranno tutti i confort, tutte le cose più costose, ma non avranno una cosa ben più preziosa: un padre col quale condividere degli splendidi momenti. Mi rimetto in viaggio e cancello il primo nome della lista, andiamo a trovare subito il secondo, sperando che vada meglio.

Con un pò di rammarico mi appresto a ripartire, sapevo che non ci sarei riuscito al primo colpo, ma una delusione del genere non me l’aspettavo. Un bambino che è pronto a rinunciare alla sua fanciullezza a causa di un papà troppo preso dal lavoro, bisogna saperci fare con i più piccoli, e suo padre sicuramente non aveva queste qualità.

CAPITOLO 3: SANGUE LATINO

Il secondo nome sulla lista è quello di Kjaras Hernandes, una ragazzina boliviana appassionata di lettura. Mio nonno ha scritto che questa piccolina ha veramente dei pensieri incredibili, fuori dal comune, quindi ripongo tante aspettative in lei. Atterro proprio a Sicre, nel cuore della Bolivia, e inizio la mia ricerca. Arrivo all’esterno di una struttura malandata, leggo su un cartello che è la scuola elementare che frequenta Kjaras, e mi inoltro per trovarla. Riesco ad entrare facilmente e mentre giro per i corridoi, sento delle urla provenienti da una della classi. Silenziosamente apro leggermente la porta e la trovo lì, piccola piccola seduta su una sediolina avanti alla cattedra del professore. Era l’unica bambina in quell’aula, tutti i suoi compagni erano fuori a giocare, così inizio ad ascoltare cosa dicevano.

<<Devi smetterla di fare sempre di testa tua, devi seguire cosa dice il libro!>> Urlò il maestro, un uomo molto grosso, che rispetto a Kjaras sembrava un gigante.

<<Ma io ho letto…>> Prova a replicare la piccolina, ma l’insegnante l’interruppe.

<<Non mi interessa cosa leggi, i tuoi libri sono stupidi, devi studiare solo quello che ti dico io>>

<<Lo so che il libro che ci ha assegnato dice una cosa diversa, ma può essere che sbagli, non per forza deve essere tutto giusto>>

<<Impossibile, devi fare come ti dico, se tutti gli altri leggono il libro che ho assegnato io, perché tu devi fare altro? Fermati a quello che ti dico di fare, smettila di leggere altri libri>>

<<A me piace leggere, e mi piace conoscere le cose, perché non posso farlo?>>

<<Non ti servono a niente, vuoi solo sentirti superiore, devi imparare le cose che le persone più grandi ti dicono di imparare, solo quelle. Non devi per forza capire quello che c’è scritto, non farti domande, impara e basta>>

<<Va bene, rinuncerò ai miei libri>>

Corro via prima che mi potessero vedere. La guardo uscire sconsolata e tornare a casa a testa bassa, sono sicuro che appena rientrerà nella sua stanza, nel suo mondo, ricomincerà a divorare tutti i suoi libri per ampliare il suo sapere. Purtroppo le mie aspettative erano troppo elevate, Kjaras prese i suoi libri e li gettò in un enorme sacco nero. Con un enorme dispiacere ritorno al mio aeroplano, una potenziale Piccola Principessa alla quale un maestro dittatore aveva tarpato le ali, ma il vero Piccolo Principe, quello che ha conosciuto mio nonno nel deserto, non si sarebbe fatto fermare così. Quando qualcuno provava a farlo crescere più in fretta, a renderlo adulto, lui riusciva sempre a non farsi influenzare, rimanendo sempre lo stesso gentile e ingenuo Piccolo Principe.

CAPITOLO 4: L'ERRORE DEL CAMPIONE

Continuo il mio viaggio con una nuova meta, la Giordania, dove abita il piccolo Yousef Al Muwallad. A detta di mio nonno questo ragazzino ha un gran bel potenziale, non vedo l’ora di poterlo vedere con i miei occhi, sperando che il numero tre della lista sia quello buono. Atterro ad Amman, la capitale giordana, e inizio la mia ricerca dirigendomi verso casa del piccolo Yousef, durante il tragitto mi imbatto in un gruppetto di ragazzini coi volti entusiasti, che parlano di un’esperienza straordinaria.

Mi avvicino ad uno di questi e chiedo: <<Scusami, ho sentito che stavate parlando di un evento incredibile, di cosa si tratta?>>

<<Di cosa si tratta?>> mi risponde con stupore, <<Oggi alla nostra scuola calcio è venuto Hassan Abdel-Fattah Mahmoud, l’attaccante più forte della Giordania>> e scappa via senza che potessi aggiungere altro.

Ovviamente sapevo che la mia ricerca si sarebbe dovuta spostare in quella zona, così mi incammino verso la scuola calcio. Grazie al mio intuito unito ad una buona dose di fortuna, lo trovo lì, al centro del campetto a parlare con il suo idolo.

<<È incredibile che tu sia venuto qui, da noi ragazzi che sogniamo di diventare proprio come te>>

<<Sono lo sponsor di questa baracca, quindi ogni tanto devo farmi vedere da queste parti. E scritto sul contratto>>

<<Quindi ti scocci di vederci?>>

<<Non fraintendere, non è per voi, ma è un’enorme perdita di tempo per me. Dovrei allenarmi e migliorare, non vedere dei bambini che provano ad imitarti fallendo miseramente>>

<<Io diventerò come te, anzi, anche più forte, ne sono sicuro>>

<<Mi dispiace piccolino, ma è impossibile. Nessuno potrà mai essere come me, il capocannoniere della storia della Giordania, non è cosa per tutti>>

<<Tu come hai fatto a diventare così forte?>>

<<Io sono già nato bravo, ho solo dovuto coltivare il talento che era in me>>

<<E come hai fatto? Voglio sapere tutto, voglio essere come te>>

<<Sei molto determinato, forse potrai diventare un buon calciatore, non forte quanto me ovviamente. Per prima cosa devi essere pronto a mettere tutto e tutti da parte, devi lavorare solo su te stesso, senza distrazioni>>

<<Tu hai rinunciato a tutti i tuoi amici? Alla tua famiglia?>>

<<Esatto, io ho rinunciato a tutto. Penso solo a me stesso e al mio benessere fisico, solo facendo così si può diventare dei campioni>>

<<Allora farò così, penserò solo a me stesso, così un giorno anche io sarò un campione come te>>

<<Un altro consiglio, non avere idoli o persone a cui tieni. Viaggia sempre a testa alta, senza mai voltarti a guardare niente e nessuno, pensa solo a te stesso>>

<<Lo farò>>

Mi allontano mentre loro escono dal campo. Che delusione, il piccolo Yousef non si sarebbe mai fatto fermare da un padre o da un maestro, ci voleva qualcuno di più carismatico, e per sua sfortuna, è arrivato. Senza dubbio il calciatore è un campione nel dare pessimi consigli. Essere un esempio per un ragazzino è una grande responsabilità, devi sapere cosa dire e come dirlo. Farà tutto quello che gli dici perché vuole essere come te e ora, a causa di un idolo narcisista, abbiamo perso un altro potenziale Piccolo Principe.

CAPITOLO 5: UNA SCINTILLA NELLA NOTTE

Il mio viaggio continua nella penisola italiana, per incontrare Marco Di Angelo. Sul diario di mio nonno c’è scritto che è un ragazzino così speciale da non avere una valutazione sulla possibilità di essere il nuovo Piccolo Principe, e la cosa mi incuriosisce ancora di più. Atterro a Cassino, in tarda serata, e mi dirigo verso la casa di Marco. Mentre percorro una strada con tante ville a schiera su ambe i lati, mi trovo di fronte un gruppetto di ragazzini che giocano. Più mi avvicino, più mi rendo conto dell’atrocità che sto vedendo, si stanno divertendo a prendere a sassate un cucciolo di gatto. I bambini vanno via quando vedono le luci delle case accendersi, lasciando il povero animale in fin di vita, sul ciglio della strada. Da una delle case esce un bambino, è proprio lui, e si dirige di corsa verso il gatto. Lo osservo da lontano mentre si siede sul marciapiede vicino all’animale ferito, e inizia ad accarezzargli il dorso.

<<Sai, io sono proprio come te>> Dice Marco rivolgendosi al povero gatto <<Anche io mi sento così, preso a sassate. È un incubo, come si può trovare divertente fare del male ad un povero animale? Ma del resto l’essere umano fa questo quotidianamente, ti potrà sembrare strano gattino, voi animali non siete così. Nessun animale uccide per divertimento, solo per necessità, non come fanno gli uomini. Sai che anche a me spesso feriscono? Non con i sassi però, lo fanno con le parole. Da quando mio fratello non c’è più, non mi sento più parte di questo mondo. Nessuno può capire cosa sto vivendo, ogni volta che faccio qualcosa di diverso rispetto ai miei compagni, vengo preso in giro e additato come quello strano. La cosa peggiore, è che anche quando sono tra le persone che mi amano, non mi sento bene, non mi sento a casa>>

Marco continua ad accarezzare il gatto, oramai morente. <<Fai bene a lasciarti andare, sono sicuro che eri destinato a grandi cose, ma sono sicuro che starai meglio. Non avrai più a che fare con le persone. Sei troppo buono per questo mondo, proprio come me>>

Il povero animale in agonia, dà il suo ultimo respiro, <<Buon viaggio amico mio>> Disse Marco.

Sono sicuro di aver trovato il nuovo Piccolo Principe, un ragazzino così non l’avevo mai visto.

CAPITOLO 6: LA FINE

Provo ad avvicinarmi, quando il piccolo Marco si alza e comincia a camminare con passo svelto. Lo osservo mentre entra in un palazzo, sale fino al tetto senza farsi vedere da nessuno e con le gambe penzoloni sul cornicione dell’edificio, inizia a ragionare <<Qui nessuno può dirmi che sbaglio, che sono diverso. Qui nessuno può dirmi di non farlo>>. Non so bene perché non l’ho fermato, l’ho visto mentre si dava la spinta per buttarsi, poi il tonfo. Sono rimasto paralizzato per un attimo, avrei dovuto fermarlo, ho fatto spegnere una giovane vita. Poi però mi sono tornate in mente le parole del nonno, di quando raccontava della scomparsa del Piccolo Principe, anche lui come Marco ha abbandonato questo mondo volontariamente. Inizio a pensare che in questo pianeta non ci sia posto per persone così meravigliose. Sono additate come persone strane perché non sono conformi alla massa, spaventano tutti gli altri, che si sentono inferiori e per questo provano ad appiattire le loro menti. Che sia un padre che pensa solo al lavoro, un insegnate dittatore o un idolo narcisista, a bambini speciali come Marco non riesci a fermarli, ma ora non ha più senso. Il Piccolo Principe è morto, due volte, e questa volta l’avete ucciso voi, la colpa è vostra. Voi che abitate questo mondo avete spinto un ragazzino ad un gesto così disperato, almeno così sarà più felice, ha smesso di stare male e chissà, forse ha riabbracciato suo fratello. Forse ha incontrato il Piccolo Principe sull’asteroide B 612, finalmente sono entrambi in buona compagnia. Decido di tornare a casa pieno di rammarico, consapevole che se pure ci fossero altri ragazzini così speciali, altri 10, 100 o 1000, non sarebbero felici in questo mondo, non si sentirebbero accettati. Quindi il mio viaggio finisce qui, non ha senso continuare.

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