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Una storia di Gjoe_S

Il racconto del Presepe

Una favola in 3-D

Pubblicato il 06 dicembre 2017 in Spiritualità

Tags: presepe gesu natale festivita pastori

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La Tradizione Napoletana vuole che, una volta allestita la scenografia, il Presepe si “animi” con i primi personaggi l’otto dicembre, giorno dell’Immacolata. Così scopriremo i pastori e i contadini più piccoli sulle montagne lontane e i più grandi vicino alla scena principale, la piazza della rappresentazione della Nascita di Gesù: il Natale. Ma chi sono i personaggi del presepe, che scopo hanno? Cosa ci racconta questa storia che si svolge sotto i nostri occhi?

Il nostro scopo è raccontarvi, giorno per giorno, una Novella viva, conosciuta in tutto il mondo, celebrata da Santi; Artisti; Pensatori, che ha ispirato Musicisti; Filosofi; Poeti, e che, da oltre mille anni, emoziona e fa sognare.

Tra tutti i grandi cultori del Presepe vi ricordo i più rappresentativi: San Francesco d’Assisi, Sant’Alfonso Maria de’ Liguori e, contemporaneo, Eduardo de Filippo, che con la commedia "Natale in casa Cupiello" ha conquistato tutto il mondo.

La scena e i Pastori. Il passato e la storia attuale.

Nel cuore di Napoli, un tratto del lungo decumano che spacca la città perfettamente in due, si chiama San Gregorio Armeno, e quello è ormai il cuore del Presepe. La si creano, tutto l'anno, le materie prime, i presepi finiti, le scenografie, gli accessori e i famosi Pastori, di ogni forma, misura e qualità.

Visto che il Presepe è un ritratto vivo della storia, ogni anno, gli artigiani, ispirati dagli avvenimenti più salienti, inventano nuovi pastori. Per questo, sulle Bancarelle, troviamo, tra gli altri, Maradona, Berlusconi, Pino Daniele, Papa Bergoglio, e persino Angela Merkel e Obama.

Alla fine del ‘600, Andrea Perrucci, sotto lo pseudonimo di Ruggiero Casimiro Ugone, pubblicò un’opera con il titolo: Il Vero Lume tra l’Ombre, ovvero la Spelonca Arricchita per la Nascita del Verbo Umanato; incontrando alterne vicende questa storia ha attraversato i secoli, rappresentata praticamente quasi ogni anno, in occasione del Natale. Noi la conosciamo col nome de: La cantata dei pastori. Quest’opera tradizionale, ormai trasfigurata e abbastanza divertente, viene messa in scena, ancora oggi, dalla compagnia dell’attore e cantante Napoletano Peppe Barra, nell’ultima rivisitazione del maestro Roberto De Simone.

Infine, segnaliamo che una Mostra Permanente del Presepe Internazionale si trova nel Celebre Santuario di Montevergine, in provincia di Avellino, e ogni anno si arricchisce di nuove testimonianze.

Benino. Dorme e sogna, e non si deve svegliare mai.

Oltre a tante figure tradizionali troviamo alcuni personaggi chiave.

Il primo è Benino o Benito, un pastore che dorme ed ha una visione: il Presepe. È una figura sciamanica, il suo sonno è estasi, sotto gli abiti lisi di pastore, indossa una camicia blu costellata di stelle. Questa figura umile è celebrata nelle Sacre Scritture: «E gli angeli diedero l'annuncio al Pastore nel sonno.» Benito non deve assolutamente svegliarsi oppure il Presepe sparirà perdendo tutta la sua Magia.

Il panettiere e l'oste. Il Pane e il Vino.

Nella rappresentazione ci sono altri simbolismi importanti. Due mestieri non possono mancare, le due attività che anticipano il Mistero del Messia e la sua morte, come sacrificio per l’umanità: la Bottega col Fornaio e l’Oste.

Come sappiamo, Gesù spezzò la vecchia tradizione cruenta, i sacrifici e gli atti violenti che caratterizzavano il vecchio modo di vivere il rapporto con Dio. Il sacrificio venne trasformato nella condivisione del Pane e del Vino, che prendono il posto della carne e del sangue delle vittime, sacrificate nelle vecchi celebrazioni.

Gesù Cristo istituirà l’Eucarestia, diffondendo il messaggio di morte e Resurrezione nel Regno dei Cieli.

Ciccibacco. Il Gaudente profano.

Dalle parti del Vinaio e dell’Osteria, tra la folla viva, a pochi passi dall’amor profano, incarnato dalle prostitute, non poteva mancare la figura del gaudente Bacco, detto Ciccibacco n’copp’ ‘a vott’, cioè: Ciccibacco seduto sulla botte. Nel Presepe, Ciccibacco rappresenta il Paganesimo, che, all’epoca di Gesù, era la religione dominante. Estremamente materialista e poco incline al sacrificio sia della carne che dello spirito.

Il pescatore. L'apostolato.

Iktys, dal Greco antico significa Pesce, ma IKTYS, per gli antichi cristiani, era anche l’acronimo: Iesus Kristhòs Theoù Yiòs Sotèr, Gesù Cristo Figlio di Dio e Salvatore. Sul presepe non deve mancare la figura del Pescatore, simbolo di Cristo e degli Apostoli, che erano Pescatori di Anime. Inoltre, fino al III secolo era vietato raffigurare Dio o Gesù Cristo e i suoi seguaci lo raffiguravano con il simbolo di un pesce.

I Compari. Zi' Vicienzo e zi' Pascale.

Altri personaggi fondamentali nell’allegoria presepiale sono i due Compari. Rappresentano la Vita, nella sua forma più allegra e dissoluta, il Carnevale, giorno di follia in cui tutto era ammesso e la Morte, la fine della vita stessa.

I nomi tradizionali affibbiati ai costituenti dell’affiatata coppietta sono: Zi’ Vincenzo e Zi’ Pasquale. Una curiosità, per oltre un secolo, nel macabro e conturbante Cimitero delle Fontalle, folle di “fedeli” si sono rivolte a un teschio famoso, soprannominato “a’ capa e zi’ Pascale” per chiedergli i numeri da giocare al Lotto.

Il monaco. Popolano e questuante.

Il Monaco: personaggio da leggere in chiave squisitamente napoletana. In contrapposizione alla ieratica figura del Sacerdote, il Monaco era presente e vivo nella comunità, sia cittadina che di provincia. Questuante e girovago, si mescolava alla folla e ne condivideva, a volte, vizi e virtù. Non bisogna dimenticare che molti laici, spesso anche per ripiego, collaboravano nei Monasteri, senza nemmeno aver preso i voti. Il Monaco è l’allegoria del Sacro e del Profano, che si mescolano sulla scena del Presepe, così come nella vita della palpitante e controversa civiltà cristiana.

La zingara. Zoroastro: oroscopo e predizione.

Simbolo di sventura e di dolore è: la Zingara. Una donna che vaga per il presepe; è schiva ma conosce tutti e, come si suo dire, ha la capacità di predire il futuro. Indossa abiti consunti ma appariscenti e porta con se il frutto della sua ricerca, rottami e pezzi di ferro. Rappresenta il futuro dramma che attende il Cristo Bambino: la tortura e la morte. Gli arnesi metallici, nel bottino della Zingara, serviranno a fabbricare i chiodi usati per la Crocifissione.

Stefania. Il miracolo della vergine.

Un’altra storia ce la racconta il “pastore presepiale” Stefania. Stefania è una giovane vergine che appresa la notizia della nascita di Gesù, come i Magi, si era incamminata per raggiungere la mangiatoia e adorare il Re dei re. Ma gli Angeli la bloccarono, la Legge vietava alle donne non sposate di visitare la Madonna. Stefania non si diede per vinta e, raccolta una grossa pietra l’avvolse in fasce di stoffa e si finse una madre con in braccio il suo piccino. Con questo stratagemma riuscì ad arrivare al cospetto del Cristo, il giorno successivo alla nascita.

Dalla sua devozione, al cospetto della Sacra famiglia, scaturì un miracolo. La pietra starnutì e si tramutò in un bambino vero: santo Stefano. Da allora il suo compleanno si festeggia il 26 dicembre.

La meretrice. Sesso ed eros.

Nella tipica piazza al centro del Presepe troviamo le attività commerciali, il mondo materiale illuminato e palpitante di varia umanità, e l’Osteria, il fulcro del materialismo e degli interessi. L’Oste ha rifiutato ospitalità a Giuseppe e Maria, relegandoli nella stalla o nella grotta. Ancora una contrapposizione: il chiasso della vita mondana si scontra con la santità del miracolo della Natività.

Nei pressi, ancora a sottolineare la convivenza tra il godereccio e lo spirituale, troviamo: la Prostituta, simbolo dell’amore erotico per eccellenza.

I re Magi: Gaspare, Melchiorre e Baldassarre.

I re Magi sono i rappresentanti di ulteriori e misteriosi simbolismi. Il loro viaggio nelle notti stellate fa da solco, sulla Terra, al passaggio della Stella Cometa nel cielo. La loro ricerca si congiunge fino a portarli al luogo di nascita del “Sole-bambino”, un riferimento agli antichi culti misterici e Pagani, collegati alla venerazione di Sol Invictus: tre il 20 e il 25 dicembre si incentravano i festeggiamenti per propiziarsi la vittoria della Luce, subito dopo aver attraversato il giorno più corto dell’anno.

Come il Sole, i magi partono dall'Oriente, e nelle rappresentazioni più accurate, arrivano in groppa a tre diversi animali: il cavallo, il dromedario e l’elefante. Simboli che rappresentano le regioni del tempo; tutti i paesi dovevano prendere atto della nascita del Messia. Essi sono, l’Europa, l’Asia e l’Africa.

I tre re sono detti Magi, più che ricchi sovrani sono dei sapienti e dei cultori dello studio degli Astri e dei segnali dello Zodiaco; sicuramente da considerarsi anche Sacerdoti. I loro doni sono di natura esoterica e cabalistica, addirittura qualcuno ravvisa una rappresentazione alchemica dei materiali offerti: oro, incenso e mirra. In molti sistemano sul Presepe diversi gruppi di Magi, man mano che passano i giorni per arrivare al Natale. Tre, più piccoli, sulle montagne, all'inizio del cammino, per finire con tre più grandi, qualcuno anche genuflesso, davanti alla mangiatoia con Gesù appena nato.

Sant'Alfonso Maria de'Liguori: "Quanno nascette Ninno"

Un personaggio napoletano è legato in maniera indissolubile al Presepe e al Natale, nel mondo potrebbe rappresentare la “colonna sonora” delle feste natalizie: Sant’Alfonso Maria de’Liguori, nato nel 1696.

Alfonso è stato un uomo eccezionale, geniale, di profonda cultura ma col dono di saper parlare agli umili, in maniera semplice e comprensibile.

Per la Chiesa fu Vescovo e Predicatore instancabile, ma anche scrittore e compositore. Sant'Alfonso ha scritto forse la più famosa canzone natalizia: Quanno nascette ninno, conosciuta in tutto il mondo come Tu scendi dalle stelle. Fu autore di oltre 100 opere, sia "popolari", facilmente accessibili a tutti, sia esegetiche, riguardanti la teologia (in particolare quella morale), l'apologetica, la dogmatica e ascetica. A tutt'oggi si calcola che le opere di Sant'Alfonso siano state tradotte in più di 70 lingue, e che abbiano avuto 21.000 edizioni. Durante la sua lunga vita, registrati da numerose testimonianze dirette, si sono rilevati episodi di Estasi, Levitazione e Bilocazione.

Il mercato e la piazza. Gente di sempre tra vizi e virtù.

Nel centro del Paese immaginario, sintesi di vita quotidiana che si svolge e si evolve in circa 2000 anni, ci sono le Botteghe, le attività dei personaggi, quelle fondamentali, sono altamente simboliche: sono 12 come i mesi dell’anno, come i segni dello Zodiaco.

Gennaio, il mese freddo che richiede un’alimentazione più grassa, in attesa che il grano spunti e maturi, è la Macelleria. Per febbraio, troviamo il venditore di ricotta e formaggi; a Marzo, con le sue stie, il venditore di uccelli e pollame.

Ad aprile, la schiusa dell’anno per la primavera: il venditore di uova. Per maggio, una coppia di sposi, fruttivendoli, con ciliege e frutta di stagione; a giugno è dedicato il Panettiere e a luglio il venditori di rossi pomodori (naturalmente importati nel Presepe solo dopo la scoperta dell’America). Ad agosto si vendono i cocomeri; per settembre un venditore di fichi e un contadino con la borsa piena di semi... Per ottobre. l’Oste, talmente legato alla religione Pagana, da essere considerato anche come: il Diavolo. Infine, per novembre, il venditore di castagne e per dicembre, il Pescatore.

Il ponte. Passaggio e Misteri.

Crocevia tra Alchimia, Paganesimo e nuova religione Cristiana sono alcuni punti chiave. Il Ponte, che rappresenta il “passaggio”, l’attraversamento da un livello di esistenza ad un altro, e anche, l’unione, il punto di contatto, tra sacro e profano, tra magia e religione.

Una leggenda molto amara vuole che per rendere salde le fondamenta del Ponte, siano stati uccisi tre innocenti e sotterrati sotto le arcate. Il Ponte, infine, collega il mondo dei vivi a quello dei morti.

Il forno e il pane. Il Cristianesimo.

Continuando il nostro viaggio tra sughero e colla, pastori di terracotta dalle mille fatture, troviamo la bottega del Panettiere e il Forno: rappresentano una potente allusione all’avvento del Messia e alla diffusione del Cristianesimo. E il Pane è il simbolo dell’Eucarestia per eccellenza.

La Chiesa, la croce, il campanile. Anacronismo Pasquale.

Del tutto anacronistici con la Natività sono la Chiesa col Crocefisso e il Campanile. Ma anche questa scelta, indubbiamente poco “storica”, ha un valore estremamente simbolico. A volte, in alcuni presepi sono presenti i resti di colonne o le vestigia di antichi templi Pagani, ma sempre in rovina, semidistrutti.

L'albergo. Il diabolico Oste.

I banchettanti dell’Osteria. Simbologia della malvagità e della superficialità a cui l’uomo si lascia andare facilmente, soprattutto nei periodi di benessere. La Sacra Famiglia è stata scacciata dai gozzoviglianti, resi ciechi al bisogno altrui dall'egoismo e dall'avidità. Gesù nasce e risplende anche per illuminare l’oscurità nelle anime mondane.

Il fiumicello. L'acqua pura e il Battesimo.

Il Torrente è la sfida più importante per i veri cultori della tradizione presepiale: bisogna creare, nel contesto, un “salto” in cui scorre l’acqua davvero! Però anche il fiume con l’acqua che scorre continuamente è una metafora: rappresenta il Tempo e le Religioni che hanno in comune il culto delle acque come origine della nascita e della vita.

Il fiume rappresenta la morte, la purificazione, la rinascita. Nello specifico Cristiano l’acqua è simbolo della madre che partorisce, perdendo le acque che circondano il feto, ma anche il fiume Acheronte, che devono attraversare i dannati. Infine, sempre con acqua pura, si Battezzano i neonati per liberarli dal peccato Originale.

Il pozzo. Dalle stelle agli Inferi.

Il pozzo collega la superficie con le acque del sottosuolo, e quindi col mondo sotterraneo, buio e pieno di misteri. Il pozzo ci dà l’acqua ma tiene nascosti i segreti nascosti, spesso inquietanti. E’ un foro profondo, una porta in collegamento con il mondo degli inferi. Nei tempi antichi non si attingeva mai l’acqua la notte di Natale, si temeva potesse nascondere spiriti diabolici, capaci di possedere la persona che l'avesse bevuta.

Il bue e l'asinello. Gesù trionfa sulle vecchie religioni.

Il mansueto bue e l’asinello docile, inginocchiati nei pressi della mangiatoia, sono simbolici anch’essi, e derivano da una profezia di Isaia che, in sintesi, si riferisce alla supremazia del Cristo sul mondo conosciuto. In altre in interpretazioni, più specificatamente, vengono identificati come il Bue Apis, del Pantheon Egizio e Pagano, e l’asinello, cavalcatura dei re d’Israele. Quindi, anche il mondo ebraico si sarebbe dovuto inginocchiare e accettare la discesa del Divino su tutta la Terra. Come ci insegna la storia, così non è stato.

25 dicembre, nasce Gesù. Si pone il Bambino nella mangiatoia.

Il 25 dicembre tutta la Fiaba del Presepe si completa con il suo lieto fine: la nascita del Bambino Gesù, che porta la Pace nel mondo, o almeno una speranza di pace.

Il Cristo è una luce nuova, non è identificato né col Sole, né con la Luna, legate alle antiche religioni, arriva illuminato dalla stella Cometa che, alla fine del suo viaggio intorno al mondo, si ferma sul luogo della Natività e illumina il mondo.

La ricerca della Pace, sfida per gli uomini di buona volontà.

I re magi si sono già piazzati in adorazione, ma la loro festa è l’Epifania. I magi portano doni e la loro storia si intreccerà con quella di un personaggio, molto speciale e non troppo gradito: la Befana. La vecchietta tanto simile nell'iconografia a una strega, con tanto di scopa volante, che pure alla fine si decide a soccombere e inizia a portare doni a tutti i bambini del Mondo.

La Befana sul presepe non c’è... avrebbe potuto esserci ma ha rifiutato, cercando nei secoli di conservare il suo Potere e le sue Conoscenze. La nascita di Gesù ha instaurato nel mondo una nuova religione, soppiantandone altre e decretandone la fine. Ciò non vale solo per il Paganesimo, in nome di Cristo si sono combattute molte guerre e il Credo di molti Popoli è stato sradicato dalle coscienze, ma una credenza sola ha sempre resistito, una credenza nascosta e spesso associata a Satana: la Stregoneria.

Curiosità e links:

Per chi volesse approfondire la leggenda della Befana, segnaliamo un breve racconto:

L'Epifania

In Italia, una bellissima Mostra Permanente dei Presepi che provengono da tutto il mondo è presente nel Santuario Abbazia di Montevergine, Avellino.

Mostra Internazionale Permanente del Presepe

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