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Una storia di silva

Sala d'attesa

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Pubblicato il 22 dicembre 2017 in Humor

Tags: attesa cambiamento doppio

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SALA D’ATTESA

-Sa che lei somiglia tanto a un’infermiera di questo reparto?-

-Ah sì,- tono poco interessato -Non credo, cioè… sarà così, ma non conosco nessuno qui- sorriso di circostanza.

Se ne va, rientro nel mio stato di semi-sonnolenza, che sa di ansia parzialmente digerita.

Qualcuno pronuncia il mio nome al di là della porta antipanico.

-Anna, puoi occuparti del paziente al letto nove?-

Sento la risposta della mia voce, che non esce dalla mia bocca e neppure dai miei pensieri. Sorpresa, non so se essere preoccupata. Non ho voglia di leggere il libro iniziato in un’altra sala d’attesa, il telefono è scarico e a ogni modo mi annoia; indietreggio nel limbo, osservo come un semplice dato di fatto le nuvole fuori dalla finestra.

Oltre la porta si sente, attutita, una conversazione fra colleghe:

-Anna, grazie per il cambio turno che mi hai dato-

-Figurati- risponde l’altra me -non è stato un peso-

Mi decido a sbirciare in corridoio. I capelli sono più lunghi e raccolti in una coda, il resto più o meno corrisponde: sembro proprio io. Mi guardo i piedi, le mani e tutto ciò che riesco a vedere. Sono intera. Sono qui.

Quella che pensava di conoscermi rientra dalla pausa sigaretta, va in corsia, torna nuovamente -Ma lei ha una gemella?-

-Figlia unica-

Sbarra gli occhi e sparisce, sembra turbata.

Non ho più tanto sonno. Anna n° 2 deve aver finito il turno, perché mi passa davanti vestita in borghese. Non fa caso a me. Sono perplessa. Sale in ascensore, la seguo, però facendo le scale. Solamente due piani, ma vado giù rapida, spero che nel frattempo non mi chiamino per la visita.

PIANO TERRA E PARCHEGGIO

Esce dal portone principale, sale in macchina ma non riesce a metterla in moto. A orecchio è la batteria. Sbuffa, alza gli occhi al cielo, poi impreca come farei io, infine si dirige alla fermata dell’autobus. Anna bis lascia le chiavi inserite, forse la fretta, forse il nervoso; salgo quando sono sicura che non mi veda. Metto in moto senza problemi e parto.

VERSO L’IGNOTO

Guido per quindici minuti. Niente traffico.

Dove starò andando?

Parcheggio davanti a un portone in una via che non mi è familiare. Apro il cruscotto e trovo un mazzo di chiavi. Ventiquattro citofoni, solo cognomi e iniziali di nomi, cinque “A.”

L’anziana esce e mi tiene il portone aperto -Signora Ferraro, che fa, non entra?-

Interno 22, ultimo piano, quindi.

-Oh sì, grazie-

APPARTAMENTO

Apro e sento un buon profumo, accendo la luce e sul divano vedo un gatto rosso accoccolato sulle gambe di un uomo che dorme.

-Mi hai svegliato, ma ne sono felice!-

-C***o! Mi hai spaventato!-

-Ok, ti avevo promesso di uscire e di chiudermi la porta alle spalle, dopo che fossi andata al lavoro , ma sai, una blindata si apre con una graffetta se non chiudi a chiave, così eccomi qui a fare la guardia-

Abbassa lo sguardo per mascherare la palese bugia; sicuro che voleva rivedermi, cioè, non me, l’altra me.

-Si, vabbè, ma chi sei?-

-Luigi. Non ricordi nemmeno il mio nome? Hai dimenticato tutto di ieri sera? Allora non lo reggi proprio l’alcool…- Finalmente tace. Gli sorrido enigmatica e vado a fare la doccia. Certo che la mia “gemella” deve divertirsi un bel po’! Il tipo non è male e pare non voglia andarsene tanto presto. Bene così.

Prepariamo una cena improvvisata con gli avanzi che ho… che ha… che ci sono nel frigo. È tutto gustoso e gli occhi di lui sono scuri e profondi.

La serata finisce come doveva finire e io non faccio niente per evitarlo. Per fortuna, perché ne vale la pena. Inoltre sono single da un pezzo. La sua pelle sa di buono e realizzo che è quello il profumo che ho sentito appena entrata.

-Posso rimanere a dormire?-

-Ma tu non hai un lavoro?-

-Certo, ma ho una settimana di vacanza-

-Ottima prospettiva- penso- anche io ho delle ferie arretrate-

Sette giorni e sette notti era il titolo di un film, mi sembra. Ridacchio mentalmente.

All’alba dell’ottavo giorno mi vesto e me ne vado; do un ultimo sguardo all’uomo che avevo svegliato e che poi ha risvegliato me. Gli sorrido anche se non può accorgersene, dato che russa rumorosamente.

Lascio le chiavi sul tavolino e chiudo piano la porta alle mie spalle.

PER LA STRADA

Mi incammino senza fretta, per schiarirmi le idee. Dove sarà stata l’altra me in tutto questo tempo? Come mai non è tornata a casa?

La vedo di sfuggita dirigersi da dove sono venuta. Suona con insistenza il campanello. Evidentemente Luigi le apre.

Rido al pensiero di cosa si diranno quei due…

- Tanti auguri di cuore!- penso- E grazie! A lei e a lui, per motivi differenti-

Non mi accorgo dell’uomo che sto incrociando e gli do una spallata.

-Scusi-

-Niente, non è grave, magari a quest’ora sarà stanca. Le va un caffè?-

Lo guardo in faccia -Luigi?-

-Veramente mi chiamo Tommaso-

-Somiglia a qualcuno che conosco, ha un gemello, per caso?-

-Figlio unico. Senta, c’è un bar proprio laggiù, andiamo?-

Sollevo lo sguardo verso le nuvole, che l’alba sta colorando di rosa e ci vedo figure che cambiano in altre, che cambiano in altre, che cambiano in altre…

-Sono Anna e un caffè lo prendo volentieri-

EPILOGO

La visita che avrei dovuto fare l’ho prenotata in un altro ospedale.

Magari mi faccio accompagnare.

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