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Una storia di LuigiMaiello

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Intertwine Consiglia pt. 58: “Il nostro pazzo ufficio”

La nostra vita lavorativa di tutti i giorni con la nuova serie The Editor is IN, la band Lo Stato Sociale e Il Processo di Franz Kafka.

Pubblicato il 05 maggio 2016

“Oggi di chi è il turno del caffè? Ieri l’ho fatto due volte!”

Comincia più o meno così ogni nostra giornata lavorativa, col caffè che diventa il modo per scambiare qualche parola prima di mettersi seriamente (?) all’opera.

“Che hai fatto ieri sera?” “Sono andato a letto presto”

“Hai trascorso un bel week end?” “No, il tempo faceva schifo”

“Uah hai visto che Napoli ieri?!” “Si, fratè siamo troppo forti!

È opinione diffusa che un’azienda, per avere una buona comunicazione on line, debba veicolare valori come Socialità, Trasparenza, Immediatezza, Libertà ed Esperienza, in un sola parole deve comunicare con S.T.I.L.E.

Noi cerchiamo di instaurare sempre un rapporto molto diretto con tutti voi, nella convinzione che intrattenere una relazione continua e coinvolgente sia necessario e stimolante per tutti, ma allo stesso tempo non abbiamo la certezza di riuscirci sempre.

Voi che ne pensate? Avete qualche consiglio a riguardo?

Con quest’articolo vi facciamo entrare ancor di più nella vita quotidiana di Intertwine, raccontandovi cosa accade nel nostro ufficio, che in realtà potrebbe essere considerato una vera e propria seconda casa, visto che trascorriamo più tempo tra “colleghi”, che con la famiglia, fidanzate (chi ce l’ha), amici, e così via.

Il nostro CEO Gianluca Manca ai microfoni di Ettore De Lorenzo del TGR Campania.

Chi ci segue sa che nei giorni scorsi, ad esempio, è stato con noi Ettore De Lorenzo, giornalista del TGR Campania, per sapere come è nato il nostro progetto e quali saranno gli sviluppi futuri. Con lui c’erano anche gli amici Antonio Prigiobbo e Giovanna D’Urso per parlare di NA StartUp.

Mentre da domani, per tutto il week end, e questo non potevate saperlo, saremo ad Ischia, all’evento “Bellezza e Organizzazione”, realizzato dall’Associazione Italiana per la Direzione del Personale in cui parleremo delle opportunità e delle sfide che si possono cogliere nel fare impresa lavorando nell’ambito culturale. Racconteremo anche di noi, del nostro modello organizzativo e di come flessibilità ed elasticità siano necessari all’interno di una startup.

Poi, sperando nel bel tempo, faremo anche qualche tuffo. Tutto qua?

No, perché la vera grande sorpresa arriverà lunedì 9 maggio e vi coinvolgerà tutti in modo molto diretto.

Dovete solo aspettare ancora qualche ora.

Intertwine Consiglia pt. 58: “Il nostro pazzo ufficio” inizia.

“Le sue pistole hanno raddrizzato più torti di quanti sono gli scorpioni del deserto.

La sua camicia gialla è un faro di giustizia nella notte della frontiera.

Lui è l’uomo che ha sempre ragione. Lui è Tex Willer.”

Inizia così la prima puntata di The Editor is In, la serie in live-action e animazione, frutto della collaborazione tra Sky Arte HD, lo studio di animazione reggiano TIWI e Sergio Bonelli Editore.

Si tratta di un progetto molto originale che porta sullo schermo i personaggi dei fumetti come non li abbiamo mai visti.

Immaginate, ad esempio, cosa potrebbe succedere se un giorno Tex Willer si presentasse nella stanza del suo editor:

- “Ciao Tex, alla riserva tutto bene?”

- “Qualche testa calda da raffreddare, al solito, per il resto tutto apposto. Tua madre sta bene?”

- “Benone, è una tua fan sfegatata e ti ha preparato anche il suo famoso ossobuco”.

Ecco cosa accade nelle giornate di quest’editor, che nelle dodici puntate della serie avrà a che fare con tanti personaggi dei fumetti Sergio Bonelli Editore.

La peculiarità della serie sta proprio nel fatto che l’editor non è alle prese con sceneggiatori e disegnatori, ma con gli stessi personaggi a fumetti.

Nella prima puntata, andata in onda il 28 aprile su Sky Arte HD e dal titolo “Un duello di sguardi”, l’editor deve vedersela con Tex Willer, che all’inizio sembra intrattenere una conversazione amichevole, ma poi si lamenta, perché in 224 pagine viene sbalzato dalla sella per ben tre volte:

“Tutto ad un tratto non so più cavalcare?”

È qui che la discussione si fa accesa e il confine tra realtà e finzione si fa molto sottile e l’editor diventa un mestiere tranquillo… solo sulla carta.

Alex Cendron nei panni dell'editor della serie.

In un susseguirsi di citazioni care agli appassionati dei fumetti, l'Editor, interpretato da Alex Cendron, si troverà di fronte un Dylan Dog che si lamenta perché nei fumetti gli fa usare lo smartphone, lui che ha sempre odiato i telefonini; mentre in un altro episodio incontra Zagor, con l'immancabile maglia rossa, anche lui in qualche modo nostalgico e lamentoso.

Tex Willer, Dylan Dog , Zagor e tanti altri sono personaggi dei fumetti della Sergio Bonelli Editore, sono entrati nell’immaginario collettivo, ma questa serie ce li fa vedere in modo diverso.

Incontri e dialoghi fra personaggi di serie differenti sono situazioni che nei fumetti non potrebbero avere luogo, qui invece accade che parlino fra loro in una sorta di sala d’attesa esterna alla stanza dell’editor.

Insomma, se non l’avete capito, questa serie ci mostrerà i fumetti in tv in modo del tutto nuovo.

Ora pensate per un istante a cosa serve per avere successo sui Social Network, senz’altro ci sono la qualità dei contenuti e la reputazione di chi li offre, ma c’è un elemento che a volte è imponderabile, mentre in altri casi è frutto di un’ottima strategia: la viralità.

Prendiamo come esempio Lo Stato Sociale, la band di cui parliamo questa settimana e che sta avendo un successo enorme, testimoniato anche dai numeri altissimi di fan on line: 464.460 fan solo sulla loro pagina Facebook.

Una cifra enorme se paragonata ad altri attori “emergenti” della scena musicale.

Brunori Sas ha circa 96 mila fan; I Cani circa 45000, Calcutta 30000, Le luci della Centrale elettrica 132.000, solo per fare qualche nome.

Neanche i Pooh, con 50 anni di carriera alle spalle, riescono a fare tali numeri, “fermandosi” a 331.000.

Copertina de L'Italia Peggiore de Lo Stato Sociale.

Parte di questo successo è dovuto senz’altro anche ai loro testi, molto spesso provocatori che strizzano l’occhio alla “sinistra” con idee che soprattutto i più giovani possono facilmente condividere.

Prendete questo post pubblicato ieri (mercoledì 4 maggio), una frase semplicissima che ha ricevuto un numero altissimo di condivisioni, like e commenti in sole tre ore.

Per la cronaca, quella frase è tratta da “C’eravamo tanto sbagliati”, primo singolo dell’album L’Italia peggiore.

“Fanculo a chi non ha mai colpa, a chi ha una scusa per tutto,

a chi non alza mai la testa se non per annuire,

a chi non vota mai e ti dà sempre un voto,

a chi giudica e non viene mai giudicato”

Fermiamo qua la lista o volete continuare voi? Oppure vogliamo dire, in tutta onestà, che sono pensieri che in tanti abbiamo, e che loro mettono con forza dentro una canzone?

Alla promozione de L’Italia peggiore, loro secondo album, ha contribuito anche il parlamentare Pippo Civati, con un video pubblicato sul suo canale YouTube in cui invita a scaricare il singolo C'eravamo tanto sbagliati.

Molti riducono il fenomeno de Lo Stato Sociale alla semplicità dei loro testi, che farebbe presa su un pubblico di giovani superficiali.

La verità invece forse sta nella loro immediatezza e spontaneità (ricordate lo S.T.I.L.E. di cui parlavamo all’inizio?).

L’Italia peggiore venne distribuito nei negozi a partire dal 2 giugno 2014, il giorno della festa della Repubblica Italiana. Nelle prime due settimane di vendite, le royalties di ogni disco vennero devolute interamente ad Emergency.

A proposito Alberto Guidetti, membro del gruppo, affermò:

«È il giorno delle marce militari, delle frecce tricolori e delle medaglie al valore per le missioni di pace che portano la guerra, anziché ripudiarla. […] Emergency si occupa, oltre i limiti della disperazione e del coraggio, di ricucire parte di quelle ferite che la guerra ogni giorno infligge, anche a nome nostro».
Lo Stato Sociale all'Alcatraz di Milano.

Beh, secondo voi sono davvero così superficiali questi ragazzi?

Chiudiamo l’articolo di questa settimana con “Il Processo” di Franz Kafka.

Prima di tutto smentiamo un preconcetto dilagante che fa pensare ai libri di Kafka come a dei “mattoni”, composti da un numero esagerato di pagine. In realtà questo libro conta 238 pagine, che non ci sembrano molte, anzi.

Copertina de“Il Processo” (titolo originario Der Prozess) di Franz Kafka.

Il processo (nel titolo originario, Der Prozess) venne scritto tra il 1914 e il 1917 e pubblicato nel 1925, dopo la morte dell’autore (1924).

Durante la sua vita Kafka infatti pubblicò soltanto alcuni racconti, ma i suoi tre romanzi (Il processo, Il castello e America) videro la luce solo successivamente alla morte dell’autore.

Le opere incompiute (o non edite) furono affidate da Kafka a un suo amico, Max Brod affinché le distruggesse. Brod in realtà decise di pubblicare i testi kafkiani, spesso intervenendo con sue revisioni per dare maggior unità e coesione ai testi.

Il protagonista de Il Processo è Josef K., un giovane impiegato di banca, che un giorno viene improvvisamente svegliato da alcuni agenti della polizia che lo arrestano, senza un valido motivo.

«Qualcuno doveva aver calunniato Josef K., perché senza che avesse fatto niente di male, una mattina fu arrestato».
Franz Kafka.

Questo è il celebre incipit del romanzo, che in poche e semplici parole, delinea l’inizio della tragedia umana del protagonista.

Particolarmente interessante ai fini del nostro argomento di oggi sono: la vita d’ufficio del protagonista e la descrizione dei personaggi, sempre parziale e criptica; dello stesso protagonista non viene mai chiaramente esplicitato il cognome (che rimarrà sempre 'K.').

L’ispettore notifica a K. che potrà ancora agire da uomo libero, lavorare e mantenere le proprie abitudini.

“Come posso andare in banca, se sono in arresto?”

Questo è un altro elemento utile al nostro ragionamento relativo a una comunicazione trasparente ed immediata, tipica dei social network di oggi.

In questo passaggio infatti notiamo il paradosso che sta alla base di tutta la storia: due diversi codice di comportamento e di pensiero tra K., che pensa e ragiona secondo razionalità e con lucidità, e l’ispettore che esegue ordini che sembrano seguire ragioni insondabili.

Due mondi che non riescono a comunicare, o forse, più facilmente, c’è la volontà da parte della burocrazia giudiziaria di mantenere sempre una certa oscurità, secondo logiche autoreferenziali?

Da quest’opera si può anche ben capire l’origine e il significato dell’aggettivo “kafkiano”, diventato di uso comune per indicare situazioni ed atmosfere paradossali e assurde.

"The Franz Kafka videogame".

Alla fine di quest’articolo e generalizzando un po’, possiamo affermare che idee e i progetti vincenti (di qualsiasi natura) devono essere caratterizzati da alcuni elementi.

Prima di tutto devono esserci semplicità e capacità di sorprendere, ma anche una certa concretezza e credibilità.

Ci sono altri due elementi che però non possono mai mancare:

le emozioni da comunicare e una storia da raccontare.

Come vi abbiamo anticipato, lunedì 9 maggio ci sarà una grande novità.

Ora però vi dobbiamo lasciare, il traghetto per Ischia sta per partire.

Photo by Daniele Moretti aka #DanieleNeiPosti.

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