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Una storia di Salinger23

La pioggia

-luoghi e odori-

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Pubblicato il 18 maggio 2018 in Spiritualità

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Guardare le stelle era bello, ma osservare la pioggia era altra cosa.

In un'aria acre, e un cielo livido, l'approssimarsi dello scroscio era fiutato dagli animali; le giovenche nitrivano e scalciavano la staccionata e gli scoiattoli balzavano da un ramo a un altro quasi fossero provvisti d'ali...

La poggia rifioriva dopo settimane di secco fra il ruggire dei tuoni e gli zampilli elettrici dato dai lampi.

L'intera vallata veniva scossa, e noi, dal porticato delle cascine o appesi a cavalcioni dai portelloni aperti dei fienili, si rimaneva incantati, mentre la pioggia rimestava tra i filari, tirandone da sotto; dal rosso di terra senese l'odore di bruciato.

Il dopo pioggia sapeva di tabacco e sterco; di lavanda e gelso; mentre il picchio martellava dentro il grande noce, e dai pignoni dell'alta tensione stiravano le timoniere corvi e gazze.

Finita la pioggia era tutto uno stridore e un cicaleccio.

Dallo stagnone si udiva un accidente di gracidare e il vento muoveva la nebbia lontano. Sopra il bosco. Che sembrava di vivere di presenze. Almeno così a noi sembrava.

Nelle giornate assolate, quando l'afa regnava e non c'era nulla che ci andasse fare, ci mettevamo bocconi sopra le punte ancora morbide dei germogli della segale;

e in totale apnea guardavamo il silenzio rifiatare nel cielo... il suo movimento, il creare nuvole.

Cirri candidi e tozzi, che con il giungere del meriggio si allargavano squarciandosi; mentre il sole li attraversava, incendiandoli d'oro.

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