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Una storia di RosannaRobiglio

Cielo azzurro e mare blu

Pubblicato il 22 marzo 2018 in Avventura

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Cielo azzurro e mare blu

Una grande lastra di vetro che riflette luci e ombre, ospita lussuosi panfili e tintinnanti barche a vela cullati dalle onde, mentre un po’ appartati, pescherecci e gozzi si preparano a sfidare il mare avventurandosi in quella che per loro è soprattutto una missione.

Circondato da ceste, palamiti, nasse e cassette, Giorgio, instancabile pescatore un pò avanti con gli anni, dopo aver parcheggiato la sua bicicletta attempata come lui, si accomoda sul suo trono, una traballante sedia sistemata davanti alla sua barca.

Su un tavolino che affiora appena fra tutta quella mercanzia, oltre alla colazione, risalta l’immancabile bianco pigato della valle che ogni tanto fa colare direttamente nella bocca spalancata.

Sul suo viso abbronzato, sole, vento e salsedine, nel corso degli anni, hanno scavato profondi solchi in cui scorre il sudore che cola a rivoli lungo le guance e un cappello rosso blu con visiera sulle ventitre, tenta di coprire i bianchi capelli che ribelli, vogliono rivelare la sua età.

Le mani, agili e risolute, ripetono atavici gesti muovendo ago e refe per riparare le reti stese ad asciugare e interrompe quella sequenza solo per rollare cartina e tabacco da sostituire quella quasi consumata incollata fra le labbra che emana le ultime spire di fumo verso gli occhi, costringendolo a socchiuderli a turno.

Striduli gabbiani volteggiano nel cielo pronti a contendersi gli avanzi dei pesci rimasti impigliati nelle reti, mentre gatti impauriti, si fanno timidamente da parte.

Sul fare della sera, quando il sole si riflette fra le onde colorando l’orizzonte di rosso e il cielo si punteggia di stelle annunciando una notte quieta, Giorgio e i suoi figli si apprestano a lasciarsi alle spalle la verde pineta intercalata da bianche casette, pronti per avventurarsi in mare aperto.

Il peschereccio ormai lontano dalla costa, si inabissa, sparisce, riemerge e ancora sparisce diventando sempre più piccolo fino a sembrare un minuscolo puntino in quell’immenso mare blu.

Ma quando il rumore della risacca si trasforma in un boato di onde che sconsigliano la partenza, quello è il momento che impegna Giorgio nelle manutenzioni più profonde per la sua seconda dimora.

Durante quella forzata pausa, in attesa che il tempo migliori per rimediare a quel mancato guadagno, sono d’obbligo alcune soste al bar del porto dove, tra un bicchiere di bianco e un caffè, si ritrovano tutti insieme per scambiarsi le ultime novità.

Giorgio, uno dei pochi pescatori di vecchia data ancora in auge, non sa stare lontano da quel mare di cui ne riconosce pregi e difetti.

Qualche volta gli avrà pure dato delle preoccupazioni, ma anche la possibilità di vivere dignitosamente con la sua famiglia.

Mentre aspira l’ennesima sigaretta che gli ha ingiallito i baffi, non sa nascondere l’orgoglio che lo invade pensando a quei figli che hanno seguito le sue orme e manifesta la gioia di poterli ancora aiutare per restare fra quelle onde, dove si sente a casa propria.

In quella grigia giornata, riaffiorano anche i ricordi di quel lontano mattino quando a causa di un repentino peggioramento delle condizioni atmosferiche, fu sorpreso al largo da una improvvisa burrasca che non gli permetteva di ritornare a terra.

Il vento soffiava forte e onde minacciose, sfaldandosi in mille gocce, facevano volare il suo natante in alto per poi ripiombare in basso in una continua altalena. Lo aggredivano con violenza quasi a volerlo azzannare, mentre il suo stomaco in rivoluzione, lottava contro quell’ostinato dondolio.

Una tremenda paura quella volta si impossessò di lui. Avrebbe voluto chiedere aiuto, ma intorno non c’era nessuno e il rumore del motore in affanno glie lo avrebbe anche impedito.

Il primo pensiero fu per la sua famiglia e per tutti coloro che, in altre occasioni, inghiottiti da quelle acque, ora giacciono laggiù, senza una lapide e senza un fiore.

In quei momenti si rese conto di quando fosse terrificante perdere il controllo dell’imbarcazione e quella difficoltà di manovra lo fece sentire un inutile timoniere.

Il suo sguardo era automaticamente rivolto verso la costa sperando di intravedere il porto, il faro e soprattutto il campanile della chiesa di cui sentiva la mancanza del suo conforto.

Sopraffatto dall’angoscia, sfoderò l’ultimo slancio di energia posseduto e con tanta fatica, nemmeno percepita, riuscì ad riappropriarsi del posto di comando. Tra quelle continue alternanze di slanci verso l’alto con profonde ricadute, ma col timone ben stretto fra le mani e lo sguardo fisso alla lontana riva, riuscì a dirigersi verso quel litorale che sembrava irraggiungibile.

Finalmente gli apparvero le prime case, il litorale si stava avvicinando annunciandogli che il peggio stava passando. Stremato, ma fiero del suo coraggio, giunto in porto quasi di soppiatto, ancorò la barca e piombò in un profondo sonno ristoratore.

Quel mare, anche se a volte fornisce esperienze amare come la sua e anche peggio, addestra a diventare coraggiosi e autosufficienti, insegna a contare sulle proprie forze e a vincere il disagio di quella solitudine che fa conversare solo coi propri pensieri.

Una scelta di vita per una affascinante attività composta da un insieme di avventure e decisioni che spingono a sfidare un destino a volte avverso, ma sempre animato da un grande amore per la natura, un mare che cardine dell’economia, porta con se memorie ed esperienze vissute e mai dimenticate.

Nella bacheca del porto sono esposti bollettini stilati da esperti meteorologi per la sicurezza dei naviganti che tutti consultano, ma lui, forte della sua esperienza, continua ad osservare cielo, mare e direzione del vento, certo di potersi fidare delle sue esperienze acquisite direttamente in campo.

Lui interpreta quel mare come un libro aperto, come una persona di casa a cui basta dare un’occhiata per capirne l’umore e raggirare l’ostacolo.

Chi lo possiede nell’animo vive con orgoglio l’arte della pesca e il rispetto della tradizione. Le lunghe notti stellate, le albe estive, lo sciabordio delle onde sulla prua, la bonaccia pomeridiana, sono emozioni indescrivibili, una storia antica che rimane attuale ancora oggi.

Quando il marinaio parte non sa se prenderà pesce e non sa quando ritornerà a casa, ma questo è il suo lavoro, questo è quello che lui ama fare e pur essendo nell’epoca dei motori e delle nuove tecnologie, la sua insostituibile esperienza non avrà mai fine.

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