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Una storia di Vdot

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Hai ragione tu.

Pubblicato il 30 marzo 2017

Hai ragione tu, Gonzalo.

Hai ragione tu ad essertene andato. Hai ragione perche’ non potevi respirare, stretto nella morsa della napoletanita’, del toccarsi, dell’interagire, dell’essere sempre parte l’uno dell’altro e di tutto quello che circonda l’uno e di conseguenza, l’altro.

Hai ragione tu perche’ sei venuto a Napoli, una citta’ che ama talmente tanto l’atto fisico e metafisico del Campare da divorare se stessa, costantemente. A Napoli non e’ che “ti piace qualcosa” e quindi sei contento quando la vedi. A Napoli le cose che ci piacciono le divoriamo, perche’ sentiamo il bisogno che diventino parte di noi.

Hai ragione tu quindi, quando hai scelto di lasciare questo posto. Perche’ non potevi lavorare (a Napoli fare il calciatore non e’ considerato un lavoro, ma una missione divina) con quel peso sulle spalle.

Quel peso che altro non era che cio' che rimane del nostro orgoglio, quello di una generazione intera di persone che aveva ricevuto solo mazzate nei denti. Quelli che per quanto saranno bravi si dovranno sempre sorbire sempre le battutine, i sorrisini, le gomitatine. Quelli che ogni santissima volta che dicono da dove vengono si devono preparare ad una scarica di banalita’ e puttanate da far impallidire i redattori di BuzzFeed.

Per una sfaccimma di volta (fattelo tradurre) queste persone non dovevano piegarsi e non dovevano piegarsela, in silenzio, a libretto (fattela spiegare).

Per una volta eravamo orgogliosi, carichi. Camminavamo con la testa un po’ piu’ alta e le partite del Napoli erano un momento di liberazione collettiva.

Il giocatore piu’ forte d’Italia era nostro, rappresentava noi e rompeva il culo a voi.

Per una volta ce ne poteva altamente fottere, perche’ avevamo Gonzalo Higuain.

Hai ragione tu perche’ tutto questo peso era eccessivo. Queste persone pensavano, stupidamente, che un argentino con quei contromovimenti d’attacco, quel tiro-missile e quelle palle fatte di metallo potesse sopportare tale fardello.

Hai ragione tu perche’ ci siamo dimenticati che alla fine tu sei nato a Brest, non a Rosario, Mendoza o Buenos Aires.

Come un francese qualunque. Sei argentino pe scagn’ (fatti tradurre anche questo).

Quindi hai ragione tu Gonzalo.

Quando calcherai nuovamente il prato del S.Paolo (una volta sola, perche’ dal quantitativo di maledizioni che ti arriveranno due non le reggi, fidati) e sentirai il glorioso pernacchio che tutte quelle persone ti riserveranno, simbolo del loro amore eterno e dei sogni che hai infranto andando a giocare per quelli che ci fanno i sorrisini, le battutine e si danno le gomitatine, pensaci. Pensaci a quanto hai ragione.

Pensa solo a quello, e non ti azzardare a pensare che ti manchera’ niente di tutto questo.

Perche’ alla fine hai ragione tu Gonzalo.

Hai ragione tu. Statt’ buon’.

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