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Una storia di RaffaSes

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Rock, tacchi a spillo e braccia che stonano

La fisicità del Rock...

Pubblicato il 19 settembre 2017

Dopo il concerto, nel camerino a cui pochi era concesso l’ingresso, Adam le disse:

“Stasera sei stata uno spettacolo… tutto perfetto, tutto favoloso. Gli hai fatti vibrare come corde per due ore.. ma come cazzo fai?”

Le porse il consueto whisky del dopo concerto, un Jim Beam con 3 cubetti di ghiaccio: mai 2 o 4.

“Sono le tette” gli rispose prendendo il bicchiere.

“Macchè tette … beh si quelle aiutano, ma non sono il segreto. Se glielo chiedessi al microfono ti ritroveresti 10.000 persone a leccarti le punte delle scarpe senza battere ciglio.. non è questione di tette.”

“Allora è per via dei tacchi..”

“Forse… quei tacchi a spillo sul palco arraperebbero anche il più agguerrito finocchio!”

“Ammetto che i miei tacchi hanno accucciato più di una cresta: senza sei solo una zocccola ma indossali e diventi subito il loro zuccherino dominante … Uomini.. siete tutti dei coglioni!”

“Non posso darti torto” rispose Adam alla bella Tina.

Poi scolò il suo Whisky, prese dalle mani della donna il suo bicchiere ancora mezzo pieno e lo scagliò contro la parete più vicina.

Mentre la macchia di liquido scuro colava in dense gocce lasciando sulla vernice verde del muro lunghe strisce scure simili a lacrime, Adam e Tina iniziarono a scopare come piaceva a loro.

Stesi sul pavimento del camerino completamente nudi ad eccezione dei tacchi vertiginosi che Tina non aveva mai tolto, Adam le disse:

“C’è solo una cosa che stona nei tuoi concerti.”

“Sentiamo cos’è” gli rispose sbuffando una nuvola di fumo azzurrognolo dalle narici che salì verso il soffitto spinta dal calore dei due corpi.

“Le tue braccia…”

“Cosa?”

“Si”, gli rispose Adam rubandole la sigaretta di mano, “ le tue braccia sono troppo muscolose!”

Passarono 4 anni da quella sera fatta di note, sesso sul pavimento e tacchi mai tolti.

Tina entrò nel camerino dove Adam e gli altri ragazzi della band si stavano rilassando con della buona e abbondante erba, dopo la fatica del concerto appena finito.

Adam era il batterista del gruppo e insieme a John aveva messo in piedi la band che solo ora, dopo anni di Pub, Bar e ancora Pub gli veniva riconosciuta la giusta dose di fama.

“Ragazzi… gran bello spettacolo” esordì Tina, “erano tutti completamente andati per voi quattro.. ne ho visti un paio prendersi a pugni su Grocery’s Man e abbracciarsi come fratelli quando avete suonato George why are you so foolish!

“Maledetti coglioni” le rispose Rob, il chitarrista della band, dopo aver passato la canna ad Adam.

“Quei coglioni ti pagano tutte le puttane che ti porti a letto, ricordatelo!”

“Hai ragione amico .. rivedo la mia deposizione vostro onore: siano benedetti quei maledetti coglioni!” Rispose il chitarrista.

“A te è piaciuto?” Chiese Adam a Tina che se ne stava in braccio a John a stuzzicargli il petto con le unghie lunghe e laccate di un rosso vermiglio.

“Direi si… c’era solo una cosa che non quadrava con tutto il resto … guarda che dico a te signor batterista dei miei coglioni.”

“Io non quadravo?” Rispose Adam rimanendo con gli occhi chiusi a godersi i benefici di erba così buona.

“No.. le tue braccia!”

“Le mie braccia?”

Adam che aveva una memoria a tempo, non si ricordava minimamente la conversazione di 4 anni prima nel camerino di Tina ma che lei non aveva mai dimenticato visto che da allora non saliva più sul palco con camicette o vestitini senza maniche.

“Si, le tue braccia sono troppo poco muscolose…”

La conversazione continuò per una mezz’ora buona, interrotta soltanto dal tentativo di intrusione di qualche fan troppo frizzante.

Il chitarrista seguiva con una certa attenzione (seppur offuscata dalla droga) le parole fra i due ma nonostante i tentativi, proprio non riusciva a trovarci un senso.

Ad un certo punto Rob iniziò a guardarsi le sue di braccia: bianche, piuttosto flaccide, piene di lividi che testimoniavano la profonda amicizia con gli aghi ipodermici e con vene violacee che si disegnavano ragnatele nella sua pelle quasi trasparente.

Nel frattempo Tina era scesa dalla gambe di John che rimaneva collassato sul divanetto, e quasi urlava in faccia ad Adam i peggiori epiteti disponibili nel suo repertorio (il quale rispondeva a sua volta con altri poco eleganti epiteti).

A quella scena lo sguardo di Rob passò da Tina ad Adam.. poi da Adam a Tina.. poi da Tina ad Adam alle sue misere braccia ed infine prese la prima cosa che gli capitò fra le mani e la fece schiantare contro il muro a pochi centimetri dai riccioli di Tina.

Improvvisamente calò il silenzio.

“Ragazzi” disse Rob con una calma serafica, “ma chi cazzo se ne fotte delle braccia??.. Il rock.. Cristodiundio… il Rock è pieno di braccia marce!!!”

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