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Una storia di LuigiMaiello

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I ruoli di una storia: il narratore e l'ascoltatore.

Lo scrittore e il lettore costruiscono insieme il mondo della storia.

Pubblicato il 07 dicembre 2016

“Ogni lettore, quando legge, legge se stesso”

Marcel Proust

Tutti possono raccontare una storia, ma cosa rende un racconto piacevole e un altro no?

Cominciamo dall’inizio. Che cos’è una storia?

John Truby, autore del libro “Anatomia di una storia” la definisce così:

Un narratore racconta a un ascoltatore quello che ha fatto qualcuno per ottenere qualcosa.

Una definizione semplice che può includere una casistica ampia, dalla quale emergono nettamente tre elementi distinti: il narratore, l’ascoltatore e la storia.

Soffermiamoci sul primo: il narratore è colui che crea personaggi ed azioni, e racconta ciò che è accaduto presentando gli avvenimenti.

Il narratore quindi, partendo da un’idea di base, è colui che dà vita alla storia.

“L’arte di scriver storie sta nel saper tirar fuori da quel nulla che si è capito della vita tutto il resto; ma finita la pagina si riprende la vita e ci s’accorge che quel che si sapeva è proprio un nulla” - Italo Calvino.

Una storia deve svilupparsi in modo organico,

proprio come se fosse un corpo vivente in cui i personaggi, ad un certo punto, sembreranno agire quasi da soli: leggeri e dotati di volontà propria.

Ma una buona storia non si limita a presentare gli eventi che accadono nel corso della vita dei protagonisti, bensì consente al pubblico di identificarsi in quell’esperienza.

A questo punto potremmo anche distinguere il racconto dalla storia.

Un racconto infatti, attraverso determinate modalità narrative consente al lettore-ascoltatore di vivere quell’esperienza di vita in prima persona, mentre una storia, potrebbe anche presentare la semplice descrizione degli eventi.

Il narratore deve coinvolgere.

Nel raccontare bisogna stare attenti,

perché la narrazione può procedere solo quando c’è empatia tra la fantasia dello scrittore e la curiosità del lettore.

Il primo obbligo è quindi di non rendere la lettura noiosa e poco stimolante, e per evitare ciò, il narratore deve riuscire a dare luce a ogni frase, a ogni dialogo e conversazione immedesimandosi a sua volta nei personaggi a cui sta dando vita.

Lo scrittore deve mantenere accesa la curiosità del lettore,

che deve potersi chiedere in ogni momento chi sia realmente quel personaggio, perché sta facendo quella determinata azione e cosa farà in futuro, perché quando il pubblico smette di farsi domande, smette anche di essere pubblico, e la narrazione si interrompe.

"Silence" by Eugen Gomringe
“Se vogliamo conoscere il senso dell’esistenza, dobbiamo aprire un libro: là in fondo, nell’angolo più oscuro del capitolo, c’è una frase scritta apposta per noi” - Piero Citati

Il testo narrativo è un gioco a due.

Il narratore è soprattutto un giocatore,

che propone alcuni enigmi sulla trama e sui personaggi, che il pubblico avrà il compito di risolvere: egli infatti dice alcune cose, e altre le lascia all’immaginazione dell’ascoltatore e così l’opera scritta diventa un vero e proprio campo di battaglia, dove il narratore insegna ad apprendere e ad imparare ma anche ad immaginare lo sviluppo della storia, a esplorare il mondo attraverso le parole.

Le storie si propongono come una forma di conoscenza,

una conoscenza emotiva che può esplicitarsi anche in modo leggero e divertente.

From "2 4get her 2014" di Anatol Knotek.

Le storie migliori sono quelle che vedono al loro interno sia l’aspetto intellettivo (la risoluzione di un enigma) che l’aspetto emotivo (la possibilità di rivivere una vita).

Il narratore deve continuamente sedurre il lettore-ascoltatore,

portandolo “dentro” la storia, quasi a renderlo suo complice: deve creare situazioni che siano “inclusive”, con parole e immagini che suscitino emozioni agli occhi e nella mente del lettore, che non è passivo e inerte, ma a sua volta deve ricercare e trovare determinate situazioni testuali capaci di stabilire un fluido contatto tra la parola e la vita interiore.

Alla costruzione del mondo della storia partecipa anche il lettore,

che crea associazioni facendo riferimento alla propria esperienza di vita, ma anche alla propria memoria di fruitore di storie.

Una storia infatti si realizza pienamente solo quando dona al pubblico il dono dell’ubiquità, permettendo di vivere contemporaneamente in due luoghi: quello reale in cui si compie l’atto di lettura (o la visione di un film, ecc.) e il mondo della storia, inventato dal narratore.

“Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma. Ci colpiscono degli altri le parole che risuonano in una zona già nostra – che già viviamo – e facendola vibrare ci permettono di cogliere nuovi spunti dentro di noi” - Cesare Pavese

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