scrivi

Una storia di GiovanniImperatore

1

Il mio Piccolo Principe vive al buio

E' cieco e si chiama Leonardo

Pubblicato il 19 novembre 2017

CAPITOLO I

La sveglia suona.

La mia poca lucidità non mi permette di spegnerla subito e, con la mano, navigo nel buio alla ricerca del mio dannato telefono.

Sono le 5:32 e riesco a far tacere la mia sveglia nel silenzio che la mattina sta per portar via.

Non faccio caso a come sia il tempo fuori ma poco importa, il mio unico pensiero è quello di prepararmi per poi uscire.

Dopo aver indossato il mio orologio, mi accorgo che sono ormai scoccate le 6:46 e la metro delle 7:02 non aspetta mica me. Devo muovermi.

Il mio giubbotto di pelle non mi ripara dal freddo però lo metto perchè mi rende più carino e alla fine è ciò che conta no?!

Vedo in lontananza la mia 106 bianca del 2003, è coperta di polvere e già so che quando la metterò in moto scatenerà un fracasso assurdo.

Arrivo in metro e, dopo aver timbrato il biglietto, mi dirigo in banchina.

Agguanto il mio libro poco prima di salire sulla metro, che è già pronta a partire.

Stranamente il vagone è quasi vuoto, solo poche persone occupano le sedute e quei pochi hanno gli occhi fissi sui propri telefoni, c'è chi messaggia e chi ascolta musica, tranne un ragazzo.

Avrà pressocchè la mia età, indossa un cappotto lungo color grigio fumo e degli occhiali neri che gli coprono del tutto gli occhi.

I suoi capelli ricci e biondi gli danno un'aspetto da Principe, un Piccolo Principe.

CAPITOLO II

Mi siedo accanto a lui e, con fare ancora affannato, noto che di fianco alla sua borsa c'è un bastone per non vedenti con su scritto "LEO". Solo in quel momento realizzo che il ragazzo seduto vicino a me, dall'aspetto da Principe, è cieco.

Ci penso ma nemmeno più di tanto e apro il mio libro.

:- " Che giornata fantastica, vero?" esordisce lui.

Un po' meravigliato dalla sua affermazione, rispondo: - " Eh si, almeno oggi non piove."

:- " Ti chiederai come un cieco possa percepire il tempo lì fuori eh?"

In realtà era ciò che pensavo in quel momento e senza alcun risposta da parte mia lui continua :- "Me ne rendo conto dalle piccole cose. Hai mai sentito gli uccelli cantare in una mattina piovosa?

Tutto quello che dice ha la sua rilevanza e rimango sorpreso dalle sue parole e quasi sottovoce rispondo:- " No."

:- "Comunque mi presento, mi chiamo Leonardo ma chiamami Leo e tu?"

:- "Piacere mio, Giovanni" e gli stringo la mano che porge verso di me.

La nostra presentazione viene interrotta da un pianto di un bimbo che, capriccioso, chiede alla mamma di non andare a scuola e in mente mia riafforano i ricordi di quando anch'io non ne volevo proprio sapere di andarci.

:- "E' inutile che piangi, a scuola ci devi andare e basta!" e con due schiaffoni, la mamma, zittisce il bimbo in lacrime.

Tutto cio' avviene in un clima surreale, i pochi che riempiono la metro assistono in silenzio.

:- "Tutti i grandi sono stati piccoli, ma pochi di essi se ne ricordano" Leo mi sussurra queste parole nell'orecchio e penso a quanto lui possa aver ragione.

Intanto la metropolitana arriva a Piscinola e mi accingo, insieme a Leo, alle porte.

CAPITOLO III

Percorriamo insieme il tragitto per raggiungere la prossima stazione.

:- "E quanti anni hai?" mi chiede mentre sto pescando dallo zaino il mio biglietto.

:- "19" e lo dico mentre osservo i suoi passi svelti anticipati dal suo bastone bianco che sembra possedere due occhi, il mio incedere appare goffo confrontandolo al suo.

Il mio ragionamento viene interrotto ancora dalla sua parlantina interminabile ma terribilmente piacevole.

Dopo aver aggiustato i suoi capelli biondi mi dice:- "Tu non parli molto eh?"

Mi rendo conto che in quei pochi minuti di conoscenza aveva già colto la mia enorme e ingombrante timidezza.

:- " Sono molto timido Leo, penso tanto e parlo poco. Non ti nascondo che in certe situazioni il mio essere introverso mi preclude grandi oppurtunità."

:- " Mi ricordi molto un Ubriacone che beve per la vergogna di bere"

Rimango spiazzato da quest'affermazione e non ne colgo il significato.

:- " Cosa intendi Leo?"

:- " Bere per la vergogna di bere non è altro che mascherare le fragilità, le proprie fragilità. Tu, come l Ubriacone, non accetti e non impari a gestire la tua debolezza, rendendola più forte di te. Non avere paura Giò, combattila questa timidezza. Un giorno potresti pentirtene."

Rimango spiazzato da cio' che ascolto ma in cuor mio sono consapevole che quelle parole di Leo pesano più di un macigno e nello stesso istante mi sento l Ubriacone.

CAPITOLO IV

Saliti sull'altra metro il mio pensiero è ancor di più segnato dalle parole di Leonardo e per tutto il tragitto rimango nell'angolo del vagone appoggiato al reggi-mano e i miei ragionamenti corrono nella mia mente più di questo treno.

Leonardo parla senza sosta e io ascolto ogni sua parola uscire dalla bocca che sembra emettere, di volta in volta, sentenze. Capisco che dal suo essere, posso percepire quello che la mia interiorità non comprende o che non vuole comprendere.

In certi sensi anch'io sono cieco, certe cose desidero non vederle, preferisco far prevalere involontariamente la mia cecità alla vista.

:- " Si può essere ciechi con se stessi?" chiedo a Leo, intorrempendo il suo discorso.

:- " Come puoi guardare gli altri se non guardi prima te stesso, se non ti guardi dentro?" controbatte Leonardo.

Lo guardo e aspetto pronunciare il suo pensiero, come se dinanzi a me ci fosse un Piccolo Principe pronto a guidarmi verso la strada giusta. Ormai ogni sua opinione incide un segno sulla mia pelle, mi rende vulnerabile ma cosciente della realtà, seppur scontata, ma non percepita per mancanza di coraggio.

:- " Un geografo ancor prima di scrutare altri orizzonti, deve conoscere la propria terra, così come in amore. Bisogna prima amare se stessi per saper amare gli altri."

Più ascolto Leo e più sembra appartenere ad un mondo diverso dal mio, lontano dalla superficialità. La sua anima è pura proprio perchè non vede.

" Ti chiederai come un non vedente possa amare. A volte me lo chiedo pure io. Ho amato e tuttora amo una sola persona, era la mia rosa e mi ha cambiato la vita. Percepivo la sua felicità nel suono della risata o avvertivo il suo nervosismo quando respirava accanto a me. Riesco quasi a sentire ancora il suo cuore battere quando la stringevo e come dimenticare i suoi lineamenti del viso che tracciavo con le mie dita delicatamente, rendendolo mio. In certi casi, però, dobbiamo lasciare andar via le persone perchè trattenerle con noi significherebbe intrappolarle. Lasciandola andare, l'ho amata. Ricorda una cosa importante Giò, non servono due occhi per amare, non si vede che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi."

Dinanzi a queste parole non faccio altro che tacere.

CAPITOLO V

Sono passate alcune ore dalla discussione con Leo e non nascondo il mio essere ancora colpito da quelle parole. Decido di trascorrere la giornata insieme a lui, ormai ha segnato la mia giornata in maniera indelebile, tutto mi sembra diverso e Leo diventa la mia luce, sembra assurdo dire una cosa simile ma, in queste ore, ho capito cose a cui non davo importanza quando in realtà meritavano attenzione.

Intanto mi ritrovo ad aspettare l'inizio di una nuova lezione in sua compagnia.

:- " Leo perchè molte persone sembrano non possedere debolezze?" chiedo questa cosa quasi di getto, senza pensarci più di tanto.

:- " Tutti possiedono debolezze", rispose lui, " solo che molti ne fanno un punto di forza o almeno così credono. Ad esempio il Vanitoso ha l'illusione di riempire il vuoto delle sue debolezze attraverso le parole di ammirazione. Credono di riempire la propria vita attraverso l'apparire e il mostrarsi."

Leonardo ribatte ad ogni mia domanda in maniera glaciale, netta, senza lasciare alcun "ma", "forse". Sembra poter avere la soluzione ad ogni mio dubbio o incertezza e ho come l'impressione che possa scomparire da un momento all'altro, che possa ritornare nel suo "mondo" e invece è reale ed è qui di fianco a me. Eppure ho paura, Leo mi ha buttato in faccia la realtà e io non mi sento pronto ad accettarla. Non ora. Magari domani.

CAPITOLO VI

La parlantina di Leo sembra affievolirsi con il tempo, perde di brillantezza, forse sarà la stanchezza a renderlo così.

:- " E tu ce l'hai un sogno Giò?"

Quando pensavo che avesse perso lo spunto per conversare, ecco che torna con le domande che mi inchiodano.

Ci penso un po', evitando la banalità.

:- " Voglio diventare bravo in qualcosa, molto bravo, quasi unico in ciò che farò. Il problema è che non so ancora cosa so fare bene, ma lo scoprirò, ne sono convinto."

Leo annuisce e accenna un sorriso.

:- " Tu Leo, ce l'hai un sogno?"

Sembra quasi sorpreso dalla domanda e cambia espressione, il suo volto si oscura e tende a nascondersi sotto il suo cappotto.

:- " Certo che ce l'ho un sogno, ma rimane tale. In realtà si dovrebbe sognare qualcosa che si possa esaudire. Darei qualsiasi cosa per possedere la vista. Vorrei poter vedere i colori del cielo all'imbrunire o gli occhi di un bambino che sorridono ancor prima della bocca."

In quel momento tutta la sicurezza che aveva dimostrato si perde nella sua più grande fragilità: la cecità.

" Vorrei poter guardare la mia rosa e tornare nelle sue braccia per amarla e basta. Il mio essere cieco mi dona già due occhi sulla realtà ma non a tutti gli effetti, nella mia mente ho già creato il mondo che c'è lì fuori."

Lo ascolto replicare e per la prima volta sono io che ascolto le sue debolezze.

"Però ho molta paura."

"Paura di cosa?" rispondo io.

" Ho paura di vedere un mondo diverso da quello che ho immaginato e immagino, una realtà dove qualsiasi uomo è Re, seppur senza popolo, dove l'unico scopo è quello di comandare per non essere comandati. In quel caso rimpiangerei la mia cecità, quindi voglio pensare ad un mondo dipinto da me e lascio agli altri la possibilità di guardare la realtà, io mi accontento della mia."

Inizia a far sentire la tua voce attraverso le tue storie. Iscriviti, è gratis.

Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×

Ops, c'è stato un errore. Riprova più tardi.

×

Sicuro che sia questa l'email?

×

Email non valida

×