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Una storia di Franco.frasca.bhae

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IL PASSO LENTO DELLA VITA

Pubblicato il 19 luglio 2016

Le case di villeggiatura stavano sparse sul crinale della collina ed erano quasi tutte lambite da una strada sterrata che ora curvava da un lato poi da un altro e poi saliva dritta e infine si buttava giù nella cava per sbucare dopo tanti altri arditi contorcimenti fino alla spiaggia del mare. Ogni volta che passava una macchina, una nube di polvere bianca si alzava nell’aria per poi adagiarsi lentamente sui muri, sulle foglie degli alberi e sui cespugli di rovi. Sembrava che ogni tanto qualcuno spargesse pennellate di cipria e che nelle notti di luna quella gobba di terra e di pietre diventasse fosforescente, vellutata, magica. Su ogni veranda c’era il profumo dei gelsomini e si consumava l’estate sgranando il rosario oppure raccontandosi le storie talvolta inventate di uomini e cose. A volte s’intonava il ritornello di una canzone oppure imbambolati si guardava lo spettacolo del cielo stellato. Il mondo andava per conto suo, era troppo distante da quel regno incantato, da quell’armoniosa bellezza della semplicità. Oggi la strada è asfaltata e le macchine che passano non sollevano più polvere bianca, la collina è un quartiere della città nuova e ci sono case e condomini tutti stretti tra di loro. Ci sono tante luci, parlano e cantano solo le televisioni eternamente accese. Le storie delle famiglie e quelle di tutto il resto del mondo corrono e s’intrecciano veloci attraverso linee invisibili. In questa notte d’estate, dal mio piccolo balcone dello studio, ho voglia di guardare ancora una volta il cielo stellato. Ho un groppo alla gola, ho consumato troppo anni per non avere uno struggente desiderio di rivedere volti di persone amate, luoghi della giovinezza, immagini di momenti di vera felicità. Ho voglia di quel tempo passato che appartiene solo a me, anche di quella strada sterrata che spargeva polvere bianca che sembrava cipria e di quell’enorme veranda fiorita, questa sera ho persino voglia dei miei capelli ribelli di cui non è rimasto neppure uno. Quello era il tempo del passo lento della vita, questa sera mi ci vorrei aggrappare perché ho tanta paura di andare avanti!

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