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Una storia di Pierpa0l0

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Da che libro vieni?

se potessi essere il protagonista di un libro e ricalcare orme marchiate ad inchiostro chi vorresti essere?

Pubblicato il 04 maggio 2015

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Quel giorno ero sul letto, avevo le braccia stanche di mantenere un libricino di una manciata di pagine che non riuscivo proprio a posare sul comodino.

Ricordo di aver visto dagli occhi del figlio del Bramino, ricordo le sue difficoltà come se fossero state le mie, ricordo la famiglia e le parole del padre come se me le avessero suggerite le mie orecchie, ricordo di aver sentito la sua voglia di scoprire e una volta scoperto ricordo il dolore degli errori che marchiano la pelle inesperta di chi ha gli occhi affamati di saggezza.

Meraviglioso dolore di chi osa, di chi si denuda da paraocchi ampi e neri ed ha la forza di accogliere il peso della curiosità e dell' insaziabilità .

Sentivo ad'un tratto di aver trovato una dimensione, un percorso vissuto fatto di cicli di ricerca ed apparente e fugace soddisfazione.

I Tedeschi Dal verbo suchen (cercare) derivano "der Suchende" (colui che cerca), per designare quegli uomini che non s'accontentano della superficie delle cose, vogliono andare in fondo ad ogni aspetto della vita e rendersi conto di se stessi, del mondo e dei rapporti che intrecciano loro ed il mondo stesso.

Quel "cercare che è già di per sè un trovare" mi ha regalato un sorriso che mi accompagna in ogni piccolo ciclo della mia vita.

Forse non sono io che rivivo in Siddharta ma Siddharta che rivive in me.

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Un brick immagine

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La parola Buddha letteralmente significa illuminato, colui che ha trovato il risveglio. Per molti l'iconografia del Buddha è quella di un uomo pelato, grasso e sorridente. Niente di più vero e niente di più falso.

Infatti, quello è si un Buddha(illuminato) ma non Siddharta(il fondatore del buddismo).

budai-buddha-felice

Budai, il Buddha felice

Quello "grasso" è il Budai, che assume diversi nomi nelle varie lingue asiatiche, meglio noto come il Buddha felice, era una persona che aveva raggiunto l'illuminazione per tanto si avvalse dell'appellativo di Buddha.

Di Siddharta(il fondatore del buddismo) non si ha un'iconografia precisa, però possiamo dedurre che fosse magro, anzi magrissimo, visti i digiuni che si sottoponeva.

Siddharta era un principe indiano nato a Lumbini sei secoli prima della nascita di Cristo, proveniva da una famiglia ricca e il padre regnava su uno dei numerosi stati in cui era divisa l'India di allora. La madre Maya si dice sia morta sette giorni dopo il concepimento.

Secondo la tradizione, dopo la nascita di Siddharta, un asceta brahmano(il brahmanesimo era la religione di quell'epoca in India) di nome Asita, riferii ai genitori l'eccezionale destino del figlio e il padre cercò in tutti i modi di impedire quella premonizione. All'eta di sedici anni, Siddharta si sposò con la cugina e tredici anni più tardi ebbe un figlio. Proprio in quell'anno Siddharta decide di abbandonare tutto e tutti.

Non avendo mai conosciuto gli aspetti negativi della vita, perché non era mai uscito dalla sua lussuosa residenza, un giorno rimase sconvolto vedendo: un vecchio decrepito, un malato e un corteo funebre. In quel momento capii che la sofferenza era universale e i valori che gli avevano insegnato erano transitori e poco importanti, vedendo infine un monaco mendicante che vagava per le campagne felice, capii che quella era la strada da seguire.

Rinunciò quindi ad ogni ricchezza per dedicarsi ad una vita di meditazione secondo le tecniche dello yoga.

Siddharta rimase sette anni nella foresta, osservando digiuni e ogni tipo di privazione, per raggiungere, con la guida di vari maestri, la conoscenza della verità e della pace interiore, ma non rimase completamente soddisfatto in quanto lui ricercava la pace definitiva.

A trentacinque anni, Siddharta, sull'orlo dello sfinimento fisico si sedette sotto un'albero, l'albero del bodhi, nell'attuale Bodhgaya e meditò per una notte intera e all'alba raggiunse l'illuminazione, capii che doveva rifiutare una vita di piaceri perché troppo fugace, ma pure la sofferenza volontaria alla quale si era sottoposto era la strada giusta in quanto fonte di orgoglio, il sentiero di mezzo era la via che consentiva e consente di non attaccarsi a nulla, di lasciare andare tutto nel momento in cui sorge, non c'e felicità o infelicità, bene o male nel sentiero di mezzo.

Raggiunta la verità ultima, Buddha Gautama decise di predicare le dottrine buddiste per tutta l'India, a Sarnath predicò ai suoi discepoli il suo primo sermone, spiegando loro le quattro nobili verità: esiste la sofferenza, la sofferenza ha un'origine, la sofferenza può terminare, esiste un sentiero che conduce alla cessazione della sofferenza.

Passò il resto della sua vita all'insegnamento delle sue dottrine, sino alla morte causata secondo alcuni da cibo avariato, venne dunque cremato dai suoi discepoli secondo il rito indiano.

Buddha Gautama non ci ha lasciato nessun testo scritto, i suoi insegnamenti vennero tramandati dai discepoli.

Fin dai tempi più antichi, l'uomo ha creato, o gli è stata imposta, una connessione con il divino, a un credo comune che identificasse e unisse un determinato popolo sotto lo stesso comune denominatore. Dare risposte a questa esistenza è sempre stato un “tuffo” nel vuoto, l’uomo per nascondere i propri limiti si è affidato a un Dio, come un'entità superiore.

Buddha Gautama non era un Dio, non si reputava tale, al contrario di religioni come il cristianesimo, dove esiste un Dio superiore agli uomini e quindi irraggiungibile, Buddha Gautama predicava una liberazione dal dolore fruibile ad ogni individuo in questa logica il buddismo si espanse a macchia d'olio in tutta l'India.

Ben presto le missioni buddiste varcarono i confini indiani e cominciarono a diffondere il buddismo in altri paesi asiatici e oltre, dal medio oriente all'Egitto.

Oggi, come allora il buddismo si vive in 2 modi: da monaco/a o da laico. Nei secoli venne disciplinato il modo in cui i monaci dovevano vivere attraverso dei concili, portando ben presto a una grande scissione in 2 tradizioni: Hinayana(in seguito mutò in Theravada) e quella Mhayana. Mhayana è la tradizione buddista del Tibet, mentre Theravada è praticato nel sud est asiatico.

La dottrina Mhayana, letteralmente larga via della salvezza, ha sviluppato un buddismo filosofico e mistico, di fondamentale importanza sono stati i Lama(monaci ritenuti guide spirituali) il Dalai Lama era inoltre capo di stato in Tibet sino all’invasione cinese avvenuta nel 1959. Dalla dottrina Mhayana nacquero: il Lamaismo e lo Zen, quest’ultimo arrivò in Giappone nel dodicesimo secolo diventando la religione dei samurai.

Theravada, stretta via della salvezza, nega l'esistenza dell’io individuale. I seguaci del Theravada si dedicano alla predicazione, allo studio dei testi sacri, ed è ad oggi la corrente buddista con il maggior numero di praticanti e quella che si avvicina di più al buddismo originario. Ad oggi il buddismo si è istinto in numerosi paesi asiatici quali: India, Afghanistan, Pakistan e Indonesia. In Thailandia e Bhutan, il buddismo è ancora oggi religione di stato. Già dal settimo secolo D.C. in Asia, il buddismo iniziò una lenta decadenza, in occidente invece sta avvenendo una vera e propria rinascita e gli Usa sono il paese con il maggior numero di seguaci buddisti occidentali. Durante l'occupazione in atto nel Tibet molti monaci sono esiliati in occidente, suscitando interesse ad un numero crescente di persone, oggi esistono monasteri di diverse tradizioni in molte parti del mondo

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