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Una storia di Nubedelanieve

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Occhi sconosciuti

Un'altra parte di me

Pubblicato il 02 novembre 2017

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Menomale che giro sempre con la mia agenda dietro, così quando sento di star impazzendo, scrivo. Si può perdere la testa per due occhi che vedo ogni giorno di sfuggita? È l'ultima cosa di cui avevo bisogno in questo periodo di merda. Sono anni che prendo la metro ogni santo giorno, ho parlato con centinaia di persone, e io mi trovo a pensare sempre alla stessa. Abbiamo scambiato poche chiacchiere l'altro giorno e io sto impazzendo davvero. Penso a lei di continuo. La cerco sempre tra la gente che attende il treno. E lei, invece, chissà se si ricorda di me. La guardo da lontano. Bellissima quando tira fuori il libro che sta leggendo ed è altrove. Passerei ore a guardarla. Non ho mai concesso tanto potere ad una donna. La mia razionalità è andata a farsi fottere. Non va bene. Devo concentrarmi sulle cose da fare, non posso permettermi di distrarmi.

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Poi lo so che in un paio di occhi ci gira il mondo, sfrecciando maledettamente dentro al cuore come un meteorite impazzito. Nel suo azzurro io contemplo il cielo, il mare, l'oceano e i suoi abissi e nel suo mistero m'invento poeta, musicista, pagliaccio pur di catturare la sua attenzione come le parole che legge con avidità.

Io che con i libri ho sempre avuto un gran feeling, ora mi ritrovo a competere con il loro odore.

Cosa sarà mai? Una fragranza che stordisce, acuisce, abbellisce, incuriosisce?

Lei è proprio fuori dalla mia realtà, eppure m'ha preso in pieno e non mi ci scollo più. Ogni volta che la osservo, mi sento diverso, con lo sguardo più limpido con tanti frammenti da riempire.

I miei buchi e i suoi pieni, le mie paure e le sue certezze. I miei bisogni e i suoi sogni.

Coincideranno?

Afferro ancora l'agenda, apro a casaccio e annoto:

"L'amore fa le piroette con lo sguardo..."

Mi viene da ridere e da piangere al contempo. Dietro quella frase c'è il precipizio in cui non voglio anneggare ma, forse, sul fondo ci sono già finito.

Come un'aquila a mezz'ala contro lo sperone aguzzo d'una roccia stramba, sbucata all'improvviso nella nebbia.

Guardo gli appuntamenti. Alle 10,00 mi aspetta l'editore, deve comunicarmi qualcosa di importante.

In altri momenti avrei ballatto come Billie Elliot dalla felicità. Oggi sono spento e non mi va.

"Lo sguardo morde le labbra della vita folleggiando..."

Escono a scatti le idee, monosillabi di solitudine e tristezza.

Sono io che annaspo?

Chissà!

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Il cuore straborda. Pizzica contro il petto. Brucia come l'assenza.

Giro e rigiro le pagine dell'agenda. Non le sfioro, le aggredisco, le mordo, le rinvento, le esploro.

Mi tocco le labbra per frenare l'ansia.

"La felicità è una partita da non perdere..."

Calcio, rimpallo, esplodo.

Tra le chiacchiere scambiate ce n'è una che mi torna in mente di frequente.

-Non so se ce la faccio...- Poi era scesa in fretta senza che avessi il tempo di trattenerla e stringerla fra le braccia.

Cosa voleva dirmi? Non erano parole lanciate a caso come i dadi. Erano un monito, un avvertimento di qualcosa che dentro lei funzionava all'incontrario e in me aveva attecchito.

Cosa? Gli occhi mentivano e simulavano la luce del lampo prima del tuono. Colpivano in intensità e freddezza al tempo stesso. Come se le cadessero d'un tratto sfiorando il pavimento per poi tornare al loro posto.

Laura mi apparteneva senza saperlo. Questo il mio dramma!

Come possono le ferite aperte trasformarsi in cicatrici? Come potevo procedere in un'altra direzione se Laura non mi lasciava in pace e si oscurava al buio, nembo minaccioso?

"La partita è da disputare su un campo ingrato, non seminato..."

Ero io il seme da raccogliere. Ero io il laccio da non sciogliere. Ero io, cazzo, proprio io!

Merda, Laura! Non so se ce la faccio a mandarti via, sai?

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Ma lo faccio. Mi distraggo e quasi mi dimentico di respirare quando mi accorgo di lei.

Col suo zaino sulle spalle e 'Anna Karenina' tra le mani.

Con i suoi jeans e la camicetta azzurra tutta abbottonata per tenere al riparo da occhi indiscreti tutta la sua meraviglia.

Ma io l'ho scorta.

La meraviglia.

E preme contro i bottoni della sua camicetta.

È fatta di carne. La sua meraviglia.

C'è un posto libero di fronte a me e il mio cuore vorrebbe urlare:- "Vieni qui. Ti prego parlami."

E lei, come se l'avesse sentito, si precipita da me. Si siede. Poggia lo zaino a terra.

La saluto.

Mi sorride.

È bella.

È bella.

Ma non mi parla.

No, non l'ha sentito.

Continua a leggere il suo libro mentre a tratti mi viene un infarto.

Allora sono tentato.

Ora glielo dico che alla fine Anna Karenina muore.

Che si butta sotto un treno perché diventa pazza.

E le dico pure che per lei son diventato pazzo anche io.

È truccata poco. Troppo poco.

Profuma.

E la sua meraviglia sa anche di questo.

Di semplicità dietro un velo di mascara.

E di vaniglia.

Chiude il libro. Lo posa. Si sistema. È il momento. Deve quasi scendere.

Per un attimo sposta lo sguardo su un punto fuori dal finestrino e io la guardo ancora un po'. Fisso il suo profilo,lo voglio nella testa perché domani non so se la rivedrò.

Poi si alza. Prende lo zaino.

Dice:- "Ciao" e scappa via.

E io resto qui.

Distratto.

Dalla sua meraviglia.

Che sa di carne e di vaniglia.

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Immobile, fisso il mio riflesso sullo specchio opaco del metrò.

"Farabutto" penso ad alta voce.

"Farabutto amore che fuggi senza rendere" scrissi sull'agenda.

Rimango impietrito nel pensare. Il suo sapore si confonde con quello degli altri.

Provo a rincorrerlo.

Nulla.

Ora è perso. Almeno fino a domani.

O forse per sempre.

Lascio cadere la biro nello zaino. Un volo pindarico nel buio senza fondo.

"Anna Karenina. Solo una folle morta per amore" ho sempre pensato.

Una voce familiare mi distrae.

E' la mia fermata. Scendo.

Apro l'agenda e leggo:

L'amore fa le piroette con lo sguardoLo sguardo morde le labbra della vita folleggiando

La felicità è una partita da non perdere

La partita è da disputare su un campo ingrato, non seminato.

Farabutto amore che fuggi senza rendere.

Silenzio.

Alzo gli occhi. La banchina è vuota.

Un attimo, un soffio.

Di nuovo silenzio.

"Io. Solo un altro folle morto per amore".

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