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Una storia di LuigiMaiello

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Intertwine Consiglia pt.63 : “Tristezza, per favore vai via”

Un piccione seduto su un ramo riflette sull'esistenza insieme a Brunori Sas e ai Momenti di trascurabile felicità di Francesco Piccolo.

Pubblicato il 21 luglio 2016

“Era proprio così: anche le cose tristi passavano, anche i dolori, le disperazioni, come le gioie, impallidivano, perdevano la loro profondità e il loro valore, fin che veniva un momento in cui non ci si poteva più ricordare cos’era stato a far tanto male. Anche i dolori sfiorivano ed appassivano”

Herman Hesse – Narciso e Boccadoro

Ormai ci stiamo abituando e forse non ci facciamo più caso. Siamo quasi assuefatti.

Quando la cosa non ci tocca da vicino basta il tempo di dormirci su e tutto passa, fino al giorno successivo, quando qualche altra notizia tragica turberà il nostro stato d’animo, ma solo per un po’.

La tragedia ferroviaria in Puglia, l’attentato terroristico di Nizza, il golpe (finto?) in Turchia, i tanti omicidi di neri e carabinieri negli Stati Uniti, sono solo alcune delle tragiche scene di morte e di sangue in cui ci siamo imbattuti di recente.

Tutti le mattina ci svegliamo in preda a un mix di paura e incertezza, sentimenti che nascono nel momento in cui ci vediamo in pericolo e che diventano facilmente prima diffidenza e poi odio verso chi consideriamo “diverso da noi”.

Bisogna ricordare, purtroppo, che nel resto del mondo (Medio Oriente, Siria, Africa centrale, ecc.) si muore ogni giorno, ma noi non ce ne accorgiamo fino a quando gli attentati non arrivano fino a “casa nostra” o fino a quando la cosa non ci riguarda da vicino.

Terrorismo: la mappa degli attentati, le vittime e i responsabili dal 2014.

“Tristezza, per favore vai via”

è il titolo di una famosa canzone di Ornella Vanoni, che prendiamo in prestito come se fosse un’esortazione e una speranza affinché tante scene tragiche di questi giorni possano non ripetersi per un po’, in tutto il mondo.

La realtà molto probabilmente sarà diversa, quindi considerate quest’articolo come un semplice momento di evasione e distacco, seppur momentaneo, dalla realtà.

Intertwine Consiglia pt. 63: “Tristezza, per favore vai via”

inizia con “Un piccione seduto su un ramo riflette sull'esistenza”, il film di Roy Andersson vincitore del Leone d’Oro a Venezia 2014.

Un piccione seduto su un ramo riflette sull'esistenza conclude la trilogia “sull’essere un essere umano” inaugurata con Songs from the Second Floor (2000) e proseguita con You, The Living (2007).

Ispirato dal quadro I Cacciatori nella neve di Pieter Bruegel il Vecchio, Andersson dà vita a una storia, o meglio a tante storie, che offrono un punto vista molto particolare sull’esistenza umana.

39 scene, come 39 quadri

tutte caratterizzate da un’inquadratura fissa (o quasi).

Il regista dice di essere stato ispirato da Otto Dix, ma le immagini si susseguono sullo schermo come se ci trovassimo di fronte a tanti quadri di Edward Hopper: prospettive insolite e una fotografia molto curata (anche grazie al digitale) fanno il resto.

Trovate molte differenze tra questa scena del film e il quadro di Edward Hopper?

Scena da: Un piccione seduto su un ramo riflette sull'esistenza.
Nighthawks (i Nottambuli), un dipinto di Edward Hopper,

Le varie storie creano un particolare senso di straniamento nello spettatore, che non sa cosa aspettarsi nella scena successiva. Come dice il regista stesso, il suo è

“un film sulla vita: qualche volta è così comune da non essere interessante, altre volte è sorprendente, e io ne rimango affascinato e spaventato insieme”.

L’inizio del film ha come protagonista la morte, raccontata attraverso delle storie paradossali, ma anche incredibilmente realistiche: un uomo stappa una bottiglia e muore di infarto, ma la moglie non si accorge di nulla e continua a cantare in cucina; una donna molto ricca sta per morire, ma non vuole lasciare l’eredità a nessuno; il passeggero di un traghetto è al ristorante, paga il conto e muore, ma prima di aver mangiato.

Lo humour, come potete intuire, la fa da padrone, andando a finire spesso nel nonsense e nel surrealismo, come nella scena in cui una ballerina di flamenco palpeggia uno dei suoi studenti o quella in cui al bar entra Carlo XII, che per scendere dal cavallo ha bisogno di tre soldati usati come scalini, ha sete, ma preferisce essere servito da un ragazzo bello e giovane, e non dal barista vecchio e senza capelli.

C’è anche una visione “romantica” (nella sua accezione originaria) della vita, come nella scena in cui la proprietaria della taverna Lotta la Zoppa (lei è zoppa veramente) invita le persone del locale a bere un grappino. Lo fa cantando:

“50 centesimi è il costo di un bicchierino alla taverna di Lotta a Goteborg”

Ma alcuni marinai e soldati si alzano e ribattono, sempre cantando, che non hanno soldi. La soluzione è semplice e sempre cantata: “Lo pagate con dei baci”.

Ci sono due venditori di scherzi che in realtà non fanno ridere e sono l’incarnazione del continuo bisogno di divertimento contemporaneo e dell'assoluta incapacità di godere dello stesso.

E poi c'è una frase che tanti personaggi del film si ripetono incessantemente al telefono:

“Sono contento di sentire che state bene”

Ogni volta cambia tono e significato a seconda delle circostanze, ma rimane sempre il simbolo del vuoto formalismo che accompagna le nostre conversazioni quotidiane.

“Tutto ok?” “Che piacere vederti!”

Perché bisogna smettere di chiedere "Come va?". E invece bisogna iniziare a parlare realmente

Insomma se è un film mainstream che state cercando, questo non fa per voi, ma se volete uno sguardo originale sulla realtà, allora il piccione seduto sul ramo fa al caso vostro.

Osserva tutto con ironia da un punto di vista privilegiato e distaccato, ma quando non gli piace qualcosa, sapete bene cosa succede.

"C'è qualcuno che gradirebbe?"

“Arrivederci tristezza, oggi mi godo la mia tenerezza

arrivederci amarezza, oggi mi godo questa dolcezza

e domani chissà... e domani chissà"

Arriverderci tristezza è la prima traccia de “Il cammino di Santiago in taxy, vol.3”, del cantautore Dario Brunori, meglio conosciuto come Brunori Sas.

Che c’entra “Sas”?

È il tipo societario della piccola azienda di famiglia, una rivendita di materiali da costruzione.

Copertina de

Arrivederci Tristezza è la canzone madre che ha generato quasi tutte gli altri pezzi del disco e vede il trionfo finale del sentimento sulla ragione:

“Mi spiace mio caro intelletto,

vattene a letto e dormici su”

Il secondo pezzo del disco è “Mambo reazionario”, una parodia sulla società contemporanea in cui quelli che erano i simboli della destra e della sinistra si confondono: Che Guevara e Pinochet finiscono a ballare insieme e felici sulle note di Beyoncé.

Il primo singolo del disco è Kurt Cobain, un’emozionante dedica in cui i riferimenti al leader dei Nirvana non si fermano al titolo:

“Vivere come volare, ci si può riuscire soltanto poggiando su cose leggere.

Del resto non si può ignorare la voce che dice che oltre le stelle c'è un posto migliore.”

Dalla riflessione sul successo e sulla solitudine di molte star, si vira verso Le quattro volte che rappresentano le quattro stagioni e la ripetitività del ciclo della vita, con le scadenze già fissate e gli eventi che si ripetono sempre uguali: capodanno (“Che fai a Capodanno?”), carnevale (“Da cosa ti vesti a Carnevale?”), ferragosto, natale, il diploma, il matrimonio, la pensione, ecc. con l’invito a provare delle strade di vita alternative.

In Pornoromanzo c'è spazio anche per l'amore, quello tra un uomo grande e una giovane donna che hanno delle visioni diverse riguardo molte cose:

"Sì, lo so, le stelle sono tante, milioni di milioni.

Tu canti le canzoni, ma levati i pantaloni."

Il Cammino di Santiago

In tutto sono undici pezzi, intrisi di ironia, che parlano dei piccoli e grandi difetti dell’italiano medio, a partire dal titolo del disco, che sbeffeggia l’attitudine a voler affrontare in maniera superficiale cose che richiederebbero particolare attenzione e approfondimento.

Un titolo che rappresenta bene una grande smania moderna: arrivare al sodo, senza considerare la pazienza necessaria per realizzare certe cose.

Cammino di Santiago: tutto quello che c’è da sapere

“Possono esistere felicità trascurabili? Come chiamare quei piaceri intensi e volatili che punteggiano le nostre giornate, accendendone i minuti come fiammiferi nel buio?”

Francesco Piccolo-Premio Strega nel 2014 con Il Desiderio di essere come tutti.

È questa la domanda a cui cerca di dare una risposta Francesco Piccolo in Momenti di trascurabile felicità ( 2010).

Lo scrittore si è aggiudicato il Premio Strega nel 2014 con Il Desiderio di essere come tutti, un romanzo che parla della sinistra italiana, ma Francesco Piccolo è anche uno sceneggiatore di successo. Ricordiamo, tra le altre, le sceneggiature realizzate per Nanni Moretti (Il Caimano, Habemus Papam, Mia madre) e Paolo Virzì (My name is Tanino, La prima cosa bella, Il capitale umano) e il programma televisivo “Vieni via con me” di cui Piccolo era autore.

In Momenti di trascurabile felicità (2010), Francesco Piccolo ci racconta la vita delle piccole soddisfazioni quotidiane, di quelle felicità trascurabili che rischi di non notare o di non apprezzare, quelle che sembrano immotivate e tutto sommato di poco conto.

Più che di momenti, si tratta di veri e propri ricordi, tutti vissuti in chiave ironica.

Sono istanti, gesti e pensieri.

Sono quelle situazioni spesso insignificanti, ma che sono capaci di cambiare per un momento la nostra giornata e di renderci felici.

I momenti di trascurabile felicità possono annidarsi ovunque, pronti a pioverti in testa e farti aprire gli occhi su qualcosa che fino a un attimo prima non avevi considerato:

- La prima e l'ultima pagina di un libro.

- Gli sms dopo le undici di sera che dicono: «dove sei?», che significano molto di più di quello che dicono.

- Gli amori che cominciano, che è molto prima di quando cominciano - cioè il momento in cui un innamoramento nasce senza che la persona che si innamora se ne sia ancora accorta.

- Le coppie che stanno insieme da tanto tempo e che giocano in silenzio a carte, di sera.

Francesco Piccolo è in realtà uno scrittore-antropologo che mette a nudo i piaceri più inconfessabili, i tic, le debolezze con le quali tutti noi dobbiamo fare i conti, come quando il nostro interesse morboso ci spinge a chiuderci a chiave nei bagni delle case in cui non siamo mai stati e a curiosare su tutti i prodotti che usano.

Questo libro può essere considerato un modo per rivalutare la nostra esperienza quotidiana, e vedere in modo diverso i nostri momenti di trascurabile felicità.

Allora poi all’improvviso apprezzi anche quella manciata di giorni d’agosto, in cui tutti vanno in vacanza e tu rimani da solo in città.

Forse la vera questione non riguarda la tristezza, ma cosa significhi "essere felici".

Nel film Into the wild si dice che “La felicità è reale solo se condivisa”, ma se così fosse, in questo momento storico potremmo ritenerci davvero persone felici visto che molte altre non lo sono? O al contrario la felicità va legata a una dimensione strettamente personale (ed egoistica)?

Voi che ne pensate?

Anche questa volta vi lasciamo con degli interrogativi. Tocca a voi darci le risposte giuste.

“Forse si trattava di accettare la vita come una festa,

come ho visto in certi posti dell'Africa.

Forse si tratta di fabbricare quello che verrà

con materiali fragili e preziosi, senza sapere come si fa.”

Le Luci Della Centrale Elettrica -Le Ragazze Stanno Bene

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