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Una storia di OrnellaStocco

Questa storia è presente nel magazine Storie di Donne

Non sono più nella mia città

E queste case che non mi riconoscono più resteranno uniche testimonianze di quel tempo così lontano.

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Pubblicato il 27 agosto 2018 in Altro

Tags: ritornipassatoragazzadonna

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Ritornare nei luoghi in cui ho vissuto per un tempo interrotto e poi ripreso.
Stagioni che si sono rincorse senza darmi modo di fermarle. Perché.
In questi luoghi che non sempre mi hanno sorriso mi sento un’estranea.
Straniera dentro la mia stessa vita. Dentro la mia città. Il mio vissuto. Il mio passato. Una strana sensazione entrare nello stesso supermercato, camminare sulle stesse strade, attraversarle con passo meno sicuro.
Sentirmi una turista. Una di passaggio.
Lo sguardo si poggia su cose e persone e case. Tutto sembra uguale. Immobile. Sono io che sono diversa. Osservo come una spettatrice.
Proiezioni di spezzoni. Immagini disordinate scorrono senza che io prova nessun rimpianto.
Io protagonista, comparsa, regista. Una sceneggiatura scritta e cancellata. Poi ancora riscritta.
Io che entro in questa stessa gelateria con la mia compagna delle medie. Anche il caldo sembra uguale. Oggi come all'ora. E poi.
Io che mi sento ancora quella ragazza che tra queste case, queste strade è diventata donna e madre. Dove sono quella donna, quella ragazza?
La vita che mi riporta indietro ma sembra un’altra vita di un’altra persona che costruisce e distrugge con semplicità diabolica. Sono sempre io, con gli stessi occhi chiari, lo stesso naso, la stessa bocca. Ma non mi riconosco.
Cosa manca a questi ricordi. Perché rimango indifferente di fronte ai luoghi del cuore?
Chi ha cancellato quelle emozioni?
La nostra mente è davvero una macchina sofisticata. Silenziosamente resetta pezzi di vita. Spigoli che potrebbero ferire. Toglie fili e lascia brandelli. E poi ci obbliga a ricucire strappi. A ricomporre quello che abbiamo smembrato.
E queste case che non mi riconoscono più resteranno uniche testimonianze di quel tempo così lontano. Così presente ma solo oggi, per questa giornata da turista nella mia città che mi ha vista percorrere queste stesse strade in sella alla mia “Graziella”, che mi ha vista mano nella mano con il primo amore sbocciato proprio qui, di fronte alla chiesa dove ora come allora attendo il mezzo che non mi porterà a scuola, che non prenderò per andare in centro. Che non mi vedrà fare quei due gradini saltandoli, leggera come una libellula.
Il traffico mi inghiotte. La mia città si è fatta rumorosa. Mi rivedo al volante in coda sotto il sole cocente. Altro spezzone. Altra vita. Quella da adulta, da donna e madre. Mi appare tutto così strano ora che vivo in un luogo silenzioso. Senza traffico. Ma con tanto verde. Non entro in affollati supermercati freddi, e non solo per il condizionatore. Nessuno che saluta. Condizionati noi da abitudini avvolte dall'indifferenza.
I negozi in centro si sono divorati macellerie e panetterie.
Dove c'era una macelleria ora vendono maglie. Al posto del pane ci sono scarpe. Non c’è più il mio fruttivendolo preferito e la friggitoria dove bambina entravo attratta dagli odori sta dentro a un negozio di telefonia. Quello della crema fritta resterà per sempre nelle narici. Nell'anima. Non esistono più latterie né drogherie. Una città che mangia scarpe e vestiti, ecco cosa è diventata la mia città. Ingorda. Frivola e chiassosa. Una vetrina di cose inutili. Le persone camminano frettolosamente, si sfiorano ma non si guardano nemmeno.
Salgo sulla corriera che mi riporterà nel paese dove un giorno quasi per caso sono capitata. E ci sono rimasta. Fino a quando? Fino a quando un’altra vita mi porterà dove vorrà lei. Io mansueta la seguirò. Oltre il finestrino c’è un mondo al quale non appartengo più.
Un piccolo paese mi attende. Un piccolo universo con un solo panificio, il salumiere, il lattaio. Non c’è l'aria condizionata, e le cose sono tutte a portata di mano. Non si girano lunghi corridoi con enormi carrelli ma quando si entra in questi luoghi mai troppo affollati si saluta, si parla, si raccontano storie e si dice buongiorno.

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