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Una storia di AlessiaScipioni

Questa storia è presente nel magazine La Rosa dei Nove Fati

I sogni son desideri o incubi?

Capitolo 9

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Pubblicato il 24 febbraio 2018 in Storie d’amore

Tags: Amore Capitolo9 LaRosaDeiNoveFati

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Armando durante la notte si agitò molto e sudava come se fosse in pieno agosto, i,l suo volto prendeva pieghe indolite che rimarcavano ansia e dolore.

Correva, nel buio della notte e in quello della sua mente, verso la torre del palazzo. Aveva il pigiamino azzurro con gli aeroplanini disegnati sopra, i piedi scalzi che correvano sull'erba fresca. Urlava e correva:

"MAMMA, MAMMA". Con lo sguardo fisso su quella muraglia divenuta irraggiungibile.

Il fiatone che aumentava, la fatica in agguato e quel muro che sembrava allontanarsi sempre di più. Il fiato corto incominciò a estendersi anche nel suo dormire, mentre le gocce di sudore scendevano lente dalla fronte fino a sopra il cuscino.

"NO! MAMMA NO". Urlò con tutto il fiato che aveva in gola, continuò a urlare anche nel vederla spiccare il volo, come se fosse un angelo azzurro senza ali. Il tonfo sordo del suo corpo che tocca terra.

"Mamma, mamma". Le sue manine si appoggiano sulla spalla della madre.

"Mamma rispondi, mamma svegliati".

La muoveva per girarla e quando ci riuscì, le sue mani divennero adulte, segnate dal tempo e dalle venature sporgenti: non era più un bambino che cercava di svegliare dall'eterno sonno la madre, ma era un uomo che guardava il corpo sanguinante di sua moglie.

"NO!". Urlò svegliandosi di colpo. Il buio della stanza gli sembrò un sepolcro, gli mancò l'aria come se fosse sepolto vivo.

"Armando, che succede?". Alessandra si alzò seduta e accese la lampada del comodino. Lo guardò per un attimo in silenzio.

Annaspava con lo sguardo fisso verso il soffitto ed era sudato come se avesse corso davvero quella lotta contro il tempo.

"Niente Alessandra - disse tirando un po' il fiato per cercare la forza che gli permettesse di parlare - torna a dormire". Le disse alzandosi seduto e portandosi le mani sul viso.

"Hai avuto un incubo?". Domandò sua moglie accarezzandogli la spalla.

"Sì, ma tranquilla, non è niente". Lo vide aprire il cassetto del comodino.

Alessandra tornò a sdraiarsi mentre Armando accese la sua lampada per cercare qualcosa nel comodino. Alessandra spense la sua, ma non riusciva a distogliere lo sguardo da suo marito. Sembrava davvero in difficoltà con quel respiro affannoso. In silenzio, da sotto le coperte,continuò a osservarlo. Lo vide prendere una scatola, le mani gli tremavano come se facesse dieci gradi sotto zero. Mandò giù qualcosa di corsa e poi si alzò. Le pupille castane di lei non lo mollarono per un secondo.

Si mise seduto sul divano posando la testa all'indietro, convinto che Alessandra avesse ripreso sonno. Si portò una mano nei capelli e li mandò, più volte, all'indietro. Quel dannato cuore sembrava non voler mollare la sua corsa e, con esso, non diminuiva neanche la frequenza del suo respiro. Era in pieno panico e faticava a nasconderlo.

Intanto Alessandra guardava cercando di darsi una spiegazione logica che giustificasse quella sequenza di eventi inattesi. Mai avrebbe pensato di poterlo vedere in quello stato: vulnerabile e debole, palesemente in difficoltà. Sapeva anche riconoscere, però, l'orgoglio che emanavano le sue parole. Le aveva detto di tornare a dormire, era chiaro che non volesse renderla partecipe di quell'angoscia. Avrebbe voluto alzarsi per consolarlo, per starlo a sentire, cercando magari di condividere quel dolore, ma quando lo vide prendere il ritratto con la madre, ci ripensò. Quello era un dolore che neanche lei poteva curargli, optò quindi per il silenzio, facendo finta di dormire, come lui le aveva raccomandato. Era nel letto, avvolta dalle coperte, ma la sua mente era lì, a due centimetri da lui. Lontani e vicini, allo stesso tempo.

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