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Una storia di Stregatta

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Panta Rei

(how to be a Buddha)

Pubblicato il 08 febbraio 2017

Ieri con un'amica riflettevamo su quanto sia difficile riuscire ad abituarsi all'idea del "panta rei" di Eraclitiana memoria. Nel senso che siamo soliti attaccarci, letteralmente proprio, alle persone o all'idea che abbiamo di quelle persone. Però così facendo, seppur in buona fede e inconsapevolmente, alimentiamo un atavico senso di appartenenza e di aspettativa nei confronti dell'ignaro interlocutore. E poi finisce che le aspettative non vengano soddisfatte e che, nostro malgrado, faccia capolino quella delusione che poi ci rende più cinici e diffidenti.

Niente di più sbagliato. Le persone che incontriamo, siano esse amici o semplici conoscenti, non sono di nostra proprietà. Sono entità indipendenti ed autonome, che pensano con la propria testa e hanno delle opinioni personali che possono - pacificamente - divergere dalle nostre. E questo non deve essere considerato un problema, tutt'altro. Se si accetta l'idea che si possa voler bene a qualcuno anche se non vi sia piena condivisione dei valori e delle abitudini altrui, si vive più serenamente. Se si mette in conto che un amico possa deluderci, per il semplice fatto che al suo posto avremmo assunto un comportamento diverso, senza però condizionare il nostro modo di volergli bene, si è già un passo avanti.

Ciascuno di noi appartiene solo a se stesso, fa i conti solo con la propria immagine riflessa allo specchio e, a mio parere, è già abbastanza difficile così. Le nevrosi "esogene" cioè provenienti dal mondo che ci circonda, sono inutili oltre che deleterie per la nostra integrità psichica. Quindi abbandoniamo l'idea che le persone debbano appartenerci, lasciamole libere di essere diverse da noi ed assumiamoci la responsabilità di capirle e perdonarle quando sbagliano. Impariamo ad amare senza chiederci perché lo facciamo e se sia giusto o meno farlo. Scrolliamoci di dosso quelle preoccupazioni inutili e millantate e impariamo il valore di ogni singolo giorno considerandolo unico e mai più ripetibile. E questo post voglio usarlo come monito pro futuro, riservandomi la possibilità di rileggerlo ogni volta che avrò bisogno di convincermi e riconvincermi che tutto scorre, e che non si può lottare con l'ineluttabile.

Finché siamo in vita, distinguiamoci .

Perché a "livellarci" ci pensa l'altro mondo, come direbbe Totò.

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