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Una storia di MonicaCammisa

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Essenziale 2049

Essenziale 2049

Prova a cambiare il mondo, non lasciare che il mondo ti cambi.

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Pubblicato il 02 dicembre 2017 in Didattica

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Quando nel 2017 mi chiesero di immaginare il mondo del 2049, la mia mente partorì di tutto.

Macchine che si guidavano da sole, robot che facessero le commissioni al posto nostro, il teletrasporto, la macchina del tempo. Inutile dire che tutte le mie aspettative sono rimaste deluse. Indubbiamente c’era stata una notevole evoluzione tecnologia ed è anche corretto dire che la mia era una speranza, forse un sogno, più che una previsione, che tutte queste cose potessero essere quanto meno brevettate.

Invece no, mi ritrovo alle 10.00 di un triste e piovoso lunedì mattina in fila alla posta per pagare le bollette. Lo so, è un mio problema, potrei tranquillamente affidarmi al pagamento online, ma sono una persona diffidente: non mi fido degli esseri umani, figuriamoci delle macchine. Probabilmente, pur di evitare questa fila infinita di persone scocciate quanto e più di me, prevalentemente anziane, qualcuna anche isterica ad essere onesta, sarebbe stato meglio provare il brivido del metodo di pagamento del momento. Ma ormai mi trovo in ballo e balliamo. Quando avevo 20 anni, mi piaceva da morire fare le file, così come adoravo utilizzare i mezzi pubblici. Le persone, quando non hanno nulla da fare, tendono a raccontarsi, a cercare consigli anche negli sconosciuti e per una persona come me, che parla poco e ascolta molto, non c’era niente di più stimolante. Adesso che di anni ne ho 52, la mia visione del mondo è sicuramente diventata più cinica, ma i rapporti umani mi fanno sempre lo stesso effetto: mi scaldano il cuore.

Quando vedo un gesto, seppur minimo, di affetto e gentilezza, non posso far altro che essere felice.

Nell’attesa, inizio a scorrere la home del mio profilo Facebook e mi rendo conto di avere diverse richieste di amicizia rimaste inevase. Tra i vari nomi più o meno sconosciuti, ne appare uno che mi risulta familiare. Infatti, guardando le foto, nonostante fossero passati ormai tanti anni, riconosco quello che era il mio migliore amico alle scuole elementari. Senza indugiare ulteriormente, accetto la sua richiesta e gli scrivo.

“Ma come hai fatto a trovarmi dopo tutto questo tempo?” gli chiedo ad un certo punto della conversazione.

“Sono andato recentemente a stampare delle fotografie. Ora la carta fotografica contiene dei microchip che vengono riconosciuti dall’ultimo software del mio computer e riportano ai profili social delle persone rappresentate nell’immagine”.

Qualche volta mi capita di litigare con la tecnologia, ma che cosa meravigliosa quando ti permette di ritrovare persone che credevi “perse” per sempre! Fin da quando ero ragazzina, mi hanno sempre fatto credere che la tecnologia non potesse fare altro che inaridire i rapporti umani. A me l’esperienza ha sempre insegnato e dimostrato il contrario.

Grazie ad essa ho avuto l’opportunità di mantenere rapporti con le persone che, per necessità affettive o lavorative, sono dovute andar via dal mio paese.

Grazie ad essa ho potuto ritrovare amici che neanche credevo più di avere.

Grazie ad essa posso raggiungere mio fratello che lavora a Milano in una sola ora, il tempo che più o meno impiegavo prima per raggiungere l’università a Napoli dal mio paesino di provincia.

Avere più comodità nel mio lavoro e nella mia vita, non vuol dire che io non abbia più bisogno di un abbraccio e non vuol dire che non ci saranno più persone disposte ad abbracciarmi.

Poter viaggiare più facilmente e velocemente, non vuol dire che io non continui a pensare che la mia è la città più bella del mondo e che nessun posto mi faccia stare bene come casa mia.

Restare a contatto con le persone che sono lontane, non vuol dire che io dia meno affetto, amore e calore a quelle che mi sono rimaste vicine.

La tecnologia è un valore aggiunto alla nostra vita.

Il nostro compito è quello di restare noi stessi a prescindere da ciò che ci circonda.

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