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Una storia di Roberto_Leone

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Sei coglioni e una gallina

C'è veramente bisogno di un sottotitolo?

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Pubblicato il 27 maggio 2018 in Humor

Tags: gallina rosita eroi mulinobianco avventura

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Roberto chiude la porta dietro di sé, si toglie il cappotto e lo appende all’ingresso. Sbadiglia. Apre il frigorifero e prende la bottiglia di succo di frutta.

Una musica assordante si leva dalla sua tasca e il telefono vibra. Afferra il cellulare. Numero sconosciuto. Preme il tasto di risposta.

«Hello

«Robb? Sono Occi.»

Il vecchio amico bisbiglia.

«Occi! Da quanto tempo! Come stai?»

«Robb, non c’è tempo. È successa una cosa terribile.»

Roberto si appoggia alla sedia.

«Cosa?»

«Non ne posso parlare a telefono. Dobbiamo vederci di persona.» L’amico sembra spaventato.

«Uhm… ok.»

«Prendo il primo aereo per Londra.»

A Roberto scappa un sorrisetto.

«Ma quale primo aereo! Tieniti forte.»

«Cosa?»

Roberto posa il telefono. Alza il braccio davanti a sé, dritto all’altezza del petto come un vigile che ferma le macchine. Chiude gli occhi e cerca di figurarsi la faccia dell’amico.

«Robb?» la voce di Davide arriva lontana. «Non fare il napoletano!»

Roberto fa fatica a non ridere. Si concentra fin a quando non riesce a immaginare Davide in piedi davanti a sé.

«MIO!»

Una folata di vento lo fa indietreggiare, i mobili sbattono e la caffetteria da lavare si ribalta e cade a terra con un frastuono. Roberto avverte finalmente qualcosa di solido sotto la sua mano. Solido e freddo. Un urlo gli spacca il timpano.

Apre gli occhi.

«Ma che spaccimm-?» ritrae la mano come se fosse stato scottato.

«Hai fatto il napoletano!» si lamenta Davide, portando le mani alle parti basse.

«Che cazz staie facenn tutt annur

«Eh?»

Roberto alza di nuovo la mano e una folata di vento dopo fa comparire dei vestiti. Li butta all’amico. «Che ci fai nudo?»

Davide si infila subito le mutande. «Mi stavo vestendo per venire da te. Ma aspetta, quando usi i tuoi poteri di SuperNapoletano sei tu da andare dalle cose che vuoi rubare, come hai fatto a portarmi qua?»

Roberto fa un ghigno. «Sono migliorato. Wonderful, isn’t it

Davide aggrotta la fronte e si infila la maglietta. Abbassa lo sguardo. C’è scritto I love cock. «Perché?»

«L’ho rubata per te.» Spegne il telefono. «Che è successo?»

Davide si rabbuia.

«Robb, ho bisogno di te. Il mondo ha bisogno di te.»

Roberto si copre le guance con le mani. «Nun dicere accussì.»

«Robb, Rosita. È stata rapita.»

Roberto ha un giramento di testa. Si siede.

«Cosa?»

Davide si riavvia i capelli all’indietro.

«Hanno rapito Rosita.»

Roberto alza ancora una volta la mano al cielo. «Ancora per poco!»

Si concentra quanto può, figurandosi la dolce gallina. «MIA!» L’aria si sposta attorno a loro ma niente compare.

«Ma che-?»

Davide scuote la testa e si porta le mani ai capelli. «Non ci credo.» Si strappa una ciocca bionda e la getta a terra. Sembra pazzo. Pazzo di Rosita. «Speravo che i tuoi poteri ci avrebbero aiutato!»

«Sapevano che avrei provato a rubarla! Dimmi che hai un piano B.»

Davide lo fissa, una ciocca in meno. «Io no, ma so qualcuno che potrebbe aiutarci.»

«Ah!» esclama Roberto con sguardo scaltro «Banderas!» Roberto prende a braccetto Davide e allunga la mano libera verso ovest, Davide sa che Roberto ora sta pensando di rubare la scritta “Hollywood” per viaggiare all’istante verso l’America, così da raggiungere il loro vecchio amico, Antonio Banderas. Perché un napoletano può raggiungere all’istante qualsiasi cosa voglia rubare, ovunque essa sia.

«No Robb, lui lasciamolo stare, è in Italia che dobbiamo andare e per favore…»

«Ah! Iamm» e la mano di Roberto ora punta verso sud, probabilmente verso il pene del David di Michelangelo.

«… E per favore!» Dice Davide seccamente, liberando il braccio dalla presa del suo amico «Prendiamo l’aereo»

Roberto è confuso «Vuoi rubare un aereo?»

Davide guarda verso l’alto come se il gesto potesse servire a dargli la pazienza necessaria «No… lo paghiamo» Tira fuori delle banconote e le sventola energicamente sotto il naso di Roberto ripetendo «paaaaa-ghiiii-aaaaa-moooooo»

«Oh, agg capit eh! Mica song nu troglodita» dice dando le spalle a Davide e aprendo un cassetto del comò vicino al letto «Guarda che sono di buona famiglia, mica sono tipo Gomorra» frugando nel cassetto, dopo aver scansato tre Rolex, sette orologi non di marca, una infinità di orecchini e collanine, fiches da casinò, due uova Fabergé, un piccolo set di oggetti d’argento risalenti alla seconda guerra mondiale e un bicchiere pieno di denti d’oro (davvero), Roberto trova finalmente delle banconote e i due vecchi amici sono pronti per partire e sì, Davide indossa ancora la maglietta con su scritto I love cock.

* Abruzzo *

Salgono, salgono, salgono. Roberto e Davide hanno il fiatone, la salita sembra durare da tre ore, entrambi guardando verso l’alto ed hanno la sensazione che ne serviranno altrettante per arrivare in cima a quella collina così verde e silenziosa. Sono madidi di sudore quando finalmente raggiungono la vetta, da lì si vede il mare, una distesa di blu che sfuma fino a confondersi col cielo. Silenzio. Pace. Su una pietra rialzata, con la superficie liscia come se le intemperie l’avessero lavorata appositamente per farne un sedile, siede a gambe incrociate, rivolta verso il mare, una ragazza coi capelli rossi. Respira molto lentamente, ha un pettirosso sul palmo della mano aperta e tutto attorno a lei volano farfalle rosa e farfalle dorate.

«Vi aspettavo» dice con voce calma ma sicura, i due si guardano stupiti mentre lei con un gesto congeda il pettirosso.

«E siete in ritardo» con un movimento lento e controllato, da geisha, si alza in piedi.

«Molto in ritardo… Quindi... Vi pago una pizza sola. L’altra la pretendo in omaggio! E non azzardatevi a...» si gira di scatto, rimane parecchio sorpresa di non trovarsi davanti i ragazzi delle pizze.

«Ueue, ciao Giulia!» Fà Roberto

«Due pizze da sola?» Dice Davide «Poi si lamentano se diventano grasse, vedi!?» continua rivolgendosi a Roberto.

«Voi due…» Giulia si dirige verso di loro con un passo tanto energico da sfiorare l’aggressività. Con le mani afferra la testa di entrambi, i due non hanno nemmeno il tempo di capire cosa sta succedendo, figuriamoci di reagire, quando la ragazza con forza sovrumana fa cozzare l’uno contro l’altro i loro crani. I due restano a terra un po’ storditi mentre lei senza dire nulla comincia a discendere la collina.

«Ma cosa le hai combinato, Davide?» Dice Roberto massaggiandosi la testa nel punto colpito.

«Beh…» Davide sembra non voler raccontare la faccenda, ma alla fine cede.

«Hai presente che lei è stata in Vietnam, no!? Ecco, un giorno sono venuto a trovarla e volevo farle passare una bella giornata, ovviamente ero ubriaco…»

«Ovviamente» conferma Roberto.

«... Allora decido di farle ricordare il Vietnam in qualche modo. Mi sembrava carina come idea. Così noleggio un elicottero. Siamo su sto elicottero e allora metto alla radio “La cavalcata delle valchirie” di Wagner. Poi la cosa è un po’ degenerata e ho cominciato a buttare di sotto secchiate di napalm urlando CHARLIE! CHARLIEEEEE e un bosco ha preso fuoco e…. Insomma…Quando se n’è andata era un po’ incazzata» Roberto porta una mano a coprirsi la faccia, in imbarazzo per il suo compare.

«Tu invece che le hai fatto Rob?»

«… Le ho rubato la bandiera di Che Guevara…» Dice con dignità

«E perchè?»

«Uagliò.. Non c’è bisogno di un motivo per rubare» Davide fa un cenno col capo come dire “hai ragione”. Stanchi ed entrambi con un trauma cranico, scendono con movimenti ampi e scoordinati a zig zag la collina fino a raggiungere Giulia.

«Hanno rapito Rosita, Giulia» Le dice Roberto, molto preoccupato

«Rosita? Ma chi? La gallina di Banderas?» dopo che i due annuiscono, Giulia continua

«Quel fantoccio della Mulino Bianco, la multinazionale? Quella schiava del capitalismo che venderebbe tutte le sue uova al consumismo pur di fare una scalata sociale? Beh, non è affar mio»

«E invece ti sbagli Giulia» Prende la parola Davide

«Rosita in realtà è una spia sovietica, lei lavora contro il capitalismo…» Improvvisa con sicurezza

« … da giovane, dopo aver preso parte all’attentato che uccise Francisco Franco, diventò membro del KGB e giurò di servire il comunismo, di combattere per l’uguaglianza e per l’abolizione delle classi sociali e… e…» Roberto si avvicina all’orecchio di Davide bisbigliando «Francisco Franco è morto di vecchiaia e l’Unione Sovietica non esiste più»

«Spero tu abbia finito di dire cazzate» Giulia si gira e ricomincia a scendere giù per la collina, sembra che ormai non ci sia più nulla che i due giovani possano fare per convincerla. Un alleato in meno, forse la missione per salvare Rosita è fallita ancora prima di iniziare

«Viene anche Claudia!» Urla Roberto

«Ah, potevate dirlo subito! Allora vado a preparare le mie cose per il viaggio» Dice Giulia finalmente contenta, sorridendo. Davide ferito nell’orgoglio oltre che alla testa, si massaggia il bernoccolo guardando Roberto

«Quindi bastava così poco!?»

«Già»

Davide si gratta la testa. «Robb… la Clod sa che viene anche lei?»

Roberto si morde il labbro inferiore. «Non ancora.»

«Ah.»

«Ma non ti preoccupare, andrà tutto bene.»

«Robb, per la miseria, quelle ci uccidono.»

Roberto prende una grande boccata d’aria, come a calmarsi. «Occi, tu la vuoi salvare Rosita? I miei poteri non funzionano, quindi dobbiamo mettere su questa Justice League dei poveri e non dobbiamo neanche perdere tempo. Anzi, manda un messaggio a Claudia, va. Lei forse sarà felice di vederci.»

«Non le hai rubato niente?» Davide alza un sopracciglio.

«Niente. Giuro!»

«E perché?»

Roberto non risponde.

«Robb, perché?»

«Manda questo messaggio e basta, please

Mentra Davide prende il cellulare e manda il messaggio a Claudia, Giulia entra nel loro campo visivo. Corre verso di loro, i capelli rossi che danzano nell’aria, la maglia rossa del Che che brilla di luce propria, i pantaloni rossi che risplendono, le Converse rosse che calpestano merda rossa di piccione rosso. A tracolla ha un borsone rosso, falce e martello gialli ben in evidenza.

Davide si avvicina a Roberto e bisbiglia: «Glielo diciamo che le Converse e forse anche tutto il resto è prodotto del capitalismo?»

«Il trauma cranico non ti basta, eh, masochista birichino?»

Giulia si ferma davanti a loro, sorridente e splendente nel suo ideale comunista. «Allora? Come ci andiamo in Sicilia?»

Prima che Davide possa fare qualcosa, Roberto abbraccia i due e urla: «MIA!»

I tre scompaiono in una folata di vento.

* Sicilia *

I tre compaiono in un giardino baciato dal sole. Davide cade in ginocchio, tossendo l’anima. Giulia barcolla indietro e le cade il borsone. Roberto sorride.

«NAPOLETANO DEL CAZZO!» urla Davide appena la tosse gli dà un attimo di respiro.

Giulia prende il borsone e si sistema i capelli. «Che è successo?»

«È successo che ha fatto di nuovo il napoletano.» interviene Occi.

«Io sono napoletano.»

«Giuro che prima o poi ti offro un drink.»

Roberto sbianca. «Non ci provare.»

Davide si rialza. Si guarda intorno. I tre sono davanti ad una villa a tre piani, fatta completamente di quello che sembra marmo. «Cioè, hai pensato di rubare questa villa? E perché?»

La porta principale si apre e ne escono due uomini e una donna. Avanzano verso di loro. Gli uomini hanno teste rasate e sguardo minaccioso. La donna indossa pantaloni larghi e ha un orecchio in meno. Hanno tutti pistole infilate nelle fondine.

«Davide, Roberto e Giulia?» chiede uno di loro.

«S-siamo noi.» fa Davide dopo un attimo di esitazione.

«Dobbiamo perquisirvi.»Roberto allarga subito le gambe e braccia. Davide e Giulia si fissano.

«Robb, dove siamo?»

«Da Claudia, forse?» risponde il napoletano mentre lo tastano.

«Dobbiamo farci perquisire prima di vedere Claudia?»

«Col cazzo» fa subito Giulia.

«Perché devi fare sempre la comunista?» chiede Roberto.

«Perché lo sono!»

«Touché.»

Davide si arrende e si fa perquisire. Giulia sbuffa, butta il borsone a terra e allarga braccia e gambe. «Questa me la pagate. Tutti.»

Davide alza gli occhi al cielo.

«Puliti.» dice uno dei picciotti. «Seguiteci.»

I tre non se lo fanno ripetere ed entrano nella villa, percorrono un lungo corridoio fino a quando non arrivano davanti ad una grande porta di legno. Uno dei tre bussa.

«Avanti.» fa una voce femminile.

Il picciotto apre la porta e si sposta. Roberto entra per primo, seguito da Davide e Giulia. La porta si richiude dietro di loro.Sono in una stanza poco illuminata. Sembra uno studio. C’è una grande scrivania davanti a loro. Dietro alla scrivania una ragazza magra dai capelli lunghi e castani. C’ha la mascella stranamente gonfia. Sta accarezzando un gatto.

«Chest ha pers a cap.» commenta Roberto.

«Clod?» chiede Davide.

Giulia ha la bocca spalancata fino a terra.

«Buonasera, amici miei.» li accoglie Claudia con voce bassa, l’accento siculo marcatissimo. «Clà, ma tu over staie facenn?» fa Roberto.

Claudia sputa i pezzi di cotone che si era infilata in bocca. Il gatto scappa via soffiando. «Siete voi che scrivete idiozie stereotipate e campaniliste, mica è colpa mia.»

«Non ha tutti i torti.» Davide lancia un’occhiata a Roberto.

«Claudia...» bisbiglia Giulia, avanzando come in sogno. «Ma che è successo?»

«Beh, a Londra ho fatto un po’ di fortuna...»

«AKA “ho ripulito un bel po’ di denaro”» spiega Roberto.

«Senti chi parla. Ora che me ne sono andata chi ti prende i Rolex?»

Giulia si porta la mani al petto, ansima. «Ma avete creato una società a delinquere? Che fine hanno fatto gli scrittori che ho conosciuto?»

«Comunque, ragazzi», fa Claudia «quando siamo in pubblico non è che potete chiamarmi Madrina? Sarebbe veramente importante per la mia reputazione.»

Davide si gira verso Roberto, la faccia illuminata di comprensione. «Ecco perché non le hai rubato niente! Perché se lo scopre ti fa il culo!»

Roberto lo ignora. «Claudia, abbiamo bisogno del tuo potere di fuoco e della tua influenza.»

«Per cosa, esattamente?»

Ora tocca a Giulia girarsi verso il napoletano, solo che lei è arrabbiata. «Avevi detto che lei sarebbe venuta!»

«Verrà.»

«Ma non sa ancora niente!»

Claudia si protende in avanti, i gomiti sulla scrivania. «Non so cosa?»

«Madrina» fa Davide, la voce rotta. «La tragedia che nessuno voleva accadesse è purtroppo successa.» Davide fa il giro della scrivania, si inginocchia e, sotto lo sguardo attonito di tutto, prende la mano di Claudia e la bacia. «Madrina, Rosita è stata rapita.»

Silenzio.

«Chi?» chiede Claudia.

«La gallina» spiega Roberto.

«Della malvagia industria capitalistica del Mulino Bianco» specifica Giulia.

«Quella di Banderas?» domanda Claudia.

«Sì, Madrina.» risponde Davide.

Roberto scuote la testa. «Stann perdenn a cap. Loro e ‘a gallin

Claudia guarda Davide ancora inginocchiato e capo chino, Roberto che scuote la testa e alla fine Giulia. «Ma tu vieni?» domanda infine la Madrina alla Comunista.

«Mi avevano detto che tu saresti venuta.» Giulia manda un’occhiata di fuoco (rosso, ovviamente) a Roberto.

Claudia scrolla le spalle. «Allora ci sto.»

Davide alza lo sguardo verso Roberto con fare sconsolato. «Ma nessuno se ne fotte di Rosita?»

*Friuli*La musica rimbomba violenta ma attutita dalla porta del bagno dove Roberto si è chiuso per avere un attimo di respiro. I concerti metal non fanno per lui e tutto quel baccano, quei corpi che spingono, quelle birre che volano, quei riti satanici improvvisati, lo mettono a disagio. E la missione sta andando male. Questo lo rende disperato. Prende il cellulare e apre l’sms mandatogli da Davide, come se rileggerlo possa servire a migliorare la sua situazione.“Io vado a prendere Piero. Tu vai a prendere Chiara. Lei è ad un festival metal per scrivere una recensione. Andrei io ma col metal ho chiuso da anni. Bacino” «E io non ho mai iniziato col metal, ligure di merda» dice Rob tra i denti spingendo indietro le lacrime.

Roberto si fa coraggio ed esce dal bagno. E’ piuttosto buio tranne che per una fioca luce blu che illumina il pubblico che si muove contorcendosi come un grumo di vermi. Il grosso frontman sul palco non canta, ringhia come un cane demoniaco e a Roberto per un attimo sembra di vedere la sagoma di una capra che viene lanciata da una parte all’altra della folla.

«Chiara… Dove sei?» E’ così disperato che parla con se stesso. Si avvicina il polso ad un palmo dal naso per riuscire a leggere l’orologio malgrado il buio. Sono le tre e mezzo del mattino, significa che è più di tre ore che è li a cercare Chiara senza successo.

Si sente bussare sulla spalla. Gli occhi gli si illuminano, si gira sorridente certo di vedere finalmente la sua vecchia amica; ma quello che vede è uno sterno coperto da una fitta barba nera.

«Quello sembra proprio l’orologio che mi hanno appena rubato» dice con voce profonda l’uomo immenso, che Roberto finalmente riesce a vedere in faccia dopo aver inclinato la testa di cento gradi verso l’alto. il cranio pelato, il viso ricoperto di tatuaggi e delle mani grosse come badili. Una di queste mani va a stringersi al colletto della camicia di Roberto, e come se quest’ultimo non avesse peso, lo solleva da terra. Ora sono faccia a faccia e l’energumeno ha lo sguardo di chi non perdona.

«No ma me l’ha regalato mio cuggino» dice Roberto senza perdere la calma «E poi non ruberei mai un orologio, sono molto credente. Sai, non uccidere, non rubare, non desiderare la troietta d’altri eccetera» Vedendo il pentagramma rosso tatuato sulla fronte del gigante, capisce che forse buttarla sul cattolicesimo non è stata una buona idea.

«Lascialo stare» è una voce femminile. Il metallaro rimette a terra Roberto e si gira verso la direzione da dove è venuta la voce, contrae il braccio grosso come un tronco per caricare un pugno. La ragazza è più rapida: un destro e un sinistro così fulminei da arrivare come un sol colpo e per finire un destro caricato che fa fare al metallaro un volo di dieci metri in orizzontale, la folla si sposta all’ultimo e forma un corridoio alla fine del quale il malcapitato si ritrova disteso a terra senza sensi. La ragazza guarda la sua vittima e forse per esultanza o forse come monito allunga un braccio verso la sua direzione e con la piccola mano fa le corna. Rock ‘n roll.

«CHIARA!!!» Roberto si butta al collo della ragazza dai lunghi capelli castani.

«E’ tutta la sera che ti cerco!» ora la tiene per le braccia e la scuote.«Io i metallari non li capisco. Chiedevo “scusa, c’è Chiara?”, e tutti mi facevano si con la testa, ma poi la smettevano di darmi retta e non mi dicevano dov’è che eri»

«Rob… Non stavano annuendo, si chiama headbanging...»

«Ah… Possiamo andare in un posto più tranquillo a parlare?»

«Certo, vieni» I due non fanno in tempo ad incamminarsi che pochi metri più in la un ragazzo tutto muscoli e capelli, alto circa tre metri, grida “POGAAAAAA”.La folla si trasforma in un banco di piranha in frenesia alimentare. Roberto guarda Chiara con occhi disperati che implorano salvezza mentre viene risucchiato in quella baraonda di corpi che spingono e danno spallate.«ROB!» Grida Chiara cercando di afferrarlo inutilmente, lui che urla “AAAAAAAAAAAA”mentre viene spinto in tutte le direzioni. Sembra lo snorkel di un subacqueo che si muove a zig zag sull’acqua. Ora sta facendo surf sulla folla urlando “Aiutoaiutoaiuto”. Ora viene lanciato come un proiettile da mortaio e finisce dritto in braccio a Chiara, che lo tiene come uno sposo tiene la moglie il primo giorno di nozze.

I due riescono finalmente ad abbandonare la sala col palco per recarsi nella zona bar e si siedono al bancone. Lei con un bicchiere di chateau margaux del 1987, lui invece con una bella fanta.

«Per lo meno stasera ho fatto conquiste» dice Roberto alzando ritmicamente le sopracciglia soddisfatto. No Roberto, ho dimenticato la maiuscola.. Fanta, come l’aranciata, non fanta come usiamo in Liguria per dire ragazza.

«Ah…» Roberto guarda sconsolato il suo bicchiere di aranciata

«Bene» dice Chiara sorseggiando il suo vino

«Cosa ti porta qui?» Roberto racconta tutta la storia per filo e per segno, Chiara ha gli occhi strabuzzati per l’assurdità della situazione.«E perchè l’hanno rapita? E sopratutto chi?» chiede infine

«Non lo so, lo sa Davide»

«E tu non gliel’hai chiesto? Avete preso l’aereo insieme da Londra e non avete parlato?» «Abbiamo preso posti a sedere diversi perchè costavano meno. Io ero vicino a un inglese grassissimo che aveva (passato imperfetto) un bell’orologio d’oro e Davide ha viaggiato con un trans brasiliano di nome Armanda che gli ha insegnato a truccarsi.»

«Un altro» dice Chiara al barman sventolando a destra e a sinistra il bicchiere vuoto.

«Bene, vi aiuterò volentieri»

«Sul serio?» Roberto ha gli occhietti luminosi. Le sofferenze passate questa sera sono servite, missione compiuta.

«Si, Rosita prima di andare a lavorare al mulino con Banderas era la frontman di uno dei miei gruppi preferiti, i Chicken of Bodom. Ho fatto le risse più belle della mia vita con la sua voce ringhiante in sottofondo. Andiamo a salvarla» Roberto sorride.

* Veneto *

Claudia vibra fendenti a destra e a sinistra, tagliando il grano alto come niente fosse. La comunista e il ligure sono nella sua scia. Giulia osserva la scena con disapprovazione, forse pensando che la natura non debba essere maltrattata così, ma invece di scagliarsi contro l’amica se la prende con Davide. «Perché diamine non abbiamo preso la strada?»

Davide calpesta le spighe. «Perché Piero vende frutta e verdura che lui stesso coltiva.»

«Ma davvero?» fa Claudia in versione Rambo. «Non ne sapevo nulla.»

«Piero è un uomo pieno di risorse» fa Davide tutto sognante.

Giulia si gira così velocemente che la coda di cavallo frusta Davide in pieno volto. «Se Piero vende frutta e verdura, che ci facciamo in un campo di grano?»

«Chiediglielo a lui», risponde Davide. Si massaggia la guancia arrossata.

«Questa storia è una barzelletta», si lamenta Giulia.Claudia si ferma all’improvviso. Gli altri due sbirciano da sopra le sue spalle.

Davanti a loro c’è un uomo chino sul grano. Ha la barba lunga che finisce in due belle treccine. Lavora con un sorriso a trentadue denti, come se amasse quello che sta facendo.

«Piero?» fa Claudia.

L’uomo alza lo sguardo. Gli occhi si accendono di felicità. «Ma che bella sorpresa! Cosa vi porta qua?»

«Purtroppo non buone notizie.» dice Davide.

Giulia scuote la testa e borbotta qualcosa che assomiglia a “cosa penserebbe Lenin di me?”

Piero si pulisce le mani su un grembiule, un lampo di preoccupazione sul volto. «Che è successo?»

Claudia infodera il machete. «Hanno rapito Rosita.»

Silenzio.

«Chi?» chiede Piero.

«La gallina della Mulino Bianco» spiega Davide.

Giulia apre la bocca e sta per dire qualcosa, forse su quanto sia cattiva la Mulino Bianco, ma cambia idea e sta zitta.ù

«Ah» è l’unica cosa che dice Piero.

«Roberto è andato a reclutare Chiara» continua Davide. «Vogliamo salvarla.»

Giulia alza gli occhi al cielo.

«Rosita» dice Piero. «Uhm. Si sa chi è stato? Dove la tengono?»

«Devo prima sapere se sei dei nostri, altrimenti non posso condividere queste informazioni con te» dice Davide.

Giulia si avvicina all’orecchio di Claudia. «Scommetti che non lo sa neanche lui?» dice in un bisglio udibilissimo.

«Belìn, Giulia!»

Piero li guarda tutti, alza lo sguardo verso il cielo come a cercare il consiglio divino. Inspira forte, guarda Davide dritto negli occhi e dice: «Salveremo Rosita. Fatemi solo avvisare mia moglie che farò tardi a cena.»

* Località sconosciuta di cui non potete sapere nulla per il vostro bene *

I sei sono seduti intorno ad un tavolo. Il tempo fuori è pessimo, le nuvole sono grigie e gonfie di pioggia; minacciano lampi e tuoni.

Chiara alza il suo bicchiere di vino rosso, lo fa ondeggiare piano e ne beve un po’. Giulia e Claudia fanno cin-cin con due boccali di birra chiara. Piero ha davanti a sé una pinta di vodka. Davide beve dalla sua fiaschetta e Roberto fa fuori la sua coca. Coca-cola, malpensanti.

«Mi potete spiegare solo una cosa?» fa Giulia, guardando Davide e Roberto. «Perché diamine siete andati prima in Abruzzo, poi in Sicilia, poi ci siamo divisi e ci siamo riuniti tutti qua?»

Roberto scrolla le spalle. «Davide voleva introdurti per prima, mi sa. Non voleva lasciare a me la tua descrizione. Poi ha fatto lo stronzo a mandarmi a Codroipo da solo per farmi picchiare dai metallari.»

Chiara sorride. «Lo sapevate che se fate l’anagramma di Codroipo esce…?»

«Sì, lo sappiamo!» la interrompe Roberto.

«Ragazzi», fa Davide. «Non abbiamo molto tempo.» si guarda il polso per controllare l'ora, ma l'orologio non c'è. Tutti si scambiano occhiate e abbassano gli sguardi sui loro polsi, ma anche lì non c’è nulla. A quel punto tutti si voltano verso il napoletano.

Roberto sbuffa. Apre le mani e cinque orologi cadono sul tavolo. «Non lo faccio più, promesso.»

*Area 51**... No, scherzo. Campagna Toscana*La prima ad arrivare è Chiara, con la sua Harley Davidson. Poche regole: ognuno col suo mezzo di trasporto, per essere più versatili; di vitale importanza anonimato e indiscrezione.

In lontananza Chiara vede un caleidoscopio di colori avvicinarsi. E’ un camioncino della Volkswagen degli anni 70 decorato con motivi psichedelici hippie. Scendono Giulia vestita da sessantottina e Claudia vestita con stivali di cuoio, giacca di camoscio, in testa una fedora e alla cintura due fondine con dentro dei revolver. Chiara non dice nulla ma si abbassa i Rayban sul naso con sguardo di disapprovazione.

Dopo qualche minuto si vede, sempre in lontananza, una piccola automobile. Va lentissima, cigola ed emette un sacco di fumo. E’ una Fiat Panda degli anni 50, rigorosamente in latta, con un adesivo gigante di padre Pio su una portiera. Dentro Davide e Roberto (alla guida) stanno discutendo animatamente, forse a causa della scelta poco felice del mezzo di trasporto da parte del partenopeo.

«Ueue Clod, perchè ti sei vestita come un cowboy?» Chiede Roberto

«E’ un vestito tipico siciliano, ignorante»

«Sì, il buono, il brutto e il palermitano..» insiste Roberto. Claudia lo guarda in cagnesco

«Otto lettere, inizia con la “c”, fa rima col tuo cognome»

«Roberto Leone il campione» Risponde prontamente Roberto.

«No, Roberto Leone il cogl…» Claudia viene zittita da un rumore vibrante, simile a quello di un diapason. Si girano tutti verso la direzione del suono. Da lontano vedono una gondola sfrecciare levitando sul terreno. Si ferma vicino a loro. Sopra a pilotarla tramite un remo laser c’è Piero

«Ciao fioli. Andiamo?» tutti sono senza parole, tranne Davide che ne approfitta per lamentarsi con Roberto del fatto che hanno tutti un mezzo figo e loro invece hanno una Panda con padre Pio come unico sistema di sicurezza.

«Prima forse Davide dovrebbe dirci con chi abbiamo a che fare. Chi ha rapito Rosita e perchè?» Domanda Chiara

«Non si sa chi sia il mandante e quali siano le sue intenzioni. Lui però conosce sicuramente me visto che mi ha fatto arrivare delle informazioni, forse per tendermi una trappola. E conosce anche Roberto, visto che hanno reso Rosita impossibile da rubare. Comunque, Rosita è tenuta prigioniera da dei mercenari di Poggibonsi. Hanno una fortezza a Piombino e..»

«A Piombino?» lo interrompe Giulia

«Sì, a Piombino»

«Ah m’aspettavo una qualche base militare in Siberia» continua la rossa

«O in Corea» Dice Claudia

«Un castello in Transilvania magari» aggiunge Chiara

«Una villa di un cartello colombiano»

«Ragazzi.. » Si intromette Davide

«Una città subacquea»

«Una città volante sopra le nuvole»

«Un palazzo in ossidiana dentro un vulcano»

«Ragazzi…»

«Una base sotterranea americana»

«I quartieri spagnoli di Napoli»

«Il Molise!»

«RAGAZZI!» Sbotta Davide. Tutti lo guardano come un guastafeste.

«Avete rotto il belino. G’avemo n’useo da sarvae!» I nostri eroi mettono in moto i mezzi e partono.Sono quasi a Piombino quando qualcosa va storto: un posto di blocco, ma non della polizia, non dell’esercito né della guardia di finanza. Un gruppo armato, in tuta mimetica rosa (sì, rosa) che intima alla carovana di fermarsi. Sono i mercenari di Poggibonsi.

«Scendete» dice con tono autoritario un uomo alto, vestito con un cappotto in pelle lungo fino alle ginocchia. Il capitano.

«Voi due, avvicinatevi» Dice indicando Roberto e Davide che si fanno avanti. Due soldati puntano contro di loro il fucile a pompa. Davide mette un dito dentro la bocca dell’arma per bloccare il proiettile nel caso il militare decidesse di sparargli. Roberto sa che è una cazzata quindi gli prende la mano e gliela toglie da lì.

«A me sembrano gli scemi che stiamo cercando» Il capitano si rivolge al suo secondo, che annuisce con la testa.

«Ci ha chiamato scemi!» bisbiglia Davide, visibilmente offeso, a Roberto. che gli dà una gomitata nel fianco per farlo stare zitto.

«Si sembrano proprio loro, Roberto il napoletano e Davide il taccagno»

«Il taccagno???» altro bisbiglio seguito da una gomitata un po’ più forte della precedente.

«Fatemi vedere dei documenti»

Come se niente fosse, Giulia si avvicina lentamente e con disinvoltura, si mette davanti al capitano.

«Questi non sono gli scemi che state cercando» dice la rossa facendo passare la mano davanti al viso dell’uomo

«Questi non sono gli scemi che stiamo cercando» ripete lui. Sembra ipnotizzato

«Ci ha chiamato scemi pure lei!!!» questa volta la voce di Davide è più alta, Roberto da una parte e Giulia dall’altra fanno partire contemporaneamente una gomitata. Davide finisce piegato in due.

«Possiamo andare per la nostra strada» Dice Giulia facendo un altro gesto della mano. «Potete andare per la vostra strada» Passa qualche secondo in cui il capitano resta imbambolato, poi scuote la testa, torna lucido, si gira ed intima ai suoi uomini di abbassare le armi e di far passare illesi i ragazzi.

«Giulia... Ma che minchia hai fatto?» Chiede Claudia mentre sta salendo sul furgoncino Hippie.

«L’ho imparato all’università.. Sai, diplomazia, relazioni internazionali, culture straniere, controllo mentale eccetera»

«Ah...»

Poche ore dopo eccoli lì, sono giunti a destinazione, dinanzi a loro una ciclopica fortezza in cemento armato. Ci sarà da combattere, ci sarà da soffrire. I nostri eroi si preparano allo scontro: Giulia si siede a terra a gambe incrociate per meditare. Claudia tira fuori dal portabagagli un sacco pieno zeppo di pistole e comincia a infilarsele nei vestiti a dozzine. Chiara accorda la sua chitarra elettrica e indossa dei tirapugni borchiati. Piero si barda la barba con un’armatura in acciaio inox. Davide e Roberto giocano a pollice di ferro.

«Non ci sono porte, né entrate, però c’è un piano sopraelevato, forse è da lì che si entra»Fa notare Chiara

«E come facciamo ad arrivarci? Non abbiamo rampini né niente» Dice Giulia pensierosa.

«E’ finita uagliò, abbiamo fallito, torniamo a casa. Perdonaci Rosita, le abbiamo provate tutte pur di salvarti, ma proprio non…»

«Fioli…» Piero interrompe la lagna shakespeariana di Roberto.

«State a vedere» Si china vicino alle mura della fortezza, pianta un seme a terra e annaffia il terreno con un liquido arancione preso da una borraccia. Come per magia fuoriesce una immensa pianta, che cresce, cresce, cresce fino a perdersi tra le nuvole.

«Bene, ora possiamo arrampicarci» Piero è fiero

«Wow! Hai usato una pozione magica, Piero?» Domanda Giulia

«No, Spritz»

Si arrampicano sulla pianta di fagioli. E’ faticoso ma in fin dei conti i nostri eroi sono eroi (eh?) e quindi ce la fanno senza problemi.Sono sudati e col fiatone quando poggiano i piedi sul duro terreno grigio. Davanti a loro un’altra parete di cemento, questa volta però c’è una porta. Non una porta enorme, però blindatissima, in acciaio.

«Conosco questo tipo di porta» Dice Claudia «L’ho studiata a ingegneria, è impossibile aprirla senza la chiave. Non si può forzare in nessun modo»

Davide mette via la scheda telefonica che aveva appena tirato fuori dal portafoglioRoberto cade in ginocchio

«E’ finita, non ce la faremo mai. Rosita sei nei nostri cuori, ma dobbiamo lasciarti andare. Addio Rosita, piccola e innocente gallinell…»

«POGAAAAAAA» Urla Chiara, che scatta verso la porta veloce come un missile. Si sente uno schianto assordante, la porta si scardina e cade all’indietro. Chiara si mette di lato e fa un elegante cenno con la mano

«Prego»

«Ricordami di non andare mai a un concerto con Chiara» Bisbiglia Davide a Roberto mentre il gruppo entra. Buio, accendono una torcia. Sono in una stanza quadrata molto ampia, il silenzio è totale. Furtivamente il gruppo si muove verso la porta in fondo alla stanza, ma una volta arrivati al centro, si accendono delle luci. E’ una trappola. Dalle porte tutte intorno escono soldati di Poggibonsi in mimetica rosa, li circondano puntando loro addosso fucili e mitragliatori. Nei piani superiori altri soldati si dispongono intorno a delle ringhiere. Un totale di cinquanta armi sono puntate contro i nostri eroi.

«Soldati, armi... Accidenti a voi che mi avete portato qui. Io sono una pacifista!» Urla Giulia

«Non ho pensato a dirvelo perchè mi piacciono le cose imprevedibili, Rock ‘n’ Roll, ma forse se studiavamo un piano era meglio» dice Chiara

«Vero... Io ero anche riuscito a ottenere la piantina della fortezza» Dice Davide tirando fuori una grossa piantina. «Con segnati i passaggi segreti, le posizioni delle telecamere, gli allarmi… Però volete mettere il brivido di improvvisare?!»

Piero abbraccia da dietro Davide. Vedendo la scena a Roberto vengono gli occhietti a cuoricino.

«Rob, io tengo fermo questo mona e tu lo massacri di botte. Fai svelto prima che ci ammazzino» Dice Piero. Roberto realizza e fa lo sguardo assassino mentre si scrocchia le mani.

Mentre gli altri sparano cagate, Claudia si guarda intorno, il suo sguardo si ferma per una frazione di secondo addosso ad ogni soldato nemico. Quando ha finito dice

«Picciotti, tutti a terra» Tutti eseguono il suo comando. Con una rapidità più serpentina che umana, Claudia estrae due revolver. Tiene un piede puntato a terra e con l’altro si da una spinta. Inizia a girare su se stessa, veloce come un derviscio, elegante come una ballerina, spara in tutte le direzioni. Non ha bisogno di mirare, sa già dove sono situati i suoi avversari. Le pistole puntano ovunque e sparano precise. Finite le munizioni fa cadere i revolver ed estrae altre pistole dalla giacca e riprende a sparare. Pochi secondi dopo, la danza mortale di Claudia è finita, e a terra ci sono un’infinità di bossoli e parecchie pistole.

«Maronna! C’abbiamo Clint Ishtvud!» Roberto è in ammirazione totale per la sicula.

Davide per onorare l’abilità dell’amica tira fuori il cellulare e fa partire la canzone di Lo chiamavano Trinità.

«Ma ste cose da Calamity Jane dove le hai imparate?» Domanda Chiara

«Ma vi siete tutti fissati con sta cosa del far west! E’ una danza tipica siciliana… E’ tipo la taranta ma con i revolver. Si chiama Rivoltella» risponde permalosa Claudia

«Fioli…» interviene Piero « ...Vorrei farvi notare che non ne è morto manco uno.»

Era vero. Claudia è stupitissima, lei sà perfettamente di averli colpiti tutti invece.

«Claudia..» E’ Giulia a prendere la parola «Prima durante il viaggio ti ho sostituito le pallottole… Lo sai che sono contro la violenza»

«Mi hai messo delle pallottole a salve?» Dice Claudia. Sembra più dispiaciuta che arrabbiata, si sente tradita.

«Le hai messo delle pallottole a salve???» Chiara invece è proprio incazzata.

«No, no, non sono a salve, sono caricate ad ammore» si difende Giulia formando un cuore unendo indici e pollici delle manieffettivamente tutto intorno a loro, i militari fanno cadere le armi a terra e iniziano ad abbracciarsi, a dire frasi di fratellanza, a lanciare margherite e a cantare canzoni di Jenis Joplin.

Roberto guarda Giulia con un misto di orrore e ammirazione. «A facc r’o cazz, Giù.»

Chiara, Claudia e Piero si lanciano occhiate stupefatte. Davide non riesce a togliere gli occhi di dosso a due soldati che hanno iniziato a baciarsi con fin troppo trasporto.

«Jamm ja» Roberto abbranca Davide per il braccio e lo trascina via. «Abbiamo una gallina da salvare.»

«I proiettili ad ammore» sussurra Chiara, ancora incredula.

«Preferivi ucciderli tutti?» ribatte Giulia.Chiara sembra orripilata.

«Ma quanto sei drastica! Si poteva sempre chiedere a Satana di portarli all’inferno.»

Giulia si immobilizza, bianca come un cencio. «S-s-satana?!» urla.

«Shhhhh» fa Roberto.

«Eccola!» dice Davide.

Gli altri guardano avanti. Sono davanti ad un’altra porta blindata.

«Chiara, ci pensi tu?» chiede Claudia.

Chiara osserva la porta. «Questa è difficile da abbattere. Anzi impossibile. Non ce la farò.»

«E ora?» ribatte Claudia.

«Perché non siamo venuti qua con un piano?» chiede ancora Chiara.

«Perché improvvisare è più bello» dice Davide in fretta.

Giulia scuote la testa ma ha deciso di non parlare più.

Chiara sbuffa spazientita, fa un passo avanti. «Ci penso io. Fatevi indietro. Magari copritevi anche le orecchie.»

Davide, che ha capito cosa l’amica vuole fare, indietreggia di qualche metro, si volta di spalle, si accuccia in posizione fetale e si copre le orecchie.

«Occi, che sang r’a marin staie facenn?» non c’è bisogno che specifichiamo chi ha parlato, vero?

Piero rimane ritto a fissare Chiara. Claudia e Giulia seguendo Davide. Roberto non sta capendo un cazzo.

Un frastuono della madonna si leva all’improvviso nell’aria. Chiara sta suonando una chitarra elettrica. In mezzo al nulla, senza prese elettriche. E senza casse. Roberto finalmente si copre le orecchie.

Inizia il canto. Chiara ha ora una voce bassa e roca, da uomo. Fulmini e saette cadono intorno a lei, i tuoni non riescono ad eguagliare in potenza la musica che esce dalla chitarra della friulana.

La terra inizia a tremare. Roberto barcolla e cade. Piero fissa davanti a sé, senza muovere un muscolo. Chiara si dimena mentre suona e canta parole strane e sconosciute. Il pavimento si sbriciola a pochi metri da loro, si alza un’ombra gigantesca. L’ombra si fa solida, un corpo nero, che emette fumo denso. Si aggrappa forte ai bordi del buco che ha creato lui stesso, fa leva sulle braccia e si alza. Ha due corna enormi e ricurve che escono dalle tempie e gli occhi gialli. Sarà alto almeno quattro metri.

«Mamm ‘e Pumpei!» Roberto indietreggia.

L’ombra si volta verso Roberto. Il napoletano è immobile, terrificato.

Finalmente la musica e il canto finisce. Chiara fa cadere la chitarra.

«Satana!» urla lei, la voce di nuovo normale.

Il demone supremo volta lentamente la testa verso di lei. Le labbra si stirano in un sorriso, i canini che spuntano malvagi. «Ciao, Chiara. Come va?»

Roberto viene affiancato da Davide, Claudia e Giulia. Hanno tutti gli occhi fuori dalle orbite.

«Tutto bene, grazie. Penso di avere un po’ di mal di gola, ma per il resto tutto bene. Tu che mi dici?»

«Mah, niente di che. Sempre lo stesso, laggiù. Sono contento che mi hai chiamato. Cosa vuoi che faccia per te?»

I cinque spostano lo sguardo da Satana a Chiara, sconvolti.

Chiara indica la porta. «Non è che ci aiuti ad entrare? Dobbiamo salvare un’amica.»

Satana scrolla le spalle. «Ok.»

Chiara gli sorride. «Grazie.»

«Che cazzo sta succedendo?» chiede Claudia.

«Chiara è una metallara» risponde Davide a metà tra il terrorizzato e l’ammirato. «Nel passato molti metallari cercavano di invocare i demoni più disparati, spesso morendone. Lei invece è riuscita a stabilire una relazione duratura niente-di-meno che con Satana in persona.»

«Che cosa affascinante» ribatte Giulia. Si è nascosta dietro Davide e Roberto e sbircia l’Onnimalvagio da dietro le loro spalle.

Satana si avvicina alla porta e la tasta con l’unghia. Si volta verso Chiara. «Hai fatto bene a chiamare, è superblindata.»

«Non è che mi puoi liberare anche di possibili guardie all’interno?»

«Vuoi davvero che me le porto con me all’inferno?»

«Nah, avranno già una vita di merda.»

Satana annuisce. Colpisce la porta con il dito e la fa cadere. Schiocca le dita e i sei sentono tanti tonfi: le guardie all’interno sono cadute. Satana si volta ancora verso Chiara. «Vedo la gallina. Ve la prendo?»

Chiara guarda gli altri. «Io direi di sì, che dite?»

«Questo sì che è un colpo di scena, no?» fa Roberto a Davide.

«Sei uno scrittore di merda» ribatte il ligure.

«Vabbè, tanto il nodo (o brick) è mio. Sì, Chiara, così risparmiamo tempo. E poi abbiamo già scritto troppo e dovrei andare a cenare.»

Satana annuisce. Schiocca le dita e dal nulla appare una palla di piume.

«Rosita!» strilla Davide, correndo verso di lei.

Satana si mette ritto. «Hai bisogno d’altro?»

«No, grazie.» fa Chiara.

«Quando vuoi, sai dove trovarmi.»Si tuffa nel buco da cui è uscito.

Giulia si volta verso Roberto. «Se volevi far diventare questa storia ancora più assurda, ci sei riuscito.»

Davide sta strapazzando di baci la nostra dolce gallinella. Chiara e Claudia indietreggiano, le facce disgustate. Piero, per qualche assurda ragione, si passa la lingua sui baffi.

Un rumore in lontananza li fa sussultare tutti, tranne Piero che continua a guardare Rosita.

«Oh oh» fa Claudia.«Sta arrivando la cavalleria» fa Chiara.

«Iammuncemm

«Aspettate» Dice Davide guardando Rosita. La gallina ha qualcosa addosso.

«Un adesivo con su scritto “Gratis”.. Ecco perchè non riuscivi a teletrasportarla da noi Roberto: non può essere rubata, è gratis!»

«Maronn, sanno tutto dei miei poteri. Tengono le spie!»

«Ragazzi dobbiamo darcela a gambe, ma dove? Ci sono porte ovunque» Dice Giulia guardandosi intorno

«Silenzio, ci sto lavorando io» Nessuno c’aveva fatto caso, ma Claudia sta consultando un ampio ologramma davanti a sé, con calcoli e formule. Con la mano digita numeri su un tastierino mentre le formule mutano e si intersecano. Tutti guardano l’ingegnera col fiato sospeso, tranne Piero che ha lo sguardo fisso su Rosita e ogni tanto fa passare la lingua sul labbro superiore. Il pennuto si sente osservato ma fa finta di niente.

«Secondo i miei calcoli» Dice Claudia chiudendo l’ologramma e girandosi risoluta verso i suoi compagni «Non so dove cazzo andare quindi dobbiamo prendere una porta a caso»

«Eccoli! Fermi dove siete! » intima un soldato appena entrato da una delle porte. Piero, fulmineo, estrae una banana e la lancia come un boomerang, disarmando il nemico.

Gli eroi imboccano la prima porta che trovano. Sono in un lungo corridoio pieno di porte ai lati, da dove cominciano ad uscire soldati a squadre. Claudia hippizza più nemici che può con le sue pistole caricate ad ammore. Piero stordisce e disarma lanciando banane; quando si trova davanti a un gruppo troppo grosso estrae una mela, coi denti ci stacca il picciolo e la lancia urlando “Bomba in buca” e causando un’esplosione. Chiara è la regina del corpo a corpo, raggiunge i nemici prima che questi possano anche solo puntarle l’arma contro e li atterra a spallate, in sottofondo si sente The Trooper degli Iron Maiden. Alcuni soldati disertano senza nemmeno combattere dopo averla guarda in quegli occhi luciferi. Davide e Roberto (che non sanno fare un cazzo) corrono in tutte le direzioni impanicati. Si passano Rosita l’un con l’altro come fosse un pallone da Rugby. Il perché lo facciano non si sa.

Davide in un inspiegabile impeto di dignità, decide di voler essere ricordato come un eroe, e non come “quello che scappa con una gallina in braccio”, quindi afferra un soldato e senza nemmeno guardarlo (in liguria si dice “dare botte da orbi”) sferra un pugno con tutta la sua forza. Peccato che il soldato preso di mira dal ligure è l’unico del plotone ad essere corazzato da antisommossa e ha un casco così duro che potrebbe essere usato per infrangere un diamante, o in questo caso un sogno di gloria.

Lo scemo (Davide) finisce in ginocchio imprecando contro l’arca di Noe (perchè le bestemmie in questa storia sono proibite) con la mano dolorante. Il possente cavaliere del XXI secolo alza il suo manganello pronto a finire il nostro “””eroe”””.

«Non vuoi farci del male» Dice Giulia, che ora si trova appena dietro al prostrato Davide, passando la mano davanti al volto del nemico, che ripete «Non voglio farvi del male»

«Vuoi mostrarci l’uiscita»

«Voglio mostrarvi l’uscita» Ripete il soldato ipnotizzato. I suoi occhi riprendono lucidità, osserva entrambi i ragazzi e poi intima loro di seguirlo. Giulia guarda Davide tutta soddisfatta tipo “se non ci fossi io..” Davide per risposta le mette una mano sulla testa stile papa Francesco che benedice e le fa «Stavo fingendo. Preparavo la mia mossa segreta, ma grazie per il pensiero»

Il soldato li conduce a scendere le scale di una torre, alla fine del quale c’è l’esterno, sul mare, e una banchina piena di motoscafi.

«Presto rubiamone uno» Urla Chiara

«Hey! Questo avrei dovuto dirlo io!» Interviene Roberto offeso.

Salgono tutti su uno dei motoscafi, sciolgono la corda e guardano Davide

«Mona, sei ligure, ovviamente lo sai guidare, vero?» Chiede Piero

«Heeeeeeeeeeem… No» dice Davide

«Coccodè!» Finalmente prende la parola Rosita, avviando il motore e appollaiandosi sul timone.

*Mar Tirreno - A largo di Viareggio*

Chiara osserva la scia di schiuma lasciata alle loro spalle dall’imbarcazione, le sembra di vedere qualcosa che li segue in lontananza ma non ne è sicura. Gli altri sono tranquilli e convinti di essere completamente al sicuro, sono così distratti che nessuno nota Piero che si sta avvicinando molto lentamente alle spalle di Rosita. Ha un tovagliolo bianco legato intorno al collo. Una forchetta in una mano e un coltello nell’altra e continua a leccarsi i baffi mentre si avvicina al pennuto.

«Spostati un attimo» Claudia interrompe qualsiasi cosa Piero stesse facendo spingendolo via e poggiando un cappellino da marò in testa a Rosita

«Brava la nostra picciridda» dice dandole un bacino sulla testolina.

«Cocodè» ringrazia Rosita

Mezzora dopo Chiara si rende conto che la sua non era solo suggestione, erano veramente seguiti. Ecco avvicinarsi una flotta di motoscafi e di caccia, sempre più veloci, sempre più vicini.

«Che facciamo?» Chiede Giulia impanicata

«Chest è pop na situazion ‘e mmerd» Commenta Roberto

Davide si alza in piedi e con un movimento solenne apre la giacca e ne estrae una bottiglia di Yegermeister. Roberto è terrorizzato, sa cosa sta per succedere, ma non protesta: è l’unico modo per salvarsi.

Davide appoggia su un sedile sette bicchierini, uno a testa. Alza la bottiglia di Yegermeister sopra la sua testa.

«Questa bottiglia l’ho comprata coi miei soldi» Urla verso il cielo, che comincia a scurirsi, le nuvole lentamente iniziano a vorticare. Il preludio di un uragano. Un ligure che offre da bere infrange una delle inviolabili leggi dell’universo. Le conseguenze sono terribili.

«Offro io!» non fa in tempo a finire la frase, che la bottiglia gli esplode tra le mani. Un cecchino l’ha colpita

«Cazzo. E adesso cosa facciamo?» Chiede Roberto. Questa non se l’aspettavano proprio.

«Quella barca in lontananza…» Nota Davide

«Avvicinati Rosita» Il volatile sterza il timone. Si ritrovano affiancati a una barca a vela, sopra un uomo di mezza età. Giacca blu, pantaloni bianchi, mocassini da duemila euro.

«Da dove vieni?» Chiede Davide rivolto all’uomo

«Uè, coglionazzo, son de Milàn. Che cazzo vuoi? Figa!» Tutti hanno capito cosa sta per succedere. Davide guarda i suoi compagni uno ad uno negli occhi. Sta chiedendo supporto morale. Tutti gli fanno “sì” con un cenno del capo. Davide tira un sospiro.

«Vieni in Liguria…» Inizia. La sua voce trema

«Cosa hai detto coglionazzo?»

«...Vieni a casa mia a mangiare le trofie al pesto.. Poi ti porto nelle spiagge nascoste che solo noi del posto conosciamo. E ti insegno a correre sugli scogli…» ha la voce rotta, sta soffrendo «… Porta anche i tuoi amici di Busto Arsizio se vuoi, siete tutti benvenuti!» Si sente un verso profondo, simile al canto di una balena ma più minaccioso. Davide si accascia a terra, quasi privo di sensi. Centinaia di tentacoli escono dal mare e cominciano ad afferrare i motoscafi e i caccia che volano più bassi. Nessun ligure deve proporre ospitalità a un milanese. E’ la legge. Ovunque precipitano meteoriti creando enormi schizzi e generando onde. Il cielo si riempie di Angeli e Demoni che combattono tra di loro in una sfida mortale. Dietro la flotta nemica emerge una creatura umanoide alta cento metri, tentacoli al posto della bocca e ali da pipistrello sulla schiena.

«Ph'nglui mglw'nafh Cthulhu R'lyeh wgah'nagl fhtagn» Recita Chiara vedendolo. Lo riconosce: è il dio Cthulhu.

Cthulhu alza le immense braccia verso il cielo e le sbatte con violenza contro l’acqua. Si crea uno tsunami enorme che comincia a travolgere tutto ciò che trova. Il motoscafo dei nostri eroi viene scaraventato in avanti, a una velocità impressionante. Tutti si tengono forte e convinti sia la fine pregano i propri dei.

«Monaaaaaaa»

«Perestrojkaaaa»

«Dioooo» (Quello dei Black Sabbath però)

«Soretaaaaaaa»

«CassataSicilianaPeròSenzaCanditiiiiii»

«MilanoMerdaaaaaaaaaaa»

«Coccodèèèèè»

L’impatto è violento, attutito dalla sabbia. I ragazzi vengono sbalzati in tutte le direzioni, Piero prova a tirare un morso al volo a Rosita ma non riesce. Cadono sparpagliati per la spiaggia. «Poveri idioti» Urla un uomo. E’ enorme, corpulento, veste una giacca militare rosa, piena di medaglie al valore e piastrine. E’ il re dei mercenari di Poggibonsi con sede a Piombino. Mentre si rialzano in piedi, i nostri eroi si rendono conto che davanti a loro c’è un plotone che li tiene sotto tiro

«Ho finito le pistole..» Dice Claudia.. Perchè la gente normale finisce le munizioni, lei finisce direttamente le pistole. Piero sta per lanciare un ananas caricato a idrogeno, ma si rende conto che così facendo morirebbero tutti, nemici e amici, quindi alla fine evita e lo sbuccia per mangiarselo.

«Io ho appositamente saltato la lezione di controllo mentale delle masse perchè mi sembrava una cosa fascista, ma me ne sto pentendo» Dice Giulia guardandosi intorno.

«Sapete, ho ricevuto direttive dal mio cliente di non uccidervi, di non spararvi per nulla al mondo» Ringhia il re

«Ma mi avete creato così tanti problemi che farò un’eccezione alla regola e infrangerò le clausole del contratto. Uccideteli»

«Fermi!» Strilla Roberto

«Abbiamo il contratto» Continua Davide, infilando una mano in tasca e tirando fuori una pergamena, sventolandola energicamente

“Il contratto?” dicono Piero, Chiara, Claudia e Giulia all’unisono.

Il re si avvicina a Davide e legge il foglio direttamente dalla sua mano.

«Quindi siete voi» dice con tono cordiale, guardando prima Davide e poi Roberto.

«Quali sono i vostri ordini?» conclude con riverenza.

Roberto ha le labbra serrate. Davide agita la mano in un gesto stizzito. «Riposo. Sloggiate. Belìn, via dai coglioni.»

Il re dei mercenari di Poggibonsi fa un’altra riverenza e volta le spalle. Gli uomini abbassano le armi, voltano le spalle e se ne vanno.I sei sono da soli.

Roberto e Davide non hanno il coraggio di guardarsi.

«Qualcuno ci spiega?» la voce di Giulia sembra calma.

Roberto inspira forte e si volta. Davide gli mette una mano sulla spalla: «Tranquillo, faccio io.»

Rosita zampetta verso di lui. Davide si china e la prende in braccio, gli occhi a cuoricino.

«L'idea è stata mia» inizia Davide. «Mi mancavano terribilmente i vecchi tempi, dove passavamo tutti insieme ore a cazzeggiare, scrivere e cazzeggiando scrivendo. Ho provato ad organizzare qualcosina prima, ma non c’è stato verso, siete sempre tutti impegnati...»

Claudia fa per parlare, ma Chiara la ferma.

Davide accarezza la testolina di Rosita. «Sono andato da Roberto per primo. Un po’ perché è più coglione di me...»

«Gentile come una carezza, guarda» borbotta Roberto.

«... E un po’ perché dovevo provare una teoria» continua Davide. «Lui era l’unico che poteva raggiungere Rosita ovunque fosse senza sapere dove fosse. Dovevo capire se la mia teoria funzionava.»

«Appiccicarle un adesivo con su scritto “Gratis”?» domanda Piero.

«Esatto. Il suo potere è rubare cose, ma non ha senso rubare ciò che puoi ottenere gratis. Il napoletano che è in lui non concepisce tale controsenso.»

Giulia e Claudia si scambiano un’occhiata.

«Roberto non sapeva ancora niente» riprende Davide. «Ma lui è sempre napoletano e, se avesse potuto, mi avrebbe rubato l’anima...»

«Ora che so dell’esistenza di Satana, ho trovato anche un compratore» conferma Roberto.

Davide lo guarda male. «Fatto sta che mentre cercava di rubarmi la bottiglia di Yegermeister dalla valigia, mi ha rubato il contratto.»

Chiara stringe le mani a pugno, fissa il napoletano. «Ma invece di finire questa cazzata lì e subito, gli hai dato corda.»

Roberto fa spallucce. «Te l’ha detto che sono più coglione di lui, no?»

«Guarda, se prima avevo qualche dubbio...» fa Claudia.

Davide alza la mano e riprende la parola. «A sua discolpa, non è stato contentissimo all’inizio, ma ha capito perché lo avevo fatto. Anzi, ha convenuto che questo era effettivamente l’unico modo per riunirci tutti.»

«E poi aveva finito i soldi» continua Roberto. «E quei mercenari costano un botto.»

«Beh, le armi e tutto il resto» conviene Claudia con fare esperto.

«No no, sono le mimetiche rosa a costare un occhio della testa» la contraddice Davide.

Giulia scuote la testa.

«Quindi, ricapitolando» fa Chiara. «Un coglione va da un altro coglione con un piano malato. Coglione Due scopre Coglione Uno che non solo non lo blocca ma decide di aiutarlo, finanziando mercenari in mimetica rosa con chissà quali soldi e reclutando noi.»

«Che, visto che ci siete cascati, siete Coglione Tre, Quattro, Cinque e Sei» dice Roberto.

Davide strabuzza gli occhi. «Robb, abbiamo trovato il titolo per la storia! Sei coglioni e una gallina

Roberto scoppia a ridere.Giulia diventa improvvisamente rossa come la bandiera dell’Unione Sovietica. Piero le mette una mano sulla spalla. «Aspetta» le dice.

Si fa avanti. Prende dalla tasca un piccolo sacco pieno di quelli che sembrano semi. Si china e con l’indice fa un buco nel terreno e ci infila un seme. Poi un altro. Fino a formare un cerchio intorno a Roberto e Davide. Piero si mette ritto e tende la mano verso Rosita. «Visto che abbiamo passato tanti guai a causa vostra, posso almeno prendere in braccio questa adorabile gallina?»

Davide fissa Roberto e, come per istinto, stringe più forte Rosita a sé.

«Coccodé» fa la gallina.

Davide le sorride, ha un attimo di esitazione. Alla fine la sistema tra le braccia di Piero. Il veneto allora fa la sua mossa. Prende la bottiglia di Spritz dalla giacca e innaffia i semi, da cui escono immediatamente piante verdi ed enormi che si attorcigliano tutto intorno ai nostri eroi, formando una gabbia. La gallina starnazza, Roberto alza la mano ma Chiara, Giulia e Claudia sono più veloci. Attaccano tanti adesivi alla gabbia, a Rosita, a se stessi, alla terra e agli alberi.

Gratis.

I quattro sorridono. Piero accarezza la testa di Rosita fino a quando non si calma. Sorride. Sorride come se avesse davanti una bistecca.

O un pollo.

«Occino, tu hai finito la Yagermaister e non ci sono milanesi nei dintorni» fa Piero, la fame negli occhi. «Robertino, tu ora non puoi rubare un emerito cazzo.»

«I vostri poteri non servono a niente ora» continua Giulia.

«E che volete fare?» strilla Davide, la voce quasi in falsetto.

Tutti e quattro fissano Rosita.

«Ce la mangiamo» fa Piero.

Silenzio.

«No, ja, non scherzate uagliù» dice Roberto.

«Con le patate» fa Claudia.

«Chiara» fa Davide, vicino alla disperazione. «Tu le vuoi bene, faceva parte dei Chicken of Bodom!»

«Occi-boy, tutto questo correre avanti e indietro mi ha fatto venire fame.»

I quattro ridono. Rosita prova a scappare ma Claudia le lega alle zampe due blocchi di cemento.

«Da dove li hai presi?» urla Giulia.

«Sono siciliana, posso far apparire strumenti di morte mafiosi dal nulla» spiega Claudia come se avesse appena spiegato come applicare smalto.

Roberto, suo malgrado, è impressionato. «A facc r’o cazz, Clà.»

Chiara accarezza la testolina della gallina. «La cuciniamo davanti a loro?»

Davide cade in ginocchio. «No, per favore, no!»

Piero apre la giacca e ne fa uscire un pentolone enorme. «Direi di sì.»

«Come hai fatto?» chiede Chiara.

«Uno può rubare ciò che vuole, un altro può destabilizzare l’universo offrendo uno shottino, tu puoi invocare Satana e io non posso far comparire una pentola

Chiara fa spallucce. I quattro si attivano per la cena. In men che non si dica tutto è pronto. Rosita e Davide starnazzano senza pausa. Piero ha due coltelli e li affila uno contro l’altro, producendo un rumore stridente.

«Cosa sta succedendo?» urla Davide.

«Temo che sia l’esperienza di morte» spiega Roberto.

Davide strabuzza gli occhi. «Cosa?»

Roberto schiarisce la voce. «Vedi, in una storia c’è un momento di puro abbattimento chiamato “esperienza di morte”. La morte può essere sia figurativa che reale, in questo caso la tua “morte” è figurativa perché ti senti svuotato di tutte le tue energie ma penso che tra poco avremo anche una morte reale, visto che Rosita-»

Davide si alza di scatto e prende il napoletano per il colletto. «Mi stai facendo la lezione?»

«Uagliò, mi hai chiesto cosa sta succedendo e ti ho risposto.»

Davide respira come un mantice rotto. «Trova una soluzione.»

Chiara e Claudia tengono Rosita ferma.

«Che soluzione?» chiede Roberto.

«Che ne so, fai comparire un deus ex machina!» fa Davide.

Roberto è orripilato. «Ma no! Non posso, è segno che uno scrittore non ha idee sufficienti per risolvere la storia con quello che ha.»

Rosita emette un suono terrificante.

Davide scuote Roberto. «Non me ne fotte un cazzo! Salvala! Introduci un fottuto deus ex machina

«No.»

«Muoviti!»

Roberto inspira. «No, Occi. Non posso. Ma forse ho la soluzione.»

Piero si avvicina alla gallina. Giulia alza il pugno nel saluto comunista. Chiara canticchia una canzone dei Metallica. Claudia ha rimesso il cotone in bocca e accarezza Rosita con una mano mentre con l’altra la tiene ferma.

«Robb!» strilla Davide, le lacrime agli occhi.

A quel punto Rosita emette un suono a metà tra il coccodé e uno strillo.

Un lampo fa sobbalzare tutti. Un libro enorme con la copertina di pelle marrone compare dal nulla. Libra a pochi centimetri dal suolo.

Tutti fissano il libro, immobili.

Il libro si apre. Una luce abbacinante acceca tutti per un attimo. Una sagoma compare.Un uomo, alto e dinoccolato, esce dalle pagine. Ha una piuma in una mano e un calamaio nell’altro. Il pizzetto incornicia un sorriso bonario.

«E tu…?» domanda Claudia.

«Salve a tutti» dice l’uomo. «Mi presento, sono Livio. Livio Cazzulani.»

Davide si volta verso Roberto. «Guarda che quello è un deus ex machina

«Non proprio. Rosita l’ha invocato con un potere strano che nessuno sapeva avesse, quindi non è proprio un deus ex machina

Davide lo fissa per alcuni secondi. «Sei uno scrittore di merda. Ma proprio di merda. Peggio di te c’è solo Fabio Volo.»

Livio intinge la piuma nel calamaio. «Vi pregherei di fare un passo indietro, se non vi dispiace. Non posso permettere che questa povera gallina muoia per il piccolo errore di due giovani intraprendenti.»

«Ci hanno mentito!» protesta Claudia.

«Ci hanno trascinato in una storia senza senso, dandoci poteri senza senso e profondamente razzisti» aggiunge Giulia.

«E mi hanno dato pochissimo spazio» puntualizza Piero.

«Piero» fa Roberto, «siamo nel 2018, lo sai che le donne fighe devono avere più spazio degli uomini altrimenti col cazzo che si fanno le visualizzazioni.»

Piero fa spallucce. «Vabbè.»

«Hanno fatto tutto ciò per un solo motivo» dice Livio.

«Perché sono due coglioni?» domanda Chiara.

«Perché vi vogliono bene.»

Davide si porta la mano alla fronte e chiude gli occhi. «Non ci credo che gli stai facendo dire una cosa del genere.»

«Preferivi che finissimo la storia con la tua adorata gallina fatta bollita?» protesta Roberto

.«Anzi, visto che ci siamo...» fa Livio. Si volta verso il libro da cui è comparso, tocca la pagina con la punta della piuma e inizia a scrivere.

Tante persone compaiono all’improvviso dal nulla. Jojo, Francesco, Nadia, Alessandro, Paola, Stefano, Antonella, Barone, Carlo, Annie, Elisa e tutti i Liners che ora non ricordo ma vi giuro che siete nei nostri cuori.

Davide è sconvolto. «Ma sei serio?» sussurra al napoletano.

Livio chiude il libro. Sorride. «Finalmente abbiamo la reunion che tanto desideravamo.»

Tutti si voltano verso Rosita.

«Belìn, no! Lei non si mangia!» sbraita Occi.

Chiara sbuffa.

Claudia libera la gallina. Francesco taglia la gabbia di Piero. Rosita corre da Davide.

«Ok, a quanto pare dobbiamo fare festa» Roberto alza la mano.

Jojo gli afferra il polso.

«Non c’è bisogno di rubare» dice Elisa.

«Ha ragione» fa Livio. «Siamo scrittori, possiamo manovrare il mondo a nostro piacimento.»

Davide si avvicina a Roberto e bisbiglia. «Ti prego, fa finire questa storia. Sta iniziando a diventare ridicola.»

Roberto alza gli occhi al cielo. «Giuro che alla prossima storia ti faccio fare una bruttissima fine.»

Giulia incrocia le braccia e mette il broncio. «Io volevo mangiare la gallina.»

Rosita inclina la testa di lato. «Coccodè?»

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