scrivi

Una storia di BiancaCataldi

4

La questione del caffè

Pubblicato il 13 dicembre 2016

La questione del caffè è veramente assurda, ve la devo raccontare. Avete presente quelle cose strane che si fanno ma non si sa il perché? Quelle azioni un po’ senza senso, come quando i cani corrono in circolo inseguendo la loro ombra? Ecco. Guardo la caffettiera immobile sul fornello e la puzza nauseante della bevanda che si va formando al suo interno e penso che è davvero assurdo, ma sul serio, il fatto che io mi stia preparando un caffé.

Tanto per incominciare, io odio il caffè. Sul serio. Quando lo bevo, sento brividi di disgusto arrampicarsi sulla schiena e per un attimo non riesco neppure a ingoiare. Mi resta in bocca, la brodaglia marrone bollente, e mi è impossibile buttarla giù. Come quelle fialette terribili di ferro che ti fanno prendere da bambino e che danno un po’ di sangue un po’ di amarena un po’ di colera e ti fanno sentire un vampiro.

Il caffè mi fa questo effetto. Quando finalmente riesco a ingoiarlo, strabuzzo gli occhi e un brivido assurdo mi scuote il corpo e devo lottare contro i demoni della nausea che ballano la tarantella nel mio stomaco.

Adesso vi chiederete: ma se è così, perché bevi il caffè?

Signori miei, lo bevo per ragioni sentimentali. Lo bevo per lo stesso motivo per il quale fumo le sigarette: penso, infatti, che tutti i migliori vizi nascano da un seppur misero sentimento.

Bevo il caffè perché mi piace il rito che lo accompagna: la caffettiera sul fornello, il suo borbottio sincero che mi ha sempre ricordato la voce del nonno, il fumo che si libera dal beccuccio e sembra quasi la nuvoletta tonda al di sopra di una pipa. E poi le tazzine marroni sul tavolo, e i piattini marroni, e i cucchiaini piccoli piccoli di acciaio che mamma amava tanto.

Il rito.

E soprattutto, ricordo i caffè delle quattro del pomeriggio, quando babbo era vivo e lo era anche mamma e il silenzio era quello di una casa viva anche se addormentata, e non vuota com’è adesso.

E io studiavo nella stanzetta sul terrazzo per mantenermi lontano da tutto e tutti, e mi mangiavo le unghie con la faccia sui libri di geografia astronomica che ho sempre odiato. Poi mamma apriva la porta della scala e, da giù, urlava:

«Sandro! Vuoi il caffè?».

Me lo chiedeva sempre, ma sapeva che lo volevo. Lo chiedeva giusto così, per farmi capire che babbo si era svegliato dalla sua pennichella pomeridiana e che era giunto il momento di interrompere lo studio. E io scendevo a rotta di collo, perché non vedevo l’ora di non guardare più i libri di scuola per un po’. E il caffè mi aspettava, nel soggiorno, immobile a raffreddarsi in un bicchierino di plastica.

«Hai messo lo zucchero?» chiedeva mamma, e mi porgeva una zuccheriera simpaticissima che ho sempre amato perché aveva una fragolina come pomello.

«Non ancora. Da’ qua».

Mettevo tre cucchiaini di zucchero di canna, che poi sono diventati due, e poi uno, e poi caffè amaro perché adesso ho il diabete come babbo.

E mi faceva schifo, quella bevanda bollente, sul serio, ma la buttavo giù perché l’aveva preparata mamma, e perché mi permetteva di interrompere lo studio, e perché babbo era sul divano e sfogliava il giornale e mi leggeva ad alta voce gli articoli sulla Maturità per farmi spaventare.

Poi mi sono diplomato con un cento tondo tondo nonostante tutti i caffé che mi avevano fermato lo studio. E mamma è diventata il ricordo dei giorni verdi della mia vita felice, e babbo è andato via con lei, prima di lei.

E il caffè che gorgoglia nella mia caffettiera, adesso che sono solo, è il sogno di una vita che non c’è più e che non tornerà. E non verrà mamma a chiedermi “Sandro, vuoi il caffé?” perché non ci sono più libri di geografia astronomica da chiudere, e non ci sono pagine sulle quale mangiarmi le unghie e non c’è più nulla da interrompere se non questa vita assurda che ci vive da dentro, che ci divora, che ci dimentica poi, alla fine.

Inizia a far sentire la tua voce attraverso le tue storie. Iscriviti, è gratis.

Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×

Ops, c'è stato un errore. Riprova più tardi.

×

Sicuro che sia questa l'email?

×

Email non valida

×