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Una storia di Marilena

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LA PENNA MAGICA

L'anima non conosce limiti

Pubblicato il 06 novembre 2017

C’era una volta una grande foresta ai piedi di enorme montagna. Dall’altro versante di questa c’era un villaggio di contadini e lì vicino anche un grande lago cristallino, che veniva alimentato da un lungo fiume, che divideva in due la rigogliosa pianura circostante.

Nascosta tra gli alberi della foresta e le rocce della montagna, in una grotta molto luminosa, viveva Adaluna, una vecchia maga molto fantasiosa che amava creare sempre nuovi incantesimi e scriverne le formule sul suo libro di magia. Naturalmente non tutti gli incantesimi che la maga sperimentava avevano l’effetto desiderato.

Un giorno, per aiutare il proprio lavoro, le venne in mente di creare una penna magica, che scrivesse le formule al suo posto. La penna che creò era bellissima, sembrava essere fatta di smeraldo e le venature erano luminescenti, però ciò che la rendeva veramente preziosa erano dei doni speciali che la maga non aveva previsto: la penna possedeva un’anima e una grande sensibilità.

La maga fu felice di scoprire che questa creazione aveva migliorato la sua magia e pensava che questo fosse merito della sua bravura.

- Ho avuto una splendida idea!

Invece era la penna, che quando si accorgeva che qualcosa non andava, usava la propria magia per sistemare gli incantesimi dove non funzionavano. Fino a quando, un giorno, si accorse che tutte le volte che usava il suo potere, al di là di quello che le dettava la maga, l’inchiostro con il quale scriveva, scendeva di livello e poco alla volta con esso si accorciava anche la sua vita, così come succede alle penne normali, che quando finisce l’inchiostro non scrivono più. La penna non disse nulla alla maga e decise d’intervenire solo in caso di grande necessità. Intanto la maga, presa sempre con i suoi esperimenti, non si accorse mai di nulla.

Quasi tutti i giorni venivano alla grotta diverse persone per chiedere alla maga pozioni magiche e talismani che li aiutassero a risolvere i propri problemi. Molti arrivavano attraversando la foresta, altri arrivavano percorrendo le acque del fiume e del lago e altri ancora si spingevano a scalare la montagna pur di raggiungere la loro grotta.

Arrivavano spesso persone disperate, chi soffriva per un amore non corrisposto, chi perché era malato, chi perché aveva perso tutte le proprie fortune, chi perché aveva smarrito qualcosa o qualcuno d’importante, chi perché aveva dei famigliari in fin di vita. La sofferenza che avevano addosso sembrava sempre troppa rispetto a quella che potevano sopportare. Adaluna non sapeva fare incantesimi così potenti capaci di aiutarli e non sapeva nemmeno di non averne le facoltà per crearli e così offriva incantesimi che non erano i suoi. Ognuno ritornava a casa con un desiderio esaudito. Molti si disperavano solo per dei capricci o passioni passeggere, ma la penna non riusciva riconoscere ciò che veniva generato dall’amore da ciò che era semplice egoismo.

Poco alla volta, di fronte al dolore, sacrificava un pezzettino di se stessa pur di offrire sollievo a quei poveri cuori, ma ad ogni giorno che passava la penna aveva un aspetto sempre più stanco.

Adaluna era sempre molto presa con i suoi esperimenti e le pozioni da preparare e purtroppo non si accorse mai che la sua fedele aiutante aveva qualcosa che non andava.

Un pomeriggio arrivò alla soglia della grotta un bambino che piangeva silenzioso. Diceva di affliggersi per qualcuno che ogni giorno soffriva molto. Era qualcuno di molto generoso che sacrificava se stesso pur di aiutare gli altri anche a scapito della propria salute. Anche questa volta la penna non poté fare a meno di intervenire. Guardò quello che rimaneva del suo inchiostro quasi finito. Pensò che forse sarebbe stato sufficiente per quest’ultimo incantesimo.

La maga si rivolse al bambino.

- Cosa desideri per lui?

- Desidero che possa sentire per sempre la pace nel suo cuore!

- Questo non so se sarò in grado di garantirlo!

La maga si mise all’opera per realizzare anche quest’incantesimo e quando finalmente venne terminato e consegnò al bambino un talismano, la penna si accasciò sul libro per esalare i suoi ultimi sospiri. Adaluna la prese tra le mani e la fissò angosciata. I suoi occhi, stracolmi di lacrime, interrogavano la penna, si chiedevano come potesse aiutarla.

Allora il piccolo sconosciuto pose il talismano sopra di essa. La penna rimase sorpresa. Adaluna comprese. Capì che la sua amica stava morendo.

- Penna, amica mia, ma cosa hai fatto? Il tuo inchiostro, quella preziosa linfa vitale, così potente! Sacrificata! Per cosa, per chi, dopotutto?

- Non essere triste per me, Adaluna, ti prego!

Anche il bambino parlò.

- Adaluna, io sono un angelo, che dall’alto del cielo, ha sempre osservato con ammirazione la tua piccola amica. Sono venuto qui per premiare la sua generosità. Con questo talismano la tua piccola amica ha finalmente trovato la serenità. Quando la sua grande anima lascerà il suo piccolo corpo verrà con me. La condurrò fino alle porte del Paradiso, da dove proseguirà la sua esistenza, felice e serena, verso quei meravigliosi giardini che un giorno conoscerai anche tu.

Adaluna strinse a se la penna per un ultimo saluto. Quando la scostò dal cuore il suo colore smeraldo si era opacizzato e le venature luminescenti si erano spente.

Allora alzò lo sguardo verso il bambino che aveva lasciato il posto ad un bellissimo angelo dalle ali gigantesche e così vide la penna seduta su una sua spalla che a sua volta la guardava, con aria divertita. I due salutarono Adaluna, andarono verso l’uscita della grotta e presero il volo verso il sole, mentre colorava con mille sfumature colorate il tramonto.

La maga li accompagnò fino alla soglia per poi seguirli con lo sguardo fino a quando scomparsero, infine rimase lì ad ammirare, per la prima volta, il tramonto. I suoi pensieri erano ancora una volta una confusione di emozioni. Si ripromise che li avrebbe sistemati il giorno dopo. Guardò la penna che aveva tra le mani e dopo il tramonto andò a posarla sul camino, dove rimase per sempre.

D’allora, non si dedicò più alla magia per pura vanità, invece continuò ad aiutare chi aveva bisogno, non solo con degli incantesimi, ma anche con dei consigli.

Così continuò a vivere nella foresta fino alla fine dei suoi giorni e quando anche a lei toccò lasciare le sue spoglie mortali, poté finalmente riabbracciare la sua amica e passare, con lei, il resto della sua esistenza in Paradiso.

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