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Una storia di MaggioSanta

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Scrivo quindi mi intreccio

il potere terapeutico della scrittura

Pubblicato il 30 gennaio 2016

Un pomeriggio di qualche mese fa, sorseggiando la mia solita tisana delle 17.00, casualmente approdo su Intertwine, da subito mi colpisce la quantità di storie e la varietà di temi trattati, ma soprattutto la possibilità di poter pubblicare sul sito i propri scritti liberamente. Ho pensato alla bellezza che racchiude in sè la parola “intreccio”. Nella mia mente è partito un brainstorming: intreccio di saperi, di cultura, di pensieri, di emozioni, di relazioni, di esperienze, di fantasia, di sogni possibili e impossibili… tutti riversati in una community. La quantità di “materiale umano” presente nelle storie, nei racconti, nelle poesie lascia trasparire l’animo di chi scrive: trovo questo elemento molto affascinante e di una forza emotiva incredibile. In tutto ciò che si scrive, che sia realmente vissuto o sia solo fantasia, c’è in qualche modo una narrazione del proprio mondo, in fondo una “narrazione di sé” e questo significa che è possibile ripensare alla propria esperienza, ripercorrerla con il pensiero e con il linguaggio, coglierne i nessi, i contenuti più profondi che possono offrire senso al proprio esistere nel mondo e in relazione con gli altri. Scrivere è come osservare la vita da un’altra angolatura e poterla comunicare agli altri che, a loro volta, attribuiscono un senso in base alla proprio punto di vista, ma tutto questo avviene senza pensarci troppo e per molti è un atto spontaneo quasi come respirare.

Italo Calvino in “Mondo scritto e mondo non scritto” sostiene che gli uomini sono portati a raccontare per rendere rappresentabile qualcosa che altrimenti rimarrebbe sconosciuto quindi, traducendo (o anche mascherando) in storie e in racconti la propria esperienza di vita, è possibile giungere ad una migliore strutturazione del pensiero e ad una rielaborazione che permette una presa di coscienza del tema di cui si sta trattando. E’ così che ogni giorno il proprio mondo interno viene arricchito in un processo di continuo scambio e interazione tra ciò che si legge o scrive e ciò che si sperimenta nella vita quotidiana.

Alla luce di questo scrivere, raccontare e raccontarsi assumono un aspetto magico, un potere quasi terapeutico. Ogni pensiero che viene tradotto in parole (e magari accompagnato pure da immagini), contiene un senso profondo, una spiegazione, un significato che permette di comprendere in maniera più chiara il vissuto e le emozioni dell’autore.

Scrivere fa bene perché è come lasciare una traccia dell’emozione di quel momento, di quel periodo, di quella specifica fase della propria vita. Vi è mai capitato di rileggere vecchie pagine di diario, racconti o temi scritti da piccoli e di notare quanto sia cambiato e maturato il vostro mondo interno? Beh a me è capitato tantissime volte! Rileggendo e reinterpretando la storia a distanza di tempo si possono comprendere cose che al momento della stesura nemmeno si immaginavano. Quando si decide di scrivere è un po’ come decidere di sbarazzarsi di pensieri che riempiono la mente e la caricano di emozioni.

Oggi grazie ad internet la scrittura è diventato un mezzo per diffondere il proprio pensiero ad un vastissimo numero di persone. Facebook, per esempio, ci invita a scrivere a cosa stiamo pensando e ogni giorno troviamo un’infinità di frasi, accompagnate spesso da emoticon, che nascondono un profondo bisogno di comunicare ciò che si pensa e ciò che si prova. Beh se la funzione dei social è soprattutto questa, ben venga! Qui però rischio di imbattermi in una questione molto complessa in cui tra virtuale e reale spesso ci si perde, ma preferisco ritornare al valore terapeutico della scrittura e penso a tutte le volte in cui, nel mio lavoro di psicologa, l’ho utilizzata come mezzo per permettere a bambini, adolescenti e adulti di liberare quelle emozioni troppo profonde e difficili da esternare con il colloquio. La scrittura diventa allora una porta per aprire quelle stanze buie che altrimenti non si avrebbe il coraggio di aprire. Generalizzando questa esperienza credo che sia altrettanto terapeutico (oltre che divertente) scrivere in un blog, pubblicare poesie, racconti, articoli o storie che in qualche modo liberano la mente, la fantasia e le emozioni e, seppur in maniera velata, parlano di sè. Il vantaggio di pubblicarle è quello di sapere che prima o poi qualcuno leggerà quello che è stato scritto, che non viene tutto affidato ad un foglio da chiudere in un cassetto e che tanti si rispecchieranno, criticheranno o apprezzeranno quella produzione e magari offriranno un feedback e produrranno nuove idee.

Sono convinta che Intertwine, oltre a soddisfare gli aspetti più creativi ed emotivi della scrittura, appaghi un bisogno fondamentale delle persone: il bisogno di appartenenza ad un gruppo, in questo caso ad un gruppo che condivide creatività, passione per la scrittura e per la comunicazione e che, in questo reciproco scambio, come trama e ordito, cresce e si arricchisce sempre di più.

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