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Una storia di bertavirus

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Nino, il Piccolo Principe interno zero

Tutta n'ata storia

Pubblicato il 13 novembre 2017

Il giorno prima

Il nonno dice che a Napoli fa paura ma noi siamo gente di provincia e quando vivi in un paesino che conta all'incirca settemila abitanti, l'unica cosa che ti spaventa è incontrare la solitudine e Napoli, si sa è il parco giochi dell'ammuina. Quello che un po' lo conforta è che nel palazzo dove ho preso casa con altri studenti, lavora il portiere Salvatore, che è amico suo, che manco l'ho conosciuto ancora perché l'influenza gli ha regalato qualche giorno di vacanza e questo particolare me l'ha raccontato il figlioletto Nino che ogni mattina siede con fierezza in portineria, e fa così bene le veci di 'on Salvatore da non sembrare poi così piccirillo.

Capitolo 1

Mandarino della discordia

Dopo la prima settimana il posto inizia a diventare familiare. Gli ambienti assorbono gli odori di casa. La macchinetta del caffè è lì sul fuoco a borbottare, quel rumore preciso, all'ora precisa dei giorni tutti uguali. Oggi prima di andare a lezione mi sono fermata a parlare con Nino, che stava sbucciando smanioso dei mandarini su una vecchia carta di giornale. Mentre mi spiegava la sua passione per il frutto in questione è passato l'Ingegner Panìco, burbero e frettoloso come il suo cognome mal accentato. A quel punto Nino ha goffamente nascosto i mandarini sbucciati sotto la maglia: << Quello se li conta! Io glieli porto fino al pomello della porta sua al quarto piano e mi stanco assai. Manco uno spiccio mi da ed io me ne prendo qualcuno come ricompensa. Il Dottore lo sa e quando se ne accorge sono guai per me e per mio padre che il figlio ladro, mi ripete ogni volta, non lo vuole. >> Mentre Nino mi parla veloce, esuberante, incomprensibile, con la sua voracità di vivere, di raccontarsi e di mangiare quei mandarini, il profumo acre e floreale mi sale su per il naso, mi intorpidisce e mi restituisce in un attimo le carezze di mio nonno fatte dopo pranzo, con le mani d'arancio e tabacco. A quel punto ritorno a Nino. << L'ingegnere >>, gli rispondo, << sarà sicuramente un uomo solo che non ha saputo addizionare affetti e tutto ciò che gli resta da contare sono le dita delle mani , poi le dita dei piedi, ma arrivati a 20, amico mio, come affare gli restano solo i suoi mandarini.>> << Lo so bene>>,si affretta a rispondermi Nino. << Se qualcuno bevesse l'acqua dalla fontanella che ho qui in giardino non mi importerebbe affatto. Quando sai che qualcosa ti appartiene davvero, non ti preoccupi di dire 'E' mio' e non ti manca.>>

Nino è il mio unico amico.

Capitolo 2

Ubriaca viva è la Rosa del sud

Il pavimento scricchiola, la scrivania inizia a riempirsi dei personali disordini, il materasso comincia a sembrare quasi comodo. La piccola televisione non funziona e ad un tratto sembra non essere più così indispensabile. Nino è il mio unico amico, insieme alle urla di Rosa, la vicina, che sono il canto del gallo al mattino, l'ululato del lupo alla luna, la digestione difficile dell'ippopotamo dopo pranzo: il terremoto naturale delle pareti di nessuno, << Ma noi>>, mi incoraggia Nino, << siamo più forti!>> Oggi , rientrando a casa nel primo pomeriggio, ho portato a Nino dei mandarini bellissimi comprati al mercato. Con mio grande stupore il piccirillo non li ha apprezzati moltissimo, sostenendo con convinzione che erano diversi da quelli che prendeva al Dottore, meno arancioni, meno uguali. << Tu lo sai perché Rosa s'ubriaca ed urla tutto il tempo? >> m'ha detto. << Perché la donna che amava un giorno se n'è andata via. Le ha strappato via il cuore. L'amore della sua vita, il suo mandarino unico ed insostituibile. Rosa non ne vorrà mai uno meno arancione, meno uguale; ed ogni volta che se lo ricorda lei beve per stancarsi gli occhi e non distinguere i colori, per negare alla memoria del naso e della bocca e della mente, il pensiero di quel mandarino bellissimo che era stato suo e che l'aveva resa viva.>>

Nino è il mio amico più saggio.

Dente di cane

Capitolo 3

Ma dove va a finire il cielo

La lampadina della mia camera 4x3, come direbbe il nonno, si è stancata di vivere. Nino è subito accorso in mio aiuto, ma data la stazza sua per età, mia per genetica, neanche in piedi su di un libro su di una sedia siamo riusciti a raggiungere il cielo sopra la stanza. L' occasione ha così voluto che io conoscessi finalmente don Salvatore. L' uomo ci ha raggiunti al quinto piano in ascensore, insieme a una Winston rossa e una faccia serena e partenopea. Anche lui sa un po' di mandarino ma a differenza del figlioletto non è proprio quel che si suol dire un chiacchierone. Mentre si dava da fare per far tornare la luce , il piccirillo ha aperto le tende verdi del balconcino stretto come un graffio e ci siamo affacciati fuori a respirare Bagnoli. << Papà lavorava all' Italsider>> mi racconta Nino, << che tu da qui non la puoi vedere e comunque non funziona più, ma io la scorgo e la sento ogni giorno, soprattutto d'estate, quando papà non mi fa fare il bagno. Ora viviamo qui e fa il portiere, che non gli piace assai, però è un lavoro buono, dice, e lui lo fa bene. Ogni mattina, io lo vedo, si sveglia all'alba e fa sempre le stesse cose con lo stesso ordine: la posta, i pacchi, le telefonate, la spesa, la signora Mariella. Io lo guardo e voglio essere come lui.>> respiro forte l'odore della sera e della storia di Nino che continua vivace. << Quando finisce il cielo papà è stanco e mi dice sempre la stessa frase: ' Nino tu ti devi prendere in moglie una bella ragazzina che lavora nel bar, così a fine giornata a lei le bruciano i piedi come a te il cervello e andate d'accordo.' Ma io sono solo un ragazzo e queste cose ancora non le so.>>

Nino è il mio migliore amico.

Capitolo 4

Invisibile agli occhi

Domenica d'estate. Oggi il sole batteva forte sulle tende verdi lasciate aperte, sui mandarini di Nino, sulle bottiglie vuote di Rosa svuotata. Io sono scesa in spiaggia avvolta nel mio cappotto d'ottobre, con gli occhi di bambina che non sa bene fino a dove guardare e si guarda dentro. Nino non mi ha dato neanche il tempo di pensare che mi ha raggiunto tenendo sotto braccio Mariella. Non avevo mai visto prima la donnina del terzo piano. La signora Mariella ha gli occhi ghiaccio che non possono vedere e scopre il mondo attraverso lo sguardo curioso di Nino che arriva lontano lontano. Me l'ha detto oggi: << Ogni giorno>> mi racconta << questo piccirillo mi entra in casa e mi strappa al buio della vita mia. Nino è questo raggio di sole che ti batte sui piedi adesso e ti riscalda. Mi fa vedere Napoli, me la insegna. Forcella, la Sanità, le capuzzelle, Napoli sotterranea, Napoli bella, Napoli Via Toledo, 'o 'rre, Piazza del Plebiscito e la maledizione dei prigionieri che come me non potevano guardare.>>Nino a conoscere la sua città ci andava con la metro linea due, quelle volte che Bagnoli gli stava stretta o che doveva vedersi con qualche amico. Mariella continua a parlare: << Io appunto tutto. Qui, nella testa mia e sulla mappa del mio cuore pieno di immagini, che qualcun altro ha scattato per me e mi regala, perché io possa perdermi mai stando ferma in nessun luogo.>>

Mariella è amica di Nino.

Capitolo 5

Il principe dei mandarini

Il re di Bagnoli si chiama Totonno. Che poi altro non è che il re di casa sua al secondo piano e al massimo dei due metri quadrati di cortiletto del condominio, dove scende a farsi le passeggiate in tuta Sergio Tacchini, per sgranchirsi i piedi quarantasei che si sono giocati la libertà. Nino è amico di tutti ma non è amico di Totonno 'che lo odia e lo disprezza per aver ucciso il figlio. << Mario lavorava tutti i giorni come fruttivendolo al mercato e della vita del padre non ne voleva sapere nulla. >> mi racconta Nino a voce bassa un martedì pomeriggio che Totonno era sceso per la passeggiata. << Il padre Totonno, da qualche tempo l'hanno lasciato tornare a casa per motivi di salute. Lui a me non è simpatico per niente perché un paio di volte ha preso i miei mandarini nascosti in guardiola ed io non sto simpatico per niente a lui perché i mandarini gli ricordano il figlio e non li può vedere e me li porta via. Ma io un giorno l'ho preso di petto e gliel'ho detto che, se vuole, sale al quarto piano al posto mio e del mio coraggio e li toglie all'Ingegnere. Adesso Totonno mi rispetta e mi saluta come se fossi papà.>>

Nino è il mio amico grande.

Capitolo 6

Bella senz'anima

Le settimane della mia vita di Napoli scorrono in fretta. Bagnoli è un morso e Totonno ormai non la comanda più. Stamane ho tirato strette le tende verdi per non lasciarmi guidare dal mare rosso del Lido Fortuna, che mi allontana dai libri immobili sulla scrivania. Sono le nove del mattino e mantengo gli occhi fissi sulle pagine mentre mi concentro su una “Bella senz'anima” che viene dal primo piano e invade la stanza. Rita non ne ha mai voluto sapere di abbassare il volume. Lei colleziona uomini, trucchi e canzoni. La mattina si sveglia così, piena d'amore e di vanità per tutti i maschi che la vogliono e pensano a lei nelle canzoni di lacrime amare di Cocciante e Masini e Baglioni che non le hanno dedicato, ma che lei si cuce addosso, drammatica e piena di sé. << Le donne a Napoli sono tutte così >> mi spiega Nino sconfitto << ti fanno morire ad un falò di fine settembre una sera che non volevi manco uscire e tu già bruci e non lo sai. Per me il problema non sussiste. La mia femmina è Mammà, che io non la voglio abbracciare mai e lei mi abbraccia sempre; che io non voglio giocare a calcio e lei mi porta a ballare hip hop; che conosce tutti i posti più belli della terra ma il suo preferito è a casa con me; che lavora tutto il giorno e non è mai stanca; che a volte soffre ma non lo fa vedere; che i mandarini più belli, più arancioni, più saporiti sono i suoi, che mi dice ' Nino te li compro a fine mese ', che per me fino ad allora ogni giorno è il giorno prima.>>

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