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Una storia di lisa1949

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Un pallone diverso

una fiaba per tutti

Pubblicato il 12 novembre 2017

Un pallone diverso

In una delle più belle città del mondo, bagnata da un mare meraviglioso e un sole capace di trasmettere tanta allegria, viveva Antony, un bambino bello e intelligente.

La mamma gli preparava la colazione con amore: “via col vento” appena sfornati o una fetta di torta, un bicchiere di latte ed eccolo pronto ad affrontare una lunga giornata.

Il suo quartiere, era un insieme di vicoli stretti da percorrere prima di arrivare alla scuola e gli piaceva quando mamma lo accompagnava tenendolo per mano: si sentiva più sicuro.

Un lungo filo collegava una casa all’altra, appesi sopra ad asciugare, indumenti dai vivaci colori sventolavano quasi fossero bandiere.

Come tutti i bambini del mondo, Antony amava giocare a pallone.

Infatti, appena tornato a casa, indossava la maglia della squadra del cuore e chiamava gli amici per fare una partita.

Fatto sta, che il suo pallone, aveva deciso di fargli i dispetti. Sembra una pazzia, ma la questione era diventata un serio grattacapo.

Alcuni giorni prima il suo papà, in occasione del compleanno, glielo aveva regalato.

Un evento straordinario, perché il padre era sovente lontano per motivi di lavoro.

Il problema con il suo pallone, lo preoccupava davvero molto.

Una sera lo aveva messo nello sgabuzzino, ma la mattina successiva, dopo lunghe ricerche, lo aveva ritrovato in bagno, dentro la cesta dei panni da lavare.

Subito aveva creduto di essersi sbagliato, ma ripensandoci era certo di averlo ritirato nel posto giusto: ma allora com’era finito lì dentro?

«Mamma, hai messo tu il mio pallone nella cesta del bagno?» domandò curioso.

«Tesoro, cosa dici: perché avrei dovuto? Ti sarai confuso.» rispose.

Antony diventò pensieroso, quindi la sera stessa decise di nasconderlo sotto il suo letto, per vedere cosa sarebbe successo.

Mamma Lucia, la mattina successiva andò a svegliarlo un po’ contrariata.

«Che problemi ti dà il pallone, me lo spieghi? Non mi sembra il posto ideale l’armadio della mia camera.» gli disse.

«Cosa? Mamma, ti giuro, ieri sera era sotto il mio letto! Stanno accadendo fatti strani in questa casa.» disse alzandosi agitato.

«Secondo me sei distratto e fai confusione, magari hai sognato. Stasera ci penso io, così scopriremo la verità.» gli promise, per tranquillizzarlo.

Così quel mattino, dopo la solita generosa colazione, si recò a scuola con l’animo più sereno.

Luigi, Angelo, Ninetto, Luca e Genny, una bambina, furono convocati da Antony.

«Oggi giocheremo nel giardinetto vicino a casa mia: siete d’accordo?»

«Vi farò vedere il mio pallone nuovo: sono sicuro che ci divertiremo.» disse loro, evitando di raccontare quelle stranezze.

La stessa mattina era prevista una prova scritta di italiano, il maestro copiò alla lavagna l’argomento dell’esercizio: “La cosa più strana che mi è capitata”.

Antony divenne inquieto: sembrava davvero una presa in giro. “Questo pallone deve avere poteri misteriosi” pensò dentro di sé.

Finalmente, insieme ai suoi amici rientrò a casa euforico, non vedeva l’ora di giocare.

Lucia, non si era più interessata del pallone, lo aveva riposto dentro una scatola in sgabuzzino, poi non se ne era più curata.

Le tornò alla mente appena si vide invadere la cucina da quella banda di ragazzini, prima però, distribuì loro delle belle fette di torta appena sfornata.

La cosa la impensierì quando, andata a recuperare il pallone, trovò la scatola vuota.

Mentre i bambini si cambiavano, Lucia si chiese quale mistero celasse quell’oggetto.

«Ragazzi, vi propongo una caccia al tesoro: dovete cercare il pallone nuovo di Antony. Quando lo troverete, potrete iniziare la vostra partita.» s’inventò.

Suo figlio la guardò incredulo: aveva capito cosa era di nuovo successo.

I bambini rovistarono ovunque, senza tralasciare nulla, purtroppo senza risultati.

«Antony, io sono stanca, non hai un altro pallone?» disse improvvisamente Genny.

«Aspetta, perché vuoi andartene? Cerchiamo ancora insieme, ti prego.» la supplicò.

Lucia tornò in soffitta per recuperare il vecchio pallone del figlio e, con stupore, trovò quello nuovo, nascosto nel baule dei giochi da mandare ai poverelli.

«Mi vuoi dire perché ci fai questi dispetti? Nascondi un segreto dentro di te?»

La donna, impressionata dalla vicenda, sfogò i suoi dubbi parlando a quella palla nuova, sentendosi piuttosto sciocca.

Prese l’oggetto di tanta trepidazione e scese dai ragazzi che, ormai delusi, avevano rinunciato alle ricerche.

«Ho vinto io: l’ho trovato e posso giocare insieme a voi, se siete d’accordo.» esordì gioiosa.

Raggiunti i giardinetti adiacenti, i bambini formarono le due squadre. Lucia si mise alla porta avversaria, per non fare preferenze.

Palla al centro, pronti… via!

Antony sferrò il primo calcio diretto al pallone che, sotto gli occhi di tutti, scansò il colpo all’ultimo istante, restando lì immobile: che succede?

«Antony, stai attento, mira meglio questa volta!» gli gridò Luca.

La palla bella lucida, fu riposizionata al centro del campo, li stava facendo impazzire. Il ragazzo prese bene la mira e fece partire un gran calcio, seguito dall’occhio attento dei compagni.

Ancor prima che il piede sfiorasse la sfera, questa si spostò di almeno un paio di metri, facendo perdere l’equilibrio al bambino, che scivolò a terra molto imbarazzato.

Subito dopo, si riposizionò al centro del campo, cominciando a palleggiare da sola.

Il pallone poi, prese a ruotare su se stesso e, sempre saltellando, cominciò a rotolare lungo i vicoli tanto rapidamente, che rimbalzando e roteando suonava musiche allegre accompagnate dal ritmo e dal tintinnio dei tamburelli.

Tutto l’isolato, si affacciò per capire l’origine di quei suoni e, un po’ alla volta, le persone cominciarono a scendere in strada, cantando allegramente, aggiungendosi al gruppo dei bambini, che inseguiva il pallone.

«Signora Lucia, ma cos’è questo suono?» chiedeva donna Rosa.

«E’ la festa di qualcuno, di qualche personaggio famoso?» chiese ancora Giovanna.

In verità Lucia non sapeva cosa rispondere, era sbalordita da quanto stava accadendo.

Proseguendo verso il mare, il pallone birichino si portò appreso il panettiere, una cassiera, il calzolaio e persino il vecchio farmacista.

Rotolando, rotolando proseguì trascinandosi dietro una folla immensa.

Bambini, donne, uomini, mariuoli e non, gente di ogni razza e colore, chiunque si vedesse passare di fronte quella palla impazzita.

Il parroco della chiesa vicino, richiamò i suoi assistenti e seguì quel corteo, mentre la musica diventava sempre più travolgente.

Il vigile, all’incrocio della strada principale, per poco non ruzzolò insieme al pallone: colto di sorpresa, soffiò più volte dentro al fischietto, convinto di riuscire a fermare quella fiumana di persone.

Alla fine si aggregò al corteo, cantando anche lui insieme a tutta l’altra gente.

Insomma quella sfilata gioiosa si fermò soltanto quando giunse al mare.

Uno spazio sabbioso e l’incresparsi delle onde, che al tramonto riflettevano colori da sogno: a volte ci sfugge la bellezza della natura.

Antony non credeva ai suoi occhi: possibile una magia simile?

«Grazie a tutti di avermi seguito allegramente, senza fare troppe domande.» disse una voce che proveniva dal pallone.

La folla ammutolì impressionata.

«So che faticate a comprendere; non mi piace essere la gioia di un solo bambino.» proseguì.

«Il papà di Antony desiderava festeggiare il suo compleanno alla grande, lo so bene.»

«Ho deciso di farlo io, visto che lui è tanto lontano, per dirgli quanto gli vuole bene. Questa festa la ricorderà per sempre, ora sa che la felicità va condivisa con gli altri.»

Scoppiò un applauso fragoroso, la gente si abbracciava e si complimentava con il bambino, commosso sino alle lacrime.

«Grazie, grazie a tutti è stato bellissimo!» disse con grande emozione.

Poi si chinò a raccogliere il pallone che questa volta non gli sfuggì più.

«Mamma, sei la più bella del mondo quando sorridi.» disse abbracciandola stretto.

Ripresero insieme la strada di casa, dopo aver ancora ammirato il mare e lo stupendo tramonto rosseggiante pensarono: che giornata memorabile!

“Grazie papà, ti voglio bene anch’io” pensò, stringendo a sé il suo pallone magico.

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